L’emergenza chiama, makers e innovatori rispondono

Startupper, ingegneri, designer e innovatori insieme (a distanza) per sconfiggere il COVID-19

Sono le persone e i progetti di cui leggiamo ogni giorno, che ci sorprendono per ingegno, audacia, efficacia. Sono i protagonisti di Maker Faire Rome che si stanno mobilitando ognuno nei propri territori e attraverso Maker Faire Rome, per dare il proprio contributo. Una lotta contro il tempo e in pieno spirito makers: solidale e opensource. Con l’innovazione che viene dal basso. Mettono il proprio ingegno gratuitamente al servizio della collettività.

Oggi vogliamo segnalare due storie, una che arriva da Cava dei Tirreni e l’altra da Cosenza.

Amleto Picerno, founder di Medaarch a Cava de’ Tirreni, impegnato a produrre sia valvole per respiratori mascherine che grazie alla stampa laser riesce a stamparne 1.000 al giorno e Paolo Mirabelli, di Cosenza , che sta realizzando in 3D maschere protettive per il personale sanitario ed è in perenne raccordo  con gli ospedali di Napoli, Cosenza e Salerno.

Una delle cose più belle che sta accadendo in questi giorni terribili, in tantissime città italiane, è la voglia di contribuire e dare un aiuto concreto a superare questa fase di grande emergenza sanitaria. E i maker provano a fare la loro  parte.

Nel cuore di Cava dei Tirreni opera il primo Centro per l’Artigianato Digitale (CAD) d’Italia, una parte della società Medaarch, fondata da Amleto Picerno. Il CAD è un hub formativo e tecnologico, pensato per aiutare artigiani e aziende a innovarsi attraverso il digitale e le nuove tecnologie. Un centro di innovazione che collabora ormai da anni con la Maker Faire Rome, consolidata piattaforma dove la Scienza si incontra con l’innovazione che viene dal basso e, oggi più che mai, punto di riferimento importante per moltissimi maker che vogliono dare il loro contributo per aiutare medici, infermieri e forze dell’ordine impegnati in prima linea contro il Covid19.

In queste ore, al Centro per l’Artigianato Digitale (CAD), messa da parte l’attività abituale, si sta lavorando per produrre valvole per respiratori e mascherine anti-contagio da consegnare al Comune di Cava de’ Tirreni che, a sua volta – e dopo opportuna certificazione – distribuirà gratuitamente alle strutture sanitarie, alla Protezione civile, ai vigili urbani e agli operatori della Croce Rossa.

Nello specifico il CAD sta lavorando su due fronti: quello della ricerca e quello della produzione e realizzazione.  “Da da un lato – spiega Amleto Picerno – d’intesa con il Comune di Cava de’ Tirreni, stiamo progettando e producendo nuovi dispositivi, quali mascherine anti-contagio e valvole Charlotte , ovvero quelle che vanno applicate sopra le maschere da sub, da adattare poi ai macchinari di respirazione artificiale in dotazione negli ospedali e, dall’altro lato, stiamo sviluppando un’attività di ricerca.

Quello che stiamo portando avanti, e ci tengo a dirlo, è un lavoro di squadra che è possibile realizzare anche grazie alla fornitura di materiali che ci vengono donati da diverse aziende del territorio” Sul fronte mascherine, invece, “Stiamo sperimentando la possibilità di utilizzare nuovi materiali biologici – procede Picerno – come sistema di filtraggio da apporre all’interno delle mascherine anti-contagio. E stiamo anche cercando di dare forma ai dispositivi di prevenzione attraverso un design semplice che si possa adattare al volto umano grazie alla realizzazione di modelli che permettano, a tali dispositivi, di prendere forma una volta indossati. Grazie alla stampa laser, più veloce di quella 3D, riusciamo poi a produrre mille mascherine al giorno. Stiamo, inoltre, collaborando attivamente con i nostri ricercatori per la progettazione di nuovi dispositivi utili per aiutare i pazienti a respirare”. “Siamo felici – conclude Picerno – di poter fare la nostra piccola parte in questa lotta contro il tempo che affrontiamo con fiducia nel futuro, che poi è il vero segreto degli innovatori”.

Paolo Mirabelli, invece, dalla sua abitazione di Cosenza con la collaborazione di molti, sta lavorando incessantemente su due progetti: realizzare una maschera protettiva per i medici utilizzando un filtro particolare che è già nel protocollo dei reparti di anestesia e che è disponibile in quantità massicce. Si tratta di un dispositivo che copre tutto il viso ed è più comodo da indossare di quelli che si usano abitualmente. Parallelamente, Mirabelli si sta cimentando su una visiera da apporre davanti alla maschera facciale che stanno cercando di realizzare “in modo che la protezione sia massima e la visibilità ottimale”. Paolo Mirabelli è un maker italiano. Nel 2012 ha avviato l’impresa Graphid3a i TecnoArtigiani, da cui è nata DroniLab Srls, che si occupa di produrre ed utilizzare Droni, Rover, etc. Nel 2014 ha aperto, assieme ad altri sognatori come lui, il primo CoWorking in provincia di Cosenza, il Pro-Working CS. Sia Amleto Picerno che Paolo Mirabelli affiancano da anni Maker Faire Rome, consolidata piattaforma dove la Scienza si incontra con l’innovazione che viene dal basso e, oggi più che mai, sta diventando punto di riferimento importante per moltissimi maker che vogliono dare il loro contributo per aiutare medici, infermieri e forze dell’ordine impegnati in prima linea contro il Covid19. “Il lavoro si porta avanti senza orari – prosegue Mirabelli –  insieme ad altri maker, atenei come il Politecnico di Milano, con il dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università della Calabria e in collegamento, via skype e whatsapp con il personale sanitario degli ospedali di Cosenza, Napoli e Salerno.

“Ad oggi – continua Mirabelli – dopo giorni e notte passate in videoconferenza, dopo ore e ore passate sulla progettazione stiamo stampando, in 3D, i primi prototipi che poi dovranno essere validati. Ma siamo ottimisti e speriamo di dare una mano concreta a chi è impegnato in prima linea contro questa terribile emergenza. Stiamo cercando di produrne più possibile, ma non sempre è facile trovare i materiali per produrle. Ma siamo qui, siamo una comunità, siamo maker e Maker Faire Rome e crediamo nella fabbricazione digitale condivisa. Vogliamo dare il nostro contributo per uscire prima possibile da questo incubo”.

In questo momento a Maker Faire Rome stanno arrivando decine di progetti da maker e innovatori e la piattaforma Maker Faire Rome sta cercando di agire come facilitatore affinché questa drammatica emergenza sanitaria termini al più  presto.

Per approfondire queste storie di maker e conoscerne altre basta collegarsi al blog di Maker Faire Rome, al link https://2019.makerfairerome.eu/it/makers-gonna-make.

“Sicilia si cura” l’app per monitorare a distanza i contagi da Covid-19

Un’applicazione digitale dal nome “Sicilia si cura”, messa a punto dalla Regione Sicilia e l’assessorato della Salute e Protezione civile regionale per monitorare il numero dei contagi, avere sotto controllo lo stato di salute delle persone in quarantena ed il flusso degli asintomatici.

La tecnologia, in questi giorni di emergenza da Covid-19, è lo strumento che sta mostrando il suo lato positivo e rivoluzionario, dallo smart working ai corsi di formazione on line, fino a diventare uno strumento di supporto e presidio per la sicurezza. Questo è accaduto in Sicilia, con l’app “Sicilia si cura”, soluzione digitale per: monitorare i contagiati da coronavirus, dialogare con chi è in quarantena e ad avere un maggiore controllo degli asintomatici. Per poter usufruire del servizio messo in atto dalla Regione Sicilia insieme all’assessorato della Salute e Protezione civile regionale, basta effettuare la registrazione attraverso i canali messi a disposizione dalle autorità sanitarie, come il sito www.siciliacoronavirus.it, dopodiché saranno inviati un sms e una mail all’utente contenente username ed un link per la creazione della password da inserire nel proprio smartphone o tablet, con geolocalizzazione attiva nel territorio della Regione Siciliana. Nell’Isola attualmente, secondo quanto riportato dai dati della Regione Sicilia, è stato registrato il numero di 60 casi guariti, 57 decessi ed identificata Catania come la città con il maggior numero di contagi, per questo, l’obiettivo di “Sicilia si cura” è quello di poter creare un processo informativo in cui l’utente ha un ruolo fondamentale, indicando il luogo da cui sta trascorrendo la quarantena, mettere a conoscenza sullo stato di salute fino a due volte al giorno e definire i contatti avuti con altre persone, tutto nel rispetto della privacy.

All’età di 90 anni si è spento Max von Sydow

Lunga la schiera di registi con i quali questo straordinario attore ha incrociato il ciak: Da Bolognini a Zanussi, da Penny Marshall a Wim Wenders, da Martin Scorsese a Ridley Scott, che sono solo alcuni dei tantissimi che lo hanno diretto in oltre 70 pellicole nel corso della sua lunghissima e formidabile carriera.

di Andrea Cavazzini

All’età di 90 anni ci ha lasciato uno degli ultimi giganti della settimana arte. Se ne’ andato Max von Sydow. Ampiamente acclamato come uno dei migliori attori della sua generazione, von Sydow è diventato una star della cultura pop più anziana negli ultimi anni, Ma per gli amanti del cinema di tutto il mondo il suo nome era associato a quello di Ingmar Bergman.che disse di lui “ Se mai un attore è nato per abitare nel mondo quello era proprio Max von Sydow. E sua volta l’attore svedese di rimando dichiarò “Qualunque cosa buona abbia fatto sullo schermo lo devo a Bergman, “Da lui ho imparato la disciplina, la concentrazione e la gioia di recitare”. “

Alto, slanciato un viso scarno e gli occhi azzurri, non solo irradiava potenza ma registrava anche un profondo senso di angoscia nordica contribuendo a dare sostanza alla visione spesso cupa ma piena di speranza e  a tratti comica nei classici del regista svedese come “Il settimo sigillo” e  “La fontana della vergine in cui interpreta  un uomo ricco la cui figlia è stata violentata e assassinata da due pastori, quando scopre l’identità degli assassini, pianifica metodicamente ed esegue una sanguinosa vendetta.

Nel “Il settimo sigillo” del 1958, Max von Sydow si cala nel ruolo di  Antonius Block, un cavaliere medievale che ritorna dalle Crociate nella sua terra natale devastata dalla peste, solo per incontrare la severa e spettrale figura della morte con tanto di cappuccio nero interpretata da Bengt Ekerot. Per evitare l’inevitabile, Block sfida la Morte a una partita a scacchi, e nei lunghi intervalli tra una mossa e l’altra cerca in campagna un po’ di bontà umana. Le due figure cupe chine sulla scacchiera in un paesaggio desolato del nord un’immagine cinematografica indimenticabile, sono state spesso oggetto di imitazioni e parodie.

Nonostante le sirene di Hollywood e un buon successo nel 1965 con “La più grande storia mai raccontata” di George Stevens dove von Sydow vestiva i panni di Gesù, l’attore svedese non era particolarmente attirato dall’industria cinematografica a stelle a strisce visto che gli offrivano sempre i ruoli stereotipati del cattivo grazie al suo fisico imponente e all’accento scandivano, copie esatte dei ruoli che aveva interpretato con successo in Europa.

Naturalmente le eccezioni non mancarono nella sua lunga carriera a cominciare da “L’Esorcista del 1973 diretto da William Friedkin adattamento del romanzo scritto da William Peter Blatty dove interpretava un cupo prete gesuita chiamato al capezzale di un’adolescente per salvarla dalla possessione del demonio.

 Ma fu solo nei suoi ultimi anni che riuscì a spaziare ampiamente nei film prodotti dalle major americane.  In “Hannah e le sue sorelle” di Woody Allen” (1986) era l’amante possessivo della sorella più giovane, interpretato da Barbara Hershey. Nel thriller di fantascienza “Minority Report” (2002) era il capo energico di Tom Cruise, il direttore di una forza di polizia che beneficia dei poteri telepatici per fermare i crimini prima che vengano commessi.

E pensare che Max von Sydow ottenne la sua prima nomination all’Oscar solo nel 1988, 40 anni dopo il suo debutto cinematografico per “Pelle alla conquista del mondo” del danese Billie August film che vinse la Palma d’ora a Cannes come miglior film oltre all’Oscar come miglior film straniero.

Ma anche l’interpretazione magistrale dello scrittore premio Nobel Knut Hamsun  nel 1997 diretto dal danese Jan Troell , sostenitore del nazionalsocialismo. Personalità contorta e molto discussa  che fu accusata successivamente di collaborazionismo, per finire poi internato in un manicomio.

E poi c’è tutto il capitolo legato alle sue partecipazioni in film cult del genere fantastico come quello dello spietato tiranno Ming in “Flash Gordon” produzione miliardaria dell’epoca del nostro Dino De Laurentis che lo vide al fianco di Ornella Muti, oppure in quello  di Lor San Tekka, l’anziano del villaggio in “Il risveglio della forza” ennesimo capitolo dell’interminabile saga di” Guerre Stellari” e poi ancora quello dell’enigmatico veggente Corvo con tre occhi in “Il Trono di Spade”, tributi pagati al cinema commerciale (lui che proveniva da una solida formazione presso l’Accademia del Teatro Nazionale di Stoccolma), ruoli che si adattavano perfettamente alla sua fisionomia greve e austera.

E poi i ruoli di cattivo che alimentavano la sua crescente frustrazione come quello del neo-nazista Oktober in “Quiller memorandum”al fianco di George Segal, il russo affamato di potere in “Lettere al Kremlino” di John Houston e poi il sicario in “I tre giorni del Condor” insieme a Robert Redford e Faye Dunavay thriller politico-cospiratorio diretto da Sidney Pollack, girato sulla scia dello scandalo Watergate che vide implicato il presidente Nixon.

Ma è lunga la schiera di registi con i quali questo straordinario attore ha incrociato il ciak: Da Bolognini a Zanussi, da Penny Marshall a Wim Wenders, da Martin Scorsese a Ridley Scott, che sono solo alcuni dei tantissimi che lo hanno diretto in oltre 70 pellicole nel corso della sua lunghissima e formidabile carriera.

Max von Sydow rimane senza dubbio uno dei pochi a rientrare in un gruppo selezionato di attori che sono riusciti ad instaurare relazioni simbiotiche con registi, in cui uno aiuta l’altro a raggiungere un alto livello artistico. Ha trovato spiriti affini in due registi. Uno era Jan Troell, che lo diresse in sette film, l’altro ovviamente, fu Bergman,  suo attore feticcio, con il quale girò ben 11 pellicole tra ruoli minori e da protagonista tra i quali “Il Posto delle Fragole”, “Alle soglie della vita” , “Come in uno specchio”, “Passione” e tanti altri, il quale in occasione di uno dei loro ultimi incontri prima della scomparsa del cineasta svedese nel 2007,  gli confessò: “Max, sei stato il primo e il miglior Stradivari che io abbia mai avuto in mano “.”

Coronavirus. Quarantena a quattro zampe

I consigli degli esperti per occuparsi al meglio del proprio cane durante il lockdown nazionale imposto dall’emergenza sanitaria

 Le restrizioni nella libertà di movimento imposte agli italiani dai recenti decreti del governo e il conseguente confinamento in casa, a eccezione di alcuni casi come portare i cani a passeggio, hanno scaturito migliaia di brillanti meme online su persone che portano a spasso animali di peluche o altri oggetti assurdi al guinzaglio, così come i video di cani nascosti perché stanchi di uscire per la strada così tante volte…

La verità è che anche i cani soffrono delle conseguenze di questa crisi sanitaria senza precedenti e dovuta al coronavirus. Daniela Leal, a capo del team dei veterinari di Barkyn, ci fornisce alcuni consigli utili per mantenere i nostri animali domestici attivi da casa e nella migliore salute possibile durante la quarantena.

Attenzione quando usciamo

Sebbene sia consentito portarli fuori, tutte le istituzioni competenti, dal Ministero della Salute alla Protezione Civile, raccomandano che queste passeggiate siano le più brevi possibili ovvero entro 200 metri dalla propria abitazione. “La cosa più importante in questi casi è stare estremamente attenti a non entrare in contatto con altre persone o cani durante la breve passeggiata, né noi né il nostro animale domestico. Si raccomanda inoltre di portare una bottiglia d’acqua con detergente per pulire l’urina e, come sempre, sacchetti per le feci. Quando torniamo dalla camminata è importante pulirsi le gambe con un panno o, meglio ancora, lavarle completamente”, raccomanda Leal. Infine potrebbe essere utile stimolarlo con una pallina per alleviare la sua (e la nostra) frustrazione di non poter passare più tempo in strada.

Mantenerli sempre in forma

Le sporadiche uscite che stiamo facendo in questi giorni per loro non sono sufficienti, pertanto è normale trovarli più irrequieti e stressati del solito: non possono rilasciare tutta la loro energia in strada. Pertanto è importante mantenere alto il loro livello di attività. Prosegue la veterinaria, “oltre a non smettere di portarli a fare una passeggiata, mentre siamo a casa possiamo continuare a giocare con loro: lanciando loro una palla, usando per esempio i giocattoli Kong (quelli in plastica in cui poter nascondere oggetti o premi) per attivarne la stimolazione mentale oppure usando semplicemente una corda, allungandola e tirandola”.

Intrattenimento, una necessità

Uscire e giocare resta sempre la cosa più divertente da fare, ma per passare del tempo possiamo anche fare cose al chiuso. “Ora che avete più tempo da dedicargli, approfittatene per rivedere alcuni comandi, come sedersi o sdraiarsi, magari insegnargliene loro di nuovi. Se avete abbastanza spazio in casa, inseguire di corsa o farsi inseguire dai nostri animali domestici è un gioco divertente che consumerà a entrambi parecchia energia”, spiega la veterinaria.

Un occhio al comportamento

Le dinamiche di tutti stanno cambiando in questi giorni, ci stiamo adattando a nuove circostanze nella nostra vita quotidiana. Gli esseri umani si sentono incerti su questa nuova situazione e l’angoscia dovuta all’isolamento che se ne può scaturire si fa notare dai nostri cani. Pertanto essi possono “sentirsi strani e più irrequieti”. Così come per le persone, affinché il loro comportamento non ne venga influenzato negativamente è importante fare tutto il possibile per intrattenerli e mantenere la normalità.

Alimentazione corretta, sempre

Secondo l’esperta, la dieta dovrebbe essere sempre la stessa, ma allo stesso tempo se l’attività del cane viene ridotta possiamo ridurre la quantità di cibo che gli diamo. “L’alimentazione dei cani deve essere adattata alle loro esigenze particolari con il massimo beneficio e in supporto al loro sistema immunitario. D’altra parte, poiché il fatto di uscire all’aperto è limitato, in questo caso, ordinare cibo online è un’alternativa più sicura”. Tra l’altro questa è anche una buona occasione per tirare fuori il ‘Masterchef’ che è in noi per preparare alcune ricette fatte in casa, apposta per loro. Ovviamente povere di grassi.

Essere consapevoli del proprio stato di salute

Dato che possiamo andare dal veterinario solo in caso di emergenza, possiamo sempre fare un rapido controllo a casa. “Possiamo vedere se il suo umore è cambiato o se ha il pelo sano, cioè uniforme e senza eccessive perdite. Un altro parametro che possiamo verificare è il suo respiro, che dovrebbe essere di 10-30 respiri al minuto mentre è a riposo. Dovremmo anche esaminare i denti, le gengive e la lingua aprendo la bocca per rilevare eventuale placca o infezioni”.

Dubbi e domande frequenti

Il coronavirus ha cambiato il nostro modo di vivere e così sarà per un po’ di tempo. L’accesso al mondo sanitario per tutti i membri della famiglia, compresi i cani, è stato radicalmente modificato dalla situazione in cui ci troviamo. Al fine di aiutare e fornire maggiore tranquillità, Barkyn ha aperto una linea telefonica per ridurre al minimo l’impatto del virus sulle famiglie con animali domestici, in modo che possano risolvere tutti i loro dubbi di tipo veterinario senza dover uscire di casa. La linea, di solito disponibile solo per gli utenti di Barkyn, oggi è aperta a tutti per poter dare delle risposte a tutte le domande di chi vive in casa con animali domestici. “In questi giorni le persone chiedono spesso se COVID-19 colpisce i cani e la risposta è che non ci sono prove per dimostrarlo. I cani non trasmettono né possono contrarre il virus. In molti chiamano inoltre per nuovi sintomi che hanno notato nei loro animali, come il prurito che prima non avevano o altri dubbi in generale, come se dovessero essere vaccinati”.

Per un supporto veterinario gratuito da parte dei professionisti di Barkyn è possibile chiamare il numero 331 872 7553, fino al 31 marzo, dalle 10 alle 20, oppure contattare [email protected]. (www.barkyn.it)

Barkyn

Nato dall’amore per i cani, dalla convinzione che essi siano parte della famiglia e che meritano solo il meglio, il miglior cibo e i migliori consigli per la loro salute, Barkyn è un servizio personalizzato che offre alimenti creati sulla base delle preferenze del proprio cane, oltre a un veterinario assegnato che gli utenti possono contattare 24 ore su 24. Per maggiori informazioni visitate www.barkyn.it

 

In California muore di covid-19 un 17enne. Non aveva assicurazione sanitaria

In Usa aumentano a dismisura i casi di coronavirus. La morte del giovane 17enne evidenzia le incongruenze di una Sanità in mano ai privati e alle assicurazioni

di Ilaria Carlino

E’ accaduto a Lancaster, cittadina dello stato della California negli USA. Un adolescente di soli 17 anni ha perso la vita a causa del virus Covid-19 che purtroppo si è diffuso rapidamente negli Stati Uniti nel corso degli ultimi giorni. Il ragazzo, pur essendo risultato positivo al test non ha potuto procedere con le cure necessarie in una struttura medica dello stato della California a causa della mancanza di assicurazione sanitaria particolarmente costosa e obbligatoria in tutti i 50 Stati americani. 

L’adolescente sembra che avesse cominciato ad accusare dei sintomi venerdì 25 marzo, e il mercoledì successivo in seguito a peggioramenti si era recato presso l’ospedale californiano da cui poi è stato respinto.

I medici dello stesso gli avevano consigliato di recarsi presso una struttura pubblica locale, cosa che ormai era diventata inevitabile: il ragazzo è in seguito deceduto proprio nel momento in cui avveniva lo spostamento a causa di un arresto cardiaco. I paramedici hanno tentato di tenerlo in vita per ore, ma inutilmente. Quando l’adolescente è arrivato nel secondo ospedale era già troppo tardi.

A dare la notizia, il sindaco di Lancaster, Rex Parris, attraverso un video su Youtube. Il sindaco dichiara: “Il venerdì prima della sua morte, era in salute. Mercoledì è morto, non aveva un’assicurazione medica, quindi non lo hanno curato”.

“Una volta pensavamo che COVID-19 non fosse una minaccia per i nostri figli, ma la prima morte nella nostra comunità a causa di questo virus è stata quella di un minore. È fondamentale che la prendiamo sul serio. Non possiamo più far morire bambini a causa di questo virus. Per proteggere i nostri piccoli e la nostra comunità, dobbiamo rimanere a casa il più possibile. I nostri parchi sono chiusi. Le attività non essenziali sono chiuse. Per favore, seguite questi avvertimenti e restate a casa”, continua il sindaco. 

Negli Stati Uniti, il costo delle assicurazioni sanitarie è talmente elevato da rendere ancora più drammatica la situazione determinata dalla pandemia. Una situazione differente in Italia, paese che consente a tutti di poter ricevere le cure mediche di cui hanno bisogno grazie al diritto alla cura sancito dall’art.32 della Costituzione, nonostante i reparti di terapia intensiva siano sovraccarichi e fatichino ad accogliere nuovi pazienti.  Non si tratta infatti della prima giovane vittima del Coronavirus che negli Stati Uniti perde la vita per l’impossibilità di accedere alle cure mediche.

Si stima che circa 27,5 milioni di cittadini americani sono privi di copertura sanitaria. Mentre sale il numero di casi di Coronavirus negli Usa.

Il lavoro ai tempi del contagio

Call per la raccolta di documenti audiovisivi sul lavoro ai tempi dell’emergenza coronavirus in Italia

L’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico chiama tutti i lavoratori attualmente impiegati o strategici o improvvisamente trovatisi senza attività e reddito ad interagire attraverso racconti e testimonianze video della propria condizione e degli attuali servizi forniti.

La raccolta dei documenti audiovisivi inviati servirà ad ampliare uno dei più rilevanti patrimoni filmici italiani in materia di storia e società: l’AAMOD costituirà per questo un fondo speciale dedicato a materiali video autoprodotti.

In queste settimane di profondi sconvolgimenti dovuti alla diffusione del Coronavirus, un pesante tributo è a carico del modo del lavoro.  Chi ha perso il lavoro, chi è stato messo in ferie forzate, chi prosegue l’attività temendo per le proprie condizioni di sicurezza, chi ha scioperato, chi è in prima linea per difendere la vita negli ospedali, chi per la prima volta sta lavorando da casa e chi si è trovato all’improvviso senza una fonte di reddito. Dipendenti, precari, partite IVA, piccoli imprenditori, in moltissimi stanno vivendo un profondo sconvolgimento delle proprie condizioni di lavoro e di vita.

Per documentare, raccontare, interpretare le nuove condizioni di lavoro in questo delicato momento storico, l’AAMOD lancia una campagna per la raccolta di documentazione partecipata e costituisce un fondo dedicato a materiali video autoprodotti. Un modo per raccontare l’emergenza COVID-19 dal punto di vista dei lavoratori e per riflettere su come questa condizione possa incidere sulle trasformazioni sociali e politiche già in atto.

L’oggetto dei materiali video può riguardare qualunque argomento connesso con la tematica del “LAVORO AI TEMPI DELL’EMERGENZA CORONAVIRUS IN ITALIA”: la denuncia di condizioni di lavoro non adeguate ai parametri di sicurezza, le condizioni di difficoltà sociale e familiare che lavoratrici e lavoratori si trovano a vivere, lo sforzo e il senso di responsabilità di coloro che lavorano per garantire beni di prima necessità, l’impegno e la generosità del personale ospedaliero e di chi deve garantire i servizi pubblici essenziali.

Basterà inviare i propri video girati con i mezzi che si hanno a disposizione (telefonini, fotocamere, videocamere…) per contribuire ad implementare questo fondo, destinato non solo a conservare la memoria di quanto sta accadendo nel mondo del lavoro, ma anche ad essere immediatamente riutilizzato in nuove opere, documentari, reportage, studi. 

I materiali, inviati attraverso le comuni piattaforme web o di condivisione file, dovranno essere accompagnati dall’autorizzazione al loro utilizzo sul modello predisposto e scaricabile dal sito AAMOD. Alcuni di questi verranno utilizzati e rielaborati per raccontare sin da subito cosa vivono, raccontano, denunciano le lavoratrici e i lavoratori ai tempi del contagio.

Per informazioni e modalità di partecipazione:

https://www.aamod.it/2020/03/27/il-lavoro-al-tempo-del-contagio/

COSA RIPRENDERE TUTORIAL

Scene di lavoro quotidiano ai tempi dell’emergenza sanitaria:

–     l’arrivo sul posto di lavoro, l’ingresso e le misure di sicurezza adottate, le condizioni lavorative con particolare riguardo a ciò che è cambiato in questo periodo;

–     la situazione nei luoghi aperti al pubblico, le misure di prevenzione adottate;

–     le condizioni e modalità di svolgimento del lavoro nel settore della logistica e dei trasporti.

Una giornata tipo, raccontata attraverso i momenti più significativi.

Una testimonianza, personale o di un collega. In questo caso può essere interessante sapere come sono cambiate le condizioni di lavoro, se e come vengono adottate misure di sicurezza, come è stata recepita l’emergenza da parte del datore di lavoro e dei lavoratori. Riflessioni più ampie anche sul rapporto con la famiglia: prospettive, timori, desideri…

COME RIPRENDERE

 

–     Riprendere sempre in orizzontale, non usare il telefono in verticale.

–     Assicurarsi un audio “pulito”, posizionandosi con il supporto di ripresa vicino alla fonte sonora.

–     Fare riprese stabili e lunghe (senza fretta e cambi continui di inquadratura).

–     Se si scelgono movimenti di camera, riflettere prima sull’inquadratura di inizio e quella finale dedicando a entrambe, prima e dopo il movimento, un tempo adeguato.

–     In genere, anche i telefonini permettono di bloccare la messa a fuoco e l’esposizione… utilizzare questi strumenti quando necessario.

–     Sarebbe meglio non inviare contenuti troppo lunghi, intorno ai 10/15 minuti al massimo. Se si ritiene di aver materiale di dimensioni maggiori e di particolare interesse, è possivile contattare direttamente lo staff per valutare insieme come procedere.

COME INVIARE

Mettersi in contatto con gli operatori AAMOD, sia per avere informazioni di carattere generale e chiedere consigli, sia per conoscere le modalità di invio del materiale ed avere i modelli di liberatoria da inviare al momento dell’invio.

Misure per la pesca. Con la Guardia Costiera operative le nuove procedure in favore delle imprese

Con il Decreto legge del 17 marzo 2020, n°18 “Cura Italia” è stata prevista l’attivazione di uno stanziamento totale di 100 milioni di euro su un Fondo destinato al settore agricolo e all’arresto temporaneo delle attività di pesca per tutte le imprese.

In questi giorni, il ceto peschereccio italiano è stato destinatario di misure normative governative finalizzate ad agevolare lavoratori e imprese per affrontare la contingente situazione economica connessa all’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Con l’art.78 del Decreto legge del 17 marzo 2020, n°18 “Cura Italia” è stata prevista l’attivazione di uno stanziamento totale di 100 milioni di euro su un Fondo destinato al settore agricolo e all’arresto temporaneo delle attività di pesca per tutte le imprese.
In attesa dei provvedimenti attuativi del Decreto legge, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali – MIPAAF,  attraverso la Direzione Generale della pesca marittima e dell’acquacoltura, ha comunque diramato alcune procedure per permettere alle imprese di pesca di accedere alla corresponsione dei contributi che saranno previsti.
L’operatività di dette misure sarà garantita attraverso il Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, in ragione della dipendenza funzionale dal MIPAAF, per il quale svolge, oltre alla vigilanza sull’intera filiera della pesca marittima, anche funzioni di gestione amministrativa della flotta da pesca nazionale.
La Guardia Costiera avrà il compito di contribuire alla diffusione delle indicazioni promanate dal Ministero e raccogliere le istanze provenienti dal ceto armatoriale,  svolgendo la funzione di “sportello unico per il mare”, con l’obiettivo di fornire il necessario supporto a tutte le marinerie  nazionali e garantire  un dialogo costante con le imprese interessate dalle misure.
La circolare della Direzione Generale della pesca marittima e dell’acquacoltura riportante le predette misure è presente sul sito del Ministero delle politiche agricole e forestali 
(https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/15265) e sui siti istituzionali dei singoli comandi territoriali della Guardia Costiera.

Coronavirus, l’UNICEF continua a inviare aiuti vitali ai paesi colpiti

Mentre la pandemia COVID-19 continua a crescere, l’UNICEF sta procurando e inviando aiuti vitali, compresi i dispositivi di protezione individuale (DPI) estremamente necessari, ai paesi colpiti.

Dall’inizio dell’epidemia, l’UNICEF ha spedito più di 4,27 milioni di guanti, 573.300 maschere chirurgiche, 98.931 respiratori N95, 156.557 camici e 12.750 occhiali di protezione a sostegno dei paesi in risposta alla pandemia.

L’UNICEF si sta impegnando per trovare una soluzione agli attuali problemi del mercato con circa 1.000 fornitori e leader industriali in tutto il mondo. Nonostante le difficili condizioni del mercato, tra cui gli acquisti compulsivi e le attuali restrizioni all’esportazione, l’UNICEF è riuscito a garantire la disponibilità dai fornitori da aprile a giugno di prodotti chiave, come 26,9 milioni di maschere chirurgiche, 4,8 milioni di respiratori, 6 milioni di tute protettive, 7,1 milioni di camici chirurgici, 1,5 milioni di occhiali protettivi e 29.000 termometri a infrarossi.

“Mentre la velocità e l’entità dell’epidemia pone innumerevoli sfide, continuiamo ad impegnarci al massimo per garantire che gli aiuti dell’UNICEF raggiungano chi ne ha bisogno il più rapidamente possibile”, ha dichiarato Etleva Kadilli, Direttore della Supply Division dell’UNICEF a Copenhagen. “La protezione degli operatori sanitari rimane una priorità assoluta. Questi sono gli eroi in prima linea che continuano a fornire instancabilmente assistenza e sostegno ai bambini e alle famiglie colpite da questa crisi globale senza precedenti”.

 

Gli ultimi aiuti inviati hanno riguardato:

L’UNICEF ha consegnato alla provincia di Hubei e ad altre regioni della Cina circa 3 milioni di dollari di attrezzature ospedaliere e dispositivi di protezione personale per aiutare il governo a rispondere a COVID-19. Le forniture comprendevano defibrillatori, monitor per elettrocardiogramma, sistemi portatili a ultrasuoni, pompe per infusione, maschere N95, camici, occhiali, tute protettive e guanti.

Dal 1° marzo, tre spedizioni – per circa 8 tonnellate – di forniture di DPI sono arrivate a Teheran, in Iran. Gli aiuti sono stati distribuiti agli ospedali e alle strutture sanitarie delle sei province più colpite, con 18,5 tonnellate di DPI che dovrebbero arrivare nel Paese nei prossimi giorni.

Questa settimana, l’UNICEF ha inviato 14 tonnellate di DPI in Pakistan per proteggere gli operatori sanitari in prima linea, tra cui 114.300 maschere chirurgiche, 12.681 camici e 449.868 guanti.

Altre spedizioni previste riguardano dispositivi di protezione per la RDP di Corea, Eritrea, Indonesia, Palestina e Venezuela e concentratori di ossigeno in Sud Sudan, RD del Congo, Eritrea, Ucraina e Afghanistan.

Nonostante l’Europa sia una delle regioni più colpite da COVID-19, la Supply Division dell’UNICEF a Copenhagen, il più grande magazzino umanitario del mondo, rimane pienamente operativo: opera con turni 7 giorni su 7 e continua a produrre kit che includono forniture per la salute, l’acqua, i servizi igienico-sanitari, lo sviluppo della prima infanzia e l’istruzione. I team di tutta la divisione stanno lavorando duramente per aumentare l’accesso alle forniture per COVID-19, continuando nel contempo a sostenere le altre operazioni in corso già programmate e a rispondere alle emergenze, anche in Yemen, Siria e RD del Congo. L’UNICEF ha anche adottato misure preventive decentralizzando alcune delle sue scorte più urgenti, spostando gli aiuti, compresi i kit di emergenza e altre forniture di soccorso essenziali da Copenaghen agli hub di Dubai, Panama e Accra.

“Lo scorso mercoledì, l’UNICEF ha lanciato un appello per 651,6 milioni di dollari per sostenere la sua risposta alla pandemia COVID-19. Come UNICEF Italia stiamo promuovendo una campagna di raccolta fondi che ci vedrà impegnati in prima persona per affrontare questa emergenza nei prossimi mesi. È possibile effettuare una donazione tramite il sito web www.unicef.it/coronavirus”, ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo.

La realtà di una Sanità malata non aiuta la lotta contro il covid-19

Mentre oggi si affronta una reale emergenza con poche armi a causa degli eccessivi tagli alla Sanità degli ultimi 10 anni, il futuro appare ancor più incerto perché la pandemia avrà per lungo tempo un andamento ciclico. E’ quanto mai urgente ripensare il Sistema Sanitario Nazionale

di Carlo Taccone

Quando   si ignorano, per disattenzione, le piu’ pratiche prospettive   future, in uno scenario di alte probabilita’ temporali,  e non si  riesce  a  prefigurare   l’evolversi  del  nostro  domani, il  miglior  modo  per  recuperare  lucidita’  di  visione nell’analisi  degli  eventi, rimane  il non mai troppo ripetuto “ voltarsi  indietro “ e osservare con un briciolo  di  istintivita’  sagace e riflessiva saggezza, il lento decorrere  della nostra  storia. Prossima o Remota che sia.

Tutte le grandi accelerazioni nell’evoluzione storica della razza umana sono sempre state scatenate da un momento di crisi, un momento di rottura, o come si preferisce dire oggigiorno, a moment of lockdown.

Come se la Storia volesse ricordarci quanto la scienza ha compreso nel 1796, con l’invenzione dei Vaccini: rendere una persona malata diventa, paradossalmente, l’unico modo di prevenire malattie future.

Oppure ricordare che solo dopo la Seconda Guerra mondiale, in periodo di crisi, l’umanita’ ha deciso, in stato di necessita’, che si dovesse sviluppare l’intelligenza artificiale, il computer.

Tali paragoni, all’apparenza irrispettosi verso l’attuale pandemia da COVID-19, hanno il pregio di farci riflettere del come, nel lungo evolversi dei secoli, la civilta’ umana abbia sempre saputo ottenere un risultato positivo, dalle e nelle avversita’, fossero esse umane o sovrannaturali. Cio’ a conferma che   tutte le vicissitudini umane   producono a distanza risultati positivi e di concreta utilita’ per le generazioni future.

L’attuale pandemia da COVID-19 avra’ certamente un andamento stagionale e intermittente ad ondate stagionali almeno fino al 2021, come autorevolmente confermato da molti scienziati e virologi che ne stanno studiando ed analizzando, gia’ da molto tempo, ogni peculiarita’ strutturale ed epidemiologica.

Tale andamento richiedera’ una specifica preparazione dell’habitat sociale in forme di quarantena ad intermittenza, nel breve periodo, accompagnate da una serie di misure preventive che si intrecceranno, piu’ spesso, ad un profondo ed assai diverso adattamento sociale. Il nostro cambiamento negli stili di vita, nella riprogrammazione delle nostre piu’ comuni attivita’, provochera’ una sorta di collettiva empatizzazione modulata e personalizzata, oltreche’ a velocita’ separate, di riassunzione dei concetti principali esistenziali in cui s’innesta e si identifica il valore etico stesso della vita umana.

Il naturale ed istintivo stop introspettivo ci aiutera’ ad elaborare nuove strategie relazionali e ad affrontare, in futuro, analoghe ed improvvise emergenzialita’ sanitarie, oltreche’   di vita quotidiana, senza che esse possano sorprenderci nuovamente e trovarci impreparati e radicalmente indifesi.

D’altro canto, non v’e’ dubbio che, in assenza di reali e immaginifiche guerre stellari o nucleari, la minaccia alle popolazioni non possa che materializzarsi, nella nostra epoca, a causa di microscopiche singole catene polimeriche di DNA, chiamate   VIRUS o batteri specifici o anche vettori micro-radioattivi trasformati direttamente in possibili vettori di armi letali.

Tale destrutturazione non puo’ che interessare ed investire con immediatezza, AB INITIO, la Struttura Sanitaria Mondiale e, nel dettaglio piu’ vicino a noi, quella italiana.

La presenza   sempre piu’ soffocante di tali eventualita’, dovra’ servire da stimolo intelligente e fattivo nel perseguire finalita’ di trasformazione dell’attuale Sistema Sanitario Nazionale, rendendolo, in primis, orientabile ed orientato a questi tipi di fenomenologie cliniche, che potrebbero e dovrebbero Garantirsi un momento di comprovata priorita’ sociale, nell’animo e nella mente del Legislatore.

Potrebbe  apparire  disarmante  e disincentivante descrivere  o proporre oggi un  elencazione delle  storture piu’ macroscopiche rilevabili nel nostro SSN: dal rapporto  Pubblico/Privato  con i relativi costi gestionali, all’analisi, su base  scientifica e con dati e parametri oggettivi, della reale necessita’ e ridistribuzione  dei  PL per  specialita’, dalla necessita’ applicativa  di percorsi sanitari e protocolli appropriati  secondo  criteri di rapida  VRQ = Verifica e Revisione di Qualita’, peraltro  scarsamente  utilizzati finora.

Parrebbe riduttivo indicare oggi, senza un reale rispetto della tempistica, le vere necessita’, in termini di formazione e presenza, di tutto il Personale Sanitario occorrente, nei Presidi di continuita’ assistenziale ed in quelli d’urgenza, ovvero una piu’ equa distribuzione delle risorse e delle strumentazioni piu’ efficaci su tutto il territorio Nazionale.

Appare piu’ logico indicare in prospettiva immediata, quali opportune modifiche inserire in un quadro piu’ ampio e necessariamente articolato – anche con la revisione del titolo V° della Costituzione per la parte concernente il riequilibrio dei poteri gestionali in campo sanitario tra Stato ed enti Regionali.

Iniziando ad  esempio dal  quanto mai necessario riposizionamento  strutturale  degli  accessi  ai Pronti Soccorso Ospedalieri, dalla   istituzione di apposite sezioni di Terapia intensiva e Sub  intensiva, dalle  aree di osservazione primaria (pretriage) in ambienti assolutamente asettici con personale ed attrezzature del tipo  AREE  anti-contagio, come nei migliori laboratori di ricerca, ovvero come nelle sale operatorie chirurgiche e /o nei reparti di grandi ustionati, ove e’ assicurata  una  Asepsi  totale ed obbligatoria.

Tale disposizione si attuerebbe con lo sdoppiamento in due aree di P.S.  differenziando e distanziando quello piu’ comune, dall’altro  accesso  a patologie  da  contagio: quest’ ultimo accesso  infine  condurrebbe  a vere strutture di ricovero in osservazione, per pazienti  pauci infetti, per  quelli che necessitano di Assistenza domiciliare Vigilata – e che oggi  scontano la quarantena nel proprio domicilio – con  stanze  asettiche  e mantenendo una stretta  osservanza   di  protocolli  operativi  e norme ristrette  ed  ineludibili  di percorsi ed ambientazioni protette.

Necessario istituire   un migliore e maggiore raccordo operativo con i Distretti Sanitari, le Strutture sanitarie territoriali, dotandole anche di minime attrezzature emergenziali, DPI –Dispositivi Protezione Individuali, Case di cura per anziani a norma, Case di cura Convenzionate e Private.

Un controllo piu’ attento sulla prevenzione vaccinale, un possibile utilizzo permanente dei   DPI nei luoghi ove si svolgono servizi pubblici essenziali.

A monte delle necessarie e rivedibili proposte elencate diventa fondamentalmente prioritario accertare quanto ed in che misura, la gravita’, l’evolversi e l’espansione di tali fenomeni a frequenza ciclica, possano  sostenere e dar vita a scelte epocali, per norme e contenuti, che il legislatore intenderà assumere.

Esse si adattano a produrre una riformulazione di base del rapporto Stato-Regioni in questo  settore, tentando di riequilibrare il disavanzo dell’offerta sanitaria, oggi presente e marcatamente sintomatico, nelle  21 Regioni Italiane, con un livello egualitario di normative e protocolli, sotto la diretta supervisione di un Ente Centrale.

Contestualmente e’ prevista una serie di forti investimenti in strutture ed attrezzature Sanitarie, per affrontare le ulteriori e piu’ specifiche sfide epocali  minime  che  ci  attendono  nell’incontro  con il nostro  futuro,  dietro l’angolo: il  DOMANI.

Due le battaglie da vincere: una contro il coronavirus e l’altra contro la fame!

Il 16 marzo scorso il Governo ha varato il Decreto “Cura Italia” con il quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha dichiarato a gran voce di aver messo in campo uno sforzo economico importante. Ma di quali aiuti parliamo?  Riservati a chi? Come faranno coloro che non sono attrezzati, e incompetenti in ambito tecnologico?

Di Benedetta Parretta

Il Presidente della Regione Calabria Jole Santelli, chiudendo i confini sta difendendo i suoi concittadini per evitare che il contagio dilaghi.

La vita dei calabresi è attaccata ad un filo sottile, assenti le attrezzature negli ospedali, tra cui i posti letto in terapia intensiva, e medici e infermieri spesso hanno optato per un “periodo di malattia “.

In un momento storico e drammatico come quello che stiamo vivendo, costretti nelle abitudini, nella libertà personale e negli affetti all’isolamento sociale a causa della pandemia seminatrice di morte e sofferenza.

Il 16 marzo scorso il Governo ha varato il Decreto “Cura Italia” con il quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha dichiarato a gran voce di aver messo in campo uno sforzo economico importante.

Ma di quali aiuti parliamo? Riservati a chi? Come faranno coloro che non sono attrezzati, e incompetenti in ambito tecnologico? C’è troppa burocrazia, tutto è troppo complicato per coloro che sono abituati ad essere assistiti dai Caf.

Abbiamo sentito parlare di 600 euro per i lavoratori autonomi, dei bonus baby sitter, ma nessuno ha parlato delle bollette che non si riescono a pagare, degli affitti che non si possono onorare. La gente, soprattutto al Sud, è allo stremo delle forze e non riesce più a fare la spesa.

Molti gli episodi pubblicati sui social, dove si diventa criminali per bisogno, per portare a casa quel “pezzo di pane” che avrebbe dovuto garantire la Costituzione Italiana, perché un diritto. La gente ha paura sì del CoronaVirus, ma ha anche tanta paura di morire di fame.

Chi aiuterà i lavoratori sommersi? Obbligati al lavoro nero perché in Calabria funziona così: o questo o niente.

Chi aiuterà i liberi professionisti le cui casse previdenziali non intervengono per sostenerli? Chi aiuterà i disoccupati?

Nel mondo reale, oltre l’orizzonte di palazzo Chigi, tutto è avvolto dal silenzio, tutto è fermo seppur la vita continua.

Sì, sebbene in isolamento continuano i bisogni primari a cui in molti ben presto non potranno far fronte, e sarà a quel punto che ci troveremo nell’emergenza dentro l’emergenza, annunciata e non fronteggiata dal “Cura Italia”.

“Il decreto cura Italia non tiene affatto in considerazione la categoria degli avvocati, ha di fatto discriminato i liberi professionisti rispetto ad altre categorie” spiegano alcuni avvocati.

Ha delle lacune pazzesche rispetto ad una cospicua fetta del popolo italiano, si pensi infatti che ad oggi gli avvocati sono circa 235.000, eppure il governo che da una parte non prevede alcun sostegno economico, dall’altra li definisce “servizi essenziali” indicando i servizi legali al pari dei contabili, con codice ATECO 69.

Allora la domanda è spontanea, garantire i servizi legali perché necessari ma a chi?

Se siamo in una fase di emergenza, per che cosa se le attività nei tribunali sono sospese?

E la situazione sembra non migliorare. Dalla cassa di previdenza sono state messe a disposizione degli iscritti misure di emergenza che non sono fruibili da tutti e che non possono supplire alla perdita economica di questi mesi di blocco.

“Ma pensiamo anche ai disoccupati, ai lavoratori in nero, a colf e badanti, come porteranno avanti le loro famiglie? Che cosa s’inventerà il Presidente del Consiglio oltre al Decreto “Cura Italia”?

La stragrande maggioranza specie al sud è una famiglia mono reddito, chi darà da mangiare ai loro figli tra qualche tempo?” Questo è quanto espresso dall avv. Jessica Tassone del foro di Locri, civilista e impegnata nel sociale.

A questo punto l’epilogo è triste, dobbiamo prepararci anche ad una pandemia economica

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