La delegazione italiana PPE al Comitato delle Regioni: l’UE cambi subito rotta

Il documento individua le misure essenziali per affrontare la crisi economica conseguente alla pandemia da Coronavirus

Un appello rivolto dalla delegazione italiana al Comitato europeo delle Regioni a  Apostolos Tzitzikostas, Presidente del Comitato ed a Olgierd Geblewicz, Presidente del Gruppo PPE-EPP sulle misure essenziali per rilanciare l’Unione Europea di fronte alla drammatica crisi economica determinata dalla pandemia del COVID19.

Con la nota Presidenti e Vicepresidenti di Regione, Presidenti di Consigli regionali, Presidenti di Provincie, Sindaci, consiglieri provinciali e comunali, membri che costituiscono la delegazione italiana del Partito popolare al Comitato europeo delle Regioni, chiedono un deciso intervento del Comitato sulle istituzioni europee per rilanciarne subito gli obiettivi di solidarietà, coesione, progresso. 

L’appello parte dalla constatazione che l’Europa: “si trova dinanzi alla crisi più grave, ma anche alla più grande opportunità dalla sua fondazione” e che “dagli effetti determinati dalla pandemia del COVID-19 può emergere un’Europa più egoista e più frammentata, e le ultime controverse vicende evidenziano alcune preoccupanti tendenze in tal senso, oppure un’Unione più forte e più simile a quell’Europa dei popoli, naturale evoluzione del progetto originario scaturito dalle idee dei fondatori”.

I componenti italiani del Comitato delle Regioni rilevano che “le idee che hanno guidato la politica economica europea (politiche di austerità, fiscal compact, patto di stabilità etc.), già forzate e contorte, sono ormai divenute incompatibili con i bisogni e le ansie dei cittadini che chiedono un’Europa solidale e capace di ricostruire un futuro di coesione e crescita” e rilevano che “l’Europa dei diritti e della democrazia non può essere uguale a quella che oggi tarda persino a trovare la convergenza per darsi un bilancio comune superando rigorismi che hanno drammaticamente aumentato i divari economico-sociali al suo interno e ne hanno indebolito, se non pregiudicato, la competitività internazionale”.

Il documento individua le misure essenziali per affrontare la crisi economica conseguente alla pandemia da Coronavirus: “il pareggio di bilancio valga solo per le spese correnti, liberando quelle per investimenti, si varino i “bond europei per la ripresa” (European Recovery bond) senza condizionalità, la politica fiscale possa essere utilizzata in funzione anticongiunturale, anche a costo di aumentare il deficit pubblico, sia archiviato il modello di sorveglianza sui bilanci fondato su parametri inaffidabili e dannosi, vengano consolidate e rafforzate le scelte operate in materia di aiuti di stato per sostenere la ripresa”, e conclude  affermando che “é l’ultima occasione per salvare l’Europa, non perdiamola”

Firmatari: Alberto ANCARANI (Cons. com. Ravenna), Gaetano ARMAO (Vicepres. Reg. Siciliana), Vito BARDI (Pres. Reg. Basilicata), Sergio CACI (Sindaco Montalto di Castro), Alberto CIRIO (Pres. Reg. Piemonte), Alessandro FERMI (Pres. Cons. Reg. Lombardia), Mariadele GIROLAMI, (Cons. Prov. Ascoli Piceno), Arno KOMPATSCHER (Pres. Prov. Aut. Bolzano), Giorgio MAGLIOCCA (Pres. Prov. Caserta), Roberto PELLA (Vicepres. ANCI), Alessandro ROMOLI (Cons. Prov. Viterbo), Donato TOMA (Pres. Reg. Molise), Piero Mauro ZANIN (Pres. Cons. Reg. Friuli-Venezia Giulia).

fonte: Assessorato dell’Economia Regione Siciliana

COVID-19: I difensori dei diritti umani in carcere devono essere immediatamente rilasciati – COVID-19: Jailed human rights defenders must be immediately released

di emigrazione e di matrimoni

COVID-19: I difensori dei diritti umani in carcere devono essere immediatamente rilasciati

FIDH e le sue 192 organizzazioni aderenti stanno lanciando oggi una nuova chiamata globale #ForFreedom per il rilascio di tutti gli HRD detenuti in tutto il mondo.

Con la grave minaccia posta ai prigionieri dalla rapida pandemia del nuovo coronavirus (COVID-19), FIDH e le sue organizzazioni aderenti in tutto il mondo sollecitano i governi a rilasciare immediatamente difensori dei diritti umani (HRD) detenuti. L’urgenza dell’attuale crisi sanitaria offre alle autorità l’opportunità di rimediare all’ingiusta privazione della libertà di risorse umane, molte delle quali incarcerate in condizioni sanitarie deplorevoli e a cui viene negata un’adeguata assistenza sanitaria. FIDH e le sue 192 organizzazioni aderenti stanno lanciando oggi una nuova chiamata globale #ForFreedom per il rilascio di tutti gli HRD detenuti in tutto il mondo.

L’elenco dei responsabili delle risorse umane che devono essere immediatamente rilasciati comprende: Loujain Al-Hathloul (Arabia Saudita); Nabeel Rajab (Bahrain); Patrick Zaki (Egitto); Azimjan Askarov (Kirghizistan); Yuri Dmitriev (Russia); Narges Mohammadi (Iran); Leila de Lima (Filippine); Miyan Abdul Qayoom (India); Germain Rukuki (Burundi); Sevda Özbingöl Çelik e Hasan Ceylan (Turchia); Darvinson Rojas (Venezuela), _____ (Guatemala) e Pablo Lopez Alavez (Messico). Loro e tutti gli altri HRD imprigionati dovrebbero essere liberati e autorizzati a svolgere le loro attività legittime per difendere i diritti delle persone contro l’ingiustizia, la discriminazione, la violenza e altre forme di violazione dei diritti umani. Il sito web della campagna verrà progressivamente aggiornato per far luce sui singoli casi di HRD detenuti arbitrariamente.

In tempi di crisi, i governi hanno l’obbligo di proteggere le persone più vulnerabili. Le popolazioni carcerarie, confinate nelle strutture di detenzione che possono facilmente diventare virus, sono tra le più vulnerabili alla minaccia della pandemia di COVID-19, in particolare nei paesi in cui non vengono rispettati gli standard minimi per le condizioni di detenzione, il sovraffollamento è la norma e il distanziamento sociale è impossibile da raggiungere. La diffusione del virus nei luoghi di detenzione sarà inevitabile a meno che non vengano prese misure urgenti per mitigare i rischi. Altrimenti, la detenzione potrebbe equivalere a una condanna a morte per molti detenuti che contraggono o sono a rischio di contrarre il COVID-19.

Accogliamo con favore la mossa di numerosi paesi, tra cui Iran, Turchia, Tunisia, Francia, Egitto, Etiopia e Bahrein, per iniziare a rilasciare prigionieri nel tentativo di ridurre il sovraffollamento e prevenire la diffusione del virus. Sollecitiamo questi e altri paesi a includere le risorse umane tra coloro che dovrebbero essere rilasciati immediatamente. Molti paesi hanno escluso dalla liberazione i prigionieri condannati per reati connessi al terrorismo, penalizzando così i difensori dei diritti umani ingiustamente criminalizzati con accuse di terrorismo inventate. I difensori dei diritti umani dovrebbero essere esenti da tali squalifiche generali in quanto il loro lavoro in materia di diritti umani non deve essere confuso con il terrorismo.

“Decine di persone in tutto il mondo sono incarcerate non perché hanno commesso un crimine, ma a causa del loro lavoro per difendere i diritti umani. In quanto legittimi attori del cambiamento, in primo luogo non avrebbero mai dovuto essere detenuti “, ha dichiarato Alice Mogwe, presidente della FIDH. “Mentre COVID-19 continua la sua rapida diffusione in tutto il mondo, è tempo che i governi mettano fine a questa ingiustizia e liberino coloro che lottano per difendere i diritti umani”, ha aggiunto.

Le Regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti (riviste e adottate come le “Regole Nelson Mandela”) che descrivono in dettaglio le misure volte a garantire un’adeguata igiene personale, salute e sicurezza dei detenuti, non sono rispettate in molti paesi. Ciò rappresenta una minaccia diretta al diritto alla vita, alla sicurezza e alla salute dei difensori dei diritti umani detenuti, alla popolazione carceraria generale e al personale delle strutture di detenzione. Inoltre, i focolai che si verificano nei luoghi di detenzione rischiano di minacciare la popolazione in generale.

Le nostre organizzazioni esortano i governi a garantire la protezione di tutti i difensori dei diritti umani, molti dei quali sono adulti più anziani, o con cattive condizioni di salute di base, o hanno subito uno sciopero della fame o sono stati sottoposti a tortura e maltrattamenti. Sono esposti a discriminazioni multiple dovute alla detenzione e per altri motivi e le autorità dovrebbero garantire il loro accesso a un’assistenza sanitaria adeguata, compresa l’assistenza sanitaria preventiva.

FIDH e le sue 192 organizzazioni membri hanno instancabilmente chiesto il rilascio di risorse umane in tutto il mondo, anche attraverso una risoluzione globale approvata nell’ottobre 2019 durante il Congresso mondiale FIDH a Taipei, Taiwan. Poiché la diffusione di COVID-19 rappresenta una minaccia senza precedenti, la necessità di rilasciare HRD è più urgente che mai. I nostri diritti e coloro che li difendono non devono diventare vittime di questa pandemia.

 

di emigrazione e di matrimoni

COVID-19: Jailed human rights defenders must be immediately released

FIDH and its 192 member organisations are launching today a new global call #ForFreedom for the release of all HRDs detained worldwide.

With the serious threat posed to prisoners by the rapidly spreading novel coronavirus (COVID-19) pandemic, FIDH and its undersigned member organisations worldwide urge governments to immediately release detained human rights defenders (HRDs). The urgency of the current health crisis presents authorities with an opportunity to redress the unjust deprivation of liberty of HRDs, many of whom are incarcerated in deplorable sanitary conditions and are denied adequate health care. FIDH and its 192 member organisations are launching today a new global call #ForFreedom for the release of all HRDs detained worldwide.

The list of HRDs who should be immediately released includes: Loujain Al-Hathloul (Saudi Arabia); Nabeel Rajab (Bahrain); Patrick Zaki (Egypt); Azimjan Askarov (Kyrgyzstan); Yuri Dmitriev (Russia); Narges Mohammadi (Iran); Leila de Lima (Philippines); Miyan Abdul Qayoom (India); Germain Rukuki (Burundi); Sevda Özbingöl Çelik and Hasan Ceylan (Turkey); Darvinson Rojas (Venezuela), _____ (Guatemala) and Pablo Lopez Alavez (Mexico). They and all other imprisoned HRDs should be freed and allowed to conduct their legitimate activities to defend the rights of individuals against injustice, discrimination, violence, and other forms of human rights violations. The campaign website will be progressively updated to shed light on individual cases of arbitrarily detained HRDs.

In times of crisis, governments have an obligation to protect those who are most vulnerable. Prison populations, confined to detention facilities that can easily become virus hotspots, are among those most vulnerable to the threat of the COVID-19 pandemic, particularly in countries where minimum standards for detention conditions are not met, overcrowding is the norm, and social distancing is impossible to achieve. The spread of the virus in places of detention will be inevitable unless urgent measures are taken to mitigate risks. Otherwise, incarceration could be equivalent to a death sentence for many detainees who contract, or are at risk of contracting, the COVID-19.

We welcome the move by a number of countries, including Iran, Turkey, Tunisia, France, Egypt, Ethiopia, and Bahrain,  to begin releasing prisoners in an effort to reduce overcrowding and prevent the spread of the virus. We urge these and other countries to include HRDs among those who should be released immediately. Many countries have excluded prisoners convicted of terrorism-related offences from the release, thus penalising HRDs unjustly criminalised on trumped-up terrorism charges. HRDs should be exempt from such blanket disqualifications as their human rights work must not be conflated with terrorism.

“Scores of people all over the world are imprisoned not because they committed a crime, but because of their work to defend human rights. As legitimate actors of change, they should never have been detained in the first place,” declared Alice Mogwe, FIDH President. “As COVID-19 continues its rapid spread across the globe, it is time for governments to put an end to this injustice and release those who fight to uphold human rights,” she added.

The UN Standard Minimum Rules for the Treatment of Prisoners (revised and adopted as the “Nelson Mandela Rules”) which detail measures aimed at ensuring adequate personal hygiene, health, and safety of prisoners, are not respected in many countries. This poses a direct threat to the right to life, safety, and health of detained HRDs, the general prison population, and the staff of detention facilities. Furthermore, outbreaks occurring in places of detentions risk threatening the wider population.

Our organisations urge governments to ensure the protection of all HRDs, many of whom are older adults, or with underlying health conditions, or have been on a hunger strike or otherwise subjected to torture and ill-treatment. They are exposed to multiple discrimination due to being detainees and on other grounds, and authorities should ensure their access to adequate healthcare, including preventive healthcare.

FIDH and its 192 member organisations have tirelessly called for the release of HRDs around the world, including through a global resolution passed in October 2019 during FIDH’s World Congress in Taipei, Taiwan. As the spread of COVID-19 poses an unprecedented threat, the need to release HRDs is more urgent than ever. Our rights and those who defend them must not become a casualty of this pandemic.

Quella musica voce di un popolo: le melodie popolari italiane specchio dell’identità nazionale

L’identità di un popolo è sempre stata scandita da canzoni e temi musicali che ne hanno accompagnato le feste, le ricorrenze e le occasioni rilevanti dell’anno, al punto tale che in seguito la distinzione fra “musica folk” e “musica popolare” si è quasi del tutto persa.

 

È noto che le composizioni popolari italiane siano conosciute e divulgate dalle comunità dei nostri connazionali all’estero in quanto parte integrante di un comune patrimonio culturale, degno di considerazione perché specchio dell’identità nazionale italiana in tutto il mondo: ma da dove nascono simili brani e qual è la differenza rispetto a quelli cosiddetti “folclorici”? Sappiamo ormai che l’uomo possa aver iniziato il suo cammino sulla Terra imparando prima a cantare e poi a parlare. Del resto l’esigenza di esprimere le emozioni e i sentimenti attraverso dei suoni che hanno in seguito assunto le dimensioni e la struttura delle forme musicali odierne costituisce un aspetto comune a tutte le culture mondiali.
A tal proposito si parla appunto di musica tradizionale, popolare e folclorica: l’autore o gli autori che ne hanno realizzato i brani risultano ancora oggi sconosciuti, eppure si sono esibiti nelle medesime occasioni – feste, situazioni conviviali, rituali liturgici, momenti di intenso lavoro o di intimità domestica – per cui altri lontani, diversi interpreti hanno intonato dei canti e dei ritmi simili nell’andamento, nel carattere e negli obiettivi.
Quella folk è quindi una musica rintracciabile soprattutto nei contesti rurali dei popoli, trasmessa oralmente e suonata abitualmente da tempo immemorabile in ambiti per lo più analfabeti, nonché registrata dagli etnomusicologi sin dall’inizio del XX secolo dopo essere stata finalmente ritenuta una componente fondamentale del patrimonio rappresentativo di ogni Stato.

Nascita e funzione del genere folk

Da qui le due teorie sulla nascita di questo genere musicale: l’idea che provenga dalla musica colta e sia poi cambiato degradandosi nella trasmissione orale, e l’ipotesi che rifletta semplicemente la cultura di riferimento da cui è stato prodotto.

Qui a destra: un’immagine del Carpino Folk Festival, accreditato ONG dall’Unesco

Quest’ultima tesi è senz’altro la più credibile, avvalorata dall’indubbio apporto identitario che la musica fornisce ai membri delle varie comunità all’estero: che si tratti di italiani, irlandesi, africani o indiani, tutti si riconoscono in un genere, una melodia o un motivo musicale, capace di risollevare gli animi emotivamente e psicologicamente a maggior ragione quando ci si trova lontani dal proprio paese di origine e magari in situazioni difficili.
La musica folclorica quindi è stata la prima a svolgere la funzione di un formidabile aggregante sociale, di vitale importanza per le comunità straniere in un determinato luogo: non a caso, tra le occasioni pubbliche che più necessitano del supporto dei motivi tradizionali troviamo gli eventi religiosi, interpretati spesso da musicisti dilettanti il cui trasporto emotivo può prescindere dalla qualità estetica della melodia da intonare.

La trasformazione in musica popolare

Più in generale comunque l’identità di un popolo è sempre stata scandita da canzoni e temi musicali che ne hanno accompagnato le feste, le ricorrenze e le occasioni rilevanti dell’anno, al punto tale che in seguito la distinzione fra “musica folk” e “musica popolare” si è quasi del tutto persa.
Alcuni dei nostri brani nazionali più rappresentativi dell’italianità per esempio, a cominciare da Romagna Mia di Secondo Casadei e ‘O sole mio di Giovanni Capurro ed Edoardo Di Capua sono tuttora considerati “musica folk”, nonostante il fatto che gli autori fossero perfettamente noti e che avessero composto la musica per poi divulgarla in ambienti colti.

A destra: lo spartito di ” ‘O sole mio”

Secondo alcuni musicologi inoltre anche il repertorio delle canzoni napoletane – diffuse soprattutto dagli immigrati italiani fra ‘800 e ‘900 a partire dall’America – sarebbe da annoverare nella musica colta (sebbene di tradizione orale e quindi folclorica nelle origini), dotata di complesse caratteristiche strutturali e teoriche.

Tuttavia, a prescindere dal giudizio attribuibile alle composizioni popolari è proprio in un periodo storico come quello in cui attualmente viviamo – all’insegna delle contaminazioni culturali, identitarie e ora anche sanitarie dovute alla globalizzazione – che sarebbe opportuno riflettere sull’importanza di preservare nonché salvaguardare sempre anche il repertorio di musiche folcloriche e popolari del nostro paese, considerandolo prezioso e imprescindibile per la nostra identità quanto quello della musica classica.

UNICEF/Coronavirus: arrivati primi aiuti per l’Italia

Sono giunti in Italia i primi aiuti – maschere chirurgiche, guanti chirurgici e per test, tute e occhiali protettivi, mascherine, camici e termometri – destinati dall’UNICEF per dare un primo concreto sostegno agli operatori sanitari impegnati in prima linea nel nostro paese nella lotta al COVID-19

 “Oggi sono giunti in Italia i primi aiuti – maschere chirurgiche, guanti chirurgici e per test, tute e occhiali protettivi, mascherine, camici e termometri – destinati dall’UNICEF per dare un primo concreto sostegno agli operatori sanitari impegnati in prima linea nel nostro paese nella lotta al COVID-19”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo, che ha accolto con il Direttore generale dell’UNICEF Italia Paolo Rozera il camion con 37 pallet di aiuti, arrivato a Roma questa mattina.

“Gli aiuti sono stati consegnati alla Protezione Civile, che individuerà le strutture sanitarie delle aree dove c’è più necessità di avere subito disponibili queste importanti dispositivi sanitari per contrastare e contenere il diffondersi del Covid-19. Per questa prima operazione concreta in supporto del Governo italiano, vogliamo ringraziare il Commissario straordinario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri e la Protezione Civile per la grande disponibilità. Nei prossimi giorni annunceremo altre iniziative”, ha proseguito il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo.

L’azione dell’UNICEF è rivolta a tutte le famiglie e i bambini vulnerabili in tanti paesi del mondo e in Italia colpiti da questa pandemia. Dall’inizio dell’emergenza, l’UNICEF ha inviato in diverse aree del mondo più di 4,27 milioni di guanti, 573.300 maschere chirurgiche, 98.931 respiratori N95, 156.557 camici e 12.750 occhiali di protezione a sostegno dei paesi in risposta alla pandemia.

“L’UNICEF ha lanciato un appello per 651,6 milioni di dollari per sostenere la sua risposta alla pandemia COVID-19. Come UNICEF Italia stiamo promuovendo una campagna di raccolta fondi che ci vedrà impegnati in prima persona per affrontare questa emergenza nei prossimi mesi. In questo momento particolare abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Vi chiediamo di fare una donazione tramite il sito web www.unicef.it/coronavirus”, ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo.

Una petizione al premier Conte, la richiesta accorata di Integra onlus

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta alla Consigliere Bono della Presidenza del Consiglio con la quale Integra onlus si fa portavoce dell’affanno economico in cui versano i centri di accoglienza, che vedono immediate ripercussioni economiche sulle famiglie che vi lavorano e sugli ospiti in essi, a causa degli eccessivi ritardi nei rimborsi dello Stato. Il coronavirus è un pericolo anche per tutti loro

Gentilissima Consigliere Bono,

Inoltro la nostra petizione, con l’accorata preghiera di informare il Premier sulla grande necessità di sbloccare i pagamenti arretrati del 2017/2018/2019 da parte delle Prefetture. C’è in ballo la vita di molte famiglie e il Covid ha complicato ancora di più questa situazione già insostenibile!

Parliamo di saldi del 2017 prima di tutto ed anni a seguire della Prefettura di Cagliari e 2018/2019 dalla Prefettura di Pavia, oltre la media di sei/otto mesi da parte di molte Prefetture, per esempio Latina, Varese o Lodi, Frosinone, Benevento… ; spettanze già anticipate dagli enti gestori per la gestione dei servizi dell’accoglienza per migranti e richiedenti asilo.

Chi scrive è di origine albanese,

Arrivata in Italia nel 1993 con la legge Martelli, partendo dai lavori più umili sono riuscita a laurearmi e dottorarmi in Italia e sentirmi Italiana a tutti gli effetti, quando nel 2009 ho giurato fedeltà alla Repubblica Italiana. 

Ho sentito sempre il dovere civile, etico e morale mettere i miei talenti, la mia passione e le mie competenze a disposizione dell’Italia, partendo dalla mia piccola città di residenza, Lecce, che mi ospito’ con tanto amore e benevolenza nel lontano 1993, dandomi anche la possibilità di diventare una affermata professionista: progettista di fondi strutturali/comunitari ed esperta nell’ambito delle politiche migratorie. 

Per otto lunghi anni, partendo dal 2011 con l’Emergenza Nord Africa ed il Campo di Manduria, abbiamo operato in prima linea dell’accoglienza, senza fermarci mai neanche a Pasqua, Ferragosto e Natale. Sempre accanto alle Prefetture per accogliere i più sfortunati e NON lo abbiamo fatto certo per business; eravamo in prima linea anche quando il corrispettivo era troppo basso, prima che iniziassero gli appalti, come è accaduto a Frosinone e non solo; a Milano quando sotto Natale 2014 si spendeva 35 euro a notte solo per far dormire i beneficiari, perché in Prefettura non si sapeva dove metterli. 

Tuttavia, purtroppo non siamo mai stati ricambiati con la stessa attenzione da parte di una certa rappresentanza dello Stato italiano, che non fa certo onore alla Italianità! La stessa che ha considerato non poche volte i migranti solo numeri ed a noi enti gestori solo degli affaristi, ignorando la missione di chi ha fatto con il sociale la propria scelta innegoziabile di vita! 

La pessima gestione dei fondi di accoglienza – il cattivo costume italiano dei ritardi di pagamento dei corrispettivi degli appalti, l’impossibilità di reggere ancora gli onerosi fidi bancari, ha lasciato in mezzo alla strada migliaia di operatori italiani! Solo la nostra Integra ne dava lavoro a oltre 140, alcuni dei quali ancora devono essere saldati! Questo dramma ha causato lo smantellamento  dell’accoglienza diffusa, per ingrossare le caserme, azzerando l’integrazione costruita con tanta fatica, giorno dopo giorno! 

Gentilissimo Premier, Essere resi insolventi per colpa dello Stato e’ pesante, toglie il sonno e opprime; mettendo in pericolo 20 anni di lavoro, perché le banche terrorizzate da un certo Ministro, smisero nel 2018 dare credito, portandoci al collasso e alla chiusura, costretti, per scelta forzata e per non andare contro i nostri principi, nel 2019, grazie ai decreti sicurezza.  Come noi, hanno chiuso in tutta l’Italia centinaia di cooperative, tutti i piccoli, i più onesti e quelli che facevano accoglienza perché ci credevano davvero ! 

E non per ultimo, concludo con un concetto elementare, che seppur alla portata di tutti sembra sfuggire a tutti: conferma arrivata con la condanna dell’Italia a fine gennaio della Corte di Strasburgo, il Viminale/ le Prefetture, hanno già iniziato sborsare somme ingenti per l’8% degli interessi per i pagamenti in ritardo in tutti questi anni! Tutti quanti noi faremmo man mano causa alle prefetture, per avere gli interessi dei pagamenti arretrati e non è una questione di soldi, credeteci, ma si tratta di riavere seppur in minima parte, il rispetto, la dignità e il riconoscimento della grande sofferenza e per il disagio causato in tutti questi anni! 

Mentre scrivo a Latina ci sono dei colleghi che non hanno più i soldi per fare la spesa per i beneficiari e per assicurare l’indispensabile igiene per le strutture di accoglienza… figuriamoci  garantire tutti i servizi complementari!  

E come sarebbe possibile adempiere???

Lo Stato paga in ritardo!

La Banca non anticipa più!

Da persone oneste non volgiamo immischiarci in nulla di strano! Anche se le offerte della malavita sono sempre pronte! 

Per noi non esiste altro al di fuori della legalità! Per scelta di Vita! 

E sembra che lo Stato neanche questa palese verità lo voglia vedere ! 

Quindi l’unica scelta resta chiudere ! 

Ma per ogni realtà  onesta del Terzo settore che chiude – lo Stato muore ! 

L’Italia già stava in sofferenza con il debito pubblico e adesso con il Covid, inutile aggiungere commenti sulle conseguenze che porterà l’esborso dell’8% per milioni di euro! 

Per tutte queste ragioni, chiedo sentitamente, a nome di tanti, troppi colleghi, di informare il Premier, al quale chiediamo fiduciosi di mettere riparo a questa vergognosa pagina della gestione dell’accoglienza che ha compromesso anni e anni di sacrifici e dei grandi successi raggiunti in tema di integrazione. 

La scrivente nata e cresciuta sotto una dittatura, nipote di un martire del comunismo e con il coraggio delle aquile albanesi si è sempre ribellata; in questi anni ho scritto articoli su articoli, tante lettere aperte e la Procura della Repubblica di Lecce in modo esemplare e solerte Non è rimasta indifferente, ma molte cooperative hanno paura di esporsi; la mentalità “chi c’è lo fa fare”, porta solo lamentarsi a bassa voce, non oltre che chiedere timidamente in Prefettura per favore con sottomissione e reverenza i tanto attesi bramati pagamenti, aspettando con rassegnazione, perché “l’Italia funziona così e lo Stato paga sempre in ritardo e se parliamo c’è lo fanno pagare”!

Tutto questo non è giusto! 

Non fa onore all’Italia e al sacro tricolore ! 

Grazie di cuore per il tempo dedicatomi e per il grande lavoro che state facendo in queste settimane difficili! 

Andrà tutto bene

Continuiamo a pregare con fede

Perché la Santa Pasqua della Resurrezione è vicina

E tutti insieme c’è la faremo 

Proprio come ieri  ha dato testimonianza il nostro Premier Edi Rama ed il mio popolo albanese!

Buon lavoro di cuore, 

Vivissime cordialità a Lei Consigliere Bono e al gentilissimo Premier Conte e a tutto lo Staff

Klodiana Çuka 
Fondatrice e Presidente di Integra Onlus 

Busto Arsizio, 30 marzo 2020

Integra Onlus aderisce alla petizione lanciata dal

Giornale The Daily Cases diretta al PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIUSEPPE CONTE 

per chiedere di intervenire a tutela di migliaia di lavoratori degli Enti No-Profit.

Il 28 gennaio la Corte dei Diritti Umani di Strasburgo ha emesso sentenza di condanna per i ritardi dei pagamenti della PA italiana. Alcune Prefetture non pagano dal 2018. Sono fondi già stanziati e da erogare come rimborsi per il lavoro di accoglienza svolto da numerosi Enti no profit. 

In questa emergenza sanitaria nazionale non si può più aspettare, famiglie intere rischiano la fame. E lo stesso Stato rischia di vedere lievitare nel medio termine le somme dovute, sino all’8% in più. 

L’emergenza sanitaria causata dalla pandemia covid-19 peggiora le inadempienze di alcune Prefetture come Cagliari, Pavia, Varese, Frosinone e Latina. 

Il rischio è il collasso di famiglie intere con lavoratori italiani che da mesi non percepiscono stipendio, e gli stessi usufruttuari dei servizi di accoglienza possono restare senza vitto e alloggio.

Gli Enti no profit che lamentano i ritardi nei pagamenti già dal 2018, sono ormai strozzati dagli istituti bancari che, nonostante gli alti interessi praticati per anticipazioni su pagamenti futuri, chiedono il rientro a causa dei gravi ritardi della burocrazia. Il rischio è la chiusura delle no-profit e dei centri, persone che non sapranno di cosa vivere, mentre il coronavirus corre veloce tra noi.

(di The DailyCases)

Firma anche Tu!

https://www.change.org/p/il-presidente-del-consiglio-giuseppe-conte-giuseppe-conte-intervenga-sul-pagamento-dei-rimborsi-per-centri-accoglienza-migranti

Covid-19. Ma esiste il PROTOCOLLO X?

Oppure le Nazioni sono governate da totali incapaci presi dal panico!

di Paolo Buralli Manfredi. Melbourne – Australia

È da due mesi che osserviamo attentamente l’evolversi della situazione nelle varie Nazioni del mondo, la pandemia che qualche settimana fa è stata ufficialmente dichiarata dall’OMS, continua ad espandersi con moltiplicatori impressionanti arrivando ad oggi a più di 600.000 infettati nel mondo, numero che noi riteniamo infinitamente basso, visto che esistono realtà al mondo prive di strumenti per diagnosticare il covid19.

Ripercorrendo la storia più recente, ci siamo accordi che il comportamento dei Capi di Stato è simile in tutte i modi di agire degli stessi, per capire meglio dunque, rivediamo i passaggi da quando è apparso covid19.

Nel gennaio del 2020 in una città cinese Wuhan poco più di 11 milioni di abitanti, viene scoperto il primo focolaio di covid19. Le autorità cinesi dopo qualche tempo avvisano il mondo della possibile diffusione di un virus, chiamato covid19, che infetta rapidamente migliaia e migliaia di persone, tant’è che il Governo cinese impone la quarantena a più di 50 milioni di abitanti per cercare di fermare il contagio.

Tutti i Capi di Stato quindi, sono informati, in quel preciso momento, del fatto che il covid19 è aggressivo e si espande in modo rapido e soprattutto sanno, visto lo storico cinese, che l’unica azione possibile per fermarlo è l’isolamento delle singole persone, come i dati cinesi dimostrano fin dall’inizio della quarantena.

Nonostante ciò tutti i Capi di Stato ignorano quell’insegnamento che arriva dalla gestione di coloro che hanno gestito il primo focolaio e si comportano tutti allo stesso modo, come se applicassero un protocollo, che nel nostro titolo abbiamo chiamato “ PROTOCOLLO X ”

E, in effetti, osservando le procedure adottate dai Capi di Stato, notiamo che hanno evitato tutti di seguire il modello cinese per le prime settimane, quasi come se esistesse un protocollo da seguire per creare un numero x d’infettati, prima di arrivare ad usare il metodo della quarantena, ancora oggi non drastica come quella usata in Cina, dove si è arrivati al successo del “contagio 0”.

Proviamo dunque ad immaginare quale siano, se esistesse veramente, gli obiettivi del “ Protocollo X”.

Leggi anche:

Noi crediamo che in un modo, dove il castello dell’economia mondiale si stava frantumando giorno dopo giorno e dove la globalizzazione aveva portato i libri in tribunale dichiarando fallimento se Europa e Stati Uniti in testa, avessero immesso nel mercato ormai in coma profondo miliardi di dollari e di euro senza un motivo che fosse al di fuori del sistema economico mondiale, il castello già pericolante sarebbe crollato definitivamente.

I comandanti del castello sarebbero falliti e deposti da quel Dragone cinese che continua ad avanzare nel mondo a colpi di PIL a due cifre, ecco allora, che il covid19 è arrivato come per miracolo a trasformare quei falliti in eroi e Trump, nel totale silenzio dei mercati, inietta 2 mila miliardi di dollari per sostenere la Nazione in questo momento di difficoltà, non causata da un sistema economico ormai fallito ma, per colpa di questo minuscolo virus.

Lo segue a ruota l’UE che prepara un piano miliardario e guarda un po’, dopo la richiesta del Ministro dell’Economia tedesco di cancellare il patto di stabilità, grazie a questo benedetto virus, saltano magicamente tutti i parametri, tutti i trattati, insomma dopo la dichiarazione di pandemia da parte dell’OMS, i Capi di Stato possono fare quello che vogliono, ma soprattutto, possono nascondere i loro fallimenti e diventare eroi!

Chiudiamo sperando che quanto scritto qui sopra non sia solo una riflessione, ma speriamo che sia la verità, cioè, che esista veramente il “ PROTOCOLLO X”, lo speriamo vivamente perché, altrimenti, il mondo è governato da degli incapaci totali.

L’emergenza chiama, makers e innovatori rispondono

Startupper, ingegneri, designer e innovatori insieme (a distanza) per sconfiggere il COVID-19

Sono le persone e i progetti di cui leggiamo ogni giorno, che ci sorprendono per ingegno, audacia, efficacia. Sono i protagonisti di Maker Faire Rome che si stanno mobilitando ognuno nei propri territori e attraverso Maker Faire Rome, per dare il proprio contributo. Una lotta contro il tempo e in pieno spirito makers: solidale e opensource. Con l’innovazione che viene dal basso. Mettono il proprio ingegno gratuitamente al servizio della collettività.

Oggi vogliamo segnalare due storie, una che arriva da Cava dei Tirreni e l’altra da Cosenza.

Amleto Picerno, founder di Medaarch a Cava de’ Tirreni, impegnato a produrre sia valvole per respiratori mascherine che grazie alla stampa laser riesce a stamparne 1.000 al giorno e Paolo Mirabelli, di Cosenza , che sta realizzando in 3D maschere protettive per il personale sanitario ed è in perenne raccordo  con gli ospedali di Napoli, Cosenza e Salerno.

Una delle cose più belle che sta accadendo in questi giorni terribili, in tantissime città italiane, è la voglia di contribuire e dare un aiuto concreto a superare questa fase di grande emergenza sanitaria. E i maker provano a fare la loro  parte.

Nel cuore di Cava dei Tirreni opera il primo Centro per l’Artigianato Digitale (CAD) d’Italia, una parte della società Medaarch, fondata da Amleto Picerno. Il CAD è un hub formativo e tecnologico, pensato per aiutare artigiani e aziende a innovarsi attraverso il digitale e le nuove tecnologie. Un centro di innovazione che collabora ormai da anni con la Maker Faire Rome, consolidata piattaforma dove la Scienza si incontra con l’innovazione che viene dal basso e, oggi più che mai, punto di riferimento importante per moltissimi maker che vogliono dare il loro contributo per aiutare medici, infermieri e forze dell’ordine impegnati in prima linea contro il Covid19.

In queste ore, al Centro per l’Artigianato Digitale (CAD), messa da parte l’attività abituale, si sta lavorando per produrre valvole per respiratori e mascherine anti-contagio da consegnare al Comune di Cava de’ Tirreni che, a sua volta – e dopo opportuna certificazione – distribuirà gratuitamente alle strutture sanitarie, alla Protezione civile, ai vigili urbani e agli operatori della Croce Rossa.

Nello specifico il CAD sta lavorando su due fronti: quello della ricerca e quello della produzione e realizzazione.  “Da da un lato – spiega Amleto Picerno – d’intesa con il Comune di Cava de’ Tirreni, stiamo progettando e producendo nuovi dispositivi, quali mascherine anti-contagio e valvole Charlotte , ovvero quelle che vanno applicate sopra le maschere da sub, da adattare poi ai macchinari di respirazione artificiale in dotazione negli ospedali e, dall’altro lato, stiamo sviluppando un’attività di ricerca.

Quello che stiamo portando avanti, e ci tengo a dirlo, è un lavoro di squadra che è possibile realizzare anche grazie alla fornitura di materiali che ci vengono donati da diverse aziende del territorio” Sul fronte mascherine, invece, “Stiamo sperimentando la possibilità di utilizzare nuovi materiali biologici – procede Picerno – come sistema di filtraggio da apporre all’interno delle mascherine anti-contagio. E stiamo anche cercando di dare forma ai dispositivi di prevenzione attraverso un design semplice che si possa adattare al volto umano grazie alla realizzazione di modelli che permettano, a tali dispositivi, di prendere forma una volta indossati. Grazie alla stampa laser, più veloce di quella 3D, riusciamo poi a produrre mille mascherine al giorno. Stiamo, inoltre, collaborando attivamente con i nostri ricercatori per la progettazione di nuovi dispositivi utili per aiutare i pazienti a respirare”. “Siamo felici – conclude Picerno – di poter fare la nostra piccola parte in questa lotta contro il tempo che affrontiamo con fiducia nel futuro, che poi è il vero segreto degli innovatori”.

Paolo Mirabelli, invece, dalla sua abitazione di Cosenza con la collaborazione di molti, sta lavorando incessantemente su due progetti: realizzare una maschera protettiva per i medici utilizzando un filtro particolare che è già nel protocollo dei reparti di anestesia e che è disponibile in quantità massicce. Si tratta di un dispositivo che copre tutto il viso ed è più comodo da indossare di quelli che si usano abitualmente. Parallelamente, Mirabelli si sta cimentando su una visiera da apporre davanti alla maschera facciale che stanno cercando di realizzare “in modo che la protezione sia massima e la visibilità ottimale”. Paolo Mirabelli è un maker italiano. Nel 2012 ha avviato l’impresa Graphid3a i TecnoArtigiani, da cui è nata DroniLab Srls, che si occupa di produrre ed utilizzare Droni, Rover, etc. Nel 2014 ha aperto, assieme ad altri sognatori come lui, il primo CoWorking in provincia di Cosenza, il Pro-Working CS. Sia Amleto Picerno che Paolo Mirabelli affiancano da anni Maker Faire Rome, consolidata piattaforma dove la Scienza si incontra con l’innovazione che viene dal basso e, oggi più che mai, sta diventando punto di riferimento importante per moltissimi maker che vogliono dare il loro contributo per aiutare medici, infermieri e forze dell’ordine impegnati in prima linea contro il Covid19. “Il lavoro si porta avanti senza orari – prosegue Mirabelli –  insieme ad altri maker, atenei come il Politecnico di Milano, con il dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università della Calabria e in collegamento, via skype e whatsapp con il personale sanitario degli ospedali di Cosenza, Napoli e Salerno.

“Ad oggi – continua Mirabelli – dopo giorni e notte passate in videoconferenza, dopo ore e ore passate sulla progettazione stiamo stampando, in 3D, i primi prototipi che poi dovranno essere validati. Ma siamo ottimisti e speriamo di dare una mano concreta a chi è impegnato in prima linea contro questa terribile emergenza. Stiamo cercando di produrne più possibile, ma non sempre è facile trovare i materiali per produrle. Ma siamo qui, siamo una comunità, siamo maker e Maker Faire Rome e crediamo nella fabbricazione digitale condivisa. Vogliamo dare il nostro contributo per uscire prima possibile da questo incubo”.

In questo momento a Maker Faire Rome stanno arrivando decine di progetti da maker e innovatori e la piattaforma Maker Faire Rome sta cercando di agire come facilitatore affinché questa drammatica emergenza sanitaria termini al più  presto.

Per approfondire queste storie di maker e conoscerne altre basta collegarsi al blog di Maker Faire Rome, al link https://2019.makerfairerome.eu/it/makers-gonna-make.

“Sicilia si cura” l’app per monitorare a distanza i contagi da Covid-19

Un’applicazione digitale dal nome “Sicilia si cura”, messa a punto dalla Regione Sicilia e l’assessorato della Salute e Protezione civile regionale per monitorare il numero dei contagi, avere sotto controllo lo stato di salute delle persone in quarantena ed il flusso degli asintomatici.

La tecnologia, in questi giorni di emergenza da Covid-19, è lo strumento che sta mostrando il suo lato positivo e rivoluzionario, dallo smart working ai corsi di formazione on line, fino a diventare uno strumento di supporto e presidio per la sicurezza. Questo è accaduto in Sicilia, con l’app “Sicilia si cura”, soluzione digitale per: monitorare i contagiati da coronavirus, dialogare con chi è in quarantena e ad avere un maggiore controllo degli asintomatici. Per poter usufruire del servizio messo in atto dalla Regione Sicilia insieme all’assessorato della Salute e Protezione civile regionale, basta effettuare la registrazione attraverso i canali messi a disposizione dalle autorità sanitarie, come il sito www.siciliacoronavirus.it, dopodiché saranno inviati un sms e una mail all’utente contenente username ed un link per la creazione della password da inserire nel proprio smartphone o tablet, con geolocalizzazione attiva nel territorio della Regione Siciliana. Nell’Isola attualmente, secondo quanto riportato dai dati della Regione Sicilia, è stato registrato il numero di 60 casi guariti, 57 decessi ed identificata Catania come la città con il maggior numero di contagi, per questo, l’obiettivo di “Sicilia si cura” è quello di poter creare un processo informativo in cui l’utente ha un ruolo fondamentale, indicando il luogo da cui sta trascorrendo la quarantena, mettere a conoscenza sullo stato di salute fino a due volte al giorno e definire i contatti avuti con altre persone, tutto nel rispetto della privacy.

All’età di 90 anni si è spento Max von Sydow

Lunga la schiera di registi con i quali questo straordinario attore ha incrociato il ciak: Da Bolognini a Zanussi, da Penny Marshall a Wim Wenders, da Martin Scorsese a Ridley Scott, che sono solo alcuni dei tantissimi che lo hanno diretto in oltre 70 pellicole nel corso della sua lunghissima e formidabile carriera.

di Andrea Cavazzini

All’età di 90 anni ci ha lasciato uno degli ultimi giganti della settimana arte. Se ne’ andato Max von Sydow. Ampiamente acclamato come uno dei migliori attori della sua generazione, von Sydow è diventato una star della cultura pop più anziana negli ultimi anni, Ma per gli amanti del cinema di tutto il mondo il suo nome era associato a quello di Ingmar Bergman.che disse di lui “ Se mai un attore è nato per abitare nel mondo quello era proprio Max von Sydow. E sua volta l’attore svedese di rimando dichiarò “Qualunque cosa buona abbia fatto sullo schermo lo devo a Bergman, “Da lui ho imparato la disciplina, la concentrazione e la gioia di recitare”. “

Alto, slanciato un viso scarno e gli occhi azzurri, non solo irradiava potenza ma registrava anche un profondo senso di angoscia nordica contribuendo a dare sostanza alla visione spesso cupa ma piena di speranza e  a tratti comica nei classici del regista svedese come “Il settimo sigillo” e  “La fontana della vergine in cui interpreta  un uomo ricco la cui figlia è stata violentata e assassinata da due pastori, quando scopre l’identità degli assassini, pianifica metodicamente ed esegue una sanguinosa vendetta.

Nel “Il settimo sigillo” del 1958, Max von Sydow si cala nel ruolo di  Antonius Block, un cavaliere medievale che ritorna dalle Crociate nella sua terra natale devastata dalla peste, solo per incontrare la severa e spettrale figura della morte con tanto di cappuccio nero interpretata da Bengt Ekerot. Per evitare l’inevitabile, Block sfida la Morte a una partita a scacchi, e nei lunghi intervalli tra una mossa e l’altra cerca in campagna un po’ di bontà umana. Le due figure cupe chine sulla scacchiera in un paesaggio desolato del nord un’immagine cinematografica indimenticabile, sono state spesso oggetto di imitazioni e parodie.

Nonostante le sirene di Hollywood e un buon successo nel 1965 con “La più grande storia mai raccontata” di George Stevens dove von Sydow vestiva i panni di Gesù, l’attore svedese non era particolarmente attirato dall’industria cinematografica a stelle a strisce visto che gli offrivano sempre i ruoli stereotipati del cattivo grazie al suo fisico imponente e all’accento scandivano, copie esatte dei ruoli che aveva interpretato con successo in Europa.

Naturalmente le eccezioni non mancarono nella sua lunga carriera a cominciare da “L’Esorcista del 1973 diretto da William Friedkin adattamento del romanzo scritto da William Peter Blatty dove interpretava un cupo prete gesuita chiamato al capezzale di un’adolescente per salvarla dalla possessione del demonio.

 Ma fu solo nei suoi ultimi anni che riuscì a spaziare ampiamente nei film prodotti dalle major americane.  In “Hannah e le sue sorelle” di Woody Allen” (1986) era l’amante possessivo della sorella più giovane, interpretato da Barbara Hershey. Nel thriller di fantascienza “Minority Report” (2002) era il capo energico di Tom Cruise, il direttore di una forza di polizia che beneficia dei poteri telepatici per fermare i crimini prima che vengano commessi.

E pensare che Max von Sydow ottenne la sua prima nomination all’Oscar solo nel 1988, 40 anni dopo il suo debutto cinematografico per “Pelle alla conquista del mondo” del danese Billie August film che vinse la Palma d’ora a Cannes come miglior film oltre all’Oscar come miglior film straniero.

Ma anche l’interpretazione magistrale dello scrittore premio Nobel Knut Hamsun  nel 1997 diretto dal danese Jan Troell , sostenitore del nazionalsocialismo. Personalità contorta e molto discussa  che fu accusata successivamente di collaborazionismo, per finire poi internato in un manicomio.

E poi c’è tutto il capitolo legato alle sue partecipazioni in film cult del genere fantastico come quello dello spietato tiranno Ming in “Flash Gordon” produzione miliardaria dell’epoca del nostro Dino De Laurentis che lo vide al fianco di Ornella Muti, oppure in quello  di Lor San Tekka, l’anziano del villaggio in “Il risveglio della forza” ennesimo capitolo dell’interminabile saga di” Guerre Stellari” e poi ancora quello dell’enigmatico veggente Corvo con tre occhi in “Il Trono di Spade”, tributi pagati al cinema commerciale (lui che proveniva da una solida formazione presso l’Accademia del Teatro Nazionale di Stoccolma), ruoli che si adattavano perfettamente alla sua fisionomia greve e austera.

E poi i ruoli di cattivo che alimentavano la sua crescente frustrazione come quello del neo-nazista Oktober in “Quiller memorandum”al fianco di George Segal, il russo affamato di potere in “Lettere al Kremlino” di John Houston e poi il sicario in “I tre giorni del Condor” insieme a Robert Redford e Faye Dunavay thriller politico-cospiratorio diretto da Sidney Pollack, girato sulla scia dello scandalo Watergate che vide implicato il presidente Nixon.

Ma è lunga la schiera di registi con i quali questo straordinario attore ha incrociato il ciak: Da Bolognini a Zanussi, da Penny Marshall a Wim Wenders, da Martin Scorsese a Ridley Scott, che sono solo alcuni dei tantissimi che lo hanno diretto in oltre 70 pellicole nel corso della sua lunghissima e formidabile carriera.

Max von Sydow rimane senza dubbio uno dei pochi a rientrare in un gruppo selezionato di attori che sono riusciti ad instaurare relazioni simbiotiche con registi, in cui uno aiuta l’altro a raggiungere un alto livello artistico. Ha trovato spiriti affini in due registi. Uno era Jan Troell, che lo diresse in sette film, l’altro ovviamente, fu Bergman,  suo attore feticcio, con il quale girò ben 11 pellicole tra ruoli minori e da protagonista tra i quali “Il Posto delle Fragole”, “Alle soglie della vita” , “Come in uno specchio”, “Passione” e tanti altri, il quale in occasione di uno dei loro ultimi incontri prima della scomparsa del cineasta svedese nel 2007,  gli confessò: “Max, sei stato il primo e il miglior Stradivari che io abbia mai avuto in mano “.”

Coronavirus. Quarantena a quattro zampe

I consigli degli esperti per occuparsi al meglio del proprio cane durante il lockdown nazionale imposto dall’emergenza sanitaria

 Le restrizioni nella libertà di movimento imposte agli italiani dai recenti decreti del governo e il conseguente confinamento in casa, a eccezione di alcuni casi come portare i cani a passeggio, hanno scaturito migliaia di brillanti meme online su persone che portano a spasso animali di peluche o altri oggetti assurdi al guinzaglio, così come i video di cani nascosti perché stanchi di uscire per la strada così tante volte…

La verità è che anche i cani soffrono delle conseguenze di questa crisi sanitaria senza precedenti e dovuta al coronavirus. Daniela Leal, a capo del team dei veterinari di Barkyn, ci fornisce alcuni consigli utili per mantenere i nostri animali domestici attivi da casa e nella migliore salute possibile durante la quarantena.

Attenzione quando usciamo

Sebbene sia consentito portarli fuori, tutte le istituzioni competenti, dal Ministero della Salute alla Protezione Civile, raccomandano che queste passeggiate siano le più brevi possibili ovvero entro 200 metri dalla propria abitazione. “La cosa più importante in questi casi è stare estremamente attenti a non entrare in contatto con altre persone o cani durante la breve passeggiata, né noi né il nostro animale domestico. Si raccomanda inoltre di portare una bottiglia d’acqua con detergente per pulire l’urina e, come sempre, sacchetti per le feci. Quando torniamo dalla camminata è importante pulirsi le gambe con un panno o, meglio ancora, lavarle completamente”, raccomanda Leal. Infine potrebbe essere utile stimolarlo con una pallina per alleviare la sua (e la nostra) frustrazione di non poter passare più tempo in strada.

Mantenerli sempre in forma

Le sporadiche uscite che stiamo facendo in questi giorni per loro non sono sufficienti, pertanto è normale trovarli più irrequieti e stressati del solito: non possono rilasciare tutta la loro energia in strada. Pertanto è importante mantenere alto il loro livello di attività. Prosegue la veterinaria, “oltre a non smettere di portarli a fare una passeggiata, mentre siamo a casa possiamo continuare a giocare con loro: lanciando loro una palla, usando per esempio i giocattoli Kong (quelli in plastica in cui poter nascondere oggetti o premi) per attivarne la stimolazione mentale oppure usando semplicemente una corda, allungandola e tirandola”.

Intrattenimento, una necessità

Uscire e giocare resta sempre la cosa più divertente da fare, ma per passare del tempo possiamo anche fare cose al chiuso. “Ora che avete più tempo da dedicargli, approfittatene per rivedere alcuni comandi, come sedersi o sdraiarsi, magari insegnargliene loro di nuovi. Se avete abbastanza spazio in casa, inseguire di corsa o farsi inseguire dai nostri animali domestici è un gioco divertente che consumerà a entrambi parecchia energia”, spiega la veterinaria.

Un occhio al comportamento

Le dinamiche di tutti stanno cambiando in questi giorni, ci stiamo adattando a nuove circostanze nella nostra vita quotidiana. Gli esseri umani si sentono incerti su questa nuova situazione e l’angoscia dovuta all’isolamento che se ne può scaturire si fa notare dai nostri cani. Pertanto essi possono “sentirsi strani e più irrequieti”. Così come per le persone, affinché il loro comportamento non ne venga influenzato negativamente è importante fare tutto il possibile per intrattenerli e mantenere la normalità.

Alimentazione corretta, sempre

Secondo l’esperta, la dieta dovrebbe essere sempre la stessa, ma allo stesso tempo se l’attività del cane viene ridotta possiamo ridurre la quantità di cibo che gli diamo. “L’alimentazione dei cani deve essere adattata alle loro esigenze particolari con il massimo beneficio e in supporto al loro sistema immunitario. D’altra parte, poiché il fatto di uscire all’aperto è limitato, in questo caso, ordinare cibo online è un’alternativa più sicura”. Tra l’altro questa è anche una buona occasione per tirare fuori il ‘Masterchef’ che è in noi per preparare alcune ricette fatte in casa, apposta per loro. Ovviamente povere di grassi.

Essere consapevoli del proprio stato di salute

Dato che possiamo andare dal veterinario solo in caso di emergenza, possiamo sempre fare un rapido controllo a casa. “Possiamo vedere se il suo umore è cambiato o se ha il pelo sano, cioè uniforme e senza eccessive perdite. Un altro parametro che possiamo verificare è il suo respiro, che dovrebbe essere di 10-30 respiri al minuto mentre è a riposo. Dovremmo anche esaminare i denti, le gengive e la lingua aprendo la bocca per rilevare eventuale placca o infezioni”.

Dubbi e domande frequenti

Il coronavirus ha cambiato il nostro modo di vivere e così sarà per un po’ di tempo. L’accesso al mondo sanitario per tutti i membri della famiglia, compresi i cani, è stato radicalmente modificato dalla situazione in cui ci troviamo. Al fine di aiutare e fornire maggiore tranquillità, Barkyn ha aperto una linea telefonica per ridurre al minimo l’impatto del virus sulle famiglie con animali domestici, in modo che possano risolvere tutti i loro dubbi di tipo veterinario senza dover uscire di casa. La linea, di solito disponibile solo per gli utenti di Barkyn, oggi è aperta a tutti per poter dare delle risposte a tutte le domande di chi vive in casa con animali domestici. “In questi giorni le persone chiedono spesso se COVID-19 colpisce i cani e la risposta è che non ci sono prove per dimostrarlo. I cani non trasmettono né possono contrarre il virus. In molti chiamano inoltre per nuovi sintomi che hanno notato nei loro animali, come il prurito che prima non avevano o altri dubbi in generale, come se dovessero essere vaccinati”.

Per un supporto veterinario gratuito da parte dei professionisti di Barkyn è possibile chiamare il numero 331 872 7553, fino al 31 marzo, dalle 10 alle 20, oppure contattare [email protected]. (www.barkyn.it)

Barkyn

Nato dall’amore per i cani, dalla convinzione che essi siano parte della famiglia e che meritano solo il meglio, il miglior cibo e i migliori consigli per la loro salute, Barkyn è un servizio personalizzato che offre alimenti creati sulla base delle preferenze del proprio cane, oltre a un veterinario assegnato che gli utenti possono contattare 24 ore su 24. Per maggiori informazioni visitate www.barkyn.it

 

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