Università, Caligiuri ai “Magnifici Incontri” di Udine: “Disegnare il futuro italiano essendo attenti all’intelligenza artificiale e al divario Nord e Sud”.

“I tempi della scuola e dell’Università sono i tempi del futuro nel senso che si preparano oggi le persone di domani, in direzione dei futuri possibili, cioè dei futuribili”.

“I tempi della scuola e dell’Università sono i tempi del futuro nel senso che si preparano oggi le persone di domani, in direzione dei futuri possibili, cioè dei futuribili”. Così Mario Caligiuri, Direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, intervenendo a Udine alla quinta edizione dei “Magnifici Incontri” promosso dall’Università di Udine, guidata da Alberto Felice De Toni, e dalla Conferenza dei Rettori delle Universitá Italiane, presieduta da Gaetano Manfredi. Il tema di quest’anno è stato incentrato su “Le Università per la sostenibilità”. Ha poi ricordato che in Finlandia già dalle scuole elementari si studia il futuro, evidenziando la centralità dell’educazione. Infatti, ha ribadito “a qualunque problema sociale, dall’ambiente al fondamentalismo, dallo sviluppo economico ai rischi del digitale, si fa riferimento all’istruzione in quanto tutte le altre ricette sono fallite”. Nelle relazioni di Gunter Pauli ed Enrico Giovannini – ha proseguito – sono emersi spunti molto interessanti per riflettere in profondità sull’ambiente, sull’economia e sull’Europa.

Ha poi ricordato che i cambiamenti climatici sono destinati a incidere nell’ordine mondiale, come anni fa ha evidenziato un rapporto della CIA. Caligiuri ha quindi sottolineato due aspetti. Il primo è quello relativo all’impatto dell’intelligenza artificiale sui processi formativi di scuola e università, che rischiano di continuare a preparare professioni destinate presto a scomparire, poiché tutti i lavori verranno profondamente modificati e in gran parte scompariranno. Ci sono ricerche – ha evidenziato – che prevedono che chi si iscrive oggi a scuola alla fine dei percorsi di studio farà un lavoro che ancora non è stato inventato. Inoltre – ha aggiunto – va tenuta in considerazione la sfida delle università telematiche, poiché negli Stati Uniti tra dieci anni addirittura si prefigura la chiusura del 50 per cento degli atenei tradizionali. Il secondo tema affrontato da Caligiuri è stato il divario nazionale tra Nord e Sud, che a livello scolastico è stato stimato dalla Fondazione “Agnelli” in due anni di differenza, mentre a livello universitario si registra una diversa capacità attrattiva di capitale umano e finanziario. Ha quindi rilevato che a livello ambientale le mafie inquinano la terra e il mare, con rifiuti di varia natura e che sono ormai diventati settori privilegiati dell’economia criminale. L’inquinamento – ha detto – condiziona lo sviluppo economico e culturale ma nulla è irreversibile: Milano fino a qualche anno fa era il simbolo dell’inquinamento dell’aria mentre oggi conquista dei premi per la sostenibilità. Caligiuri ha concluso dicendo che un impegno decisivo è approfondire lo studio del futuro nell’ambito del quale le università hanno un ruolo fondamentale per disegnare quello della società italiana, appunto perché di fronte a problemi epocali non si puó rispondere prevalentemente con provvedimenti di dettaglio.

Il rito democratico – The rite of Democracy

di emigrazione e di matrimoni

di emigrazione e di matrimoni

Il rito democratico

Il nostro sistema elettorale ci da un risultato che riflette la volontà degli elettori, come pretende qualsiasi moderno sistema democratico nel mondo.

Di Gianni Pezzano

L’ Europa ha appena vissuto un weekend di elezioni per il parlamento europeo ed è giusto che facciamo qualche pensiero di cosa vuol dire questo rito, che è l’essenza fondamentale della Democrazia, in qualsiasi sua forma.

I cittadini si presentano al seggio elettorale e fanno il loro segno per esprimere il loro consenso con il programma presentato da uno dei partiti o gruppi indicati sulla scheda elettorale. Però, di tanto in tanto qualcuno mette in dubbio la legittimità della procedura e vale la pena capire cosa succede nel seggio alla chiusura del voto.

Pochi sanno che i maggiori partiti inviano i loro rappresentati allo spoglio e dopo aver partecipato al rito in questo ruolo,   vogliamo descrivere ai lettori la procedura seguita in un’urna elettorale in Italia. Ma dobbiamo anche dire che, dopo avere assistito a vari spogli anche in Australia, la procedura seguita cambia poco da paese a paese, in particolare tra le democrazie avanzate e moderne.

I sigilli

Nel caso italiano il primo atto compiuto dal presidente al momento della chiusura del seggio è di applicare un sigillo all’urna contenente i voti degli elettori, per assicurare il pieno rispetto dei tempi. Durante tutto il corso di questa procedura le persone presenti, sia da parte del Ministero dell’Interno   che i rappresentanti di lista, non possono uscire dalla stanza del seggio fino alla fine dello spoglio per garantire chiarezza e trasparenza del conteggio dei voti.

Dopo il controllo dei numeri degli elettori presentatisi, nel corso del giorno le schede elettorali in eccesso e non utilizzate sono contate per assicurare che non ne manchino e infine queste schede sono rinchiuse in una busta che è sigillata e i sigilli sono firmati da tutti i presenti, compresi i rappresentanti di lista. Questa busta è poi consegnata al responsabile del palazzo dove di solito ci sono più urne e sezioni elettorali.

Da quel momento le uniche schede elettorali presenti nella sezione sono quelle contenute nello scatolone sigillato. Così non c’è più il sospetto di una sostituzione di schede nel corso dello spoglio.

Il conteggio

Il prossimo passo nel rito è di aprire lo scatolone per il conto delle schede elettorali. Nel caso del seggio dove eravamo presenti, le schede sono state separate in base al partito votato dal cittadino individuale e il primo scarto di schede vuote o nulle viene effettuato.

Il secondo passo è costituito dal conto totale delle schede per assicurare che il numero delle schede corrisponda al conteggio del numero di cittadini presentatisi in seggio nel corso della giornata di voto. Nel seggio in cui ci trovavamo i due numeri erano identici al primo conto. Però a volte capita una piccola differenza e questo deve essere risolta prima di procedere alla fase più importane della procedure, la verifica del voto, la distribuzione delle preferenze e lo scarto di eventuali altre schede invalide.

Il conto è semplice ed efficace. Il presidente del seggio, affiancato dai rappresentati di lista, legge a voce alta ogni scheda e ciascuna è registrata in due registri appositi. Questo controllo conferma la visione al momento dell’apertura delle schede, ma in alcuni casi le schede vengono contestate perché incomplete o scorrette, e queste vengono messe da parte per una decisione finale dopo la fine del conto dei voti regolari.

Bisogna fare notare che il concetto principale del controllo delle schede è di rispettare l’intenzione del cittadino. Piccoli sbagli non cancellano la validità del voto se la scheda dimostra una chiara intenzione di voto per partito e/o canditi individuali. In questo momenti il presidente non decide da solo, ma in consultazione e collaborazione con gli altri, compresi i rappresentanti di lista.

A questo punto è uscito il primo numero di voti per ciascun partito/gruppo, cioè gruppi e singole preferenze.

Di seguito le schede contestate sono controllate per determinare la validità o meno di ciascuna. Nel seggio in cui ci trovavamo alcune schede contestate sono state poi giudicate valide e assegnate ai rispettivi partiti/gruppi e le altre sono state messe in una busta sigillata dopo essere state documentate nel registro e contate come “bianche o nulle”.

Il passo finale è il controllo dei conteggi dei registri per assicurare che siano identici, come anche conforme con il conto finale per garantire che il numero totale delle schede, siano valide che invalide, sia uguale al numero totale dei cittadini che hanno votato.

Mentre i responsabili del seggio hanno regolato la documentazione dello spoglio i rappresentanti di lista hanno avvisato i loro uffici dei risultati di quel seggio. In questi casi i rappresentanti spesso hanno moduli da riempire e inviare con un’app dal cellulare oppure da portare a mano nei rispettivi uffici, così i partiti hanno un’idea precisa del proprio andamento elettorale come anche quello dei diretti avversari.

Considerazioni

Nell’osservare queste azioni, sia degli addetti ai lavori che dei rappresentati di lista, si capisce che in termini generali è difficilissimo svolgere brogli elettorali dallo spoglio ed il motivo è legato a due fattori.

Il primo è la lettura a voce alta di ciascun voto e la registrazione in due registri appositi che sono poi firmati da tutti gli addetti ministeriali ai lavori e i rappresentanti di lista. Visto che sono tutti atti ufficiali le conseguenze personali di qualsiasi atto illecito sarebbe pesante. Però non è l’unico controllo del rito.

La presenza dei rappresentanti della lista non vuol dire solo la presenza di osservatori al rito, vuol dire anche che i partiti sono informati in tempo reale dell’esito del voto, e quindi qualsiasi variazione tra la pubblicazione ufficiale del risultato e gli archivi dei partiti sarebbe palese nell’immediato.

Naturalmente e in ogni caso le schede sono soggette ad ulteriori controlli nei giorni dopo il voto e qualsiasi contestazione si svolge sempre alla presenza dei rappresentanti delle liste e quindi di partiti e gruppi rappresentati sulla scheda elettorale.

Per questi motivi è difficile immaginare qualsiasi manipolazione nazionale del voto per ottenere un risultato falso, perché bisognerebbe avere la partecipazione di così tanta gente da renderlo praticamente impossibile. Ed è la prova che alla fine il nostro sistema elettorale ci da un risultato che riflette la volontà degli elettori, come pretende qualsiasi moderno sistema democratico nel mondo.

Il rito della democrazia è essenziale perché è la garanzia non solo dei nostri diritti costituzionali ma è anche il migliore modo di rendere omaggio al sacrificio di chi ha pagato il prezzo più alto in difesa di questi diritti nel corso degli anni. Certo, la Democrazia ha difetti e lo sentiamo ogni giorno ai bar e sui social, però, come disse Churchill, le alternative sono molto, ma molto peggio.

 

di emigrazione e di matrimoni

The rite of Democracy

Our electoral system gives us a result that reflects the will of the electors as demanded by any modern democratic system in the world.

By Gianni Pezzano

Europe had just experienced a weekend of elections for the European Parliament and it is proper that we ponder the meaning of the rite that is the very essence of Democracy in any form.

The citizens go to the polling booths to express their approval with the programme presented by one of the parties or groups indicated on the ballot paper. However, from time to time someone puts in doubt the legitimacy of the procedure and it is worth the effort understanding what happens in the polling booth at the close of voting.

Few know that the main parties send their representatives for the counting and after having participated in this role we want to describe to our readers the procedure followed in a polling booth in Italy. But we must also say that, after having witnessed a number of elections in Australia as well, the procedure followed changes little from country to country, especially amongst the modern advanced democracies.

The seals

In the Italian case the first act carried out by the president of the polling booth at the close of voting is to apply a seal to the ballot box with the ballot papers to ensure full respect of the times. During this whole procedure the people present, whether the electoral officials or the representatives of the political parties or groups cannot leave the polling booth until the end of the count to guarantee clarity and transparency of the counting of the votes.

After a check of the number of voters who attended during the day the excess unused ballot papers are counted to ensure that none are missing and finally these papers are enclosed in a bag which is sealed and signed by all those present, including the party/group representatives. This bag is then handed to the person responsible for the building in which there are usually more than one polling station.

From that moment the only ballot papers in the station are those contained in the sealed ballot box. In this way there is no longer any suspicion of substitution of ballot papers during the count.

The count

The first step in the rite is to open the ballot box to count the votes. In the case of the section where we were the papers were separated into parties according to the vote expressed by the individual citizens and the first removal of blank or invalid votes were carried out then.

The second step was the count of total count of the ballot papers to ensure that the number of papers corresponded to the number of citizens who came to the station over the day. In the section in which we were present the numbers were identical at the first count. However, at times a small difference may occur and this must be resolved before proceeding to the most important phase of the procedure, the verification of the vote, the distribution of preferences and the removal of any other invalid papers.

The count is simple and effective. The president of the section, flanked by the representatives of the parties/groups, reads each paper aloud and each is recorded in two specific registers. This check confirms the vision at the time of the opening of the ballot papers but in some cases they are contested because they are incomplete or incorrect and these are set aside for a final decision after the counting of the valid votes.

We must point out that the main concept of the check of the ballot papers is respect for the intention of the citizen. Small mistakes do not invalidate the vote if the paper shows a clear intention to vote for a party and/or individual candidates. In these moments the president does not decide alone but in consultation and collaboration with the others, including the party/group representatives.

At this point the first number of votes has been determined for each party/group and the individual preferences.

Subsequently the contested ballot papers are examined to determine the validity or not of each. In the section where we were some were judged valid and assigned to the respective parties/groups and the others were placed in a sealed bag after having been documented in the registers and counted as “blank or invalid”.

The final phase was the check of the counts in the registers to ensure they were identical and that they also conformed to the final count to ensure that the total number of ballot papers, whether valid or invalid, was the same as the total number of citizens who had voted.

While the officials of the section finalized the documentation of the count the representatives of the parties/groups advised their offices of the section’s results. In these cases the representatives often have forms to fill in and send via mobile phone App or to take by hand to the respective offices so that the party has a precise idea of its electoral performance and those of the direct rivals.

Considerations

Watching these actions, whether by the electoral officials or the representatives of the parties/groups we can understand that it is extremely hard to carry out electoral fraud on the count and the reason is tied to two factors.

The first is the reading aloud of each vote and the recording of each in the two specific registers which are then signed by the electoral officials and the party/group representatives. Since these are official documents the personal consequences for any illicit act would be severe. However this is not only check of the rite.

The presence of the representatives of the parties/groups not only means the presence of observers for the rite, it also means that the parties are informed in real time of the outcome of the vote and therefore any variation between the publication of the official results and the archives of the parties would be revealed immediately.

Naturally and in any case the ballot papers are subject to further checks in the days following the votes and any contestation is always carried out in the presence of representatives of the candidates and therefore of the parties and groups represented on the ballot paper.

For these reasons it is hard to imagine any national manipulation of the vote to obtain a false result because it would need the participation of such a large number of people as to make it practically impossible. And this is the proof that in the end our electoral system gives us a result that reflects the will of the electors as demanded by any modern democratic system in the world.

The rite of Democracy is essential because it guarantees not only our constitutional rights but it is also the best way to pay homage to all those who paid the ultimate price in defence of these rights over the years. Certainly Democracy has its faults and we hear then everyday at the bar and on the social media, however, as Churchill said the alternatives are much, much worse.

Casalnuovo di Napoli: dopo il flashmob l’antologia dedicata a L’Infinito di Leopardi

Nella giornata del flash mob dedicato a “L’Infinito”, indetto dal Ministro dell’Istruzione, la Città di Casalnuovo di Napoli e l’Associazione “Una Città Che…” hanno presentato ufficialmente la nuova raccolta di poesie e racconti brevi, legata al Premio Letterario “Una Città Che Scrive”, edizione 2019.

L’antologia è interamente dedicata ai 200 anni de L’Infinito di Leopardi: il titolo è “Una Città Che Scrive a… L’Infinito”, e la copertina ritrae il busto in bronzo del sommo poeta, che tiene tra le mani il suo infinito.

L’opera, realizzata dal maestro di sculture Domenico Sepe, impreziosisce gli spazi della Biblioteca Sociale intitolata a Giacomo Leopardi, presso la quale è in esposizione, fino al prossimo 16 giugno, il manoscritto autografo della celebre poesia.

”L’Infinito” esposto nella biblioteca di Casalnuovo, fondata da Giovanni Nappi, è di proprietà del Comune di Visso.

“Questo è il tempo della memoria. Scrivere è un gesto di grande prodigalità, di enorme attenzione nei confronti del destinatario; è un atto che ci rende irresistibili al tempo, insubordinati allo spazio, immortali. Non si affievolisca la necessità di scrivere lettere, si tirino fuori le emozionimettendole in riga su una pagina, nero su bianco. Per guardare meglio, per riflettere, per far riflettere”, recita la quarta di copertina dell’antologia.

Lavorare nella moda, l’Italia il paese migliore: ecco da dove cominciare

Lavorare nel mondo della moda è il “sogno impossibile” di tanti giovani intraprendenti, ma la realtà ci dice che spesso questo sogno non è così impossibile da raggiungere.

Lavorare nel mondo della moda è il “sogno impossibile” di tanti giovani intraprendenti, ma la realtà ci dice che spesso questo sogno non è così impossibile da raggiungere. Basta partire con il piede giusto, in un mondo incantato e affascinante, quale quello della moda, che ama mettersi in mostra e che riesce sempre a sedurre tantissimi giovani.

Una calamita per talenti già formati e per altri che stanno nascendo, che si chiedono: come riuscire ad entrare nel mondo della moda? Come farsi notare e fare carriera in questo settore così ambìto in tutto il mondo?

Innanzitutto bisogna dire che chi è nato in Italia e desidera lavorare nel mondo della moda è molto fortunato, perché il Bel Paese è una vetrina di grandissima importanza nel mondo, per quanto riguarda la moda e i suoi esclusivi show.

Per fare carriera nel mondo della moda la prima cosa da fare è investire su se stessi tramite la formazione per specializzarsi in una professione specifica legata al mondo della moda.

Molto importanti sono quindi i corsi professionali nel settore moda riconosciuti a livello internazionale, che prevedono un percorso formativo assecondato da stage e tirocini in aziende di settore, che possono trasformarsi in un vero e proprio trampolino di lancioper una carriera lavorativa.

In molti settori dell’economia italiana si sente spesso parlare di fuga di cervelli, una realtà che altrettanto spesso non riguarda il mondo della moda, perché è molto più accessibile di quanto si creda, restando in Italia.

Lo stivale italiano riesce infatti a catturare l’attenzione di tantissimi studenti stranieri europei e non solo,che vengono a vivere nel nostro Paese per intraprendere uno specifico percorso di studi e fare carriera.

Quindi logico chiedersi: se in tanti giungono da lontano in Italia perché mai i ragazzi italiani dovrebbero andare via?

Basta scegliere di formarsi con uno dei tanti corsi di formazione, veri e propri pilastri di un mondo ben strutturato.

Restare in Italia e guardare al futuro: una realtà spesso sottovalutata

L’Italia, oltre a offrire una vasta  scelta di formazione, in quella che è una delle vetrine più importanti della moda internazionale, si presenta anche come una grande vetrina digitale.

Questo non significa che le tradizionali figure professionali, che da sempre operano nel settore, sono diventate meno importanti o stanno scomparendo.

La tradizione oggi ha sposato l’innovazione e le nuove tendenze digitali hanno fatto nascere nuove figure professionali specializzate, che operano proprio per far conoscere il lavoro fatto da chi nel settore già occupa posizioni tradizionali.

Le figure professionali richieste dalla moda

Oggi nel settore si parla tanto di comunicazione efficiente del brand in quello che è un mondo digitale che strizza l’occhio allo stile. Sono tantissime infatti le figure professionali richieste dalla moda 2.0: fashion event coordinator, fashion design manager, e-commerce manager, l’esperto di content marketing, il cool hunter e così via.

Questo per sottolineare quanto detto prima: il consiglio principale per lavorare nella moda è essenziale una formazione specifica, preferibilmente in una scuola in grado di dare una preparazione adeguata.

Una delle scuole più importanti si trova in Toscana, l’Istituto Modartech(www.modartech.com), esattamente a Pontedera  (Viale Rinaldo Piaggio, 7), che forma e assiste ogni anno numerosi studenti grazie ad una intensa collaborazione con oltre 500 aziende del settore, sia tramite stage e sia con successive offerte lavorative.

Con un dato significativo che parla su tutti: l’87% di studenti della scuola trova lavoro già entro i primi 6 mesi dal termine dei corsi di formazione. E quest’anno alcuni suoi studenti sono finalisti a “Milano Moda Graduate” e a “CNA – Federmoda Concorso Professione Moda Giovani Stilisti – RMI in collaborazione con AltaRoma”.

Due eventi da non perdere

Per chi coltiva il sogno di lavorare nel mondo della moda la scuola apre le sue portesabato 1 giugno, con un Open Day per conoscere da vicino i vari percorsi formativi in partenza da ottobre 2019 che riguardano le aree abbigliamento, calzatura, accessori e comunicazione.

L’evento è gratuito, previa registrazione da effettuare all’indirizzo www.modartech.com/open-day.html.

Da non perdere anche il Fashion Show il prossimo 7 giugno, evento durante il quale le creazioni dei giovani talenti dell’Istituto sfileranno in passerella di fronte ad un pubblico d’eccezione composto da esperti del settore, giornalisti e aziende.

Anche qui la partecipazione è gratuita e su invito, da richiedere tramite la pagina www.modartech.com/modartech-fashion-show-futur-is.html.

Per chi volesse ricevere maggiori informazioni consigliamo di scrivere alla mail orientamento@modartech.com o di telefonare al numero 0587 58458.

Truffa Diamanti: Federcontribuenti, condannate banche al rimborso totale più le spese legali

Il maxi sequestro di 700 milioni di euro a banche e società intermediarie non significa che i truffati avranno il risarcimento automatico, ma si dovranno attivare in maniera corretta con l’assistenza di esperti in materia

di Romolo Martelloni

”Lo scorso 23 maggio una nuova sentenza a favore di un utente bancario convinto ad acquistare diamanti. Il tribunale di Verona ha condannato Banco Bpm a risarcire un investitore dalla compravendita di diamanti di Intermaket Diamond Business”. Lo rende noto Federcontribuenti che esorta gli utenti e associati  ” di non accettare le proposte delle banche ma di andare avanti con le azioni legali”. Spiega l”avvocato Marco Alberto Zanetti di Federcontribuenti: ”molti nostri associati sono stati tentati ad accettare le proposte avanzate dalle stesse banche che gli avevano venduto i diamanti evitando un azione legale. Li abbiamo convinti invece a procedere legalmente proprio per vedersi riconosciuto il totale rimborso di quanto investito. Il maxi sequestro di 700 milioni di euro a banche e società intermediarie non significa che i truffati avranno il risarcimento automatico, ma si dovranno attivare in maniera corretta con l’assistenza di esperti in materia”.Tra il 2015 e il 2017 circa 150.000 italiani, fa presente Federcontribuenti “sono stati convinti dal proprio funzionario della Banca di fiducia ad acquistare diamanti da investimento; una stima precisa del totale non l’ha nessuno ma se facciamo una media di 30 mila euro per consumatore la cifra diventa presto vertiginosa, circa 5 milioni di euro. Dopo lo scandalo e le sanzioni le banche iniziano a far circolare voci su possibili rimborsi e incentivano a presentare domande, ma – consiglia infine Federcontribuenti – bisogna andare avanti per evitare rimborsi parziali”. 

Caltanissetta, all’ospedale Sant’Elia il farmaco rivoluzionario contro la Sclerosi Multipla

Ottima qualità della vita da garantire ai pazienti affetti da Sclerosi Multipla con la somministrazione del farmaco Ocrelizumab, avvenuta a Caltanissetta all’ospedale Sant’Elia, tra i primi in Sicilia ad utilizzare la molecola su tre persone affette dalla malattia neurodegenerativa e che ne interesserà altri affetti dalle forme primariamente e secondariamente progressiva, non trattabili con farmaci specifici fino a poco tempo fa.

Una patologia complessa, le cui cause sono ancora non del tutto conosciute e che, secondo quanto riportato da studi scientifici potrebbe essere in parte determinata da fattori ambientali e genetici, classificanta nel gruppo delle malattie multifattoriali é la Sclerosi Multipla. Nel mondo sono circa 2,3 milioni le persone che soffrono di questa malattia neurodegenerativa che può esordire a ogni età con una perdita o danno di mielina (materia bianca del cervello, cervelletto e midollo spinale), di cui 600.000 in Europa e oltre 122.000 in Italia. Come combattere contro le lesioni a carico del sistema nervoso centrale? A Caltanissetta, nella Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla dal 25 maggio al 2 giugno, arriva una buona notizia: già da due settimane viene somministrato al reparto di Neurologia dell’ospedale di Sant’Elia, centro Hub di riferimento della patologia, un nuovo farmaco di ultima generazione, l’Ocrelizumab. Tre i pazienti sottoposti al trattamento e ne interesserà altri con due diversi tipi di Sclerosi Multipla fino a poco tempo fa non trattabile con farmaci specifici: la forma primariamente progressiva e quella secondariamente progressiva. Ad annunciare l’avvio del trattamento Michele Vecchio, presidente regionale della Società italiana di neurologia, al congresso «Highlights in Neurology» tenutosi a Pantelleria il 20 maggio: «É un farmaco che garantisce efficacia, sicurezza – spiega Vecchio – e consente anche un’ottima qualità della vita dei pazienti. Passiamo infatti dalle terapie iniettive che si facevano ogni giorno, o tre volte alla settimana, a questo farmaco che viene somministrato una volta ogni sei mesi. Siamo stati tra i primi in Sicilia, questo grazie anche alla sensibilità del direttore generale dell’Asp di Caltanissetta Alessandro Caltagirone, visto che è un farmaco molto costoso che incide parecchio sul bilancio. Questo trattamento investe due categorie di pazienti per le quali fino ad oggi non vi era alcun tipo di trattamento».

Oggi, di questa malattia non si muore, l’obiettivo è di evitare che essa progredisca, che non si arrivi alla disabilità e l’Ocrelizumab è in grado di fornire un prezioso aiuto. Si tratta di una molecola approvata dall’ AIFA(Agenzia italiana del Farmaco) il cui utilizzo in Italia è stato possibile grazie al percorso di studi e di sperimentazioni che ne hanno dimostrato il potenziale terapeutico ed in seguito all’approvazione da parte dell’EMA(Agenzia Europea per i Medicinali) nel gennaio 2018, ne hanno riconosciuto i benefici . Sulla base di studi clinici è stato osservato che il farmaco progettato per agire in maniera selettiva nei confronti delle cellule B CD20+, un tipo specifico di cellule immunitarie considerate tra le principali responsabili del danno alla mielina, si lega alle proteine della superficie cellulare CD20, espresse su alcune cellule B, ma non sulle cellule staminali o sulle plasmacellule, consentendo così di preservare importanti funzioni del sistema immunitario.

Austria. Governo di estrema destra sfiduciato dopo uno scandalo di corruzione

Il vice-cancelliere Heinz-Christian Stranche è stato ripreso mentre prometteva favori e denaro ad un’ “attraente” donna russa. Elezioni previste per settembre. I nazionalisti favoriti nei sondaggi.

Due giorni fa il Parlamento austriaco ha sfiduciato il governo di estrema destra presieduto da Sebastian Kurz, il capo del “Partito della Libertà” (FPO) che, 18 mesi fa, ha stravinto le ultime elezioni nazionali, diventando cancelliere a 32 anni ed il leader più giovane d’Europa. Ma a 525 giorni dal trionfo,  Kurz ha dovuto fare i conti con un  recente scandalo che ha mandato in frantumi la sua maggioranza. Il vice-cancelliere Heinz-Christian Strache è stato ripreso mentre prometteva appalti pubblici e favori ad una presunta imprenditrice russa che, in cambio della “benevolenza” del politico, avrebbe dovuto versare ingenti somme di denaro a FPO per la campagna elettorale. Il video, pubblicato dal giornale tedesco Der Spiegel, ha portato alle dimissioni di  Strache, tradito dall’aspetto della russa, “donna attraente”.

«Si è trattato di un comportamento da macho, derivato dall’ubriachezza- si è giustificato  Strache durante il suo ultimo discorso da vice-cancelliere- volevo anche impressionare la donna attraente, mia ospite. Mi sono comportato come un ragazzino spaccone ed ho agito con troppa enfasi ed in maniera vergognosa». Con le dimissioni del numero due del governo, il premier Kurz sperava di arginare le critiche rivolte contro di lui. Ma invano. Lo scandalo era esploso e il terremoto generato nell’opinione pubblica ha fatto tremare anche il Parlamento e distrutto la maggioranza di Kurz. I socialdemocratici dell’SPO, gli alleati di governo dell’FPO,  hanno appoggiato la mozione di sfiducia presentata dall’opposizione, segnando la fine della leadership sovranista. Ora un governo tecnico traghetterà l’Austria fino alle prossime elezioni nazionali, previste per settembre prossimo. Sebbene in crisi, il Partito della Libertà è il favorito nei sondaggi. Alle ultime europee ha raggiunto il 35%.

UNICEF: 29.000 figli di foreign fighters hanno bisogno di sostegno in Siria; quasi 1.000 in Iraq

Dichiarazione del Direttore Generale dell’UNICEF Henrietta Fore

 “Le migliaia di figli di foreign fighters in campi, centri di detenzione o orfanotrofi in Siria, Iraq e in altri luoghi sono tra i bambini più vulnerabili del mondo. Vivono in condizioni terribili tra minacce costanti alla loro salute, sicurezza e benessere. Hanno scarso supporto familiare: molti sono bloccati con le loro madri o con persone che se ne prendono cura, altri invece sono completamente soli.

Solo in Siria, l’UNICEF stima che ci siano circa 29.000 bambini figli di foreign fighters, molti sotto i 12 anni; circa 20.000 bambini provengono dall’Iraq e altri 9.000 da circa 60 paesi. Si ritiene che altri 1.000 figli di foreign fighters siano in Iraq.

Questi bambini sono stati doppiamente respinti – stigmatizzati dalle loro comunità ed emarginati dai loro governi. Affrontano enormi problemi di tipo legale, logistico e politico per accedere a servizi di base o ritornare nei loro paesi di origine.

La maggior parte di questi bambini sono nati in aree in conflitto controllate dallo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante o sono arrivati con i loro genitori.  Gli altri – la maggior parte ragazzi – sono stati costretti o manipolati a supportare gruppi armati o hanno dovuto farlo per sopravvivere. Tutti sono vittime di tragiche circostanze ed enormi violazioni dei loro diritti. Devono ricevere cure ed essere trattati come bambini.

Pur riconoscendo il diritto sovrano di ciascun paese a proteggere gli interessi di sicurezza nazionale, l’UINICEF chiede agli Stati Membri di rispettare i propri impegni a proteggere ogni persona sotto i 18 anni in accordo con la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, fra cui questi bambini che si sono ritrovati collegati a gruppi armati nei loro territori o all’estero. Sono inclusi anche i bambini cittadini di questi Stati membri o nati da loro cittadini.

In particolare, l’UNICEF esorta gli Stati membri a:

Fornire i documenti civili ai bambini che sono loro cittadini o che sono nati da loro cittadini;

Impedire che questi bambini siano o diventino apolidi;

Sostenere il loro ritorno sicuro, dignitoso e volontario e il loro reinserimento nei paesi di origine;

Per i minorenni detenuti, garantire che la detenzione sia una misura di ultima istanza e per il più breve tempo possibile.

Per i minorenni che hanno superato l’età della responsabilità penale e che sono accusati di atti criminali, assicurarsi che siano applicate le norme riconosciute a livello internazionale per un processo equo e la giustizia minorile.

Questi bambini devono essere trattati innanzitutto come vittime, non colpevoli. Ogni decisione che li riguarda, compreso il rimpatrio, deve essere presa in considerazione del loro superiore interesse e in pieno accordo con gli standard giuridici internazionali.

L’UNICEF sta lavorando con una serie di partner compresi gli Stati Membri, organizzazioni internazionali e altri partner delle Nazioni Unite, per aiutare ad assicurare un approccio coordinato e coerente su questo tema.

Finora, solo una piccola parte di bambini è stata rimpatriata. Per i paesi che hanno richiesto il supporto dell’UNICEF, i nostri team hanno facilitato il rimpatrio di oltre 270 bambini. Questo sostegno ha incluso contatti con rappresentanti di consolati e ministeri, assistenza legale, accompagnamento dei bambini nei loro paesi e un aiuto per reintegrarli nelle loro famiglie e comunità.

Dato che migliaia di figli di foreign fighters si trovano ancora in queste terribili condizioni in Siria, Iraq e altrove, l’UNICEF ritiene che la comunità internazionale debba fare di più per proteggerli.

L’UNICEF è profondamente preoccupato per il destino di migliaia di bambini siriani e iracheni che hanno vissuto sotto il controllo dello Stato Islamico nei loro paesi e che continuano ad essere a rischio. Anche per questi bambini la detenzione dovrebbe solo essere una misura di ultima istanza e dovrebbero essere applicati standard di giustizia minorile internazionale. Tutti i bambini colpiti dal confitto in Siria e in Iraq devono vedere i loro diritti rispettati sempre”.

 

In tutte le librerie “Al Tayar. La corrente”, un Egitto caotico e affascinante nel romanzo di Mario Vattani

Mercoledì 29 maggio al Circolo degli Esteri la presentazione con Vittorio Sgarbi e Pia Luisa Bianco


Al Tayar, nel nuovo romanzo di Mario Vattani (edito da Mondadori), da pochi giorni in tutte le librerie, è la corrente del Nilo, una forza irresistibile e onnipresente che guida il nostro destino. Vattani, diplomatico e scrittore, dopo il successo del suo noir giapponese ‘Doromizu. Acqua torbida’ (Mondadori, 2016), ambienta il suo nuovo libro nella capitale di un Egitto caotico e affascinante che conosce bene perché vi ha vissuto a lungo da console. Protagonista di ‘Al Tayar’ è Alex Merisi, venticinque anni e un lavoro da fotografo ormai abbandonato. Il giovane è sedotto dal fascino di una metropoli in preda agli spasmi di un regime morente e vi intravede l’occasione per conquistarsi una seconda vita, anche se significa lasciarsi trascinare nel mondo terrificante del traffico di organi.

La presentazione del libro, moderata da Stefania Viti, con Vittorio Sgarbi, Pia Luisa Bianco e l’Ambasciatore Raffaele de Lutio, si terrà mercoledì, 29 maggio alle 19.00 al Circolo degli Esteri della Farnesina.

Mario Vattani è nato a Parigi nel 1966. Dopo gli studi in Inghilterra, all’età di ventitré anni è entrato in carriera diplomatica. Ha lavorato negli Stati Uniti, in Giappone e in Egitto, proprio al Cairo, dove è ambientato questo libro. Appassionato di arti e culture orientali, parla correntemente il giapponese. Nel 2016 ha pubblicato con Mondadori il romanzo Doromizu. Acqua torbida.

Le tre strade di Franca Viola: sottomissione, vendetta o coraggio

Il no di Franca Viola del 1965 che cambiò nel corso degli anni la sorte delle donne italiane. Dei 22 anni di pena chiesti dal pubblico ministero, Melodia venne condannato a 11 anni per violenza carnale, violenza privata, lesioni, minacce e per il ratto a scopo di matrimonio.

La Legge 544 del Codice Penale italiano, abrogata nel 1981, recitava così: Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti.

Era la legge sul matrimonio riparatore in caso di violenza sessuale. Una legge contenuta nel Codice Penale e che, paradossalmente, non comminava alcuna pena, ma anzi legittimava un comportamento criminale, lo stupro, regalando un “uscite gratis di prigione” a chiunque lo avesse potuto e voluto commettere. Una legge che aveva la peculiarità di tutelare la società, la morale pubblica e il buon costume, evidentemente ritenuti da salvaguardare a tutti i costi anche con misure riparatorie eccezionali, quali il calpestare i diritti umani della vittima, della persona offesa. Una legge talmente “sentita” nella società italiana del tempo, che contribuiva a porre uomo e donna su due piani sfalsati, non paritari, l’uno di dominio, l’altro di sottomissione, sconfessando in definitiva sé stessa e il suo essere “uguale per tutti”. Una legge che tramutava la vittima in colpevole – colpevole di vergogna e disonore -, e alla quale non lasciava altra scelta se non quella di sottomettersi e accettare passivamente un matrimonio con il proprio aguzzino per mondare tale onta da sé e dalla propria famiglia, altrimenti additate con disprezzo e bandite dalle relazioni sociali più comuni, prima fra tutte la possibilità per la vittima di rifarsi una vita con qualcun altro. Nessuno, infatti, secondo la mentalità dell’epoca che considerava sostanzialmente la donna come un oggetto di proprietà dell’uomo, padre o marito che fosse, avrebbe acconsentito a prendere in moglie una donna “già usata” da qualcun altro.

Ebbene, come detto, questa legge fu abrogata nel 1981. Il processo di abolizione però partì molto prima, nel 1965 per la precisione, e non iniziò grazie a interpellanze parlamentari o a causa di scioperi e proteste di piazza di una moltitudine di italiani indignati per l’assurdità dell’ordinamento giuridico. Cominciò il giorno in cui una ragazzina di 17 anni, nata e cresciuta in una Sicilia conservatrice e dalla mentalità chiusa e sessista, disse no. Cominciò il giorno in cui una figlia di 17 anni trovò il supporto di suo padre e di sua madre nel farsi carico di tutto ciò che quel no avrebbe significato: dileggio, persecuzione, disprezzo, oltraggio e disonore. Cominciò il giorno in cui una donna di 17 anni si ribella al sistema e, delle tre strade che si trovò di fronte, decise di scegliere quella più difficile e ardua da percorrere, ma facendolo a testa alta. Sempre.

Franca Viola è il nome di quella donna e le tre strade che aveva davanti, dopo essere stata rapita e stuprata dall’ex fidanzato Filippo Melodia, erano tutte previste dall’ordinamento italiano.

La prima strada è quella con cui abbiamo aperto l’articolo: il matrimonio riparatore. Melodia, respinto da Franca e dalla famiglia di questa per le sue connivenze mafiose, fu tanto certo di poter fare affidamento sulla suddettalegge in vigore che rapì Franca, tenendola segregata per una settimana e violentandola, sapendo bene che, in tal modo, lei non avrebbe potuto fare altro che sposarlo,pena lo “svergognamento” sociale, e che luiavrebbe potuto contare sul perdono di tutti i suoi crimini grazie alla legge. Se Franca avesse percorso questa strada, ci sarebbe stata la cosiddetta “paciata”, l’incontro tra le due famiglie per metterle davanti al fatto compiuto, seguita dall’accettazione da parte della vittima di rimanere per il resto della vita accanto a chi l’aveva violentata. L’onore della famiglia e della ragazza sarebbe stato ripristinato, e l’onta infamante dimenticata, così come i crimini commessi da Melodia. Ebbene, Franca Viola disse no al matrimonio riparatore e alla sottomissione.

La seconda strada percorribile avrebbe visto il padre di Franca, Bernardo, protagonista. Il Codice Penale italiano, nell’articolo 567 (abrogato anch’esso nel 1981) permetteva, in alternativa al matrimonio riparatore, di lavare con il sangue l’onta subita. Bernardo avrebbe quindi potuto uccidere Melodia, commettendo il cosiddetto “delitto d’onore” per ripulire il disonore sceso sulla figlia e sulla propria famiglia al momento dello stupro. La pena, in questo caso, era dai 3 ai 7 anni, che per un omicidio intenzionale non è praticamente nulla. Un’altra legge, quindi, che non puniva realmente, non come avrebbe dovuto per lo meno, ma legittimava un crimine, l’omicidio, concedendo una pena fortemente attenuata al suo esecutore.Ebbene, Franca Viola e suo padre Bernardo dissero no al delitto d’onore e alla vendetta.

È vero le due leggi in questione, in qualche modo, si compensavano, dando i mezzi, sia alla vittima che all’aguzzino, di risolvere la questione in un modo o nell’altro. Ma oggi ci appare lampante quanto sia evidente la distorsione di valori e diritti che si nascondeva dietro a queste leggi. È la giustizia che calpesta sé stessa.

Eppure, esisteva anche una terza opzione, che nessuno, a quel tempo, prendeva mai seriamente in considerazione, soprattutto in una Sicilia retrograda e contadina, controllata dalla mafia e da una mentalità sessista di stampo fascista. Fu questa la strada intrapresa da Franca, da suo padre Bernardo e dalla madre Vita: rivolgersi alle forze dell’ordine, denunciando Melodia e i suoi complici di rapimento, violenza carnale, percosse, minacce. Il risultato fu che i carabinieri fecero irruzione nell’abitazione dove Franca era tenuta prigioniera e arrestarono i rapitori.

Già, la terza opzione che a noi oggi pare tanto scontata, laggiù, nella Sicilia di quegli anni, non lo era affatto. Quella strada infatti significava mettersi contro il sistema, contro abitudini radicate, contro la mentalità di una terra e di una nazione intera. Significava cercare di camminare, da quel giorno in avanti, a testa alta, senza badare a chi avrebbe tolto loro il saluto, alle amicizie che sarebbero evaporate, alla vergogna, al disonore, al bando e all’esilio sociale, continuando a essere “colpevoli” di disonore per tutti. Significava percorrere il proprio cammino, certi della propria integrità di uomini e donne, certi che la legge, per quanto sbagliata, un giorno avrebbe dato loro ragione.

E così fu, almeno in parte. Dei 22 anni di pena chiesti dal pubblico ministero, Melodia venne condannato a 11 anni per violenza carnale, violenza privata, lesioni, minacce e per il ratto a scopo di matrimonio. La legge sul matrimonio riparatore venne consideratacome attenuante, un controsenso impensabile considerato che la condanna stessa, oltre che la volontà di Franca, la escludevano.

Una vittoria a metà, forse, per Franca, che segnò però l’inizio di una nuova vita. Tre anni più tardi convolò a nozze con il compaesano Giuseppe Ruisi, che coraggiosamente insistette nel volerla sposare, nonostante la fama di “svergognata” e il timore di possibili rappresaglie da parte della famiglia di Melodia.

Non ci fu però alcuna rappresaglia e la coppia poté vivere tranquillamente la propria vita, crescendo due figli che in seguito diedero loro due nipoti. Filippo Melodia, d’altro canto morì per un colpo di lupara poco tempo dopo la sua uscita dal carcere. Due destini ben diversi, dunque, che rappresentano bene le strade scelte dai protagonisti di questa vicenda e rendono a Franca quella giustizia che risultò in parte manchevole al processo. Eppure, dopo quel processo, il vero cambiamento non fu tanto nella vita di Franca, ma riguardò la vita di tutte le donne in Italia e l’intera società.

Franca fu la prima a dire no. Un no che è stato il primo passo verso l’emancipazione della donna in Italia. Un no che ha smosso politici e governi, decretando infine l’abolizione dei due articoli di legge, quello sul matrimonio riparatore e quello sul delitto d’onore, che consideravano i rispettivi crimini dal solo punto di vista dell’oltraggio alla morale e non come reati alla persona. Un no che ha riportato aguzzini e vittime nelle giuste posizioni, senza possibilità di fraintendimenti. Un no che ha trasformato una ragazza di 17 anni in un Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, un’onorificenza tra le più importanti in Italia. Un no che è diventato simbolo di dignità, di parità tra uomo e donna, di coraggio e di cambiamento.

Quel no di Franca Viola non ha cambiato solo l’ordinamento giuridico italiano, ma ha cambiato gli italiani, uomini e donne. Quindi, grazie Franca per aver detto no.

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