Artrite reumatoide. Farmaci biosimalari: come scegliere la giusta terapia?

Solo in Italia sono oltre 300 mila le persone affette da artrite reumatoide. Una malattia reumatica che colpisce 1 persona ogni 200, in prevalenza donne (circa il 75%).Si tratta di una patologia infiammatoria autoimmune, invalidante e a carattere sistemico, che può provocare al paziente dolore e deformazione articolari fino a giungere alla perdita delle proprie capacità funzionali.

 

Le persone affette da questa patologia hanno una qualità di vita compromessa. Si calcola che in Italia oltre il 25% dei pazienti sia parzialmente limitato nell’attività professionale e nel tempo libero, e il 4% sia affetto da disabilità completa.

Durante la recente presentazione del Position Paper del Collegio dei Reumatologi Italiani (CReI) è stata resa nota un’indagine sull’utilizzo dei biosimilari in reumatologia, gastroenterologia e dermatologia. «Questo studio dimostra che esiste un’area di sottotrattamento che riguarda i pazienti affetti da artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante, nonché per quelli affetti da psoriasi e malattie infiammatorie croniche intestinali. I dati di prevalenza in Italia delle patologie selezionate sono stati tratti dalle fonti di letteratura scientifica più aggiornate. Il numero dei pazienti eleggibili a biologico è stato rilevato dalle linee guida e dalle fonti di letteratura scientifica più aggiornata. Per quanto riguarda il consumo di farmaci sono stati utilizzati dati di mercato», dichiara il Dottor Enrico FusaroDirettore della Reumatologia dell’Ospedale Molinette-Città della Salute di Torino ed ex consigliere del CReI. «Su un campione di 200.000 pazienti affetti da artrite reumatoide, in Italia sono circa 58.000 i pazienti eleggibili al trattamento con biologico di cui solo 38.000 sono effettivamente trattati. Come conseguenza, in Italia, sono circa 20.000 i pazienti affetti da artrite reumatoide in sottotrattamento. Considerando le principali malattie autoimmuni che prevedono l’utilizzo di biologico, emerge che in Italia ci sono circa 200.000 pazienti potenzialmente eleggibili non trattai con biologico, con un range variabile da 100.000 a 300.000». Fondamentale, comunque, continua a essere la diagnosi precoce: «È determinante, quanto l’opportuno percorso del paziente che parte dal medico di medicina generale, il quale deve essere in grado di riconoscere i sintomi di sospetto della patologia, per arrivare al centro che dovrà riuscire ad accoglierlo in tempi brevi e a impostare il percorso diagnostico e terapeutico. I biosimilari costituiscono un’opportunità non solo per controllare la spesa ma anche per destinare risorse a un numero più ampio possibile di pazienti», conclude il Dottor Fusaro.

 

Secondo quanto pubblicato dall’Eular nel 2017 tutti i farmaci biotecnologici sono stati messi sullo stesso identico piano al fallimento della terapia convenzionale.

Come è possibile scegliere la terapia adatta per le persone affette da questa patologia? «È importante razionalizzare che prima di adottare una terapia è necessario conoscere bene il paziente e garantirgli un percorso ad hoc, studiato apposta per le sue esigenze. Detto questo il farmaco più utilizzato per la cura delle artriti, il cosiddetto farmaco ancora, è il Metotrexato», afferma il Dottor Roberto Gorla, della Reumatologia Spedali Civili di Brescia. «In caso di fallimento del farmaco ancora si può ricorrere a farmaci biologici. Nel momento in cui il paziente mostri una remissione stabile della patologia si può giungere anche alla riduzione della loro posologia, fino, in alcuni casi, anche alla totale sospensione. Situazione, questa, che comporta sia un maggior risparmio economico che un minor rischio di effetti collaterali per la persona in cura».

Borgo d’Autore a Venosa: tra gli ospiti Roberto Napoletano e il Signor Distruggere

La terza edizione del festival del libro propone oltre 50 appuntamenti dall’8 al 10 giugno

 

 Torna a Venosa (Potenza), dall’8 al 10 giugno 2018, il festival del libro Borgo d’Autore, ideato e organizzato dall’associazione culturale «Il Circo dell’Arte» con l’obiettivo di promuovere la lettura e l’aggregazione intorno al libro. Anche la terza edizione della rassegna vedrà la partecipazione di scrittori, saggisti, poeti e studiosi, che interverranno per presentare i loro libri e dialogare con giornalisti e personalità del mondo della cultura. Tra gli ospiti spiccano i nomi del blogger Vincenzo Maisto, della giornalista Marta Ottaviani, dell’archeologo Paolo Brusasco e del giornalista Roberto Napoletano. Il programma dettagliato del festival è disponibile sul sito www.borgodautore.com.

Tutti gli incontri con gli autori si svolgeranno in Piazza Orazio, centro nevralgico della manifestazione, dove sarà allestita anche la fiera dell’editoria, con oltre trenta case editrici provenienti da tutta Italia, che proporranno al pubblico i libri del proprio catalogo. Tra gli altri appuntamenti, tutti gratuiti, previsti anche dibattiti, laboratori, spettacoli, aperture straordinarie di monumenti in collaborazione con il Fai – Fondo Ambiente Italiano e, nell’area di Piazza Umberto I, iniziative dedicate ai ragazzi realizzate con il supporto delle scuole. Partendo dai libri, il festival tratterà di cultura a 360 gradi, dando visibilità anche ad alcune importanti manifestazioni storico-culturali che sono riuscite a favorire la promozione turistica del proprio territorio di riferimento.

Borgo d’Autore si prefigge di portare il mondo del libro fuori dai contesti tradizionali, per recuperare l’idea della piazza come “agorà”, luogo di incontro, di parole e di festa. Allo stesso tempo punta a rilanciare la città di Venosa come centro propulsivo di cultura, proponendosi come un’occasione di richiamo turistico per un pubblico di ampia provenienza geografica interessato alla lettura e allo svago culturale. La dimensione raccolta del borgo antico di Venosa permette di avvicinare autori e lettori, annullando così le abituali distanze e recuperando il piacere del dialogo, dello scambio e della conversazione.

Borgo d’Autore 2018 prenderà il via venerdì 8 giugno, con l’inaugurazione del festival e l’apertura della fiera dell’editoria alle ore 17. Il primo incontro in programma sarà con gli autori Mimmo Oliva e Francesco Saverio Minardi, per parlare di strategie di sviluppo dei territori del Sud. Si proseguirà con la presentazione dei libri “Se ci sono due alberi” dell’autrice lucana Anna R.G Rivelli, anche direttrice della rivista d’arte Sineresi, e “Lo Straordinaro” della scrittrice Eva Clesis. A seguire un confronto a più voci sul viaggio in Basilicata ieri e oggi, con gli studiosi Teresa Zeppa e Virgilio Iandiorio, l’urbanista Armando Sichenze e lo scrittore Arsenio D’Amato. Ancora di Basilicata si parlerà con Mauro Patanella, direttore editoriale della rivista Pagine Lucane, e con la professoressa Patrizia Del Puente, responsabile del progetto A.L.Ba (Atlante Linguistico della Basilicata). In serata il festival ospiterà il corteo storico “Palatium Sanctii Gervasii – Da Federico II a Manfredi” di Palazzo San Gervasio (PZ), che rievoca le gesta del re Manfredi di Svevia. Seguirà l’incontro con lo scrittore Nicola Viceconti, che racconterà il suo ultimo romanzo “Vieni via”, accompagnato dalla voce della cantante argentina Marcela Gargia. Chiuderà la serata il concerto degli AcademiA, che proporranno brani della canzone d’autore italiana da Fabrizio De Andrè a Max Gazzè.

La giornata di sabato 9 giugno si aprirà alle ore 10 presso l’auditorium San Domenico, con il convegno “Italiano: appunti e disappunti”, a cura di Natale Fioretto, docente di Lingua italiana all’Università per Stranieri i Perugia. Dalle 11 in Piazza Orazio saranno presentati i volumi “Lessico lirico” di Enrico Costa e “Amor di terra lontana” di Mariagraziella Belloli. Ospite della sezione “Sguardi Altrove” sarà una delegazione in costume della “Rievocazione Storica del Dono delle Sacre Spine”, reliquie che la città di Ariano Irpino (AV) ricevette nel 1269 da Carlo I d’Angiò.

Molte altre presentazioni sono previste nel pomeriggio di sabato: dal volume “Tolkien e l’Italia” di Oronzo Cilli, uno dei maggiori studiosi italiani di J.R.R. Tolkien, al libro “A metà del sonno” di Emiliana Erriquez, da “Coraggio… è semplice” del magistrato Giuseppe Pellegrino al romanzo “Un secondo dopo l’altro” del giornalista e scrittore Gabriele Ziantoni. Spazio anche alla poesia con il reading di Anita Piscazzi e Matteo Greco. In apertura di serata la giornalista Marta Ottaviani, profonda conoscitrice delle vicende politiche della Turchia, presenterà il suo saggio “Il Reis”, in cui ricostruisce l’ascesa politica e la svolta autoritaria del presidente turco Erdogan. Di politica internazionale si continuerà a parlare con il professor Paolo Brusasco, archeologo e docente presso l’Università di Genova, autore del libro “Dentro la devastazione”, in cui racconta le sistematiche devastazioni attuate dell’ISIS ai danni di siti e monumenti dell’antica Mesopotamia, in quelli che sono oggi Siria e Iraq, a testimonianza della furia iconoclasta dei terroristi islamici. La seconda giornata si concluderà con un ospite che nell’ultimo anno è assurto a fenomeno del web, con oltre un milione di follower sui social network: il Signor Distruggere. Il blogger salernitano, al secolo Vincenzo Maisto, presenterà il suo libro “Le pancine d’amore”, in cui ha raccolto il peggio dai gruppi di mamme che si scambiano pareri e consigli su Facebook, e racconterà, con la consueta ironia, questo universo parallelo dominato dal grottesco e dall’inverosimile.

Domenica 10 giugno, in mattinata, il sindaco di Venosa Tommaso Gammone, per iniziativa del presidio Nati per Leggere di Venosa, donerà un libro ad ogni nato nel 2018. Si parlerà, po, di fatti e protagonisti storici occultati o dimenticati con Francesco Maurizio Di Giovine, autore del libro “Pagine di storia militare del Regno delle Due Sicilie”. A seguire il corteo storico “Dai Longobardi ai Normanni, storia di una Cattedrale”, proveniente da Acerenza (PZ), sfilerà per il centro storico di Venosa con figuranti in abiti medievali.

Tra gli appuntamenti del pomeriggio, l’incontro con Trifone Gargano e Raffaele Nigro, per parlare del libro “I fuochi del Basento” a trent’anni dalla prima pubblicazione. L’archeologa Isabella Marchetta presenterà il suo libro “Quando Lara Croft arrossì”, che racconta il mondo dell’archeologia da una prospettiva leggera e appassionata, mentre Massimiliano Arena porterà la sua esperienza di vita a contatto con l’immigrazione, la vita dei senza fissa dimora, le morti dell’agricoltura, trasposta nel libro “Io, avvocato di strada”. Con gli autori Loredana Pietrafesa, Raffaele De Marinis e Antonio Russo, carabiniere in congedo, si discuterà del tema della violenza di genere, tra femminicidio, prostituzione minorile e stalking. Seguirà l’incontro con la giornalista Giusy La Piana, a Venosa per presentare il suo nuovo libro “Se menti ti scopro!”, un manuale di sopravvivenza nella giungla quotidiana della comunicazione. Spazio anche alla narrativa, con lo psichiatra Corrado De Rosa e il suo romanzo d’esordio “L’uomo che dorme”, commedia nera ambientata a Salerno, e Marco Ciriello, scrittore e giornalista, che in “Un giorno di questi”, tra i libri segnalati del Premio Strega 2018, racconta la Napoli degli anni Ottanta attraverso lo sguardo di un reporter di cronaca nera. A Venosa arriverà anche il corteo di figuranti delle “Giornate Medioevali” di Brindisi di Montagna (PZ), per l’ultimo appuntamento con “Sguardi Altrove”. Chiuderà il festival l’incontro con il famoso giornalista Roberto Napoletano, per parlare della grande crisi abbattutasi sull’Italia e sull’Europa a partire dal 2011, attraverso lo sguardo di chi quegli anni li ha vissuti da direttore del “Messaggero” e del “Sole 24 Ore” e che li ha descritti, sulla base di colloqui riservati e rivelazioni scottanti, nel libro “Il Cigno nero e il Cavaliere bianco”.

Le opere di Romero Britto per la prima volta in mostra a Milano

In esposizione venti opere, tra tele, sculture e serigrafie dell’artista neo pop brasiliano molto amato dalle celebrità,  famoso per le forme semplici e i colori vivaci.

Di Rossella Langone

“Romero Britto. Da Miami a Milano” è la mostra allestita presso la galleria Deodato Arte, nella nuova sede di via Nerino 2 a Milano, che inaugurerà il 31 maggio e resterà aperta fino al 10 agosto 2018.

Il famoso artista neo pop brasiliano nasce a Recife nel 1963 e inizia la sua carriera artistica partendo dalle tecniche della Street Art  e realizzando le sue prime creazioni su ritagli di giornale e pezzi di cartone. Durante un soggiorno a Parigi entra in contatto con le opere di grandi maestri come Henri Matisse e Pablo Picasso e personalizza il proprio stile in cui predominano il colore sgargiante e i soggetti del mondo della natura e della quotidianità. Il messaggio della sua arte è rivolto a tutti ed è espresso con tratti semplici , talvolta geometrici, con colori decisi che evocano ottimismo e positività e distraggono dalla monotonia della vita quotidiana.

Le serigrafie ‘Curves’ e ‘The Blues’ raffigurano paesaggi astratti e dimostrano l’abilità dell’artista nell’uso di forme e linee in equilibrio che generano un’atmosfera vivace e dinamica, mentre ‘Huge’ è una composizione di cuori dal titolo ‘gigante’ riferito al grande formato usato per un’opera di ventiquattro metri quadrati. Le opere che hanno come soggetto gli animali, come ad esempio la scultura ‘Royalty’, che rappresenta un cagnolino con una corona in testa, e la serigrafia ‘Love Birds’ in cui due uccelli intrecciati formano un cuore, hanno un tono piuttosto giocoso ed esprimono l’amore per la natura.

Tra le opere che rappresentano le persone, ‘Bellezza a Capri’, che è stata ispirata dai vari viaggi dell’artista nell’isola campana, raffigura una signora elegante con un grande cappello blu, seduta a prendere il sole e combina il fascino italiano e la sensibilità del mondo antico, e ‘Love me Tender’ che riprende il titolo di una nota canzone di Elvis Presley, ha come protagonisti un uomo e una donna avvolti in un abbraccio ed esprime delicatezza e amore profondo.

Dal 1985 le opere di Romero Britto sono esposte in mostre collettive e personali in America, Asia e Europa tra cui il Carrousel du Louvre, Salon Nationale des Beaux-Arts a Parigi, il Museum of Contemporary Art Moca di Shanghai e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

L’artista è anche autore di varie  installazioni, come quelle di Hyde Park a Londra e dell’aeroporto John F. Kennedy di New York, e di ritratti di personaggi famosi tra cui Dustin Hoffman, David Rockefeller e Michael Jordan.

Romero Britto collabora anche con il mondo della pubblicità, realizzando murales, sculture, loghi ed edizioni speciali di prodotti per grandi aziende tra cui BMW, Bentley, Absolut Vodka, Disney, Campari, Coca-Cola, Mattel, Ford e Dolce&Gabbana. Nel 2017 ha ricevuto, per la sua carriera artistica internazionale, il riconoscimento di Ambasciatore dell’Arte e della Cultura della città di Miami.

La galleria Deodato Arte ha sede in Svizzera a Brusino Arsizio (Lugano) e a Milano in via Santa Marta 6 e in via Nerino 2 e allestisce mostre di artisti moderni e contemporanei, come Pablo Picasso, Marc Chagall e Andy Warhol, con particolare interesse alla cultura Pop per la quale sono state dedicate mostre monografiche e collettive di celebri artisti come Mr Brainwash e Murakami.  La galleria opera anche a livello multimediale attraverso due siti: www.deodato.gallery.com (dedicato alle mostre e agli artisti) e www.deodato.com ( con servizio e-commerce per i collezionisti).

 

Milano e Bologna insieme per i diritti e la sicurezza dei riders

Tajani: “Formazione e sicurezza i cardini su cui impostare una discussione nazionale e l’introduzione di un ‘patentino da rider’ che tuteli lavoratori e consumatori”

Milano e Bologna insieme per chiedere più tutele, sicurezza e diritti per i ‘riders’ delle piattaforme di food delivery. È il capoluogo emiliano la prima istituzione ad accogliere l’invito lanciato dal Comune di Milano per creare un tavolo di confronto nazionale, presso ANCI, che affronti e governi i temi e le questioni legati alla consegna a domicilio ormai praticata in tutte le principali città italiane. A renderlo noto questo pomeriggio l’assessore alle Politiche per il lavoro, Attività produttive e Commercio, Cristina Tajani, e il Sindaco di Bologna, Virginio Merola, a margine della presentazione della “Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano”, nata da un confronto tra lavoratori di Riders Union Bologna e l’Amministrazione comunale bolognese .

“L’adesione di Bologna all’appello del Comune di Milano – dichiara l’assessore Tajani – è il primo passo verso una collaborazione che auspichiamo più ampia con le principali città coinvolte da questo fenomeno, come Torino, Firenze e Roma, poiché ci troviamo di fronte ad una realtà ancora poco normata. Auspichiamo che il trasporto del cibo e delle merci al dettaglio in città avvenga sempre di più con mezzi green, ma chi transita per le strade, in particolare se lo fa per lavoro e in maniera intensiva, deve rientrare in un pensiero condiviso di città, di sviluppo e di sicurezza. Il Comune di Milano vuole fare la propria parte ma chiede alle piattaforme maggiori tutele e garanzie per i lavoratori, a partire dalle assicurazioni per concludere con dotazioni di sicurezza personale. Noi possiamo metterci a disposizione fin da subito ad esempio sul tema della formazione e della sicurezza sul lavoro. Le piattaforme hanno risposto dicendosi pronte a individuare degli standard cui aderire. Il grande lavoro intrapreso da Milano e da Bologna credo che possa e debba essere messo a disposizione di un tavolo comune tra amministrazioni e istituzioni, dal quale verranno di certo arricchimenti e nuovi spunti”.

“Oggi a Bologna – dichiara Marco Lombardo, assessore al Lavoro e Attività produttive di Bologna – abbiamo firmato la ‘Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano’. È il primo accordo in Europa sul tema della Gig economy che trova un’applicazione sperimentale sul delivery food. La Carta intende promuovere la crescita delle piattaforme digitali senza abbassare le tutela dei lavoratori e sono convinto possa essere un tassello utile per promuovere una nuova cultura del lavoro digitale in Italia e in Europa. È  un lavoro che mettiamo a disposizione dell’interlocuzione nazionale che il Comune di Milano ha proposto e che raccogliamo con convinzione. È un passo importante, ma è solo il primo passo perché vorremmo aggiungere la firma di altre piattaforme facendo leva sul concetto di consumo responsabile. Chiederemo di estendere la Carta alle altre città italiane per garantire standard uniformi di tutela di tutti i lavoratori digitali”.

Il Comune di Milano, in questi mesi, si è impegnato a monitorare il fenomeno dei rider, convocando le principali piattaforme attive in città (Deliveroo, Foodora, Glovo, Justeat e Uber eats) nonché le diverse rappresentanze di lavoratori sia in forma organizzata (organizzazioni sindacali) sia in forma di collettivi spontanei di lavoratori. Ne emerge un quadro complesso ed eterogeneo, in cui è necessario intervenire al fine di garantire una maggiore tutela delle condizioni di sicurezza sia dei singoli lavoratori sia in termini di maggior sicurezza e igiene per l’utente finale.

All’attenzione di ANCI e di tutti i Comuni che vorranno aderire al tavolo di confronto, il Comune di Milano propone l’individuazione di standard cui chiedere l’adesione delle piattaforme in materia di assicurazioni, dotazioni di sicurezza, salario equo. In cambio verrà offerta disponibilità a costruire adeguati percorsi formativi che nell’ottica dell’Amministrazione potranno portare al conseguimento di un attestato o di un futuro ’patentino del rider’, contemplando un particolare focus sulla sicurezza e sulle norme del codice dalla strada, nonché sulle principali disposizioni di sicurezza sul lavoro e sulle dotazioni necessarie allo svolgimento dell’attività come l’uso di caschi omologati e indumenti rifrangenti per aumentare la visibilità del lavoratore in particolari condizioni climatiche, oltre alla conoscenza delle basilari norme igienico-sanitarie per il trasporto degli alimenti al fine di garantire ancor di più il consumatore finale.

“Morto e resuscitato” è apparso in Tv il giornalista anti- Putin ritenuto ucciso in un agguato

Ora è polemica sul “finto delitto”, inscenato per sfuggire ai militari russi.

 

di Vito Nicola Lacerenza

 

Si chiama Arkady Babchenko il giornalista russo anti- Putin, che tutti gli organi di stampa avevano dato per morto e invece è vivo e vegeto, perché da alcuni anni si era soltanto  rifugiato al sicuro a Kiev, la capitale ucraina, dove è stato ritrovato dai giornalisti.  Babchenko era diventato noto per aver divulgato le atrocità compiute dall’esercito russo durante la guerra in Cecenia, dove lo stesso giornalista ha operato come militare dal 1994 al 2000. Dopo aver ricevuto minacce “personali” e “spaventose” da parte delle  autorità russe, per via della sua attività giornalistica, l’ex soldato, ha deciso di lasciare il suo Paese e di andare a vivere nascosto a Kiev. La moglie aveva riferito di aver trovato il corpo senza vita di Babchenko, immerso in una pozza di sangue davanti la porta di casa. Ma si trattava di una semplice messinscena per far pensare a tutti, organi di stampa compreso, che il marito fosse stato davvero ucciso ed evitare che la caccia da parte delle spie del governo russo continuasse. Il suo “defunto marito” è apparso in conferenza stampa vivo e vegeto, finendo alla ribalta dei media internazionali. La “resurrezione” del giornalista ha suscitato grande scalpore, dal momento che, meno di 12 ore prima della sua apparizione televisiva, la polizia aveva reso nota l’autopsia eseguita sul corpo di Babchenko, “deceduto a causa di ferite multiple da arma da fuoco alla schiena”, presumibilmente infertagli, diceva la polizia, da un sicario mandato dal governo russo, sospettato, in varie occasioni, di aver fatto assassinare i critici di Putin.

Secondo quanto detto dal giornalista davanti le videocamere, il “finto omicidio” è stato, in realtà, “un’ operazione speciale” organizzata dai servizi segreti ucraini per salvargli la vita. «Per quanto ne so, questa operazione è stata organizzata in due mesi- ha spiegato  Babchenko- ne sono stato messo al corrente un mese fa, durante il quale io e i ragazzi (gli agenti dell’intelligence ucraina) abbiamo escogitato e pianificato i dettagli. Il risultato è stato questa operazione speciale che ha portato all’arresto di una persona», ucraina e filorussa, accusata di aver accettato 40.000 dollari, per uccidere il giornalista. La storia dell’ “operazione speciale” ha lasciato perplessi molti osservatori che hanno sottolineato come, in Ucraina, le cosiddette “fake news”, a proposito del conflitto in corso tra l’Ucraina e la Russia, siano molto frequenti. La “storia” di  Babchenko, ha provocato le critiche del ministro degli esteri russo Sergej Lavrov , che ha invitato le autorità ucraine a fare chiarezza sui “veri casi di omicidio”, come quelli dei due giornalisti uccisi a Kiev, nel 2015 e nel 2016.

 

 

‘LE ORESTIADI DI GIBELLINA’, 37° edizione a 50 anni del terremoto del Belice 1968, niente fu più come prima

La 37° edizione del Festival delle Orestiadi di Gibellina, con la direzione artistica di Alfio Scuderi, sarà un’edizione speciale, segnata dal ricordo doloroso quanto “straordinario” del terremoto del 1968. Dal  7 luglio – all’ 11 agosto 2018. Baglio Di Stefano – Cretto di Burri, Gibellina

Tre eventi prodotti in esclusiva per il Festival, tre prime nazionali, un laboratorio di teatro sensoriale, un premio teatrale e due produzioni rivolte a giovani artisti under 35, un weekend dedicato al decennio 68/78, e ancora incontri, letture, performance.  La 37° edizione del Festival delle Orestiadi di Gibellina, con la direzione artistica di Alfio Scuderi, sarà un’edizione speciale, segnata dal ricordo doloroso quanto “straordinario” del terremoto del 1968, testimoniato da artisti tra i quali Alessandro Haber, Stefano Accorsi, Marco Baliani, Silvia Ajelli, Emilio Isgrò, Francesca Benedetti, Paolo Briguglia, Filippo Luna, Vincenzo Pirrotta, Claudio Gioè e Leo Gullotta. Attraverso la memoria, la narrazione e la storia, gli artisti ci guideranno idealmente nel ricordo del cinquantesimo anniversario del terribile terremoto che distrusse la città di Gibellina.  A testimonianza del fatto che la cultura può stimolare la crescita del territorio, in particolare nei momenti più difficili. Ricorderemo così il drammatico terremoto del 1968 che rase al suolo la città, ma ricorderemo anche il travaglio politico e sociale di quello stesso anno, un vero e proprio terremoto culturale.

Sarà quindi un’edizione emotiva che vuole rafforzare l’identità delle Orestiadi attraverso l’unicità dei suoi progetti, confermando Gibellina come uno dei poli principali dell’arte contemporanea in Sicilia. Le Orestiadi, “defibrillatore culturale”, per raccontare la contemporaneità come linguaggio vivo e in divenire attraverso performance originali.

Orestiadi 2018 ovvero un mese all’insegna della cultura contemporanea, della narrazione, del teatro. Dal 7 luglio all’ 11 agosto un percorso attraverso quattro temi: #ClassicoContemporaneo#QuarantaCinquanta#CittaLaboratorio,#PoeticamenteSicilia.

La Lunga Notte del contemporaneo è il grande evento performativo d’apertura previsto sabato 7 luglio, con Alessandro Haber e Mario Bellavista, Gianni Gebbia e Giovanni Scarcella, Igor Scalisi Palminteri e Angelo Cicurella, la Compagnia Franco Scaldati. Gli artisti ci accompagneranno dal tramonto fino a notte per festeggiare i linguaggi dell’arte contemporanea: quattro performance inedite, immaginate e costruite per Gibellina, in occasione di Manifesta 12.Domenica 8 luglio entriamo nel vivo di uno dei temi principali del nostro Festival, “#ClassicoContemporaneo”, grazie ad un adattamento originale dell’Orlando Furioso con Stefano Accorsi, sotto la Montagna di sale di Paladino. Dal 9 al 13 luglio un evento di teatro sensoriale, un laboratorio creativo con performance finale a cura dei fondatori del Teatro de Los Sentidos di Barcellona, costruito nel Giardino degli odori del Baglio di Stefano.

La Gibella del martirio, primo testo rappresentato alle Orestiadi, il 15 luglio sarà letta dal suo autore Emilio Isgrò e da Francesca Benedetti, protagonista della prima messa in scena, con le musiche originali di Vincenzo Pennisi.

Il 19 luglio le Orestiadi ricordano Paolo Borsellino attraverso due progetti di teatro civile: Parole d’onore e Mala’ndrine.

Un omaggio a Ignazio Buttitta il 21 luglio, Pomice di Fuoco, di Vincenzo Pirrotta, e un omaggio a Franco Scaldati,Notturno Macbeth, nell’adattamento originale di Umberto Cantone, il 10 agosto, due prime nazionali, produzioni del Festival.

Dal 27 al 29 luglio a Gibellina parliamo di terrorismo, di sessantotto, di utopia, di storia, raccontando quegli anni difficili, travagliati e intensi, attraverso tre spettacoli e un incontro: Le stanze di Ulrike, prima nazionale con la regia di Rosario Tedesco, che racconta Ulrike Meinhof; Corpo di Stato, narrazione sul caso Moro di Marco Baliani; La fantasia al potere, performance musicale.

Uno spazio dedicato ai giovani artisti siciliani under 35 è il premio teatrale #CittàLaboratorio, per presentare a Gibellina in anteprima il 3 e 4 agosto due progetti della compagnia Quatriatri e di Gabriele Cicirello.

Le Orestiadi quest’anno immaginano le loro creazioni inedite nei diversi spazi del Festival, non solo al Baglio di Stefano (nella Terrazza al tramonto, dentro il Giardino degli odori, sotto la Montagna di sale, nell’Atrio del Museo), ma anche al Cretto di Burri, che sarà utilizzato come palcoscenico itinerante per un grande progetto di narrazione realizzato al tramonto, l’11 agosto, La città invisibile, chiusura del Festival per ricordare il terremoto, le sue vittime, la città di Gibellina vecchia.

Il programma delle Orestiadi si completa con le iniziative legate alle arti visive a cura del Museo delle Trame Mediterranee, visitabili durante il Festival:

Trasversalità dello spaziofino al 13 luglio, in collaborazione con l’Università dei Paesi Baschi.

Growing a Languagefino al 2 settembre, una proposta transdisciplinare di Collective Intelligence, collettivo di artisti che vivono e lavorano in Finlandia, in Germania e a Palermo.  Il progetto comprende una mostra, una serie di performances e una residenza artistica a Gibellina e nel territorio circostante, ed è realizzato con il sostegno di Arts Promotion Centre Finland, Myymälä2 galleria di Arte Contemporanea a Helsinki, il patrocinio dell’Ambasciata di Finlandia a Roma, il Comune di Gibellina.

Le collaborazioni del Festival, fare rete nel territorio:

Quest’anno le Orestiadi si arricchiscono di preziose, indispensabili collaborazioni con Istituzioni culturali siciliane che hanno reso possibile la realizzazione di un progetto articolato come questo: Manifesta 12, Teatro Biondo di Palermo, Fondazione Ignazio Buttitta, Festival Teatro dei due Mari, Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo, Festival Miti Contemporanei, Inda Istituto del Dramma Antico, Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, Teatro Luigi Pirandello di Agrigento, Festival del Teatro del Fuoco. Inoltre continua la collaborazione con la città metropolitana, il Comune di Palermo e l’Assessorato alla cultura della città. Il Festival fa parte del programma di Palermo Capitale della Cultura 2018.

Dalla Repubblica Democratica del Congo Gianfranco Rotigliano, rappresentante UNICEF

UNICEF/EBOLA: testimonianza dalla Repubblica Democratica del Congo di Gianfranco Rotigliano, rappresentante UNICEF

 “A Mbandaka stiamo affrontando un’epidemia di ebola, dichiarata l’8 maggio. Questa epidemia ha una caratteristica preoccupante: quella di avere dei casi sia in ambiente urbano – in una città come Mbandaka che ha più di un milione di abitanti e che si trova sul fiume Congo, un’arteria che unisce tutte le grandi città del paese – sia in zone più remote, come nelle boscaglie; purtroppo una di queste zone si trova su un lago, che ha poi una connessione col fiume: il rischio è che la malattia si propaghi al di fuori di questa zona.

         Attualmente abbiamo registrato 35 casi, più 2-3 alert da verificare, ma negli ultimi due giorni non ci sono stati nuovi casi. Di questi 35, 4 si sono verificati a Mbandaka, mentre gli altri fuori: se riusciamo a mettere sotto osservazione tutte le persone che sono state a contatto con questi malati, la prospettiva è di contenere la diffusione di malattia nelle prossime settimane, sperando che non escano dei casi da ceppi diversi rispetto a quelli sotto osservazione. La percentuale di decesso per i malati si assesta intorno al 50%.

          Rispetto all’epidemia in Africa Occidentale del 2014-2015, questa volta la comunità internazionale si è mossa immediatamente: questa volta dopo il secondo caso siamo arrivati immediatamente sul posto e abbiamo cominciato le attività. Certo per mettere su tutta la logistica ci è voluto un po’. Per fortuna l’UNICEF aveva un ufficio a Mbandaka e quelle 18 persone lì sono state fondamentali perché proprio all’inizio c’eravamo solo noi.

          Raggiungere tutte le persone colpite è complicato. Per coloro che vivono in ambiente urbano la difficoltà è solo quella di identificarli e sapere dove sono, mentre è molto più complicato poter raggiungere coloro che vivono nelle boscaglie. Lì interveniamo noi dell’UNICEF con l’OMS e il Governo: tutta l’equipe che si muove attorno a questa epidemia. È un intervento che funziona proprio perché lavoriamo tutti insieme. Per esempio, quando abbiamo saputo che si era verificato un caso, abbiamo mandato a Iboko, un piccolo villaggio non tanto lontano da Mbandaka, una macchina con un team di tre persone, che è rimasto lì 10 giorni.

          Ora stiamo portando motociclette o biciclette, perché le strade sono quasi inesistenti ed è difficile muoversi in macchina. Durante queste operazioni ci si muove come si può e si cercano i malati: si va dalle famiglie, si parla con loro e si offre assistenza. Questo è fondamentale, perché se non si guadagna la fiducia delle comunità, non si combatte l’ebola.

            L’ebola si trasmette attraverso il contatto, non è una malattia come il morbillo, il vaiolo o l’influenza: bisogna toccare i fluidi dei malati e poi una mucosa del proprio corpo, in questo modo il virus si trasmette.

           L’UNICEF sta mobilitando le comunità, attraverso persone di spicco che possano parlare con la gente, e sta lavorando con i bambini in tutte le scuole che si trovano nelle zone colpite, parlando con loro. I bambini sono bravissimi: imparano subito, sono pieni di entusiasmo e dopo la formazione seguono le indicazioni, non si toccano più, si salutano da lontano con la mano. Sono degli agenti di cambiamento, e poi tutto quello che hanno appreso lo portano a casa. Inoltre, in ogni scuola mettiamo acqua clorata per lavarsi le mani, termometri. Ogni mattina ogni bambino viene controllato, si deve lavare le mani e gli si misura la febbre. Perché se un bambino ha la febbre viene messo in osservazione in attesa dell’arrivo del personale medico che possa aiutarlo.

            Come abbiamo visto nel 2014-2015, l’ebola è una malattia pericolosa. Abbiamo avuto tanti casi anche di persone espatriate, se non mettiamo la malattia sotto controllo ci possono essere dei rischi. Penso che sia fondamentale aiutare il lavoro che stiamo facendo. Spero che arrivi tutto il contributo possibile, perché se continuiamo con questa rapidità, collaborazione ed efficienza ce la possiamo fare”.

Al via il Gelato Sospeso del Salvamamme: i coni “solidali” con il gusto del sorriso di un bambino

Vai in gelateria e lascia pagato a un bimbo un gelato. Dal 2015 a oggi già donati 100 mila sorrisi

 

Con l’arrivo dell’estate si rinnova l’appuntamento con la più dolce delle iniziative: quella del Gelato Sospeso di Salvamamme. L’iniziativa, che ha riscosso un tale successo da essere ripresa dalla stampa internazionale, dalla Francia al Giappone,prendendo ispirazione dall’antica tradizione napoletana del caffè sospeso prevede che nelle gelaterie che esporranno la locandina del Gelato Sospeso, ognuno possa lasciare un gelato pagato ad un bambino la cui famiglia non può permetterselo. Cosa si riceve in cambio? Il pensiero positivo di aver fatto del bene a una famiglia che neanche si conosce. Si prende un gelato e se ne pagano due lasciandone appunto uno “sospeso” che sarà per la famiglia in difficoltà economica che entrerà nel negozio chiedendo un gelato sospeso. Per prendere parte all’iniziativa, che si svilupperà dal 1 giugno al 31 ottobre, basta recarsi in una delle gelaterie, dei bar o dei locali aderenti e lasciare la propria offerta nel vaso trasparente messo a disposizione dell’attività commerciale che emetterà uno scontrino al momento della consegna del gelato alla famiglia che lo riceverà.

Dal 2015 al 2017, ovvero dal lancio della prima campagna ad oggi, l’associazione Salvamamme con il ‘gelato sospeso’ ha donato 100mila sorrisi grazie al coinvolgimento di centinaia di gelaterie sparse in tutte le regioni italiane.

Per chi cerca un ‘gelato sospeso’, l’elenco, ancora in fase di completamento, delle gelaterie aderenti è sul sito (gelatosospeso.it), che fornirà tutte le informazioni a chi vorrà aderire. Nel caso in cui ci non si esaurissero, Salvamamme provvederà anche a coordinare l’invio dei gelati a case famiglia con minori, centri per anziani ed anche case protette per donne maltrattate con minori.

Qualora non tutti i gelati sospesi saranno esauriti i fondi rimanenti potranno essere dirottati su altri virtuosi progetti della no profit.

Anche quest’anno il gusto “sorriso” conquisterà tanti bambinila “rivoluzione dei gelati” è appena iniziata.

Violenza fuori controllo in Messico

Nella guerra tra Stato e narcotraffico decine di migliaia di persone  assassinate, altre migliaia scompaiono nel nulla o in fosse comuni. Tra le vittime  numerosi i politici.

di Vito Nicola Lacerenza

Negli ultimi dieci anni, in Messico, sono state assassinate 176.000 persone, di cui 29.168 solo nel 2017. In pratica vengono compiuti 20,5 omicidi ogni 100.000 abitanti, con una media di 80 al giorno. La violenza dilagante è diventata il tema principale dell’agenda dei candidati alle elezioni presidenziali, che si terranno tra due mesi. I vari esponenti politici sono impegnati in tour per la campagna elettorale, che spesso possono rivelarsi fatali. «Ci sono luoghi nel Paese dove coloro che comandano sono i delinquenti- ha detto il giornalista messicano José Reveles, esperto di narcotraffico- e non le autorità elette».

Da settembre del 2017, 90 politici, tra sindaci e deputati sono stati uccisi, il che ha spinto il Sistema Nazionale di Sicurezza a creare una “mappa del rischio”, ovvero una cartina, non resa pubblica, dove sono segnalati i comuni più pericolosi in ogni regione. Ad esempio, nello Stato messicano di Guerrero, dove sono stati assassinati 20 politici, 18 città sono state segnalate come “ad alto rischio”. Della mappa, ora, fanno uso i candidati alle prossime presidenziali, che prestano massima attenzione alla scelta delle località in cui tenere i comizi. Le ragioni individuate dagli esperti, per cercare di spiegare l’escalation di violenza in Messico, sono varie e di diversa natura, ma tutte riconducibili a tre cause fondamentali: l’alto tasso di povertà all’interno della società; la diffusa corruzione nelle istituzioni, specie giudiziarie e di polizia; e la scelta, compiuta dal governo, di far subentrare, alle forze dell’ordine, l’esercito, attraverso l’approvazione della legge di “sicurezza interna” del 2017. Dopo l’approvazione del regolamento, numerosi reparti dell’esercito hanno preso il controllo di ampie zone del territorio nazionale, svolgendo attività di pattuglia nelle città, affrontando le bande criminali, quasi sempre dotate di armi da guerra e auto blindate e distruggendo le piantagioni di amapola, una pianta da cui si ricava la pasta da oppio, lo stupefacente di cui il Messico è il terzo produttore mondiale dopo l’Afghanistan e la Birmania.

Sebbene le forze armate siano le uniche ad avere i mezzi eorganizzazione adeguati per combattere i narcotrafficanti, il loro operato, cominciato già nel 2006, è stato oggetto di forti critiche da parte dell’opinione pubblica messicana. Negli ultimi dodici anni, alle autorità, sono giunte oltre 10.000 denunce di violazioni dei diritti umani, che, secondo gli osservatori, sarebbero aumentate in maniera esponenziale dal 2016, ovvero quando è stato approvato il nuovo “codice militare per il procedimento penale e la riforma del codice di giustizia militare”. La nuova normativa autorizza l’esercito a effettuare irruzioni in case private, o in edifici adibiti a funzioni pubbliche, e a compiere intercettazioni telefoniche senza l’autorizzazione della magistratura. Secondo un’ inchiesta  compiuta dalla associazione per i diritti umani Human Right Watch, nelle zone più remote del Messico, lo strapotere delle forze armate ha portato i militari a giustiziare sommariamente e arbitrariamente interi gruppi di persone.

Nella comunità di Tanhuato, nello Stato federale di Michoacán, dopo uno scontro a fuoco, avvenuto tra i soldati e un gruppo di banditi armati, gli uomini in divisa hanno ucciso, sparando alle loro spalle 13 persone, torturato due prigionieri e bruciato vivo un uomo. Dopo la strage i militari hanno portato i corpi in un luogo diverso da quello del delitto e li avrebbero “armati”, per simulare un secondo conflitto a fuoco e giustificare le morti violente. Gli unici testimoni, che avrebbero potuto smascherare il crimine, gli abitanti di Tanhuato, sono stati torturati dai militari, in modo che si guardassero bene dal denunciare l’accaduto. Un altro caso analogo si è verificato a Tlataya, Comune situato nello Stato federale del Messico, dove dopo una sparatoria tra soldati e un gruppo armato, sono rimasti uccisi 22 civili, di cui 12 giustiziati. Nessun militare è stato condannato. Chiusi tra due fuochi, in una situazione di violenza fuori controllo, i cittadini si ritrovano soli nella lotta per la sopravvivenza, privi di tutti i diritti e con la giustizia inesistente.  I rapimenti, spesso compiuti dagli stessi agenti di polizia per conto dei narcotrafficanti, sono i metodi che la criminalità usa per punire i “rivali” o incutere terrore e soggezione tra la popolazione.

Non esistono cifre esatte che descrivano la portata del fenomeno dei sequestri, ma la scoperta delle fosse comuni nella città di Veracruz, sulla costa atlantica messicana, dove sono stati rinvenuti i resti sepolti di circa 2.600 persone, ha dato l’idea delle dimensioni della tragedia che si vive in Messico. Nonostante lo sconcertante ritrovamento, le autorità si sono mostrate restie nello svolgere i lavori di recupero e di identificazione dei corpi. Dal 2017, data in cui le fosse sono state scoperte, sono stati estratti 300 corpi e il governo locale ha dichiarato di non avere i soldi per eseguire gli esami del DNA per l’identificazione. Nonostante le difficoltà, però, i parenti delle persone scomparse hanno continuato, con tenacia e a proprie spese, a dare un nome e una sepoltura a centinaia di vittime anonime. Attualmente, però, i lavori sono stati bloccati dalle autorità locali, “per l’assenza di spazi dove riporre il gran numero di cadaveri”.

Nel caso degli studenti scomparsi nel 2014 nella località messicana di Ayotzinapa, nello Stato di Guerrero, i corpi erano “solo” 43, ma soltanto uno è stato identificato. I giovani sono stati raggiunti da raffiche di proiettili mentre erano in autobus e, secondo le testimonianze dei sopravvissuti la strage sarebbe stata comoiuta dalla polizia locale. La collusione esistente tra le forze dell’ordine e la criminalità organizzata fa sì che, in Messico, si possano commettere crimini efferati che restano impuniti e nascosti e dei quali si ha notizia solo grazie al lavoro di giornalisti coraggiosi, disposti a rischiare la vita pur di denunciare questi episodi: sono 104 i giornalisti uccisi negli ultimi anni e e 25 sono scomparsi.

 

Comitato Nazionale Welfare per la Gente di mare

Un rinnovato impulso per la piena attuazione delle norme a tutela dei lavoratori marittimi stranieri nei porti nazionali.

Si è riunito presso il Comando Generale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, il Comitato Nazionale Welfare per la Gente di mare, associazione tra i rappresentanti del cluster marittimo che, dal maggio 2006, avvicina istituzioni e associazioni di volontariato, per il supporto ai lavoratori marittimi. Il comitato, ancora oggi, è depositario dell’alto valore etico che volle attribuirgli l’Ammiraglio Ispettore Capo Raimondo Pollastrini, promotore e fondatore dell’iniziativa: garantire centralità alla gente di mare e riconoscere l’associazionismo come parte del sistema portuale per l’accoglienza e l’assistenza ai lavoratori marittimi stranieri.

Presenti al tavolo, il Comandante Generale, Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni Pettorino, nella qualità di Presidente neo eletto, e l’Arch. Mauro Coletta, Direttore Generale per la vigilanza sulle autorità portuali, le infrastrutture portuali e il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne. A testimonianza della rilevanza del momento, presente al completo la rappresentanza delle associazioni di categoria, del terzo settore ed i sindacati dei lavoratori marittimi: Confitarma, Fedarlinea – oggi rappresentata da Assarmatori -, Fedepiloti, Angopi, Stella Maris, Apostolato del Mare, Fit-Cisl e Cirm.

Nel consueto spirito di collaborazione tra istituzioni ed associazioni di categoria che lo compongono, il Comitato ha individuato una nuova missione associativa, coerente con l’intervenuta ratifica della Maritime Labour Convention (MLC 2006) per effetto della legge 23 settembre 2013, n. 113. E’ stata infatti approvata, all’unanimità, la modifica dell’atto costitutivo del Comitato con l’obiettivo di dare piena attuazione alla MLC 2006, anche attraverso il coordinamento e l’indirizzo unitario delle attività dei Comitati Territoriali del Welfare della Gente di Mare a beneficio dei marittimi stranieri.

Il Direttore Generale, Arch. Mauro Coletta, ha sottolineato l’importanza del Comitato, assicurando convinto sostegno alle iniziative. “La missione del Comitato “– ha proseguito il Direttore generale – “è connaturata allo spirito unitario che contraddistingue la stretta relazione tra l’articolazione centrale dell’Amministrazione delle infrastrutture dei trasporti e la propria componente sul territorio costituita dalle Capitanerie di porto. E’ per questo che la direzione generale assicurerà pieno supporto istituzionale per la realizzazione degli obiettivi che il Comitato si prefigge, in linea con i compiti della direzione generale svolti a servizio del personale marittimo.”

Nel suo intervento, l’Ammiraglio Pettorino ha rimarcato l’importante traguardo oggi raggiunto in termini di sinergie tra categorie professionali, volontariato ed istituzioni pubbliche. “Siamo dinanzi ad una nuova fase, – ha dichiarato – per una rinnovata azione di concreta risposta ai bisogni dei lavoratori marittimi stranieri che transitano dai nostri porti. Attraverso l’importante opera di coordinamento dei comitati territoriali, distribuiti nei principali porti nazionali, il Comitato nazionale per il welfare della gente di mare, all’interno del quale sono rappresentate le diverse componenti del panorama marittimo e portuale, è portatore di un messaggio di alta valenza morale e di civiltà che oggi assume nuovo vigore”. Il Comandante Generale ha infine ringraziato i componenti del Comitato per la partecipazione ed il convinto sostegno a questa nuova fase, sottolineandone l’importante valore umano e sociale. Essa rappresenta, specie nell’attuale frangente, un segno concreto di unicità di intenti e piena coesione tra le diverse componenti del cluster marittimo. Appuntamento al 25 giugno, per la convocazione straordinaria del comitato in occasione della giornata mondiale del marittimo.

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