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“Morto e resuscitato” è apparso in Tv il giornalista anti- Putin ritenuto ucciso in un agguato

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Ora è polemica sul “finto delitto”, inscenato per sfuggire ai militari russi.

 

di Vito Nicola Lacerenza

 

Si chiama Arkady Babchenko il giornalista russo anti- Putin, che tutti gli organi di stampa avevano dato per morto e invece è vivo e vegeto, perché da alcuni anni si era soltanto  rifugiato al sicuro a Kiev, la capitale ucraina, dove è stato ritrovato dai giornalisti.  Babchenko era diventato noto per aver divulgato le atrocità compiute dall’esercito russo durante la guerra in Cecenia, dove lo stesso giornalista ha operato come militare dal 1994 al 2000. Dopo aver ricevuto minacce “personali” e “spaventose” da parte delle  autorità russe, per via della sua attività giornalistica, l’ex soldato, ha deciso di lasciare il suo Paese e di andare a vivere nascosto a Kiev. La moglie aveva riferito di aver trovato il corpo senza vita di Babchenko, immerso in una pozza di sangue davanti la porta di casa. Ma si trattava di una semplice messinscena per far pensare a tutti, organi di stampa compreso, che il marito fosse stato davvero ucciso ed evitare che la caccia da parte delle spie del governo russo continuasse. Il suo “defunto marito” è apparso in conferenza stampa vivo e vegeto, finendo alla ribalta dei media internazionali. La “resurrezione” del giornalista ha suscitato grande scalpore, dal momento che, meno di 12 ore prima della sua apparizione televisiva, la polizia aveva reso nota l’autopsia eseguita sul corpo di Babchenko, “deceduto a causa di ferite multiple da arma da fuoco alla schiena”, presumibilmente infertagli, diceva la polizia, da un sicario mandato dal governo russo, sospettato, in varie occasioni, di aver fatto assassinare i critici di Putin.

Secondo quanto detto dal giornalista davanti le videocamere, il “finto omicidio” è stato, in realtà, “un’ operazione speciale” organizzata dai servizi segreti ucraini per salvargli la vita. «Per quanto ne so, questa operazione è stata organizzata in due mesi- ha spiegato  Babchenko- ne sono stato messo al corrente un mese fa, durante il quale io e i ragazzi (gli agenti dell’intelligence ucraina) abbiamo escogitato e pianificato i dettagli. Il risultato è stato questa operazione speciale che ha portato all’arresto di una persona», ucraina e filorussa, accusata di aver accettato 40.000 dollari, per uccidere il giornalista. La storia dell’ “operazione speciale” ha lasciato perplessi molti osservatori che hanno sottolineato come, in Ucraina, le cosiddette “fake news”, a proposito del conflitto in corso tra l’Ucraina e la Russia, siano molto frequenti. La “storia” di  Babchenko, ha provocato le critiche del ministro degli esteri russo Sergej Lavrov , che ha invitato le autorità ucraine a fare chiarezza sui “veri casi di omicidio”, come quelli dei due giornalisti uccisi a Kiev, nel 2015 e nel 2016.