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Ambiente & Turismo

Vetture elettriche: il grande inganno— Electric cars: the great deception

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Tempo di lettura: 5 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Vetture elettriche: il grande inganno

di Marco Andreozzi

Agli inizi del 2004, quasi dimissionario dalla direzione dell’Agenzia Fiorentina per l’Energia e pronto a tornare in Cina, il funzionario europeo supervisore dell’attività della rete dedicata venne a Firenze. In riunione mi colpì una sua uscita che grosso modo recitava così: “Marco, tu forse sei troppo ingegnere e poco politico”. In effetti, tutti gli omologhi italiani di altre agenzie provinciali che avevo conosciuto in quegli anni appartenevano alla parte politica di riferimento territoriale, alcuni anche un pò faziosi. Ma a parte questo, quella frase è indimenticabile perché ci pensa la Commissione Europea a ricordarmela di frequente, in particolare con l’iniziativa “FitFor55” di cui si è già parlato. 

Il riferimento è al fatto che commissari politici della Commissione, a loro volta supportati da funzionari politici, significano scarsa competenza tecnica dalla quale possono derivare decisioni dannose per l’industria italiana, come nel caso citato. L’occasione per parlare di nuovo di “FitFor55” viene dalle novità rispetto a nuovi investimenti cinesi nell’Unione. In primis Catl, primo produttore al mondo di batterie agli ioni di litio, che ha annunciato un investimento del valore di 7,3 miliardi di $ a Debrecen in Ungheria per una giga-fabbrica pronta a produrre nel 2027, alimentata da energia rinnovabile (di produzione cinese, si suppone), con l’obiettivo di rafforzare la presenza nel Vecchio Continente (è già operativa in Germania). Ricordiamo il motivo: secondo “FitFor55”, al 2035 sarà proibito vendere vetture nuove a combustione interna nell’Unione Europea.

La capacità produttiva cinese di batterie per veicoli elettrici (VE) sfiora l’80% (BloombergNEF), dato simile alla capacità media di raffinazione di litio, nickel, cobalto e grafite, necessari per produrre questi accumulatori ricaricabili; inoltre, tra proprietà e diritti di sfruttamento, la Cina dispone della metà delle miniere del pianeta. In barba al bene comune europeo (e Ucraino), la politica tedesca resta ferma sugli ultimi vent’anni di dipendenza economico/energetica da Cina/Russia. BMW ha siglato un accordo di fornitura batterie con la cinese EveEnergy ed avrà il proprio stabilimento produttivo di VE proprio a Debrecen, dove anche EveEnergy realizzerà un complesso produttivo. Nuova “Ostpolitik” 4.0 allargata all’Eurasia, mentre la Francia utilizza valuta cinese per un quinto del suo commercio con la Cina, già con oltre la metà dei pagamenti tra i due Paesi in yuan. L’Italia aveva invece aumentato le importazioni di gas russo: + 18% dall’invasione della Crimea (2014), per poco sotto un miliardo e mezzo di $, aumentando la dipendenza relativa di 8 punti percentuale al 46,6%. Nel marzo 2019 il governo Lega-5S aderiva (unico Paese G-7) al programma “Via della Seta” e il primo risultato tangibile a fine anno fu un ulteriore peggioramento per l’Italia della bilancia commerciale: + 1 miliardo di $, da -17,62 a – 18,67 miliardi di $.

Posto quindi che la filiera delle VE è pesantemente legata ad un pericoloso quasi-monopolio cinese, oltre che essere inquinante/climalterante “lontano dal mio quartiere” europeo, il motivo della riduzione dei gas serra avrebbe poco a che fare con l’UE, visto che al 2020 le emissioni climalteranti dell’Unione hanno valso 3,5 miliardi di tonnellate: – 24% rispetto al 2008! E chi sa quanto pesa l’UE sulle emissioni globali? Appena l’8%, di cui un quarto tedesche, contro il 30% della Cina e il 15% degli USA. E’ giusto colpire l’industria italiana sulla base di questi dati e un modello economico ormai disaccoppiato dai consumi energetici (anche pro capite)? Meditate gente, meditate.

 

Electric cars: the great deception

by Marco Andreozzi

At the beginning of 2004, when almost resigned from leading the Florentine Energy Agency (ready to return to China), the European officer who supervised the activity of the dedicated network came to Florence. In a meeting, he struck me as he went out to roughly say: “Marco, you are perhaps too engineering-oriented rather than political”. In fact, all the Italian counterparts of the other regional agencies that I had met in those years belonged to the political part of their territorial reference, some even a little biased. But apart from that, such a  sentence is unforgettable because the European Commission takes care of reminding me this, time to time, in particular with the “FitFor55” initiative which has already been mentioned.
 
The reference is to the fact that political commissioners of the Commission, in turn supported by political-nominated officers, mean poor technical competence from which harmful decisions for the Italian industry could derive, as in the case cited. The opportunity to talk about “FitFor55” comes from the news regarding new Chinese investments into the Union. First and foremost Catl, the world’s first manufacturer of lithium-ion batteries, which announced an investment worth $ 7.3 billion in Debrecen in Hungary for a giga-factory ready to startup in 2027, powered by renewable energy (of Chinese production, it is assumed), with the aim of strengthening the presence in the Old Continent (it is already operational in Germany). Let’s remember the reason: according to “FitFor55”, by 2035 it will be forbidden to sell new internal combustion cars in the European Union.
 
The Chinese production capacity of batteries for electric vehicles (EV) is close to 80% (BloombergNEF), a figure similar to the average refining capacity of lithium, nickel, cobalt and graphite, needed to produce them; moreover, between ownership and exploitation rights, China has got half of the world’s mines. In spite of the European (and Ukrainian) common good, German politics still stands at the last twenty years of economic/energy dependence on China / Russia. BMW has signed a battery supply agreement with the Chinese EveEnergy and will have its own EV production plant in Debrecen, where EveEnergy will also build a manufacturing complex. New “Ostpolitik” 4.0 extended to Eurasia, while France uses Chinese currency for a fifth of its trade with China, already with over half of the payments between the two countries in yuan. Italy had instead increased Russian gas imports: + 18% since the invasion of Crimea (2014), for just under $ 1.5 billion, increasing relative dependence by 8 percentage points to 46.6%. In March 2019 the League-5Star government joined the “Belt & Road” program (the only G-7 country) and the first tangible result at the end of the year was a further worsening of the trade balance for Italy: $ 1 billion, from -17.62 to – $ 18.67 billion.
 
Therefore, given that the EV supply chain is heavily linked to a dangerous Chinese quasi-monopoly, as well as being polluting / greenhouse-gases emitting  “not in my backyard” (“NIMBY”) of Europe, the reason for the reduction of greenhouse gases would have little to do with the EU, given that by 2020 the Union’s climate-change emissions were worth 3.5 billion tons: – 24% compared to 2008! And does anybody know how much the EU weighs on global emissions? Just 8%, of which a quarter are German, against 30% of China and 15% of the USA. Is it right to hit the Italian industry on the basis of these data and an economic model that is now decoupled from energy consumption (also per capita)? Think it over once again, folks.
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