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Ambiente & Turismo

Un tubo di seicento metri per salvare gli oceani dalla plastica

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E’ l’idea di un ragazzo olandese, vincitore del Guinness World Record e nominato “giovane più brillante del 2015” dalla rivista Forbes. Ha trovato “gente abbastanza pazza” disposta a seguirlo

di Vito Nicola Lacerenza

Il 24enne olandese Boyan Slat ha trascorso l’intera adolescenza cercando di trovare un modo per ripulire gli oceani dalla plastica che non ricorresse né a reti trainate da navi né alla raccolta dei rifiuti lungo le coste, ma utilizzasse un mezzo del tutto innovativo. Si tratta di un tubo galleggiante e curvo, lungo 600 metri, dotato di un particolare tessuto che ondeggia sott’acqua, per una profondità di tre metri, capace di bloccare e accumulare rifiuti di plastica ed evitare che restino impigliati anche i pesci. L’invenzione, premiata dall’Università olandese di Delft, è destinata all’ impiego nei cosiddetti vortici di rifiuti plastici, ovvero 5 aree vastissime, presenti nei diversi oceani, dove, trasportate dalle correnti oceaniche, confluiscono milioni di tonnellate di plastica. Basti pensare che il “vortice del pacifico”,  situato tra le Hawaii e la California, ha un’ estensione equivalente a quella di Francia e Germania. Ma l’immensa distesa di spazzatura non è, “come molta gente pensa, un’isola  su cui si possa quasi camminare”- ha spiegato Boyan- bensì una “zuppa di plastica”, composta da piccoli oggetti e filamenti, che pesci e uccelli marini scambiano per cibo. Gli animali, riempitisi lo stomaco di detriti, eliminano il senso di fame e muoiono di denutrizione, perché non traggono alcun nutrimento dalla plastica. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, per ogni chilometro ci sono 13.000 pezzi  di plastica e “sarebbero necessari migliaia di anni per ripulire i mari con l’aiuto di navi”- ha sostenuto Boyan- ecco perché è meglio “intercettare la correnti oceaniche” con i “tubi” e “aspettare che sia la spazzatura ad arrivare da noi”.

E’ l’idea di base su cui si è sviluppato il progetto di  Boyan Slat, che, dopo aver abbandonato gli studi di ingegneria aerospaziale a 18 anni, già alla fine del primo semestre, ha fondato l’associazione “The Ocean Cleanup”. Oggi l’organizzazione conta migliaia di volontari in tutto il mondo e dispone di un fondo di 2 milioni di euro, raccolti grazie alle donazioni di privati  e del governo olandese. Ma le cose non sono sempre state facili per Boyan. «All’inizio avevo solo 200 euro e mandavomail ad aziende private in cerca di sponsor- ha raccontato il giovane- Su 300 mail inviate, ho ricevuto solo una risposta». Poi, il progetto è decollato, dopo che Boyan ha incontrato “gente abbastanza pazza”, disposta a seguirlo, proprio come avevano fatto i suoi amici, quando, da ragazzino, l’inventore olandese aveva deciso di far partire contemporaneamente 213 “missili ad acqua”. Era un’ “impresa” senza precedenti nella storia, che è valsa al giovane il riconoscimento del Guinness World Record. Ora Boyan spera di battere un altro record, dimostrando l’efficacia dei suoi “tubi anti-plastica” ad una parte della comunità scientifica che ha sollevato dubbi al riguardo. Alcuni esperti ritengono che sia inutile raccogliere detriti plastici a soli tre metri di profondità, quando i fondali sono pieni di detriti; altri dubitano del fatto che i tubi possano resistere alle tempeste oceaniche, mentre altri ancora, giudicano “diseducativo” inventare uno strumento di “raccolta dei rifiuti”, incitando la gente a buttare i rifiuti in mare, anziché lavorare  sulla prevenzione. Ma, per Boyan, fermarsi solo alla prevenzione è “demotivante”, «è’ come ammettere che la cosa migliore che possiamo fare è quella di peggiorare le cose- ha detto il giovane olandese- E’ ovvio che l’invenzione non deve diventare una scusa per continuare a inquinare, però è troppo demotivante pensare che l’inquinamento dei mari sia un tunnel da cui è impossibile uscire”.

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