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UE delegittima Maduro mentre Russia, Turchia ed Emirati Arabi lo finanziano comprando oro


Per anni il regime in Venezuela si è mantenuto grazie agli introiti del petrolio. Ora la produzione di greggio è crollata. L’ultima risorsa economica della  dittatura è il metallo prezioso.

Il governo italiano, formato da Lega e 5stelle, non ha ancora deciso se schierarsi dalla parte del dittatore venezuelano Nicolás Maduro oppure col leader dell’opposizione Juan Guaidó, diventato il volto del moto di protesta esploso in Venezuela settimane fa. Dopo un iniziale periodo di titubanza, il Parlamento europeo ha deciso di sostenere  Juan Guaidó e  concesso a Maduro otto giorni per indire nuove elezioni presidenziali, in linea con gli standard internazionali di trasparenza e democrazia. L’ultimatum scadrà domenica e il dittatore venezuelano ha espresso pubblicamente la sua intenzione di restare al governo fino alla fine del mandato, ovvero fino al 2025. Ma terminare la legislatura sarà sempre più difficile per Maduro, perché, da lunedì prossimo, i Paesi europei imporranno nuove sanzioni economiche al governo venezuelano, così come hanno già fatto USA, Regno Unito, Perù, Colombia, Cile e molti altri Stati. Maduro è sempre più isolato internazionalmente, eppure Russia, Turchia ed Emirati Arabi Uniti stanno provando a sostenere il regime acquistando decine di tonnellate d’oro proveniente dal Venezuela. Il metallo prezioso è l’ultima risorsa a disposizione del governo venezuelano per poter ottenere liquidità in valute forti, come l’euro e il dollaro.

Il valore della valuta venezuelana, il bolivar, è ormai nullo a causa della crescente inflazione mentre l’industria petrolifera, prima fonte di introito del Paese latino, è in piena crisi, a causa della cattiva gestione e  per le sanzioni. In questa situazione, a Maduro è rimasto soltanto l’oro da vendere ai suoi alleati o sostenitori. Gli Emirati Arabi Uniti hanno acquistato 15 tonnellate d’oro venezuelano e ne acquisteranno altre 14 il mese prossimo. La Russia invece ha ottenuto 20 tonnellate del prezioso metallo, pagandole 1.2 miliardi di dollari in contanti. L’immensa quantità di cash è stata trasportata su un aereo della compagnia russa Nordwind. Anche la Turchia ha importato dal Venezuela ingenti quantità d’oro, per un valore complessivo di 900 milioni di euro. Sia il metallo che il denaro cartaceo sono stati trasportati su un aereo appartenente alla compagnia mineraria turca “Ciner”. Quest’ultima è molto legata al presidente della Turchia  Recep Tayyip Erdogan, il cui governo è accusato di aver violato le sanzioni economiche imposte a Maduro dagli Stati Uniti, i quali hanno proibito ai Paesi alleati di acquistare oro dal Venezuela. Formalmente USA e Turchia sono Paesi alleati, in quanto membri della NATO. Ma, in realtà, le relazioni diplomatiche tra le due nazioni sono ai minimi storici, al punto che Trump ha minacciato di colpire il governo turco con pesanti sanzioni economiche.

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