Il premio nobel per la pace Malala Yousafzai racconta in un libro le storie delle rifugiate


Ferita gravemente dai talebani per aver difeso il diritto universale allo studio, la giovane è sopravvissuta e ha intrapreso una battaglia di civiltà per salvare dall’analfabetismo centotrenta milioni di ragazze.

La premio nobel per la pace, la siriana Malala Yousafzai, aveva 15 anni quando, nel 2012 ha deciso di manifestare per il diritto delle donne allo studio nella città afgana di Peshawar. Allora, come oggi, la località brulicava di talebani che non hanno esitato a sparare contro  Yousafzai con l’intento di ucciderla. La giovane è sopravvissuta e, subito dopo essersi ripresa, ha continuato la sua battaglia di civiltà, tanto che  nel 2014, non le è stato conferito il premio nobel per la pace. Dopo questo importante riconoscimento Yousafzai ha girato il medio oriente, l’ America latina, l’Africa e l’India per ascoltare i racconti delle ragazze che, proprio come lei, sono state vittime di violenza e che, nonostante le tragedie vissute, non hanno rinunciato ai loro sogni.  Malala Yousafzai ha raccolto queste storie di vita nel suo nuovo libro : “Siamo tutti profughi”, in cui è possibile leggere alcune testimonianze, come quella della ragazza colombiana Maria Caballo. Lei aveva 16 anni quando, nel 2016, suo padre è stato ucciso dai guerriglieri della FARC. Rimasta orfana, ha dovuto abbandonare il suo Paese per emigrare in Messico, dove ora lavora in un salone di manicure. Anche la profuga siriana Muzoon Almellehah, 28 anni, si è vista stravolgere la vita dalla guerra civile che ha ridotto in macerie il suo Paese.

Fuggita in Giordania, è stata accolta nel campo di Zaatari, insieme ad altri 79.000 rifugiati. È proprio in quel luogo che Muzoon Almellehah  ha incontrato il premio nobel per la pace   Malala Yousafzai, la quale ha offerto una speranza alla sua connazionale.  Entrambe ora vivono nel Regno Unito dove, dopo essersi lasciate il loro tragico passato alle spalle, dedicano le loro energie per offrire un’istruzione alle 130 milioni di ragazze nel mondo che vivono nell’analfabetismo. Per raggiungere questo obiettivo  Malala Yousafzai ha fondato un’organizzazione, in cui spera di includere quante più rifugiate possibili. «Se una ragazza istruita può cambiare il mondo- si è domandata  la premio nobel per la pace- che cosa sapranno fare 130 milioni di ragazze?».  Malala Yousafzai è convinta che l’istruzione sia lo strumento necessario per permettere alle donne di abbattere i muri della discriminazione femminile. Lei per prima studia Filosofia, Politica ed Economia all’università di Oxford.  Pur sognando di poter ritornare un giorno in Siria, la premio nobel per la pace ha fatto del Regno Unito la sua seconda casa. «Spesso ci dimentichiamo che anche i rifugiati vorrebbero tornare a casa loro- ha spiegato Malala Yousafzai- quando diventi un rifugiato, ti senti un estraneo nel nuovo Paese. Ma non appena senti di appartenere alla nuova realtà, quel Paese diventa casa tua».

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