Arte & Cultura
Tracce dell’eredità napoleonica
Oltre che per le sue indubbie abilità militari, che però ebbero vita breve, Napoleone ha lasciato ampie riforme, in Francia e nei territori conquistati, che esaltano la sua lungimiranza e intelligenza.
di Antonio Virgili – Vicepresidente Lidu onlus
Spesso dimenticato per le sue azioni civili e legislative, citato solo per quelle militari o quale oggetto di polemiche, Napoleone Bonaparte e la sua eredità restano invece ancora oggi importanti riferimenti. Ciò specialmente in un Paese come l’Italia nel quale la politica e la amministrazione sono spesso ondivaghe, approssimative e inutilmente complesse. Nel maggio di quest’anno è ricorso il 220° anniversario dalla incoronazione di Napoleone a Re d’Italia (1805), un passaggio storico importante ma, probabilmente, per molti decisamente scomodo da ricordare. Oltre che per le sue indubbie abilità militari, che però ebbero vita breve, Napoleone ha lasciato ampie riforme, in Francia e nei territori conquistati, che esaltano la sua lungimiranza e intelligenza. Queste innovazioni hanno avuto un impatto duraturo e almeno cinque di esse sono tuttora rilevanti: anzitutto il Codice Napoleonico, poi la riforma educativa, la centralizzazione del governo, l’innovazione strategica, l’importanza della logistica.
Il Code Napoléon ha influenzato i sistemi legali di molti Paesi, promuovendo l’uguaglianza davanti alla legge e la protezione della proprietà privata ed è uno dei più consistenti e duraturi lasciti del periodo napoleonico. Tuttora in vigore in Francia, è uno dei più celebri codici del mondo ed ha influenzato quasi tutti quelli successivamente emanati in molti Paesi. É stato il primo codice civile moderno, con norme giuridiche chiare e di semplice applicazione e la riduzione ad unità del soggetto giuridico. Pose fine alla tradizione giuridica dell’Ancien Régime, caratterizzata da molteplicità giurisprudenziale e frammentato particolarismo giuridico, che affondava le proprie radici nell’arretrato e farraginoso sistema del diritto comune. Nel Codice si confermarono le principali conquiste della Rivoluzione, come l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, l’abolizione del feudalesimo, e la protezione del diritto di proprietà, particolarmente importante per la borghesia imprenditoriale e affaristica. Prima del Codice Napoleonico, come raccontava Voltaire: «un viaggiatore in questo paese, cambia leggi quasi tante volte quante cambia i cavalli di posta» (in Dictionnaire philosophique). Nonostante ciò, oggi, in Italia e non solo, alcuni sostengono che la diversificazione normativa ancorata al localismo, al regionalismo e al presunto federalismo, sarebbe un passo avanti innovativo. In realtà appare un doppio passo indietro di ritorno al modello feudale. Negli Stati italiani, pur essendo stato applicato per un periodo relativamente breve, un solo decennio, il Codice napoleonico, formalmente abrogato, fu destinato ad una seconda e più durevole vita attraverso l’influenza che esercitò prima sui Codici Civili della Restaurazione, poi sul Codice Civile italiano del 1865.
Il primo degli Stati preunitari che giunse alla codificazione fu il regno delle due Sicilie (già Regno di Napoli), dove la legislazione napoleonica fu dapprima mantenuta in vigore e poi sostituta con una nuova compilazione entrata in vigore nel 1819 che, sul piano sostanziale, imitava quasi integralmente il modello napoleonico. L’esempio napoletano fu seguito ad un anno di distanza, ossia nel 1820, dal Ducato di Parma e di Piacenza, dove però, a differenza di quanto successo a Napoli, si preferì elaborare non un unico testo, ma quattro distinti codici, dedicati al diritto civile, alla procedura civile, al diritto penale e alla procedura penale, tutti pubblicati fra il 1820 ed il 1821. Il Regno di Sardegna mostrò invece una condotta nettamente conservatrice alla caduta del regime napoleonico, abrogando l’intera legislazione francese vigente in Piemonte dopo l’annessione all’impero napoleonico e ripristinando le superate fonti giuridiche subalpine, ossia la legislazione regia, gli statuti locali, le sentenze e il diritto comune. Solo con l’ascesa al trono di Carlo Alberto, nel 1831, la situazione cambiò, promuovendo una nuova codificazione per l’intero Regno, anche se i lavori si protrassero a lungo e solo nel 1837 fu promulgato il Codice Civile, ampiamente ispirato a quello napoleonico. Con il Regno d’Italia sabaudo i principi di base dei codici e delle leggi napoleoniche, mediati da quelli piemontesi, furono mantenuti e sono tuttora presenti nella nostra legislazione.
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La centralizzazione del governo creò un’amministrazione centralizzata e rese il governo più efficiente, riducendo il potere delle aristocrazie locali. Corollario a ciò fu la creazione dello Stato Civile, introdotto in Italia con il decreto del 27 marzo 1806 n. 27 a seguito dell’annessione di diverse regioni all’Impero francese, rimase in vigore fino al 1815. Il decreto stabilì che in ogni comune del Regno venisse attivato un ufficio di Stato Civile presso cui dovevano essere registrati tutti gli atti di nascita, matrimonio e morte. In conseguenza di tale massiccia operazione di registrazione, fu emanato dal Viceré Eugenio Napoleone, l’11 giugno 1813, un ulteriore decreto che impose ad ogni cittadino residente l’assunzione del cognome, segno tangibile della volontà di porre fine all’incertezza che aveva caratterizzato i cognomi sino a quel momento. Caduto l’impero napoleonico nel 1814, durante il periodo della Restaurazione le registrazioni anagrafiche tornarono ad essere, in Italia, di competenza dei Parroci (che avevano comunque continuato a compilare i propri registri pure in epoca napoleonica), anche se si registrarono notevoli differenze nelle legislazioni dei vari governi scaturiti dal Congresso di Vienna.
La riforma educativa. Napoleone istituì scuole pubbliche e promosse l’istruzione come un diritto fondamentale, contribuendo a formare una società più istruita e consapevole. Una azione particolare si ebbe infatti nel campo dell’istruzione e della cultura. La Rivoluzione francese promosse l’istruzione elementare gratuita per tutti e a carico dello Stato; Napoleone sottopose l’istruzione pubblica allo stretto controllo dello Stato e si indirizzò soprattutto alla scuola secondaria, che doveva essere unitaria, con un nuovo corpo insegnante e idonea a formare la futura classe dirigente del Paese. Il modello di scuola che si creò fu il liceo (lycée, legge 11 fiorile anno X, 1802), una scuola superiore preparatoria per l’università. Contestualmente, l’organizzazione, il reclutamento e il pagamento degli insegnanti diventarono un compito dello Stato. La riforma fu anche una rivoluzione culturale: l’istruzione venne incentivata con l’elargizione di borse di studio ai meritevoli, la scuola diventò un canale di promozione sociale e uno strumento per formare funzionari competenti, l’élite della Nazione. Nel 1810 il Re di Napoli Giacchino Murat, con decreto del 15 settembre, previde la obbligatorietà della scuola primaria (il “Decreto por lo stabilimento delle scuole primarie in tutte le Comuni del Regno”). Il valore dell’istruzione fu considerato uno dei cardini della società, sia come diritto per la promozione individuale che come funzione per il benessere collettivo e il progresso del Paese.
La capacità di adattarsi e innovare è fondamentale in ogni campo, dalla politica all’economia, l’enfasi sulla innovazione strategica con Napoleone non riguardò solo gli aspetti militari, ma come detto coinvolse la legislazione, le funzioni dello Stato, la tecnologia, l’economia. Per citare alcuni esempi, Napoleone fondò l’Università imperiale e chiamo il Cuvier a presiederla, nominò il matematico Laplace quale ministro, pose a capo della commissione per il sistema metrico decimale il matematico italiano Lagrangia (poi naturalizzato francese come Langrange). Grande attenzione quindi alle scienze, alle analisi e alle previsioni.
Inevitabile, infine, che Napoleone abbia prestato molta attenzione alla logistica, cioè la disciplina che si occupa di descrivere e studiare il trasporto di merci e prodotti da un luogo all’altro e che attuò sperimentandola con le campagne militari. “Un esercito marcia sul suo stomaco”, diceva Napoleone parlando delle sue campagne militari. Questa frase in effetti racchiude un principio generale che ancora oggi è alla base di ogni processo logistico ossia che il successo di una strategia è strettamente legato alla capacità di garantire che le risorse giuste arrivino al posto giusto, al momento giusto. L’insuccesso della Campagna di Russia si ritiene che sia stato dovuto non alle forze russe ma ad errori di calcolo e verifica della logistica necessaria per quella campagna a così grande distanza.
Dell’eredità napoleonica resta anche l’istituzione di ordini cavallereschi di merito, in Francia l’Ordre national de la Légion d’honneur (istituito nel 1802 a Parigi) e, in Italia, l’Ordine della Corona di Ferro (istituito a Milano nel 1805). Il primo Ordine è passato indenne attraverso vari regimi politici e ideologici ed è tuttora considerato il più prestigioso di Francia; il secondo, come purtroppo comune a parte della storia italiana, fu imitato dagli austriaci, poi dai Savoia, ma di fatto dimenticato e relegato nella sua originaria storia e forma, e tuttora osteggiato. Nell’insieme, tracce molto attuali anche dopo 220 anni.
