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Scoppia la pace, le Borse festeggiano, ma c’è ancora prudenza

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Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo di pace. La risposta dei mercati finanziari alla riapertura delle rotte energetiche e alla fine dello spettro di una crisi globale è stata immediata. Una ventata di ottimismo ha contagiato tutte le borse.

Di Francesca Fontana

Una svolta diplomatica che si attendeva da tempo. Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo di pace. L’annuncio ufficiale arriva dal Pakistan, per bocca del Premier Shehbaz Sharif. I dettagli formali dicono che la firma verrà messa nero su bianco il 19 giugno in  Svizzera. Una distensione che rompe mesi di assedio invisibile, di minacce incrociate e di blocchi navali.

Trump ha già fatto scattare il semaforo verde, esortando le petroliere ad accendere i motori e a riprendere la navigazione. Il fulcro dell’intera operazione diplomatica è infatti la riapertura immediata e totale dello Stretto di Hormuz, il canale vitale ed essenziale da cui transita oltre un quinto del greggio mondiale. Teheran conferma l’accordo, ma rivendicano la linea dura: il governo insiste dicendo di aver costretto gli Stati Uniti a firmare. Nel testo emerge un tassello politico fondamentale e vincolante: l’accordo prevede lo stop immediato dei bombardamenti in Libano, una clausola inserita per spegnere la guerra su tutti i fronti mediorientali.

La risposta dei mercati finanziari alla riapertura delle rotte energetiche e alla fine dello spettro di una crisi globale è stata immediata. Una ventata di ottimismo ha contagiato tutte le borse. Le piazze europee corrono letteralmente in avvio di seduta, spinte dall’allentamento delle tensioni e toccando i massimi da febbraio. Lo Stoxx 600, l’indice che raggruppa le seicento maggiori società quotate del vecchio continente, segna + 0,9%.

Milano apre in netto rialzo, con il Ftse Mib che guadagna l’1,4% in avvio. Nel resto del continente stessa tendenza: Francoforte +1,76%, Parigi +1,33% e Londra si attesta su +0,76%. Una fiammata che segue la scia di un’Asia tornata euforica, dove Tokyo ha chiuso la sessione con un balzo storico del 4,99%, Seul è volata a più 5,2%, mentre e le piazze cinesi di Shenzhen e Shanghai hanno chiuso rispettivamente a più 3,01% e più 1,2%.

Parallelamente, l’allentarsi della morsa sui rifornimenti e il ritorno alla normalità logistica abbattono i costi delle materie prime energetiche. Il prezzo del petrolio è in forte calo sui circuiti internazionali: il Wti scende sotto gli 81 dollari al barile con una flessione del 4,85%, mentre il Brent, scivola a 83 dollari e 50 al barile, – 4,39%. Crollo verticale anche per il prezzo del gas naturale sulla piazza di Amsterdam: le quotazioni di avvio registrano una flessione del 5,9%, scendendo a 44,09 euro al megawattora. Come ha sottolineato il presidente francese Macron, però, gli effetti reali della riapertura dello stretto si vedranno solo fra qualche settimana.

Ma dietro i brindisi dei mercati finanziari restano molti nodi da sciogliere. Il piuù grande arriva proprio dal Libano. Il governo di Beirut fa sapere di essere stato completamente scavalcato dalle superpotenze: nessuno ha informato le autorità libanesi sui termini reali dell’accordo, né su quando scatterà sul serio il cessate il fuoco sul terreno nella guerra che oppone le milizie di Hezbollah all’esercito di Israele.

Sebbene nelle ultime ore la violenza dei raid aerei si sia parzialmente attenuata nel sud del Paese e Hezbollah non abbia rivendicato nuove offensive, la tregua resta per ora sulla carta. Il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, che svolge il delicato ruolo di intermediario con Washington, ha elogiato gli sforzi di Stati Uniti e Iran per aver preteso l’inserimento della clausola che impone la fine dell’aggressione.

Da Teheran, tuttavia, il ministro degli Esteri Araghchi lancia un avvertimento durissimo: la responsabilità del rispetto dei patti ricade interamente su Washington, e la condizione imprescindibile resta lo stop definitivo alle azioni israeliane. Ma l’incognita vera e più pericolosa resta l’atteggiamento di Tel Aviv. Nonostante i canali diplomatici internazionali celebrino la firma della pace, i cannoneggiamenti dell’artiglieria israeliana nel sud del Libano non si sono mai fermati, e l’agenzia nazionale Nna continua a segnalare colpi d’arma da fuoco lungo il confine. La presidente della commissione Ue Von Der Leyen avverte: non ci sarà pace vera finchè continueranno gli attacchi al Libano. E c’è una trappola finale: L’Iran accetterà il passaggio delle navi senza costi solo per 60 giorni. Ciò significa che gli Stati Uniti hanno accettato il principio della riscossione delle tariffe, assicurandosi  un’esenzione di soli due mesi. Resta da capire quali saranno le condizioni per gli altri paesi.

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