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Ruminare rabbia – Anger rumination

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Ruminare rabbia

di Antonio Virgili – Docente di Psicologia sociale e di Sessuologia

La rabbia è un’irritazione violenta, prodotta da un’improvvisa delusione o contrarietà, che esplode in azioni e in parole incontrollate e scomposte.  Tuttavia, ci si imbatte, oramai con una certa frequenza, in persone che percepiscono e sperimentano un senso di rabbia frequente o costante, verso se stessi e verso gli altri. Questo secondo tipo di rabbia, che cova a volte silenziosa nelle menti e nei comportamenti, è qualcosa di diverso, può essere indice di una disregolazione emotiva.  La disregolazione emotiva rappresenta una difficoltà significativa nella modulazione, nell’esperienza e nell’espressione delle emozioni. Questo costrutto, centrale nella psicologia clinica contemporanea, è implicato in numerosi disturbi psicopatologici e viene studiato attraverso modelli integrati che includono fattori biologici, cognitivi e ambientali. La letteratura contemporanea considera la disregolazione come un fattore trans-diagnostico, presente in diversi quadri clinici, tra cui disturbi dell’umore, disturbi di personalità e disturbi d’ansia. La regolazione emotiva è definita come l’insieme dei processi attraverso cui gli individui influenzano quali emozioni provano, quando le provano e come le esprimono. La disregolazione emotiva si configura quindi come l’incapacità di gestire tali processi in modo adattivo.  Dal punto di vista clinico, la difficoltà nel riconoscere, modulare e tollerare gli stati emotivi può produrre conseguente perdita di controllo comportamentale e cognitivo, poiché processi inefficaci o disfunzionali, si associano a compromissioni significative del funzionamento psicologico e sociale.

Tra le emozioni che più facilmente finiscono fuori controllo è proprio quella della rabbia.  La rabbia è un’emozione primaria, con funzione adattiva: segnala una violazione, una frustrazione o una minaccia ai propri bisogni. Tuttavia, nella disregolazione emotiva, essa viene percepita, anche dalla stessa persona, come eccessiva e diventa: 1. Iper-intensa, 2. frequente, 3. difficile da modulare.  Ci sono delle basi neurobiologiche che si collegano alle manifestazioni di rabbia, poiché essa coinvolge una specifica rete cerebrale:

  • Amigdala   →  attivazione rapida in risposta a minacce percepite
  • Corteccia prefrontale   →  modulazione e controllo dell’impulso
  • Corteccia cingolata anteriore   →  monitoraggio del conflitto

Nei soggetti che presentano disregolazione, si osserva spesso iperattivazione limbica e ridotta connettività prefrontale. Tale squilibrio favorisce reazioni impulsive e aggressive.  La rabbia, infatti, inizia nel cervello, dove viene elaborata dal sistema limbico, in particolare dall’amigdala, una struttura cerebrale responsabile delle emozioni. Quando si sperimenta rabbia, l’amigdala invia segnali di emergenza al corpo, innescando una serie di reazioni fisiologiche. Queste reazioni sono parte della risposta “combatti o fuggi”, un meccanismo evolutivo che prepara il corpo a reagire a situazioni percepite come minacciose.  Durante un episodio di rabbia, il sistema nervoso autonomo rilascia ormoni dello stress come l’adrenalina e il cortisolo; ormoni che aumentano la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e i livelli di energia, preparando il corpo a una reazione fisica. Questa risposta, sebbene utile in situazioni di reale pericolo, può diventare problematica se attivata troppo frequentemente o in modo inappropriato.  Inoltre, la rabbia attiva il sistema nervoso simpatico, portando a sintomi fisici come sudorazione, tensione muscolare e una sensazione di calore. Questi sintomi sono spesso accompagnati da una maggiore vigilanza e da una diminuzione delle funzioni cognitive superiori, come il pensiero razionale, ciò può portare a reazioni impulsive o aggressive. Va aggiunto che anche delle disbiosi intestinali possono accrescere l’irritabilità e di conseguenza le manifestazioni di rabbia.

Quando la rabbia diventa distruttiva

Sebbene la rabbia sia una risposta naturale, può diventare patologica se non viene gestita adeguatamente. Secondo alcune stime, il numero di persone, anche giovani, coinvolte in persistenti manifestazioni di rabbia, è in aumento.  La rabbia cronica o intensa è stata indicata come fattore che può causare a una serie di problemi di salute fisica e mentale, tra cui malattie cardiovascolari, ipertensione, depressione e ansia. Questi effetti negativi si verificano perché la rabbia, se poco o non gestita, può mantenere il corpo in uno stato di costante eccitazione, che a lungo termine danneggia i sistemi fisiologici.  Quando la rabbia diviene patologica può inoltre portare a comportamenti aggressivi e antisociali gravi. In contesti clinici, la rabbia non gestita è spesso un fattore correlato a disturbi quali il disturbo da stress post-traumatico (DSPT o PTSD) e i disturbi della personalità.   Una delle principali sfide nella gestione della rabbia patologica è che molte persone non riconoscono la gravità del loro problema e non cercano aiuto. Tale situazione può portare a un ciclo continuo di rabbia e aggressività, che si cronicizza e può essere difficile da interrompere senza interventi terapeutici mirati. Ci sono alcune tipiche manifestazioni cliniche della rabbia fuori controllo, o disregolata: gli scoppi d’ira improvvisi, l’aggressività verbale o fisica, la ruminazione rabbiosa, la difficoltà nel “lasciar andare”.   Si tenga anche conto del fatto che la rabbia può assumere almeno due forme diverse, quella esplosiva (manifesta) e quella inibita (che produce somatizzazione e risentimento cronico).

La rabbia cronica, di per sé, può portare ad una serie di problemi di salute, tra cui malattie cardiovascolari, ipertensione, disturbi d’ansia e depressione. Malgrado le apparenze, le esplosioni di rabbia ripetute nascondono più volte una profonda sofferenza interiore. In molti casi le persone che si arrabbiano troppo, a causa della loro storia personale, sono particolarmente sensibili alle esperienze di perdita, rifiuto e abbandono.  Per questa ragione ogni minimo segnale di rifiuto o di disinteresse da parte di una persona significativa è in grado di innescare una sensazione di disperazione che si esprime con rabbia e accuse. Come spesso accade, a provocare tale emozione non è quasi mai l’evento in sé ma l’interpretazione che si dà dell’evento.   Una persona che non riesce a controllare la rabbia tende a interpretare anche il comportamento delle persone care in modo negativo ed eccessivo, giungendo a delle conclusioni infondate che confermano i peggiori timori, attivando pensieri ansiogeni ed ipotetiche conferme di ipotesi negative. A volte banali comportamenti di qualcuno a cui si vuole bene vengono interpretati come il segnale che l’altro/a non ci tenga, abbia cattive intenzioni, oppure che sia sul punto di lasciare o tradire. Il problema di base è l’incapacità di fidarsi dell’altro, per cui ci si focalizza sulle mancanze e suoi comportamenti negativi, trascurando tutte le volte in cui tale persona è stata gentile e disponibile.   Attraverso le manifestazioni di rabbia la persona produce talora negli altri ferite e reazioni negative con lo scopo disfunzionale di far sentire all’altra persona la sofferenza che si prova, ferendola come si sente di essere stati feriti. O anche, lo scopo è suscitare una reazione nell’altra persona che si percepisce come distaccata e indifferente. Con scatti d’ira inconsapevoli, anche in situazioni di poco conto, la persona diventa aggressiva senza accorgersene e, a fronte di reazioni negative, paradossalmente, pensa di trovarsi di fronte a persone molto permalose.   Se il riconoscimento e l’espressione esterna di rabbia sono proibiti da divieti interiorizzati (es. da messaggi genitoriali e modelli di riferimento), l’energia emotiva, invece di andare verso l’ambiente, si retroflette sull’organismo. Si scarica su corpo ed emozioni, tendendo ad assumere la forma di sintomi e sentimenti autopunitivi di vergogna, indegnità, depressione. E, soprattutto, colpa. Altre volte la rabbia è una sorta di corazza dietro la quale mascherare ferite o sofferenze che si teme di affrontare o la cui trasformazione si è bloccata, risultando però una strategia difensiva disfunzionale. Una illusione di controllo che consuma energia in modo improduttivo.

Sono state individuate alcune cause, relativamente più frequenti e in parte sovrapponibili, che producono o contribuiscono a, comportamenti aggressivi. Sinteticamente, e con linguaggio semplice, si possono indicare:

  1. Il non accettarsi

Tutte le persone hanno un’immagine ideale di come dovrebbero essere. Se ci si giudica troppo severamente si genera un profondo senso d’insoddisfazione, le persone pensano di non essere abbastanza positive, iniziando ad attivare pensieri negativi ricorrenti. In questi casi, anche se si proietta la rabbia verso l’esterno, in realtà si è arrabbiati con sé stessi.

  1. Avere qualcosa in sospeso che genera un senso di colpa

Gli errori commessi sono una causa diffusa della rabbia cronica. Quando si sbaglia e non si accetta di poter aver commesso tale errore, si cozza contro l’immagine idealizzata di sé stessi, e ci si arrabbia. Finché non si accetta l’errore, riappacificandosi con il proprio passato, non si potrà andare avanti con serenità e continuerà il senso di delusione e di rabbia.

  1. Sentirsi insoddisfatti dalla realtà

Quando si hanno aspettative troppo alte e queste non corrispondono alla realtà, ci si comincia a sentire a disagio o male. In molti casi, invece di adattare le proprie aspettative in modo realistico, si vorrebbe che il mondo cambi per adattarsi a noi. Visto che ciò non è possibile, man mano si genera un senso di frustrazione che porta ad essere arrabbiati verso il mondo intero.

  1. Sentirsi insicuri e vulnerabili

Spesso, la rabbia non è l’emozione primaria, ma una risposta a emozioni come il dolore, la paura, il senso di colpa o la tristezza. Tuttavia, queste emozioni primarie rendono più vulnerabili e questo spaventa le persone. Pertanto, si sviluppa un’altra emozione, quale la rabbia, per velarle e nasconderle. Perciò, in alcuni casi, la rabbia è una reazione di difesa che nasconde alla base la paura della vulnerabilità.

  1. Avvertire il bisogno di auto-danneggiarsi

In altri casi, la rabbia è uno strumento che utilizza il nostro inconscio per indicare che c’è qualcosa che ci preoccupa. Quando si trascorrono settimane o mesi arrabbiati, a sabotare le proprie relazioni personali e la vita emotiva, ciò è un modo per attirare l’attenzione sulla necessità di cambiamento. Questo tipo di risposta si manifesta sovente quando ci si costringe a vivere una vita che non soddisfa

  1. Il Disturbo esplosivo intermittente

C’è infine il vero e proprio “disturbo esplosivo intermittente” (IED, Intermittent Explosive Disorder) che è descritto come un disturbo del controllo degli impulsi aggressivi. Il DSM-5 lo classifica sotto la categoria “Disturbi dirompenti del controllo degli impulsi e della condotta”. Indicare le cause che determinino lo IED può essere un approccio poco corretto, mentre è forse più opportuno indicare dei possibili fattori scatenanti:

  • fattori ambientali, perché spesso chi soffre di questo disturbo nasce in un contesto familiare in cui gli abusi fisici e verbali, insieme a comportamenti rabbiosi, erano la norma comportamentale
  • fattori fisiologici, dal momento che una diagnosi di IED risulta spesso essere associata a livelli bassi di serotonina nel cervello
  • traumi o abusi fisici, è stato riscontrato come chi ha uno storico di abusi infantili, o di eventi traumatici accaduti con ricorsività, può sviluppare questo disturbo con maggiore probabilità
  • età e genere, perché lo IED interessa principalmente la popolazione maschile in una età compresa tra i 20 e i 30 anni.

Le strategie di intervento

Per ridurre e curare le manifestazioni eccessive e croniche di questa emozione sono state individuate varie metodologie. Le principali sono le psicosomatiche, le cognitive, le comportamentali, ciascuna può essere più o meno adatta alle specificità e storie individuali.  Talvolta si predilige un approccio metodologico multiplo, si cerca, ad esempio, di ridurre le ruminazioni, i pensieri ricorrenti e le distorsioni cognitive. Individuando i nodi critici che rinforzano e alimentano la rabbia. Secondo una riflessione attribuita a Buddha: “Trattenere la rabbia è come trattenere un carbone ardente con l’intento di gettarlo a qualcun altro; sei tu quello che si scotta” e “Tu non verrai punito per la tua rabbia, tu verrai punito dalla tua rabbia.”

Anger rumination

by Antonio Virgili – Professor of Social Psychology and Sexology

Anger is a violent irritation, triggered by a sudden disappointment or setback, which erupts into uncontrolled and disorderly words and actions.  However, we now frequently encounter people who perceive and experience a sense of anger, directed towards themselves and others. This second type of anger, which sometimes smoulders silently in the mind and behaviour, is something different; it may be indicative of emotional dysregulation.  Emotional dysregulation represents a significant difficulty in the modulation, experience and expression of emotions. This construct, central to contemporary clinical psychology, is implicated in numerous psychopathological disorders and is studied through integrated models that include biological, cognitive and environmental factors. Contemporary literature considers dysregulation to be a trans-diagnostic factor, present in various clinical conditions, including mood disorders, personality disorders and anxiety disorders. Emotional regulation is defined as the set of processes through which individuals influence which emotions they feel, when they feel them and how they express them. Emotional dysregulation is characterised by an inability to manage these processes in an adaptive manner.  From a clinical perspective, it involves difficulties in recognising, modulating and tolerating emotional states, resulting in a loss of behavioural and cognitive control. Indeed, ineffective processes are associated with significant impairments in psychological and social functioning.

Among the emotions that are most likely to spiral out of control is anger. Anger is a primary emotion with an adaptive function: it signals a violation, a frustration or a threat to one’s needs. However, in emotional dysregulation, it is also perceived by the individual as excessive and becomes: 1. hyper-intense, 2. frequent, 3. difficult to modulate.   According to James J. Gross, pathological anger is often linked to deficits in emotional regulation processes, particularly in cognitive and behavioural modulation strategies.  There are neurobiological underpinnings linked to manifestations of anger, as it involves a specific brain network:

  • Amygdala →  rapid activation in response to perceived threats
  • Prefrontal cortex →  modulation and impulse control
  • Anterior cingulate cortex →  monitoring of conflict

In individuals exhibiting dysregulation, limbic hyperactivity and reduced prefrontal connectivity are often observed. This imbalance promotes impulsive and aggressive reactions. Anger, in fact, originates in the brain, where it is processed by the limbic system, particularly the amygdala, a brain structure responsible for emotions. When anger is experienced, the amygdala sends emergency signals to the body, triggering a series of physiological reactions. These reactions are part of the ‘fight-or-flight’ response, an evolutionary mechanism that prepares the body to react to situations perceived as threatening.  During an episode of anger, the autonomic nervous system releases stress hormones such as adrenaline and cortisol; hormones that increase heart rate, blood pressure and energy levels, preparing the body for a physical reaction. This response, whilst useful in situations of real danger, can become problematic if triggered too frequently or inappropriately.  Furthermore, anger can activate the sympathetic nervous system, leading to physical symptoms such as sweating, muscle tension and a sensation of heat. It should be added that intestinal dysbiosis can also increase irritability and manifestations of anger. These symptoms are often accompanied by heightened vigilance and a decline in higher cognitive functions, such as rational thinking. This can lead to impulsive or aggressive reactions, which may have negative consequences for relationships and personal well-being.

When anger becomes destructive

Although anger is a natural response, it can become pathological if not managed properly. According to some estimates, the number of people, including young people, experiencing persistent episodes of anger is on the rise.  Chronic or intense anger has been linked, as a causal factor, to a range of physical and mental health problems, including cardiovascular disease, high blood pressure, depression and anxiety. These negative effects occur because anger, if poorly managed or left unchecked, can keep the body in a state of constant arousal, which in the long term damages physiological systems.  When anger becomes pathological, it can also lead to serious aggressive and antisocial behaviour. People who are unable to manage this emotion effectively may exhibit episodes of verbal or physical violence, which can have significant legal and social consequences. In clinical settings, unmanaged anger is often a factor associated with disorders such as post-traumatic stress disorder (PTSD) and personality disorders.   One of the main challenges in managing pathological anger is that many people do not recognise the seriousness of their problem and do not seek help. This situation can lead to a continuous cycle of anger and aggression, which becomes chronic and can be difficult to break without targeted therapeutic interventions.   There are certain typical clinical manifestations of uncontrolled or dysregulated anger: sudden outbursts of rage, verbal or physical aggression, angry rumination, and difficulty in ‘letting go’.   It should also be borne in mind that anger can take at least two different forms: explosive (overt) anger and inhibited anger (which leads to somatisation and chronic resentment).

Chronic anger, in itself, can lead to a range of health problems, including cardiovascular disease, high blood pressure, anxiety disorders and depression. Despite appearances, repeated outbursts of anger often conceal deep inner suffering. In many cases, people who get overly angry, due to their personal history, are particularly sensitive to experiences of loss, rejection and abandonment.  For this reason, even the slightest sign of rejection or disinterest from a significant other can trigger a feeling of despair that is expressed through anger and accusations. As is often the case, it is almost never the event itself that provokes such an emotion, but rather the interpretation given to the event.   A person who cannot control their anger tends to interpret even the behaviour of loved ones in a negative and exaggerated way, reaching unfounded conclusions that confirm their worst fears, triggering anxiety-inducing thoughts and hypothetical confirmations of negative assumptions. Sometimes trivial behaviour from someone whom we care about is interpreted as a sign that they don’t care, have bad intentions, or are on the verge of leaving or betraying us. The underlying problem is an inability to trust the other person, leading one to focus on their shortcomings and negative behaviour, whilst overlooking all the times that person has been kind and helpful.    Through displays of anger, the person sometimes causes hurt and provokes negative reactions with the dysfunctional aim of making the other person feel the pain they are experiencing, hurting them in the same way they feel they have been hurt. Or, the aim may be to provoke a reaction in the other person, who is perceived as distant and indifferent. Through unconscious outbursts of anger, even in trivial situations, the person becomes aggressive without realising it and faced with negative reactions, paradoxically believes they are dealing with people who are overly sensitive.

If the recognition and outward expression of anger are prohibited by internalised prohibitions (e.g. from parental messages and role models), the emotional energy, instead of being directed outwards, is reflected back onto the body. It is discharged onto the body and emotions, tending to take the form of symptoms and self-punitive feelings of shame, unworthiness, depression. And, above all, guilt. At other times, anger acts as a kind of armour behind which we hide wounds or suffering that we fear facing, or whose healing has stalled; yet this proves to be a dysfunctional defence mechanism. It is an illusion of control that drains energy in an unproductive way.

Several relatively common and, to some extent, overlapping causes have been identified that lead to or contribute to aggressive behaviour. In brief, and in simple terms, these can be summarised as follows:

  1. Not accepting oneself

Everyone has an ideal image of how they should be. If one judges oneself too harshly, a deep sense of dissatisfaction arises; people feel they are not positive enough, triggering recurring negative thoughts. In such cases, even if anger is directed outwards, one is actually angry with oneself.

  1. Having unresolved issues that generate guilt

Mistakes made are a common cause of chronic anger. When you make a mistake and refuse to accept that you might have made it, you clash with your idealised self-image, and you get angry. Until you accept the mistake and make peace with your past, you will not be able to move forward with peace of mind, and the sense of disappointment and anger will persist.

  1. Feeling dissatisfied with reality

When our expectations are too high and do not match reality, we begin to feel uncomfortable or unhappy. In many cases, rather than adjusting our expectations to be more realistic, we want the world to change to suit us. Since this is not possible, a sense of frustration gradually builds up, leading us to feel angry at the whole world.

  1. Feeling insecure and vulnerable

Often, anger is not the primary emotion, but a response to emotions such as pain, fear, guilt or sadness. However, these primary emotions make us feel more vulnerable, and this frightens people. Consequently, another emotion, such as anger, develops to mask and conceal them. Thus, in some cases, anger is a defensive reaction that masks an underlying fear of vulnerability.

  1. Feeling the need to self-harm

In other cases, anger is a tool our unconscious mind uses to signal that something is troubling us. When we spend weeks or months feeling angry, sabotaging our personal relationships and emotional life, this is a way of drawing attention to the need for change. This type of response often manifests when we force ourselves to live a life that is unsatisfying

  1. Intermittent Explosive Disorder

Finally, there is the actual ‘Intermittent Explosive Disorder’ (IED), which is described as a disorder of aggressive impulse control. The DSM-5 classifies it under the category ‘Disruptive Impulse-Control and Conduct Disorders’. Identifying the causes of IED may not be the most accurate approach; instead, it is perhaps more appropriate to identify possible triggers:

  • environmental factors, as those suffering from this disorder are often born into a family environment where physical and verbal abuse, alongside angry behaviour, were the norm
  • physiological factors, given that a diagnosis of IED is often associated with low levels of serotonin in the brain
  • physical abuse, as it has been found that those with a history of childhood abuse, or of recurring traumatic events, are more likely to develop this disorder
  • age and gender, as IED primarily affects men aged between 20 and 30.

Intervention strategies

Various approaches have been identified to reduce and treat excessive and chronic manifestations of this emotion: psychosomatic, cognitive, behavioural, and others, each of which may be more or less suited to individual circumstances and personal histories.  Sometimes a multi-methodological approach is preferred; for example, efforts are made to reduce rumination and recurring thoughts, as well as cognitive distortions. By identifying the critical issues that reinforce and fuel anger. According to a reflection attributed to Buddha: “Holding on to anger is like holding a burning coal with the intention of throwing it at someone else; you are the one who gets burned” and “You will not be punished for your anger; you will be punished by your anger.”

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