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Roma, “La crisi infinita” rischia di diventare una cancrena per l’Italia

By 15 Marzo 2014 Aprile 11th, 2014 No Comments

mfront_criticaliaIl convegno organizzato da Criticalia individua strategie per mettere fine alla recessione economica che attanaglia il Paese. Tra le ipotesi alcune più dolorose: ma il medico pietoso fa la piaga cancrenosa

 Roma, 14 marzo – “L’Italia è il peggior paese in Europa per chi perde il lavoro, solo il 14% riesce a trovarne un altro. La crisi che attanaglia il Paese si evidenzia in una mancanza di consumi, in zero investimenti pubblici e dall’inizio della crisi nel 2008 il Pil è sceso di nove punti” così Giuseppe Pignataro, economista, in una relazione al convegno  “ La crisi infinita” organizzato dal Centro studi Criticalia. L’incontro, che ha avuto luogo l’11 marzo nella Sala dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, ha cercato di individuare cause e soluzioni della crisi italiana. Tra gli  esperti economisti relatori presenti Marcello Degni, Giuseppe Pignataro, Romano Benini, Paolo Manasse, Pietro Reichlin e Lidia Undiemi.”Il debito pubblico va abbattuto, e in fretta” spiega Pignataro, “ e la soluzione che individuo è drastica e impopolare, ma è l’unica strada percorribile. Diversamente avremo un paese condannato ad un risanamento infinito e senza sviluppo e ad un futuro assai rischioso e precario”.  Un modo per dire che il medico pietoso fa la piaga cancrenosa. Per risanare 450 miliardi di debito e 140 miliardi di Pil annuo bruciato dal 2007 ad oggi, secondo Giuseppe Pignataro sarebbe risolutiva una patrimoniale a carico del 10% di italiani che detengono il 46% delle ricchezze globali del Paese, una sorta di tassa ai ‘ricchissimi’ una tantum, che insieme alla vendita del patrimonio pubblico, contribuirebbe a saldare il debito italiano facendo ripartire l’economia. Tutto questo insieme ad un piano di riforme istituzionali e ad un serio progetto che metta in campo almeno 60/70 miliardi di euro a favore di misure che rilancino le attività economiche della piccola e media impresa. Un cambiamento radicale che grazie alla somma investita dovrebbe rilanciare la ricerca per individuare nuove filiere di progresso economico e produttivo. Ne è convinto anche Romano Benini, direttore del master in Management dei servizi per il lavoro della Link Campus University di Roma e autore del libro  “Nella tela del ragno”, che spiega “ il Made in Italy, secondo marchio al mondo, ha subito una progressiva perdita in competitività. Da questo punto di vista la Germania ha fatto meglio: ha sostenuto l’innovazione e ha potenziato con una adeguata formazione il patrimonio umano che aveva a disposizione” , “In Italia, storica patria della creatività, siamo indietro di dieci anni”, continua Benini, -“ E se paesi come la Germania hanno istituito una rete nazionale utile alla ricerca del lavoro, da noi è necessario comprendere una volta per tutte che bisogna operare un cambiamento dei modelli di produzione. I punti di sviluppo sono istruzione, ricerca, politiche per i giovani che rendano possibili start up di nuove idee imprenditoriali”. Di certo bisogna fare presto e bene individuando un progetto globale che, oltre a prevedere il rientro a medio o lungo termine del debito pubblico, rimetta in gioco creatività e fantasia , doti tipiche del popolo italiano, fornendo opportuni strumenti formativi per farci stare al passo con i tempi. Il tempo di verifica nel rispetto del fiscal compact, firmato nel gennaio 2012 da 25 Stati dell’UE su 27, per il nostro paese è dietro l’angolo:  dal 2015 il nostro debito sarà il metro di misura mediante il quale garantiremo o meno la sopravvivenza della nostra economia.

 


 

 


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