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Questa ossessione degli uomini per i “froci”

By 9 Luglio 2020 No Comments

Il chirurgo di Varese che ha offeso un suo paziente in sala operatoria riferendosi con disprezzo al suo orientamento sessuale, mette a nudo un razzismo di fondo inconcepibile in uno stato democratico. Gravissimo in termini di diritti umani che l’appellativo ‘frocio’, più degno di un teppista,  sia uscito dalla voce di un medico in una struttura sanitaria pubblica

di Vanessa Seffer

Non sappiamo come stanno le cose nei minimi particolari, non abbiamo letto direttamente le carte ma solo le agenzie, diverse uscite sui quotidiani e le dichiarazioni del Presidente di FNOMCeO Dott. Filippo Anelli, sul caso del primario che ha insultato un paziente già sedato in sala operatoria, infastidito a quanto pare dall’intervento che stava per svolgere lo scorso 25 marzo, in piena emergenza Covid19. Il chirurgo denunciato, due giorni risulta essere stato sospeso.

Avesse detto gay oppure omosessuale forse la vicenda avrebbe avuto una connotazione leggermente diversa e magari un maggiore sforzo di umana comprensione avremmo provato a farlo.


Ma la definizione di frocio, porta con sè il disprezzo per una persona, in quel momento in stato di necessità per un problema di salute, che si era rivolta alla struttura pubblica per essere curato e non insultato per le proprie scelte di vita reali o presunte. La sala operatoria, come una caserma dei carabinieri, dovrebbe essere un’area protetta. Chi opera all’interno deve agire senza essere fuorviato da ideologie politiche, colore della pelle, razza, religione o quant’altro. Se così fosse, se questi messaggi venissero lasciati passare, quanto ci vorrebbe perchè odiatori di professione, magari di bambini, di vecchietti, di umanità con deformazioni fisiche, possano farsi largo? Chi si stenderebbe più su un tavolo operatorio se non fosse sicuro che chi sta operando su di noi lo sta facendo al meglio delle sue possibilità senza sovrastrutture mentali?

Non è un caso che secondo la Treccani i termini gay ed omosessuale non sono connotati negativamente e sono quindi preferiti in alcuni contesti.

Evidentemente a tali contesti potrebbe non appartenere una specifica sala operatoria dove il chirurgo sembra essersi attardato a tale raffinato apprezzamento definendo “frocio” il paziente che era sul suo tavolo.

“Guardate se devo operare sto frocio di m..” ed evitiamo di aggiungere altri particolari di cronaca perché le agenzie di stampa ormai ne sono piene. Evitiamo anche i giudizi sommari perché sembra essere ben avviato un procedimento disciplinare a carico del fine glottologo, primario del varesotto il quale, preso forse da un momento di ira, accecato più probabilmente da una cultura omofoba, sicuramente consapevole di quanto preziosa fosse la sua opera professionale in quel momento, non ha ritenuto di avere un paziente, un malato sul tavolo operatorio, bensì un frocio.

Un uomo attratto sessualmente da altri uomini, la cui situazione a causa delle sue scelte personali impediva probabilmente di svolgere ben altre funzioni, forse per lui più incombenti, data la situazione generale dell’emergenza Covid. Pertanto, riportano le cronache, lo ha apostrofato in un modo che fa riflettere molto sul perchè poi tanta gente ama definire così bruscamente e brutalmente altre persone, perchè tanta rabbia e veemenza. Al posto di quell’uomo poteva esserci un tossicodipendente, un assassino, un tifoso di una squadra di calcio avversa, un rivale in amore, e chiunque di loro avrebbe avuto diritto a ricevere le cure. Altrimenti avremmo sforato in un campo che non ci appartiene, che non è tipico del nostro paese, per fortuna.

Nel Commentario al Codice di Deontologia Medica, a cura della Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici, si legge che il Codice di Deontologia contiene principi e regole che il medico-chirurgo deve osservare nell’esercizio della professione.

Il comportamento del medico, anche al di fuori dell’esercizio della professione, deve essere consono al decoro e alla dignità della stessa.

“In campo medico, in particolare, il comportamento deontologico si esprime nel rispetto della dignità professionale. Questo si sostanzia nel presupposto che la scelta della medicina come professione sia – o almeno tenda ad essere – vocazionale e che fondamenti ne siano l’indipendenza intellettuale e la libertà scientifica.

Questi valori sono comuni a tutte le professioni, ma trovano la loro più alta espressione nella medicina cui prioritariamente è affidata la tutela dello stato di salute dell’uomo e il suo benessere psichico e fisico. I valori basilari del rispetto della vita e della dignità della persona devono essere sempre di guida al medico, la cui opera ha per fine l’interesse del paziente, da perseguire nella rigorosa adesione ai canoni della deontologia ippocratica, cioè ai principi della beneficialità e della non maleficità.”

E all’ art. 3 Doveri del medico, si legge che “dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza discriminazioni di età, di sesso, di razza, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace come in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera. La salute è intesa nell’accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona”.

Sarà stata la delusione dei ricordi infantili, l’avere appreso che tra Batman e Robin forse c’erano allusioni omoerotiche. Chissà. Ed una semplice parola, con tutto il bagaglio di volgarità, di omofobia, di discriminazione e di violenza insita nella stessa, forse basterà per indurre qualcuno a rivisitare negativamente, e ingenerosamente, l’immagine dell’eroe in camice bianco che lotta contro il virus Covid. Non contro il virus della stupidità, quello è immortale.

Orbene, lasciamo stare i richiami alla dignità della persona umana, tanto sono valsi a nulla in questo caso. Lasciamo stare pure i richiami alla assenza di discriminazioni di sesso, in fondo che colpa ne ha il razzista se il nero è negro, il meridionale è terrone, le donne sono tutte puttane tranne mamma e sorella e auspicabilmente moglie, e gli imbecilli invece fanno spesso carriera.

Ma che il fondamento della professione medica consista nella indipendenza intellettuale è un assunto che può essere foriero di inopportuni fraintendimenti. E’ la lingua che in questo caso si è resa indipendente dal cervello e complice la stanchezza, l’aria condizionata, la disidratazione, la pandemia, la tempesta ormonale, si è messa ad articolare un’unica parola, frocio, appunto.

Qualcuno si è indignato e addirittura preoccupato di aver attaccato una casta pronta a piagnucolare perchè si istiga all’odio contro gli omosessuali, quando gli stessi fanno ugualmente contro gli etero, per cui saranno proprio gli eterosessuali tra poco a dover essere una specie protetta perchè in via d’estinzione. Ma questa è una diatriba ridicola. I gay e i bisex ci sono sempre stati, fin dalla notte dei tempi. Erano guerrieri e conquistatori di terre e bisogna che rileggiamo la storia e magari ce ne facciamo una ragione. Qui la storia è un’altra e ben più grave: se si viene pagati per svolgere un’attività alta e pubblica come quella di salvare vite, non si ha il diritto di esprimere pareri su altro che la salute della persona e te ne occupi al meglio delle tue capacità. E’ il tuo dovere, è il motivo per cui hai studiato, è la tua mission, è il motivo per cui il più grande Sistema Sanitario “universale” al mondo ti paga.

Ma noi abbiamo una cultura umanista e liberale e siamo propensi al perdono. Of course.


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