Cinema & Teatro
Nelle sale è da poco uscito Toy Story 5
Toy Story è diventato un franchise di successo che ha generato una serie di seguiti, spinoff, corti e serie televisive, quasi tutti bene accolti dal pubblico e dalla critica.
di Marvyn Mura
Il primo Toy Story è stato un film importante per la storia del cinema, è infatti il film che ha aperto le porte all’animazione in computer grafica ed è tuttora il film simbolo della Pixar.
Toy Story è diventato un franchise di successo che ha generato una serie di seguiti, spinoff, corti e serie televisive, quasi tutti bene accolti dal pubblico e dalla critica; nelle sale è da poco uscito il nuovo quinto capitolo diretto questa volta da Andrew Stanton (WALL-E, Finding Nemo).
Toy Story 5 è purtroppo il capitolo più debole di Toy Story, si nota un abbassamento di target rispetto ai precedenti; i precedenti capitoli (specialmente i primi tre) erano film adatti a tutti (adulti e bambini) perché avevano quelle punte di ironia matura e sagace e momenti di tensione che rimanevano impressi; questo nuovo Toy Story invece risulta indirizzato esclusivamente ai bambini e alle bambine, infatti il film di Stanton è estremamente infantile ed è purtroppo anche un film piuttosto fiacco e che non decolla mai dal punto di vista del ritmo. Toy Story 5 inoltre segue le mode politicamente corretto (wokismo e girl power) dell’ultimo decennio, che era pure un problema che affligeva anche Toy Story 4, anche se in modo più velato e anche se la qualità di quel film è decisamente superiore.

Toy Story 5 pone comunque alcune questioni interessanti come l’abuso della tecnologia che può essere dannoso per i bambini, viene infatti mostrato come l’ipad alieni i bambini dal gioco, dalla socialità e dalla creatività; ma questo tema non viene totalmente esplorato, ma anzi viene messo da parte nella seconda metà del film.
La protagonista della vicenda è la cowgirl Jessie, che in questo film riesce a trovare una sua chiusura del cerchio, c’è infatti un discreto e emozionante sviluppo del personaggio; mentre mi duole dirlo ma Woody e Buzz sono personaggi secondari di supporto in questo film; il resto dei giocattoli che nei precedenti avevano comunque dei ruoli più definiti e importanti, qui non sono pervenuti (Mr. Potato ridotto a cameo).
I nuovi giocattoli non rimangono impressi come magari rimanevano impressi Forky o Duke Caboom nel quarto film; mentre la villain Lilypad è uno degli aspetti più riusciti del film, è buon personaggio che, a differenza di altri villain della saga, trova una redenzione nel terzo atto.

Dal punto di vista tecnico è un discreto film Pixar, l’animazione è ben fatta, ma i problemi e i fattori negativi prevalgono sul resto, la regia è la più piatta fino ad ora, anche il tanto vituperato Toy Story 4 aveva molte intuizioni registiche degne di nota che qui mancano; il ritmo è piatto e l’abbassamento del target rende il film totalmente innocuo e inoffensivo; la sceneggiatura presenta dei buchi di trama ingenui (come fa Lilypad a scappare, quando Jessie poco prima aveva chiesto esplicitamente a Buzz di sorvegliare Lilypad?).
Un altro problema del film è il discutibile utilizzo di Woody (che è sempre stato l’anima fondante della serie, ma che in questo film è relegato a personaggio marginale) e di Buzz (che qui è un personaggio estremamente stupido e irritante) e il non utilizzo, se non in momenti del tutto comici, degli altri giocattoli.
Toy Story 5 è il capitolo meno riuscito della saga, un film estremamente infantile, che annoia e che offre pochi momenti divertenti e memorabili; forse è il momento di chiudere qui con l’iconica saga filmica dei giocattoli più amati del cinema.
