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Arte & Cultura

Nel 30° anniversario delle Relazioni diplomatiche  tra la Santa Sede e l’Albania, prende luce Padre Gjiergi Fishta, tra storia poesia e religione

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Le sue doti oratorie, capaci di coinvolgere ed affascinare, erano così tanto apprezzate e riconosciute che, alle sue orazioni, partecipavano anche personalità del mondo ottomano

di Antonio Martinelli Carraresi

Padre Giergi Fishta tra storia, poesia e religione, questo il titolo del convegno organizzato dal Capo Missione dell’Ambasciata d’Albania presso la Santa Sede Majlinda Dodaj, presso la magnifica Sala dei Cento Giorni, all’interno del Palazzo della Cancelleria, a Roma. Al Convegno, moderato da Andrea Gagliarducci, vaticanista Ewtn/Aci Group e alla presenza di Mijlinda Dodaj, hanno partecipato il dottor Paolo Ruffini, prefetto del dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Aurel Plasari esponente dell’Accademia degli studi albanologici a Tirana e Blerina Suta, dell’Università degli studi di Napoli, L’Orientale. Protagonista dell’incontro Padre Fishta, la sua poetica, la personalità e l’importanza che la sua figura ricopre per l’Albania ma non solo, perché Fishta è stato parte del cammino intellettuale Europeo. 

Gjiergi Fishta, è nato a Fishte, in Albania, il 23 ottobre 1871, battezzato con il nome di Zef e consegnato all’ età della scolarizzazione ai frati francescani, è stata una delle figure più influenti d’Albania, il suo poema Lahuta e Malcis è considerato un assoluto capolavoro letterario.

Le sue doti oratorie, capaci di coinvolgere ed affascinare, erano così tanto apprezzate e riconosciute che, alle sue orazioni, partecipavano anche personalità del mondo ottomano. Fishta, frate francescano, fine politico, diplomatico, traduttore, insegnante, la sua scuola fu elevata al rango di Scuola Nazionale, fu giornalista e fondatore delle riviste Hilli Drites, Stella del Mattino e  Posta  Shqypnis, Posta  d’ Albania,  con interessi che  spaziavano anche alla fisica, matematica, astronomia,  è stato grande poeta ed è reputato uno degli scrittori più influenti del XX secolo ed è stato anche  Presidente della Commissione  del Congresso dei Monastir,  che aveva il compito di sancire l’alfabeto albanese.

Nell’ ultimo anno di vita è stato anche, Accademico d’Italia. Una vera passione per Fishta era quella per l’architettura, affascinato, in particolare, dalle opere degli architetti italiani, si adoperò con grande energia per la costruzione della Chiesa Cattolica di Alessio.  Con l’arrivo, in Albania, del regime comunista le sue opere furono censurate, proibite e tolte dalla circolazione.

Nel corso del convegno, oltre gli interessanti interventi dei relatori, sono state lette parti di alcune delle opere di Padre Fishta, interpretate sia nella versione originale, albanese, dalla giornalista Klaudia Bumci, che in italiano, interpretate dall’attrice e drammaturga Isabel Russinova. “Ma se disposto ha in ciel l’ Onnipotente di non riunirci più sotto queste ombre e più non ricordar le gesta eroiche della gloriosa età purtroppo estinta, giovani miei, vi supplico, nel nome di Colui che abbuia ora rischiara i destini del mondo, di seguire questi ammaestramenti che vi lascio: di aver cura, vi prego delle greggi, e custodir lo stazzo sull‘alpeggio, l’armi cariche mai non consegnare, evitar coi compagni ogni litigio, non provocateli con motti pungenti, che essi nella disdetta a voi saranno  da ausilio e con il fucile e con la borsa. Con sprezzo non parlate allo straniero, ma il pane, il sale offritegli ed il cuor, giusta la antica usanza d’ Albania”, ecco un breve passo di uno de poemi più belli e conosciuti di Fishta, “Il liuto della Montagna”. 

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