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Italiani nel Mondo

L’Usanza Incivile – The Uncivilized Custom

Gianni Pezzano

Pubblicato

il

di emigrazione e di matrimoni

L’Usanza Incivile

“Sei in …, qui si parla …” è una frase che molti di noi emigrati e figli di emigrati abbiamo sentito fin troppo spesso nella nostra vita. Credo la prima volta d’averla sentita non avevo ancora compiuto 10 anni e l’ultima volta solo pochi anni fa.

Questa frase succede quando due persone si parlano in una lingua straniera in pubblico, di solito su un mezzo pubblico, ma non raramente anche in ristoranti, o per strada e qualcun interviene per zittirli o per costringere loro a parlare la lingua locale.

Il filmato nell’articolo sotto ha fatto il giro del mondo e dimostra un esempio classico di questa usanza incivile a Melbourne in Australia nel 2012. In questo caso l’incidente è scattato quando una donna sul mezzo si è messa a cantare una canzone in francese. A rendere questo caso particolarmente preoccupante è la frase dell’aggressore; “Parla l’inglese o morirai”.

https://www.theguardian.com/world/2012/nov/21/melbourne-racist-bus-rant-australia  (Melbourne 2012)

Purtroppo un comportamento del genere non si limita a solo un paese, ma si trova in tutti i paesi, senza eccezione, visto che succede anche in Italia, e chi legge i giornali internazionali sa che esempi del genere escono regolarmente ed inevitabilmente fanno il giro del mondo sui social, mettendo in serio imbarazzo la brava gente di quei paesi.

Da esperienza diretta posso dire che questi incidenti lasciano davvero l’amaro in bocca e spiega molto bene perché alcuni di noi nati e cresciuti in altri paesi da genitori emigrati ci sentiamo pesci fuori d’acqua nei nostri paesi di nascita.

In alcuni di questi casi io parlavo con mia madre su un pullman ed in altri per strada con amici italiani, compresi turisti e uomini d’affari italiani, e ci vuole poco per capire che da un’impressione pessima del mio paese di nascita. Peggio ancora, non sono rari e ci vuole poco per trovare in internet moltissimi filmati di tali incidenti da tutto il mondo.

Sappiamo che la maggioranza della gente non è razzista, ma questa minoranza vocale ed incivile crea problemi di integrazione per gli immigrati in ogni paese e dimostra che non capisce le molte realtà degli immigrati che in casa parlano nella loro lingua che, con il tempo, è destinata a sparire per motivi che abbiamo spiegato spesso negli articoli di questa rubrica.

Qualcuno dirà che gli emigrati dovrebbero tutti imparare la lingua del nuovo paese e sulla carta hanno certamente ragione. Però, la Storia dell’emigrazione dimostra chiaramente che non è proprio così.

Fino a non molti anni fa la maggioranza degli emigrati europei non era poliglotta, e l’Italia ne è l’esempio classico. Per moltissimi anni i nostri emigrati erano d’origine rurale e per le condizioni in quelle zone d’Italia, nel nord ed il sud, erano quasi tutti analfabeti ed in molti casi non parlavano affatto l’italiano, ma solo il loro dialetto. In queste condizioni imparare una seconda lingua era difficile perché non avevano le basi per poter apprendere lezioni formali e, in ogni caso, una volta emigrati non avevano nemmeno il tempo perché la loro priorità era di lavorare il più possibile per poter comprare casa, ecc.

Infatti, proprio i nostri emigrati hanno dimostrato che gli immigrati possono contribuire al nuovo paese di residenza con un livello bassissimo della lingua locale. In Australia c’erano stabilimenti dove intere sezioni erano della stessa nazionalità e solo il capo reparto aveva un livello abbastanza alto dell’inglese. E non ho dubbi che questo succedeva anche in altri paesi fino a tre o quattro decenni fa.

Posso anche dire che ho conosciuto nostri connazionali che avevano vissuto per oltre cinquant’anni in Australia e che non hanno mai imparato l’inglese oltre le frasi strettamente necessarie per le spese e così via, ma i loro figli sono spesso diventati avvocati, dottori, architetti, ingegneri, insegnanti e ogni genere di professionista, che dimostra che un livello buono della lingua locale non vuol dire automaticamente che non dessero un contributo importante al loro nuovo paese di residenza.

Ma dobbiamo anche costatare una tendenza triste tra una parte dei discendenti dei nostri emigrati nel corso dei molti decenni, che insiste che tutti gli immigrati che vengono in un paese devono già sapere la lingua del nuovo paese. C’è un ovvio paradosso in questo atteggiamento da parte loro, che se le leggi d’immigrazione attuali fossero state in vigore all’epoca loro non sarebbero mai nati perché i loro nonni/bisnonni non avrebbero mai potuto emigrare in quei paesi.

L’aspetto della lingua è particolarmente delicato per vari motivi, partendo dal fatto che la lingua fa parte dell’identità di una persona ed è anche difficile dire d’essere “italiano” se non si parla o si capisce la nostra lingua.

La soluzione a questi paradossi ed inconsistenze di atteggiamento è di rendere più facile e accessibile non solo l’insegnamento della lingua dei paesi di residenza, ma anche di dare più possibilità ai figli e discendenti degli immigrati di poter imparare la lingua dei paesi d’origine dei genitori/nonni.

Mentre scrivo queste parole sento già chi si indigna e protesta che mancano i soldi per poter fare progetti del genere, sia in Italia che all’estero, ma la risposta è semplice.

Insegnare le lingue ha due effetti altrettanto importanti, non solo imparare la lingua, ma ancora di più insegnare la Cultura di quel paese rende più facile le interazioni tra i paesi.

Infatti, insegnare bene altre lingue vuol dire fornire ai venditori dei nostri prodotti all’estero i mezzi perfetti per promuovere e vendere tutti quei prodotti. Difatti, i migliori venditori internazionali sarebbero proprio i figli degli immigrati perché conoscono entrambe le Culture e sanno come comportarsi in altri paesi per poter dare il massimo impatto ai nostri prodotti, e gli introiti di queste vendite fornirebbero i fondi necessari per insegnare le lingue che spesso sono ignorate quando pensiamo al futuro.

Per questi motivi dobbiamo fortemente opporci a quella usanza incivile ogni volta che qualcuno aggredisce persone che parlano altre lingue in pubblico. Questa usanza barbarica colpisce tutti perché fa male all’immagine internazionale del proprio paese e non solo a quelle persone incoscienti che si sentono minacciate da due persone che si parlano in un’altra lingua.

Poter parlare altre lingue dovrebbe essere visto per quel che è, un segno di civiltà, e non come una minaccia assurda a una minoranza ignorante che ha paura di quel che non sa.

The Uncivilized Custom

di emigrazione e di matrimoni

 “You’re in XXX, here we speak XXX” is a phrase that many of us migrants and children of migrants heave heard all too often in our lives. I think the first time I heard it I was not yet ten years old and the last time was not many years ago.

This phrase happens when two people are talking in a foreign language in public, usually on public transport but not infrequently also in a restaurant or on the street and someone intervenes to tell them to be quiet or to force them to speak the local language.

The video in the article below was seen around the world and shows a classic example of this uncivilized custom in Melbourne, Australia in 2012. In this case the incident occurred when a woman in the vehicle started singing a song in French. What made this case particularly worrying was the aggressor’s comment, “Speak English or die”.

https://www.theguardian.com/world/2012/nov/21/melbourne-racist-bus-rant-australia  (Melbourne 2012)

Unfortunately this type of behaviour is not limited to only one country but is found in all countries, without exception since this happens also in Italy. And anyone who reads international newspapers knows that examples such as these come out regularly and inevitably go around the world on the social media, seriously embarrassing the good people of those countries.

From direct experience I can say these incidents really leave a truly bitter taste in the mouth and they explain very well why some of us born and raised in other countries of immigrant parents feel like fish out of water in our countries of birth.

In some cases involving me I was speaking with my mother on a bus and in others in the street with Italian friends, including Italian tourists and businesspeople, and it takes little to understand that it gives a bad impression of my country of birth. Worse still, they are not uncommon and it takes little effort to find many videos of such incidents from around the world on the internet.

We know that the majority of people is not racist but this vocal and uncivilized minority creates problems of integration for migrants in every country and shows that it does not understand the many realities of immigrants who at home speak in their language which over time is destined to disappear for reasons we have often explained in the articles of this column.

Some people will say all the immigrants should learn the new country’s language and on paper they are certainly right. But, the history of migration clearly shows that this is not the case.

Until not many years ago European migrants were not multilingual and Italy is the classic example of this. For many, many years our migrants were of rural origin and due to the conditions in those areas of Italy, in both the north and the south, they were almost all illiterate and in many cases did not even speak Italian but their dialect. In these conditions learning another language was difficult because they did not have the basis to be able to take formal lessons and in any case once having migrated they did not even have the time because their main priority was to work as much as possible to be able to buy a house, etc.

Indeed, our migrants have shown that immigrants can contribute to the new country of residence with a very low level of the local language. In Australia there were factories where whole sections were of the same nationality and only the section head had a high enough level of English. And I have no doubts that this also happened in other countries until three or four decades ago.

I can also say that I have met many of our countrymen and women who had lived for more than fifty years in Australia and never learnt English beyond the phrases strictly necessary for shopping, etc., but their children often became lawyers, doctors, architects, engineers, teachers and every type of professional which shows that a good level of the local language does not automatically mean they did not give an important contribution to their new country of residence.

But we must also note a sad trend amongst a portion of the descendants of our migrants over many decades who insist that all migrants who come to a country must already know the new country’s language. There is an obvious paradox in this attitude on their part that if the current immigration laws had been in force at the time they would never have been born because their grandparents/great grandparents would never have been able to migrate to those countries.

The aspect of language is particularly delicate for a number of reasons, starting with the fact that language is part of a person’s identity and it is also hard to be “Italian” if you do not speak or understand our language.

The solution to these paradoxes and inconsistencies of attitude is to make the teaching of the languages of the countries of residence easier and more accessible and also to give the children and descendants of migrants more opportunity to be able to learn the language of the countries of birth of their parents/grandparents.

Teaching languages has two equally important effects, not only learning the language but even more teaching the culture of that country makes interactions between the countries easier.

As I type these words I can already hear those who will be outraged and protest that there is no money to be able to carry out such projects, both in Italy and overseas, but the answer is simple.

Indeed, teaching other languages well means providing salespeople for our products overseas the perfect means to promote and sell all the country’s products. In fact, the best international salespeople would be the children of migrants because they know both Cultures and know how to behave in other countries in order to be able to give the greatest impact to our products and the income of these sales would provide the necessary funds to teach the languages that are often ignored when we think about the future.

For these reasons we must strongly oppose this uncivilized custom whenever someone attacks people speaking other languages in public. This barbaric custom affects everybody because it harms their country’s international reputation and not just those irresponsible people who feel threatened by two people who are speaking to each other in another language.

Being able to speak another language should be seen for what it is, a sign of culture, and not an absurd threat to an ignorant minority that is scared of what it does not know.

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