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Attualità

L’Umanità si specchia nelle stelle

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La NASA non ha prove dell’esistenza di vita extraterrestre intelligente, ma è  impegnata nella ricerca biologica e astrobiologica.

di Alessio Zedda

La declassificazione dei documenti in possesso della NASA, in riferimento al protocollo da seguire nell’eventualità che debba essere comunicata la scoperta di vita extraterrestre apre un interrogativo molto importante, soprattutto nell’era della comunicazione “glocale”, nella quale si mescolano contenuti audiovisivi dalla provenienza geografica potenzialmente infinita, da ogni angolo lontano del mondo (globale), con quelli vicinissimi, quasi intimi, che affondano lo smartphone nel quotidiano (locale). In questo clima da comunicazione permanente, che fonde intrattenimento e cronaca fino a renderle indistinguibili, esistono informazioni che non possono essere comunicate a cuor leggero. Una di queste solleva inquietudine mai sopite, che mettono in discussione il significato profondo della nostra presenza nel cosmo.

Annunciare l’esistenza degli “alieni” implica la necessità di ponderare ogni singola parola, tenendo conto delle differenze socioeconomiche, religiose e culturali su scala mondiale. Viste le criticità emerse, dalla notte dei tempi, riguardo la capacità umana di confrontarsi pacificamente con l’alterità, che non necessariamente configura una diversità, il rischio di un panico generalizzato è reale e le reazioni individuali imprevedibili. Confrontarci con una qualche forma di vita “altra” ha a che fare con noi stessi, con la nostra capacità di accogliere, dentro la prorompente dinamica del pregiudizio, una diversità esistenziale o biologica.

Un approccio pieno di cautele che investono il tema primordiale della paura, che si tratti di un microscopico virus letale o di un gigante asteroide in rotta di collisione con il Pianeta Terra. In entrambi i casi l’umanità non dimostra, finora, alcuna capacità logica, nessun autocontrollo, alcuna organizzazione collettiva che faccia la forza dell’unità per contrastare efficacemente un’eventuale minaccia. Una delle soluzioni proposte implica una radicale rivoluzione antropologica, che trasformi in celebrazione festosa le apocalittiche previsioni raccontate dal cinema americano.

Una trasformazione che, secondo la NASA, dovrebbe comportare l’acquisizione di un importante progresso evolutivo: la cosiddetta umiltà cosmica. L’umiltà cosmica implica l’accettazione, piena e senza riserve, che la nostra bistrattata Terra non costituisca il centro biologico dell’Universo, che non abbia alcuna primazia morale sul resto del creato e delle creature viventi, che l’identità della specie umana sia una delle tante possibili, capace, meno di altre, di immaginare il rispetto reciproco nell’ambito di una coesistenza complessa, che non dia alcuna ospitalità agli istinti contrapposti di isolamento o di superiorità.

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