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L’IA può fare dell’Italia il laboratorio economico più avanzato d’Europa – AI can make Italy the most advanced economic laboratory in Europe

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di emigrazione e di matrimoni

L’IA può fare dell’Italia il laboratorio economico più avanzato d’Europa

di Marco Andreozzi

L’intelligenza artificiale (IA) potrebbe trovare in Italia il terreno più fertile d’Europa. Infatti, proprio quelle caratteristiche di un sistema produttivo frammentato e strutturalmente fragile potrebbero trasformarsi, nel nuovo ciclo tecnologico, in un vantaggio competitivo senza precedenti. In quasi tutti i Paesi dell’Europa occidentale più prospera, le piccole e medie imprese rappresentano oltre il 99% del totale. La differenza italiana, tuttavia, risiede altrove: nel peso straordinario delle partite IVA individuali. In Italia il lavoro autonomo raggiunge infatti circa il 21% degli occupati, cinque punti percentuali in più rispetto al podio di Regno Unito e Spagna, mentre Germania, Danimarca e Svezia si attestano attorno al 10%, e la Norvegia appena al 5%. Anche sul fronte delle microimprese — quelle con meno di dieci addetti — in Italia e negli altri Paesi europei esse rappresentano grosso modo il 95% del totale. Fa eccezione la Germania, dove la quota scende all’82-84%, a conferma di una struttura industriale maggiormente concentrata in imprese di dimensioni medie e grandi. Germania e Italia restano le due grandi potenze manifatturiere del continente, pur fondate su modelli organizzativi profondamente differenti. E non a caso il cliente numero uno dell’industria italiana è la Germania.

La struttura economica italiana è storicamente composta da professionisti autonomi, artigiani, imprese familiari, architetti, reti di subfornitura e, purtroppo, una burocrazia spesso ridondante il cui apporto al valore aggiunto è pressoché zero. Notai inclusi, una professione di tradizione medievale nata nell’Italia centro-settentrionale del Dugento — urbanizzata, mercantile, frammentata politicamente, e molto avanzata nei commerci e nella finanza — da radici che risalgono al diritto romano tardo-imperiale (tabelliones). Ed è precisamente in questo ecosistema che gli sviluppi dell’intelligenza artificiale possono produrre l’impatto più rilevante. Laddove un’impresa globale o un’azienda medio-grande dispone di uffici legali interni, ufficio del Personale e strutture amministrative dedicate, il piccolo imprenditore italiano continua spesso a gestire personalmente preventivi, fatture, clienti, comunicazione e promozione (sempre estremamente carente in Italia e molto ben organizzata in Germania), pratiche fiscali e organizzazione del personale, oppure a delegarle a studi professionali esterni. È qui che l’IA si configura come una leva straordinaria di produttività diffusa. Un artigiano può automatizzare preventivi, gestione ordini e corrispondenza elettronica; un piccolo responsabile commerciale può tradurre documenti, analizzare mercati esteri e negoziare con strumenti che fino a pochi anni fa erano appannaggio esclusivo delle aziende più grandi o delle multinazionali. La tecnologia — nel sistema economico — riduce la storica penalizzazione dimensionale.

Dunque, la frammentazione produttiva italiana potrebbe diventare la sua forza e l’avvio di nuove imprese risulterà facilitato. L’intelligenza artificiale democratizza competenze organizzative e capacità operative, riducendo al minimo le fasi improduttive e distribuendo potenza economica ai soggetti più piccoli. Persino professioni tradizionali come avvocati, commercialisti e notai ne usciranno trasformate. Sopravvivranno soprattutto quei professionisti capaci di integrare competenza leguleia ed empatia umana, una dimensione che nessun algoritmo computazionale generativo può sostituire. Tuttavia, le professioni cambieranno. Più avvocati e commercialisti del futuro potranno anche essere naturalmente intelligenti (sic) da comprendere, ad esempio, che un’azienda si ristruttura davvero inserendo — tra leggi e bilanci— il professionista esperto della direzione generale a tempo. Ad ogni modo, è chiaro che oggi si debba avviare un serio programma educativo e formativo a tutti i livelli sull’impiego dei sistemi esperti di rete ad autoapprendimento (IA) che stanno sul palmo delle nostre mani. Per l’Italia è un’opportunità. Servono governi regionali e un governo nazionale di persone serie, competenti ed anche (sembrerebbe scontato) intelligenti.

 

di emigrazione e di matrimoni

AI can make Italy the most advanced economic laboratory in Europe

by Marco Andreozzi

Artificial intelligence (AI) could find right in Italy the most fertile ground in Europe. Indeed, the very characteristics of a fragmented and structurally fragile manufacturing system could transform, in the new technological cycle, into an unprecedented competitive advantage. In almost all of the most prosperous Western European countries, small and medium-sized enterprises (SMEs) represent over 99% of the total. The Italian difference, however, lies elsewhere: in the extraordinary weight of self-employed workers. In Italy, self-employment accounts for approximately 21% of jobs, five percentage points higher than the podium of the United Kingdom and Spain, while Denmark, Germany and Sweden stand at around 10%, and Norway at just 5%. Even micro-enterprises—those with fewer than ten employees—in Italy and other European countries represent grosso modo 95% of the total. The exception is Germany, where the share drops to 82-84%, confirming an industrial structure more concentrated in medium-and large-sized companies. Germany and Italy remain the continent’s two major manufacturing powers, yet with profoundly different organizational models. And it’s no coincidence that Italy’s number one customer of its industry is Germany.

The Italian economic structure has historically been composed of self-employed professionals, artisans, family businesses, architects, subcontracting networks, and, unfortunately, an often redundant bureaucracy whose contribution to added value is virtually zero. Notaries included, a profession with a medieval tradition born in central-northern Italy of the thirteenth century—urbanized, mercantile, politically fragmented, and highly advanced in trade and finance—with roots dating back to late imperial Roman law (tabelliones). And it is precisely in this ecosystem that developments in artificial intelligence can have the most significant impact. Where a multinational or a medium-large company has in-house legal departments, HR departments, and dedicated administrative structures, small Italian entrepreneurs often continue to personally manage quotes, invoices, clients, communications and promotion (always extremely lacking in Italy and very well organized in Germany), tax procedures, and personnel management, or delegate these tasks to external professional firms. This is where AI emerges as an extraordinary lever for widespread productivity. A craftsman can automate quotes, order management, and electronic correspondence; A sales manager of a micro enterprise can translate documents, analyze foreign markets, and negotiate with tools that until a few years ago were the exclusive preserve of larger enterprises and global corporations. Technology—in the economic system—reduces the historical size penalty.

Therefore, Italy’s fragmented production could become its strength and startup processes shall be easier. Artificial intelligence democratizes organizational skills and operational capabilities, minimizing unproductive phases and distributing economic power to the smallest players. Even traditional professions like lawyers, accountants, and notaries will be transformed. Those professionals capable of integrating pettifogger expertise and human empathy will survive: the latter a quality that no generative computational algorithm can replace. However, the world of professions will change. More lawyers and accountants of the future may also be naturally intelligent (sic) to understand, for example, that a company can be truly restructured by including—between laws and financial statements—an expert in temporary general management. In any case, it is clear that today we must launch a serious educational and training program at all levels on the use of web-based self-learning expert systems (AI) that lie in the palm of our hands. For Italy, this is an opportunity. We need regional governments and a national government of serious, competent, and (it would seem obvious) intelligent people.

 

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino). Tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale da un quarto di secolo; nomade digitale dal 2004 al 2019, e’ sinologo, parla correntemente il mandarino e in Cina e’ stato docente a contratto.

Marco Andreozzi, is a Doctor in Mechanical Engineering, Economics/Administration (Polytechnic of Turin). Industrial technologist and specialist in the energy sector, he comes from professional practices in five corporates in Italy and non-European countries, and as managing director for a quarter of a century; digital nomad from 2004 to 2019, he is a sinologist, speaks fluent Mandarin and was a visiting professor in China.

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