Tecnologia
Futuro delle tecnologie: compreremo l’IA come facciamo per la luce e il gas
Fiumi di informazioni invadono la nostra realtà, considerando che l’IA è usata dalla stragrande parte del genere umano.
di Angela Celesti
L’era digitale sta ridisegnando già da tempo tutti gli aspetti della nostra vita: individuale, sociale economica, con una velocità in accellerazione senza precedenti. Ma la nostra capacità di comprenderla va allo stessa velocità? Chi ha qualche anno, ha visto il passaggio da internet al web fino alla telefonia mobile dove tutto è un real-time tracking. I tempi per fissare un appuntamento con il telefono di casa per mangiare una pizza con gli amici è ora considerato “archeologia” e sono passati solo pochissimi decenni.
Ma in un futuro che è già qui, in cui lo smartphone è molto più intelligente di noi, citando il guru della cybercultura Kevin Kelly (fondatore di Wired): “non serve avere macchine più intelligenti perché lo sono già, si tratta di creare robot che pensino in modo diverso”. Un’affermazione da brivido per noi che ci illudevamo di stare al di sopra della tanta famigerata IA, tenendola a bada come un cane addestrato. Fiumi di informazioni invadono la nostra realtà, considerando che l’IA è usata dalla stragrande parte del genere umano: curiosi, creduloni e professionisti, scettici e chi la utilizza per gioco con applicazioni per banale uso estetico o di intrattenimento e chi la usa come come un compagno “secchione” che fa i compiti al posto nostro regalandoci il suo tempo. Ma noi parliamo di quella seria, in parole povere quella che viene usata per far volare gli aerei, quella utilizzata negli uffici, negli ospedali. Quella allenata dagli AI Trainere Machine e dai Learning Engineer, dove cresce e si moltiplica senza mai riposarsi: non ne ha bisogno! Ora che è tutto inarrestabile come ai tempi della Rivoluzione industriale non si può fare altro che apririrle le porte dando tutta la nostra attenzione a questa quarta rivoluzione industriale, “to make something” . “Questo è il tempo migliore per fare qualcosa”, afferma ancora Kevin Kelly, che da vero ottimista ci rassicura sulla perdita di posti di lavoro, convincendoci che saranno rimpiazzati da altri tipi di lavoro”. Un’affermazione che dovrebbe tranquillizzare tanti giovani che con ottimimismo si iscrivono alle facoltà universitarie per imparare, pensare, risolvere. Che ne sarà di loro? Saranno ancora utili alla società? O ciò che stanno tentando di raggiungere attraverso la loro formazione sarà vano o, peggio, inutile? Domande legittime se consideriamo che nella cerimonia di laurea a Oxford e in diverse università statunitensi – come la University of Arizona e la University of Central Florida – i neolaureati hanno sonoramente fischiato gli oratori che elogiavano l’intelligenza artificiale definendola “prossima rivoluzione industriale”. Quei booooh degli studenti si contrappongono alla narrazione della Silicon Valley che ha elogiato per anni le possibilità infinite dell’IA per la produttività e la creatività, in un clima più che ottimistico.

Una svolta culturale la reazione che arriva proprio dai nativi digitali che sentono tutto questo come la costruzione di un sistema che li “sostituirà” letteralmente. Un corto circuito che in qualche modo mette in discussione il modello tecnologico presentato come libertà, mentre i social costruivano connessioni. Ciò che sembra, invece è che l’IA si stia palesando come “automazione del lavoro, sostituzione creativa e perdita di quel valore rappresentato da competenze cognitive” . Un’automatizzazione in cui ogni successo umano è solo frutto di algoritmi, una sorta di declassamento che svilisce il valore stesso di un percorso di studi e di una laurea. La strada tracciata dai milionari Tek sembra andare proprio verso questa direzione, con la richiesta ai giovani di “adattarsi” anche se si destabilizza il lavoro. Una vera e propria crisi di una generazione tecnologica che si ribella all’interno di questa rivoluzione tecnologica che sembra suggerire alla società che può andare avanti anche senza di loro. Cosa serve allora per cercare di fronteggiare le sfide del futuro digitale?

Nuove forme giuridiche, sociali e filosofiche. Sicuramente questa potrebbe essere una strada, ma mentre scrivo Sam Altman AI Utility, in pratica il cofondatore e organizzatore (insieme a Elon Musk) della promozione e dello sviluppo dell’intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità, si palesa con una frase che fa molto riflettere: “Vediamo un futuro dove l’intelligenza sarà una utility come l’elettricità o l’acqua che la gente comprerà da noi a consumo”. Un vero e proprio cambio di paradigma. Abbiamo comprato per secoli le cosiddette energie fisiche come il carbone, il petrolio, l’elettricità, ora compreremo “energie cognitive”. Ci avviamo, così, alla mercificazione dell’intelligenza in un meccanismo in cui più capacità cognitive vuoi e più energia computazionale ti serve, più paghi. Attraverso sistemi di abbonamento già in costruzione ci offriranno modelli di ragionamento e agenti IA, mentre Il pensiero come un’ìnfrastruttura vera e propria ci consegna la società evoluta del futuro! Un futuro che qualche anno fa ci proiettava verso una società libera e più performante e che ora che siamo arrivati all’action suona tutto molto diverso. Strutturare il pensiero umano e veicolarlo attraverso piattaforme “commerciali” rappresenterebbe il primo mercato industriale dell’intelligenza nella storia umana! “Un futuro imprevedibile dove il colonianismo digitale, la manipolazione, la perdita di controllo umano e la centralizzazione del potere in poche grandi aziende tecnologiche controlleranno le regole del gioco” (Luciano Floridi, filosofo).
