Attualità
Le “attuali” visioni utopiche di Francesco Guccini, ultimo grande osservatore della nostra società
I poeti muoiono come tutti gli altri uomini, ma le loro parole restano vive! Grazie Francesco Guccini!!!
Di Angela Celesti
E arrivarono gli anni ’80, l’edonismo dilagava nella società italiana assieme ai fermenti di quegli anni di lotte, di critiche all’americanizzazione troppo audace che la rivoluzione televisiva ci imponeva attraverso lo schermo colorato e le televisioni commerciali, allontanandoci dai moniti che un cantautore come Francesco Guccini, appena scomparso, grande mente pensante e osservatore duro e caustico, scriveva nei suoi versi già da tempo. Testi scomodi e pieni di verità, per i quali Guccini è stato amato e odiato. ”Spiacere è il mio, io amo essere odiato”, cita nel celebre brano Cirano (1996). Un urlo contro quei “poeti sgangherati” e “ammaestrati” del suo e del nostro tempo, un vero e proprio richiamo nei confronti di una società priva di rigore morale, dove pesano le delusioni nei confronti di chi, professando il mestiere di musicista, cantante di fama, resta in silenzio su guerre e barbarie. Un grande coraggio, quello di Guccini, una visione che con il passare degli anni ha aperto la coscienza di molti che tiepidamente lo tolleravano e di tutti quelli avversi ai clichè sessantottini, ai grilli parlanti e disturbatori di coscienza. Gli anni della contestazione, furono soppiantati dalla Società del Riflusso e dell’Edonismo, dell’apparenza e dei consumi.
Ora che il tempo delle contestazioni è passato, ora che l’ultimo sguardo vigile, il suo, sulla nostra sciagurata società si è spento, restiamo orfani di quel coraggio intellettuale, della sua forte adesione al dubbio di cui la sua canzone, intrisa di letteratura civile si nutriva. Il suo stile ruvido e impegnato segnò nel corso del tempo quella frattura tra quelli “schierati” che lo amavano come intellettuale e poeta, sopportando i suoi difetti, il suo carattere spigoloso, intrattabile e allergico al compromesso, e chi invece non sopportava la sua voce roca, il suo canto recitato e monocorde, i suoi testi lunghissimi e l’erronea idea che fosse schierato più di quanto lo fosse. Un poeta, Guccini, i cui versi sono stati citati, in una traccia d’esame di maturità, come esempio di poeta contemporaneo, alla stregua di altri musicisti come Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla e Antonello Venditti. Dall’aulico al popolare, il suo registro linguistico, dall’esistenzialismo al metafisico il suo pensiero. La sua formazione nella piccola città di Modena, da cui non ebbe i natali, ma che sviluppò la sua crescita intellettuale, tra amarezze e nostalgie per la sua Pavana (vi nacque nel 1940). Modena, lontana dal piccolo paese, lo formò musicalmente.
Nel 1961 la famiglia si trasferì a Bologna dove si iscrisse alla Facoltà di Lingue; da lì l’inizio della sua lunga carriera, dove la memoria, le osterie, la storia italiana e l’ineluttabile tempo che passa si concentra in un grande racconto musicale, attraversando come un treno a “ciuff- ciuff” le pieghe del tempo che non hanno mai deviato il suo pensiero, rimasto incorrotto sino alla sua scomparsa, oggi, 6 agosto 2026 a Pavana, dove all’inizio del 2000 aveva scelto di tornare. Dario Fò, premio Nobel per la letteratura 1997, lo cita così:
“Quella di Guccini è la voce che un tempo si diceva “il movimento”. Oggi semplicemente una voce di gioventù. E cioè granitica coerenza con il proprio linguaggio e pensiero. Nella sua opera c’è un discorso interminabile sull’ironia, sull’amicizia, sulla solidarietà”.
Amore per la libertà, poesia civile e la consegna di una limpida lezione: difendere il pensiero critico restando fedeli a se stessi, senza farsi soggiogare dal conformismo. Una grande ammaestramento di vita attraverso le sue canzoni, racconto etico di un’idea di giustizia, della storia degli “ultimi” e dell’utopica “libertà senza padroni”. Un’ ideale a cui l’uomo moderno deve tendere. Con Guccini abbiamo percorso un piccolo pezzo di quella strada che, come nel mago di Oz, attraverso infiniti mattoni gialli, ci conduce nella piccola casa nel Kansas.
I poeti muoiono come tutti gli altri uomini, ma le loro parole restano vive!
P.S.: Non riesco a descrivere gli infiniti versi, le sue innumerevoli canzoni, per questo chiedo venia. Le scalate agli audaci e agli impavidi. Il mondo di Guccini è troppo vasto e incredibilmente profondo, un linguaggio non del passato ma di un lontano futuro.
