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Cinema & Teatro

L’Azerbaigian in gara per il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia

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Quest’anno per la prima volta in concorso un film azerbaigiano: SƏPƏLƏNMIŞ ÖLÜMLƏR ARASINDA (TRA UNA MORTE E L’ALTRA), di Hilal Baydarov, in gara per il Leone d’oro.

Al via oggi, 2 settembre, la 77ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia,  organizzata dalla Biennale di Venezia al Lido di Venezia fino al 12 settembre.

Quest’anno per la prima volta in concorso un film azerbaigiano: SƏPƏLƏNMIŞ ÖLÜMLƏR ARASINDA (TRA UNA MORTE E L’ALTRA), di Hilal Baydarov, in gara per il Leone d’oro.

La trama del film vede come protagonista Davud, giovane incompreso e irrequieto in cerca della sua “vera” famiglia, coloro che nel profondo sente porteranno amore e significato nella sua vita. Quando, nel corso di una giornata, si trova a vivere una serie inaspettata di incidenti, che risulteranno fatali per diverse persone, riemergono ricordi invisibili, vicende e preoccupazioni. Davud è catapultato in un viaggio all’insegna della scoperta, e del ritorno.

Un regista che dà voce ai sentimenti, e che, come dichiarato dallo stesso, pone al centro del suo lavoro “l’idea della persona che cerca di comprendere le ragioni per cui vive ed è presente, qui e ora, in questo mondo.”

In questa storia, Davud è la persona che ci ricorda le possibilità dell’amore.

Il talentuoso regista Hilal Baydarov è nato a Baku, capitale dell’Azerbaigian, nel 1987. Negli anni scolastici si è distinto per le capacità in ambito matematico ed informatico. Dopo una laurea in scienze informatiche ha studiato regia a Sarajevo. Nonostante la giovane età, ha già firmato numerosi titoli apprezzati anche in contesti internazionali, come Hills Without Names, Birthday. When the Persimmons Grew, Mother and Son, Nails In My Brain.

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Cinema & Teatro

Penthesilea, il ritorno del mito delle amazzoni per salvare il futuro degli uomini

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La Penthesilea di Isabel Russinova è un’eroina post-moderna immersa in un tempo senza tempo e la sua battaglia ci spinge a riflettere sul nostro futuro

di Antonio Martinelli Carraresi  

La storia, la tradizione, la leggenda, il mito delle Amazzoni  hanno affascinato e coinvolto letterati, poeti, drammaturghi di ogni tempo, le gesta delle amazzoni sono state esaltate dai grandi, da Erodoto a Strabone, da Plinio il Vecchio a Diodoro, da Omero a Virgilio, fino a Kleist, Jules Verne, Salgari, ma anche storici e geografi hanno concordemente parlato dell’esistenza di amazzoni in Europa, nelle Americhe, in Africa, in Asia, hanno descritto e documentato popoli di donne che combatterono difendendo la loro identità e dignità, esattamente come la leggenda ne ha portato memoria fino a noi ed oggi, finalmente la cronaca storica che coinvolge le amazzoni offre nuove  narrazioni  sempre più vicine al mito, sostenute dalle scoperte portate avanti dalla ricerca e dall’ archeologia.

Come ad esempio i ritrovamenti di tombe di sovrane e guerriere sepolte con scettri ed armi che, un tempo sarebbero state catalogate come appartenenti a resti maschili, ma le nuove tecnologia permette di arrivare scientificamente alla verità dando così la giusta connotazione alla donna nella storia, liberandola dai pregiudizi che la relegavano a ruoli secondari o solo dentro il focolare domestico.

Tra i tanti esempi possiamo citare il ritrovamento nel 2019 a Khousgal (Mongolia) di una tomba del XIV secolo con il corpo di una guerriera con tanto di corredo funerario fatto di ascia da guerra, coltelli di ferro, sella con staffe  o la tomba  etrusca del VII secolo scoperta da Mandolesi, con il corpo di una potente donna guerriera, corredata da armi. Questo il percorso che la scienza sta facendo per rintracciare più precisamente il ruolo e il posto della donna nella storia e cosi sostenere lo forzo necessario per lavorare sulla mentalità che ha perseguitato la donna da troppi millenni, tracciando un percorso doloroso per la sua dignità che è ancora troppo difficile da cancellare ma da cui dipende l’armonia tra il maschile e il femminile e di conseguenza il benessere del nostro pianeta.

Questo è il concetto principale che accompagna il nuovo testo di Isabel Russinova dedicato proprio a Penthesilea, mitica regina delle amazzoni. La Penthesilea di Isabel Russinova è un’eroina post-moderna immersa in un tempo senza tempo e la sua battaglia ci spinge a riflettere sul nostro futuro. Penthesilea non è più la femmina ferita a morte da Achille raccontata dal mito, bensì una guerriera che si arma e lotta per combattere la guerra che è stata creata dai maschii, e così costruire una nuova armonia tra femminile e maschile.

L’amazzone campeggia come personaggio moderno, espressione della nostra società, spesso in bilico tra passione e azione, rinuncia e coraggio. L’ambientazione, sospesa in un tempo non tempo, luogo non luogo vuole simboleggiare le difficoltà dell’esistenza dell’umanità sulla terra che porta le ferite che l’uomo stesso le ha inferto, lo stesso uomo che non rispetta la donna offendendo così la vita.  

La proposta contemporanea di Penthesilea è tutta al femminile, le amazzoni sono le sole, uniche protagoniste del racconto, anche se la figura di Achille, che rappresenta il maschile, è continuamente evocata  per essere desiderata, amata, odiata o combattuta. Il dramma, oltre ad esaltare la travolgente carica emotiva del mito, consente una serie di riflessioni sul tempo dell’uomo e il suo presente. Attraverso Penthesilea, mitico e controverso personaggio di tutti i tempi, si costruisce un omaggio al femminile, alla donna, da sempre grande motore della società.   Il femminile è il riscatto dell’ essere umano, il femminile come concetto da opporsi alla violenza, al machismo  gratuito e sterile, il femminile inteso come esaltazione della vita, il femminile che comprende uomo e donna,  che protegge il buon senso, la memoria, la conoscenza, la vita, il rispetto della natura, dell’ ambiente, il rispetto verso l’altro, combattendo ignoranza, violenza, avidità, stupidità, i grandi mali del nostro tempo, quelli che vorrebbero spingerci verso il baratro  senza neanche sapere il perchè  e senza considerare il fatto che dopo il baratro c’ è solo il nulla, il baratro è senza ritorno.

 “Dobbiamo pulire millenni di falsa educazione, millenni di false verità, millenni di bugie” così recita un momento del testo della Russinova, e ancora ”non c’è niente che la  femmina non possa fare e  non c’è niente  che il maschio non possa fare “.

Penthesilea è in streaming su Piattaforma INDIECINEMA all’interno del Festival dedicato al teatro audiovisivo, al movietheatre, il linguaggio che coniuga teatro e cinema,

Penthesilea  di e con Isabel Russinova, con Daniela Allegra e Chiara Candidi,  regia di Isabel Russinova e Rodolfo Martinelli  Carraresi, musiche originali di Francesco Verdinelli. Su piattaforma INDIECINEMA www.indiecinema.it/broswe teatro in streaming.

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Cinema & Teatro

“PROVACI ANCORA DIANE”: auguri a Mrs. Keaton!

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Diane Keaton l’eroina di “Manhattan” e “Io e Annie”, film che le è valso l’Oscar come migliore attrice nel 1978, compie oggi 75 anni di cui oltre 50 trascorsi sotto i riflettori.

di Andrea Cavazzini

Mai sposata, ha scandito il suo tempo grazie all’indipendenza e l’audacia con cui ha portato avanti la sua carriera, la sua immagine e i suoi amori, da Woody Allen a Warren Beatty fino ad Al Pacino.

Ha rappresentato il prototipo della donna libera e indipendente con una personalità eccentrica e schietta ma anche un’icona di stile con il suo look inconfondibile.

E’ difficile dissociare Diane Keaton dal suo iconico look androgino, da maschiaccio-intellettuale che ha segnato tutta la sua carriera, influenzando lo stile delle donne dell’epoca.

E poiché era un’icona della moda sul grande schermo molto prima che Instagram esistesse, Diane Keaton è diventata, quasi inconsapevolmente, una vera influencer con 1,8 milioni di followers. A 75 anni, l’attrice pubblica regolarmente i suoi look del giorno davanti allo specchio come qualsiasi millennial, fedele al suo stile femminile-maschile, sfoggiando look firmati dai più grandi designer di moda.

Senza prendersi troppo sul serio, l’attrice si diverte a rivisitare i classici mantenendo il suo stile iconico. L’attenzione ai dettagli, gli accessori giusti e molto umorismo, forse questo è ciò che ha reso Diane Keaton un riferimento. A riprova che l’eleganza non passa mai di moda.

Il suo primissimo ruolo fu a teatro nel musical” Hair”, dove rifiutò di spogliarsi nella scena finale ma che rappresentò per la giovane Keaton un inizio molto promettente che la condusse alla corte di Woody Allen alla ricerca di una giovane attrice da inserire nel cast di “Provaci ancora Sam” del 1969 del quale fu sceneggiatore e interprete ma diretto da Herbert Ross, ruolo che le diede una certa notorietà ma che segnò anche l’avvio di un’importante relazione con il regista newyorchese durata cinque anni, trasformandola in musa e attrice prediletta.

Grazie a Woody Allen, Diane Keaton ha vinto anche un Oscar come migliore attrice, per il ruolo di Annie Hall. una donna bella e intelligente dall’umorismo devastante in “Io e Annie” del 1976, un’opera che il grande regista ha scritto pensando a lei, un sodalizio artistico che li ha portati a lavorare insieme ad altri sette film dal “Dormiglione” a “Amore e Guerra”, da “Manhattan” a “Radio Days”.

La collaborazione artistica e sentimentale con Allen si tradusse in diverse partecipazioni importanti, ma fu Francis Ford Coppola a lanciarla definitivamente affidandogli il ruolo di Kay Adams fidanzata e poi moglie di Michael Corleone nella trilogia de “Il Padrino”, accanto a Marlon Brando, Al Pacino, James Caan e Robert Duvall nato anche lui il 5 di gennaio, festeggia invece i 90 anni.

Coppola, dichiarò successivamente di aver scelto la Keaton perché aveva la fama di essere una donna dalla personalità molto forte ed eccentrica: nel 1972 era ancora mezza sconosciuta, ma il regista la volle comunque proprio per questa caratteristica che, secondo lui, avrebbe reso il suo personaggio più umano.

“Il Padrino” la fece conoscere al grande pubblico, ma non fu un lavoro facile: le riprese furono estenuanti e l’attrice temette sul buon esito del film. Invece, le cose andarono molto diversamente e il successo fu enorme.

Tra le oltre cinquanta pellicole girate meritano di essere ricordate “Reds” del 1981 diretto da Warren Beatty con la Keaton nel ruolo della giornalista Louise Bryant in, ruolo che le valse un’altra nomination all’Oscar.

“Misterioso omicidio a Manhattan” del 1994, ultimo film girato insieme a Woody Allen, candidato al Golden Globe, con la brava Diane nell’inedito ruolo di detective suo malgrado, alla ricerca della verità sulla misteriosa morte della vicina di casa a causa di un attacco di cuore. Un thriller, con un tocco di umorismo, in uno dei ruoli più iconici da lei interpretato.

Poi nel 2003 è la volta di “Tutto può succedere”, una delle commedie americane più divertenti, dove la Keaton nei panni di una scrittrice freelance e donna forte, cade sotto l’incantesimo del compagno di sua figlia, interpretato nientemeno che del grande Jack Nicholson. Ma il suo cuore da scapolone maturo ed impenitente vacilla, soprattutto perché anche il medico di Nicholson interpretato dal “belloccio” Keanu Reeves si innamora della Keaton. Un triangolo amoroso pieno di aneddoti e risatine, e in cui l’attrice sembra totalmente a suo agio. Fino alle ultime due pellicole: una è “Book Club” del 2018 insieme a Jane Fonda a dimostrazione che non c’è età per conoscere l’amore a prima vista, e lo scorso anno “Poms”, su un gruppo di donne residenti di una casa di riposo che decidono di formare un gruppo di cheerleader. 

A quanto pare per la “signorina“ Keaton, la vecchiaia e la pensione non sono comunque tra le sue preoccupazioni immediate e crediamo che anche se il suo telefono non squillasse per qualche proposta di un nuovo film,  Diane avrebbe sicuramente il suo da fare tra i tanti hobbies che continua a coltivare. Una vera icona di Hollywood che non si è mai sposata nonostante le sue lunghe storie d’amore e chissà come sarebbe stata la sua vita se avesse sposato qualcuno a cui teneva veramente. Si sarà persa qualcosa? Forse, ma non si può avere tutto.

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Speciale ‘Ether, il quinto elemento’ presenta Conversazione sui diritti umani  all’ interno del  festival T. E. H. R.

Maria Cristina Martinelli Carraresi

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Quali sono le urgenze che ci attanagliano in questo momento?  Lo speciale Ether, il quinto elemento presenta Conversazione sui diritti umani all’ interno del festival T. E. H. R.( thematic exhibition on human rights).

di Macrì Martinelli Carraresi

Quali sono le urgenze e il sentire che ci interessano e coinvolgono in questo momento così difficile e oscuro? E ancora, quale il futuro dei nostri giovani? Perchè sono  proprio i ragazzi  i più fragili e penalizzati in questo momento storico ed è la sorte del loro futuro che stiamo costruendo. Quale il cammino che bisogna intraprendere? Questa la traccia su cui verte la conversazione  dello Speciale che ‘Ether, il quinto elemento’ affronta seguendo il tema portante  della quarta edizione   di T E H R , il festival dedicato ai diritti umani di cui il podcast,  da quest’anno è partner e che è Diversità, Sostenibilità, Paura e Povertà e lo fa con il Prof. Paolo D’Angelo, ordinario di Estetica all’Università Roma TRE, Don Gaetano Lo Russo,   direttore dell’ Istituto dei padri Rogazionisti, della Fondazione Antoniana  Rogazionista, nata proprio per contrastare la povertà e  dare accoglienza e sostegno ai minori bisognosi e con il dottor Fiorenzo Mignini, presidente LICRA e  responsabile del Dipartimento Sanitario  della Delegazione Pontificia di Loreto, in  collaborazione  con Università di Milano Bicocca. Il Dipartimento è una  Istituzione  fortemente voluta da S .E. Mons. Fabio Dal Cin per andare incontro  alle esigenze dei malati  e alle loro famiglie, in particolare sul fronte impegnativo delle Malattie Rare e dei Farmaci Orfani.

Lo speciale, condotto da Isabel Russinova  vuole far emergere problematiche e temi tra i più importanti ma nello stesso tempo dimenticati  o trascurati dalla società e dai media e in questo senso i racconti e le testimonianze  dei tre ospiti, ognuno dai propri ambiti, hanno fatto emergere interessantissime verità, di cui poco si sa e poco si dice, come per esempio la tragedia che avvolge le famiglie dei malati rari, completamente dimenticati e lasciati nella disperazione o le  sempre più difficili  condizioni  di molti ragazzi che vengono da famiglie disagiate e che oggi sono ancora più spaesati e lasciati soli  e così diventa sempre più in salita lo sforzo  degli Istituti e Congregazioni religiose che si attivano per loro, come quella dei Rogazionisti, fondata nel 1897 da Annibale di Francia che si dedica ad opere di assistenza soprattutto rivolta ai più giovani, agli orfani o a  figli di famiglie difficili.

La Congregazione è presente in tutto il mondo, dall’ Africa all’Asia, dall’ Europa all’America, all’Australia e così il polso della situazione attuale, narrata da don Gaetano Lo Russo diventa ancor più dolorosa. Ma anche i giovani  più fortunati che studiano e che faticano per un futuro dignitoso oggi sono spaesati e disorientati,  infatti è quello che emerge dal pensiero del professor Paolo D’Angelo, ordinario di estetica  presso il dipartimento di filosofia comunicazione e spettacolo di Roma TRE, la terza Università della Capitale. Questo e molto altro nello Speciale  T.E.H.R. , che potete seguire  su  Canale  you tube Ether, il quinto elemento  e tra i contenuti speciali di INDIECINEMA FILM FESTIVAL / T.E.H.R   su piattaforma INDIECINEMA ( www.indiecinema.it) .

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