Connect with us

Italia

La Mossa Tattica – The Smart Move

Gianni Pezzano

Published

on

di emigrazione e di matrimoni

La Mossa Tattica

Nei paesi con immigrazione inevitabilmente eventuali arresti diventano notizie di primordine per il solo fatto d’avere immigrati come protagonisti

Per noi amici del bar italiano della città in Australia era tutta colpa del film I Guappi con Franco Nero e Fabio Testi e la scena iniziale di un paese che non si muove presto la mattina per paura di svegliare ‘O Guappo che comandava su tutti. Zazà si vedeva al posto del capo al quale tutti si riferivano. Non capiva che quel rispetto era basato su paura e forza che erano sempre minacciate dai rivali, e quel rispetto aveva un prezzo molto alto che spesso finiva in quel luogo dove siamo tutti uguali.

Inoltre, Zazà voleva fare i soldi, purtroppo gli mancava la voglia di lavorare che avrebbe garantito uno stipendio. Era giovane, bello e furbo, ma la sua furbizia era pericolosa perché non aveva intelligenza pari ai suoi sogni.

 Zazà e il suo amico Ciccio cercavano sempre quella mossa tattica che avrebbe portato i soldi senza dover sudare dalla fatica, le hanno provate tutte per trovarla. Disgraziatamente le loro avventure finivano sempre allo stesso modo, con le risate di noi amici.

 Una sera al bar ho trovato Zazà e Ciccio che facevano il giro dei tavoli scegliendo solo quelli dove c’erano le ragazze carine. Tra una battuta e un tentativo di rimorchiare vendevano anche biglietti della lotteria, e ho notato che i biglietti erano falsi. Ho chiesto a un nostro amico in comune per cosa erano i biglietti e mi ha detto che erano per una scuola. Non volevo dire niente, almeno non subito, ma alla vendita di biglietti a una ragazza che conoscevo sapevo che dovevo intervenire. Non potevo farlo pubblicamente, dovevo farlo lo stesso.

 Un’oretta dopo sono andato al club italiano vicino, dove andavano a giocare a briscola, e al primo cambio di coppie li ho portati fuori per fare due chiacchiere. Al mio tentativo di persuaderli a restituire i soldi hanno rifiutato, dicendo che i biglietti erano veri. Alla mia insistenza Zazà finalmente ha ammesso “E allora? Se sono così sceme da comprare biglietti falsi, meglio i soldi in tasca nostra che nel loro portafoglio”. “Avete venduto biglietti ad Anna, vero?” gli ho detto. “Mbeh? Anche lei è scema,” ha risposto Zazà con un tono ironico. “Sai dove lavora?” gli ho chiesto immediatamente. “Che ce ne f….?” ha risposto Ciccio con il primo segno di impazienza. “All’ufficio del Procuratore Generale. Secondo voi, cosa succederebbe se dovesse mostrare quei biglietti a qualcuno nell’ufficio?”

 Finalmente hanno capito il messaggio e sono tornati immediatamente al bar per restituire i soldi con la scusa che volevano solo i numeri di telefono delle ragazze. Era solo un caso fra tanti.

Un’altra volta Zazà ha deciso di vendere oro rubato e nemmeno qui si è mostrato furbo. Non lo vendeva lontano da dove era conosciuto, ma al solito bar alle ragazze che cercava di rimorchiare. Come quasi sempre, anche qui gli è finita male. Peggio ancora, eravamo presenti per vedere l’esito.

 In quegli anni ci andava una ragazza greca con il soprannome Bubù. Una sera Zazà e lei si sono messi a parlare della prossima partita tra la squadra italiana della città e quella greca, per motivi di orgoglio nazionale una partita sentita dalle rispettive tifoserie. Allora gli italiani erano in testa alla classifica e i greci a rischio retrocessione. Alla battuta di lui che gli italiani avrebbero vinto “cento a uno” lei si è offesa, rispondendo con un dollaro, “Accettata, cento a uno”. Lui ha preso subito i soldi, anche se pochi in fondo per lui erano soldi sicuri. Naturalmente hanno vinto i greci.

 Il giorno dopo la partita quando si è presentato all’appuntamento con lei, avendo dimenticato la scommessa è stato colto da sorpresa quando lei gli ha chiesto subito “Dove sono i miei soldi?”. “Quali soldi?” le ha risposto. “Quelli della scommessa,” ha spiegato lei.  Zazà non sapeva come rispondere.

 Sfortunatamente per lui noi amici eravamo al tavolo accanto e ci divertivamo al suo sconforto. Non ridevamo apertamente, ma non dubito che i nostri visi tradissero il nostro stato d’animo. Peggio ancora quando lei ha detto alla fine con calma, “Allora, se non paghi la scommessa, non ti pago l’oro”. Ovviamente l’appuntamento era per pagare l’oro che lei aveva fatto controllare prima di comprarlo. Il valore dell’oro era molto superiore al valore della scommessa e lo sapevamo tutti.

 Lui non riusciva a nascondere il suo stupore e ancora di più il suo fastidio ad aver sottovalutato una ragazza che di solito era timidissima. Siamo rimasti a guardare come il pubblico di una farsa napoletana, non potevamo ridere, ma ci divertivamo ancora di più.

 La contesa è durata due settimane e in quel periodo abbiamo visto Zazà diventare sempre più cupo. Non voleva ammettere d’aver perso la scommessa, ma non voleva nemmeno perdere la vendita. Alla fine un amico comune ha fatto da negoziatore tra di loro. Zazà è stato costretto a pagare la scommessa, ma con un gesto che abbiamo capito benissimo lei ha rifiutato di comprare l’oro. Sarebbe quasi superfluo dire che quella è stata la fine della sua avventura dell’oro rubato.

 Nel corso degli anni Zazà e Ciccio non sono stati gli unici italiani che ho conosciuto che volevano fare soldi senza dover lavorare. C’è stata la truffa dei “marinai” italiani che vendevano argenteria che risultava placcata sottilmente. Come anche i soliti tentativi di truffare assicurazioni per incidenti sul luogo di lavoro, oppure in seguito a banali incidenti stradali. Ho visto persino un amico di Zazà inscenare il furto e l’incendio della propria macchina per motivi di assicurazione. Molti casi sono finiti male, ma nel corso degli anni alcuni ci sono riusciti a fare qualche soldo, però mai ai livelli che pensavano di poter fare.

 Per quanto le sventure di Zazà possono far ridere, in fondo si tratta di comportamento criminale, anche se maldestro. Purtroppo, questi casi non fanno altro che perpetuare i luoghi comuni che accompagnano gli italiani all’estero. Nei paesi con immigrazione inevitabilmente eventuali arresti diventano notizie di primordine per il solo fatto d’avere immigrati come protagonisti. Infatti, lo vediamo ogni giorno in Italia nei giornali e i notiziari televisivi e dimentichiamo che i criminali sono una piccola minoranza della loro nazionalità. Di conseguenza tutti gli immigrati di determinati paesi vengono timbrati come criminali, proprio come fanno all’estero con noi italiani.

 L’Italia è un paese meraviglioso e solo negli ultimi decenni ha visto nascere Vittorio Gassman, Umberto Eco, Rita Levi Montalcini, Sophia Loren e Gino Strada che sono solo una piccola parte dei personaggi che hanno portato molto onore al nostro paese. Però, allo stesso tempo sono nati nel nostro paese Totò Riina, Tano Badalamenti, Giovanni Brusca e altri che hanno commesso orrori inimmaginabili nelle loro carriere criminali, che hanno lasciato un segno terribile sulla nostra immagine internazionale più grande dei loro numeri.

 Quando andiamo all’estero dà fastidio a noi italiani quando siamo trattati come facessimo parte del secondo gruppo invece che del primo. È un fastidio che lascia l’amaro in bocca perché non facciamo parte di quella minoranza criminale.

 Allora, se questi luoghi comuni ci fanno sentire male perché lo facciamo agli altri?

di emigrazione e di matrimoni

The Smart Move

In countries of immigration any arrests become high profile news for the simple fact of having migrants as protagonists.

For the friends in the Italian bar in the city in Australia it was all the fault of the film I Guappi (Blood Brothers in English) with Franco Nero and Fabio Testi and the opening scene of the town where nobody moved early in the morning for fear of waking ‘O Guappo (the town’s Boss). He did not understand that this respect was based on fear and strength that were always under threat from rivals and that the respect had a very high price that often ended in the place where we are all equal.

Furthermore Zazà wanted to make money, unfortunately he lacked the desire to work which would have guaranteed him a wage. He was young, handsome and sly but his slyness was dangerous because his intelligence was not on a par with his dreams.

Zazà and his friend Ciccio were always looking for that smart move that would have brought them money without having to sweat for it and they tried everything to find it. Regrettably their adventures always ended the same way, with the laughter of us friends.

One evening I found Zazà and Ciccio doing the rounds of the bar’s tables choosing only those with attractive girls. Between a joke and an attempt to pick them up they also sold lottery tickets and I noticed that the tickets were fake. I asked a mutual friend what the tickets were for and he told me they were for a school. I did not want to say anything, at least not immediately but on the sale of tickets to a girl I knew I knew I had to intervene. I could not do it publicly, but I had to do it in any case.   

About an hour later I went to an Italian club nearby where they usually went to play cards and at the first change of pairs I took them outside for a chat. At my first try at persuading them to give back the money they refused saying that the tickets were real. When I insisted Zazà finally admitted “So what? If they are so stupid as to buy fake tickets better the money in our pockets than in their purse”. “You sold Anna tickets, didn’t you?” I answered. “Well, she’s stupid too”, Zazà said ironically. “Do you know where she works?” I asked him immediately. “What do we care?” asked Ciccio with the first signs of impatience. “At the Attorney General’s office, what do you think would happen if she showed those tickets to someone in the office?”

They finally understood the message and returned immediately to the bar to give back the money with the excuse they only wanted the girls’ telephone numbers. This was only one of many examples.

Another time Zazà decided to sell stolen gold and here too he showed he wasn’t smart. He did not sell it far from where he was known but at the usual bar to the girls he tried to pick up. As almost always, this too ended badly. Worse still, we were there to see the outcome.

In those years a young Greek girl nicknamed Bubù used to go the bar. One evening Zazà and she started to talk about the upcoming football game between the city’s Italian team and the local Greek team which, for reasons of national pride, was a game that was much felt amongst the respective fans. At the time the Italian team was at the top of the ladder and the Greek team risked demotion. At his crack that the Italians would have won “one hundred to one” she felt offended and answered with a dollar. “Done, one hundred to one” He took the money straight away even if the sum was small, basically because he was certain of the money. Of course the Greeks won.

The day after the game he kept his appointment with her, he had forgotten the bet and was taken by surprise when she quickly asked, “Where’s my money?” “What money?” he answered. “The money of the bet,” she explained. Zazà did not know what to say.

Unfortunately for him we friends were seated at the next table and we enjoyed his discomfort. We did not laugh openly but I have no doubt our expressions betrayed our mood. It became even worse when she finally said in a calm voice “So, if you don’t pay the bet, I won’t pay you for the gold” Obviously the appointment was to pay the gold she had checked before buying. The value of the gold was much higher than the value of the bet and we all knew this.

He could not hide his amazement and even more his annoyance at having underestimated a girl who was usually very shy. We were left watching like an audience at a Neapolitan farce, we could not laugh but we enjoyed ourselves even more.

The dispute lasted two weeks and during the time we saw Zazà become more and more sullen. He did not want to admit having lost the bet but he did not want to lose the sale either. In the end a mutual friend negotiated between them. Zazà was forced to pay the bet but with a gesture that we understood perfectly she refused to buy the gold. It would be almost unnecessary to say that this was the end of his adventure with the stolen gold.

Over the years Zazà and Ciccio were not the only Italians I met who wanted to make money without working. There was the scam of the Italian “sailors” who sold silverware which ended up being thinly plated. There were also the usual attempts at defrauding insurance companies with workplace accidents or following trivial traffic accidents. I even saw one of Zazà’s friends make up the theft and arson of his own car for insurance purposes. Many cases ended badly but over the years some managed to make some money but never at the level they thought they could achieve,

As much as Zazà’s misadventures can make people laugh, this was after all criminal behaviour, even if clumsy. Unfortunately, these cases only perpetuate the clichés that accompany Italians overseas. In countries of immigration any arrests become high profile news for the simple fact of having migrants as protagonists. In fact, we see this every day in Italy in the newspapers and TV news and we forget that the criminals are a small minority of their nationalities. Subsequently all migrants from certain countries are branded as criminals, just as was done overseas with we Italians.

Italy is a wonderful country where only in recent decades Vittorio Gassman, Umberto Eco, Rita Levi Montalcini, Sophia Loren and Gina Strada were born and these are only a small sample of people who have brought honour to our country. However, at the same time Totò Riina, Tano Badalamenti, Giovanni Brusca and others were born in our country who committed unimaginable horrors during their criminal careers which left a terrible mark on our image around the world which is larger than their numbers.

When we go overseas it annoys us Italians when we are treated as if we were part of the second group instead of the first. It is an annoyance that leaves a bitter tease because we are not part of the criminal minority.

So, if these clichés make us feel bad, why do we do it to the others?

Lascia un commento
Continue Reading

Italia

Arleo su Legge di bilancio: bene le misure per il decollo delle zes e aumento dei beneficiari di Resto al Sud

Avatar

Published

on

Il responsabile dell’Osservatorio sulla ricostruzione economica post COVID-19 di Competere.eu commenta alcune novità della Legge di Bilancio finalizzate a rilanciare l’economia nel Mezzogiorno

“Ben vengano le misure relative alle zone economiche speciali e all’ampliamento della platea dei beneficiari di Resto al Sud al fine di aiutare le start up nelle Regioni meridionali”. 

Lo dichiara Giuseppe Arleo, responsabile dell’Osservatorio sulla ricostruzione economica post COVID-19 di Competere.eu.
“Con i commi 173-176 e 170 della Legge di Bilancio – spiega Arleo – si definiscono misure molto importanti al fine di aiutare in maniera concreta coloro che intendano avviare un’attività imprenditoriale al Sud.  Nel primo caso è prevista una rilevante agevolazione fiscale per chi avvia un’attività d’impresa nelle zone economiche speciali istituite nel Mezzogiorno d’Italia, pari al 50% a decorrere dal periodo d’imposta nel corso del quale è stata intrapresa l’attività e per i 6 periodi d’imposta successivi. Con il comma 170, invece, si amplia la platea dei beneficiari delle agevolazioni di Resto al Sud, portando da 45 a 55 il limite d’età per poter accedere alle incentivazioni stabilite.

Sono due azioni diverse in tema di politiche agevolative, una fiscale l’altra finanziaria, ma entrambe sicuramente destinate a produrre risultati positivi, se saranno attuate in maniera rapida e veloce, pertanto riducendo al minimo il periodo di attesa dei passaggi burocratici necessari in modo da renderle immediatamente operative”.

Per il responsabile dell’Osservatorio sulla ricostruzione economica post COVID-19 di Competere.eu, i commi da 173 a 176 possono rappresentare finalmente l’auspicata svolta per le Zes. “Potrà essere finalmente valorizzata l’istituzione di questo nuovo strumento, la cui messa in pratica è stata di fatto rimandata per diversi anni. Con l’incentivo fiscale le Zes diventano concretamente attrattive per un sistema impresa che voglia tornare a essere protagonista, superando il periodo drammatico che ancora stiamo tutti vivendo”.

Giudizio positivo anche per le modifiche di Resto al Sud, incentivo gestito da Invitalia e che agevola l’avvio di attività nelle Regioni del Mezzogiorno e nelle aree del Centro colpite dal sisma nel 2016 e 2017. “L’innalzamento dell’età a 55 anni”, sottolinea Arleo, “consente a coloro che, per via della crisi generata dalla pandemia, non abbiano più un contratto di lavoro o vogliano riconvertire la propria attività, di avere una possibilità concreta di avviare una nuova iniziativa imprenditoriale, con un incentivo che copre l’intero investimento da realizzare. Resta purtroppo ancora escluso dalle agevolazioni il settore commerciale”.

Lascia un commento
Continue Reading

Featured

Crotone, episodio di violenza tra due giovani. Pestaggio ripreso con un telefonino

Benedetta Parretta

Published

on

Ripreso con uno smartphone il pestaggio di un adolescente, il filmato fa il giro del web. L’aggressore del coetaneo è figlio del pugile crotonese Tobia Giuseppe Loriga.

Nei giorni scorsi è stato diffuso in rete un video ripreso a Crotone nel quale si vedono due giovani ragazzi litigare violentemente tra di loro. In particolare uno di essi viene ripreso mentre con calci e pugni colpisce l’altro ragazzo inerme a terra, intimandogli di non reagire sennò continuerà a picchiarlo fino ad ucciderlo, mentre il povero malcapitato tenta di coprirsi il volto con le mani.

Altri ragazzi riprendono la macabra scena che si tinge del color rosso del sangue della vittima, che inorridito non reagisce più.

Alcune grida di altri coetanei suggeriscono l’utilizzo di alcune mattonelle per continuare a colpire il ragazzo, e negli occhi del ragazzino è palese la paura di morire, quando viene colpito da più testate violente restando visibilmente stordito.

I poliziotti della squadra mobile della Questura hanno in breve tempo identificato aggressori e complici protagonisti della vicenda, avvenuta a Crotone nello scorso mese di dicembre in un magazzino abbandonato della città a quanto pare per futili motivi, i partecipanti sono tutti minorenni.

Non si sa ancora quali sono i motivi della lite, ma si conosce il nome dell’aggressore che riempie di botte l’altro ragazzo nel video. Si tratta del figlio del pugile crotonese Tobia Giuseppe Loriga.

Per questo la Procura della Repubblica di Crotone ha trasmesso gli atti alla Procura per i minori di Catanzaro che sta valutando le responsabilità di ognuno dei protagonisti e le relative ipotesi di reato. “Quanto accaduto – si legge in una nota della Questura di Crotone – deve essere sicuramente stigmatizzato e pertanto si invita la cittadinanza a denunciare alle forze di polizia eventuali analoghe situazioni, al fine di prevenire il compimento di gesti emulativi”.

La Crotone degli adulti dovrebbe dimostrare in modo chiaro e tangibile che è contro la violenza, contro il bullismo. Un gesto concreto verso chi è vittima di pestaggi brutali è il minimo. Anche perché quando un minore si macchia di episodi di grave violenza i veri responsabili sono gli adulti, siamo noi che non sappiamo infondere i giusti messaggi e la morale, siamo sempre noi gli adulti che diamo l’esempio e dobbiamo preservare e riempire di contenuti il futuro dei nostri figli.

Qui di seguito il messaggio su FB del campione di pugilato Tobia Giuseppe Loriga in risposta a quanti lo hanno attaccato dopo l’episodio di violenza perpetrato dal figlio ai danni di un coetaneo. E anche se Facebook è una sorta di Agorà anche del mondo degli adulti, forse qualcosa di più poteva essere fatto per essere esempio costruttivo e non solo…’personaggi in cerca d’autore’!

Non posso che condannare, come padre, come atleta e come cittadino, il gesto fatto da mio figlio, divenuto in queste ore di dominio pubblico. Occorre però effettuare, sin da subito, alcune importanti precisazioni. Preliminarmente, i fatti sono stati commessi nel mese di dicembre, prima della celebrazione del Natale. Preso coscienza dei fatti – come mia abitudine e costume – ho incontrato immediatamente i genitori del ragazzo dove, a colloquio, alla presenza anche di Pierfrancesco, abbiamo voluto capire cosa fosse successo. Sempre in quella occasione, poi – come mia abitudine e costume – ho chiesto scusa al ragazzo ed alla famiglia. Sempre durante il privato colloquio, i ragazzi,oltre a chiarirsi e stringersi la mano in segno di pace, non riferivano di quanto si vede nel video, da me appreso, con forte rammarico, solo in queste ore. Ulteriore colloquio privato poi è stato tenuto, nuovamente con i genitori del minore, alla presenza delle Forze dell’Ordine DA ME PERSONALMENTE PORTATE! Anche in quella occasione ho chiesto umilmente scusa, l’ho invitato a venire in palestra gratuitamente – con la felicità e complicità del padre che mi rassicurava che lo avrebbe portato lui personalmente – e per sempre, nonostante porto ancora in cuore il rammarico e la delusione per quanto accaduto. E’ inutile dire che con il padre del ragazzo ci siamo pacificamente chiariti. Ancora, sempre successivamente al predetto incontro, il ragazzo commentava alcuni miei post con dei cuori. Ora, chi ha imparato a conoscermi, sia come uomo che come atleta, sa quanto sia contrario alla violenza, in qualsiasi forma essa si presenti. Chi mi conosce sa bene che insegno ai miei allievi la non violenza ed anzi, utilizzare la nobile arte fuori dalla palestra – qualunque sia il motivo – vuol dire essere immediatamente espulsi. Cresco ed accudisco i miei allievi come figli, cercando di non far loro compiere gli stessi miei errori commessi in gioventù. Sfido qualsiasi padre a dire diversamente. Chi non ha mai commesso errori in gioventù? E chi vorrebbe che i figli commettano gli stessi errori dei padri? Sono però rammaricato anche per le aspre e gratuite critiche che mi vengono mosse come padre e genitore. Ho dato a Pier tutta l’educazione possibile. Gli ho dato i migliori consigli che un padre possa dare. Gli ho insegnato che si è forti se si è buoni nell’animo e non violento nella mani. Ma a quanto pare l’opinione pubblica dimentica come alle volte sia difficile essere genitore ma si vuole, a tutti costi, colpevolizzare, puntare il dito e denigrare. Lo ripeto, più volte sono stato a colloquio con la famiglia del ragazzo e con lo stesso ragazzo e, per quanto nelle mie facoltà, ho fatto ciò che potevo fare. Mi spiace leggere commenti ed incitamenti a chiedere pubblicamente scusa – come se l’averlo fatto in privata sede e non averlo reso pubblico non abbia la stessa valenza. Sono stato messo in queste ore alla gogna perchè sarei “un genitore che insegna la violenza”. AVETE OGGETTIVATO UNA IMMAGINE DISTORTA DELLA MIA PERSONA, FORSE COMPRENSIBILE COME ATLETA, MA NON COME PADRE E PER QUESTO NON ACCETTO DA NESSUNO CRITICHE ASSOLUTAMENTE GRATUITE E FUORI LUOGO. Per il resto, aspettiamo che la Magistratura faccia il suo corso. Come disse Gesù, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Tobia Giuseppe Loriga

Lascia un commento
Continue Reading

Featured

Cisl Medici Lazio: campagna vaccinale anti COVID-19 non è una gara a chi vaccina di più

Avatar

Published

on

La Cisl Medici Lazio ha pubblicamente apprezzato la campagna vaccinale anti COVID-19 portata avanti dalla Regione Lazio ma ammonisce ‘non è una gara a chi vaccina di più. Assessore alla Sanità sia rigoroso e vigile nel far somministrare seconda dose a 21 giorni di distanza’

di Vanessa Seffer

 

Sarebbe estremamente grave – evidenzia la Cisl Medici Lazio in un comunicato – se gli operatori sanitari che si sono sottoposti alla prima iniezione del vaccino anti COVID dovessero rimanere senza la seconda dose di vaccino da somministrare a 21 giorni di distanza. 

Sarebbe grave perché non verrebbe rispettata la esatta sequenza temporale dettata dalla azienda produttrice del vaccino, e confermata dalla comunità scientifica, e non ci sarebbe alcuna certezza sulla possibilità di mettere in sicurezza gli operatori sanitari.

Sarebbe grave perché nessuno sa cosa accade a chi si è vaccinato la prima volta ed ora rischia di vedere slittare la seconda dose di vaccino. E certo non potremmo accontentarci delle eventuali rassicurazioni che qualche presenzialista televisivo finirà per emettere per accontentare magari chi avrebbe dovuto garantire una adeguata programmazione vaccinale.

Sarebbe grave perché aumenterebbero i numerosi dubbi sulla campagna vaccinale che non può essere fatta nelle Asl del Lazio con accelerazioni dettate dalla voglia di primeggiare nei numeri per vincere la gara a chi vaccina di più.

Sarebbe grave a fronte della risonanza mediatica che si è data alla necessità di vaccinare le categorie più fragili e gli anziani ultraottantenni.

E come Cisl Medici Lazio avevamo visto giusto considerato che pochi giorni fa, in un precedente comunicato, scrivevamo che occorreva evitare quella che sembrava già una gara al primato di chi vaccina di più.

La Cisl Medici Lazio ha pubblicamente apprezzato la campagna vaccinale anti COVID-19 portata avanti dalla Regione Lazio, per i medici e il personale sanitario, sulla base di una adesione  “libera e volontaria” e quindi senza alcuna obbligatorietà. Oggi invitiamo l’Assessore alla Sanità a non attardarsi sul tema del certificato vaccinale da rilasciare a partire da febbraio, dopo la somministrazione della seconda dose, bensì a garantire la somministrazione stessa della seconda dose facendo la voce grossa a tutti i livelli istituzionali per mettere in sicurezza gli ospedali e gli operatori sanitari e di conseguenza mettere in sicurezza i pazienti e i cittadini.

E invitiamo fermamente l’Assessore alla Sanità del Lazio a fare la voce grossa anche con le direzioni strategiche delle Asl e delle Aziende ospedaliere affinché accelerino con le assunzioni di personale necessarie a dare stabilità e continuità alla lotta contro le altre malattie acute e croniche trascurate a causa della pandemia – conclude il comunicato della Cisl Medici Lazio.

Lascia un commento
Continue Reading

In evidenza