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La Mossa Tattica – The Smart Move

By 12 Maggio 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

La Mossa Tattica

Nei paesi con immigrazione inevitabilmente eventuali arresti diventano notizie di primordine per il solo fatto d’avere immigrati come protagonisti

Per noi amici del bar italiano della città in Australia era tutta colpa del film I Guappi con Franco Nero e Fabio Testi e la scena iniziale di un paese che non si muove presto la mattina per paura di svegliare ‘O Guappo che comandava su tutti. Zazà si vedeva al posto del capo al quale tutti si riferivano. Non capiva che quel rispetto era basato su paura e forza che erano sempre minacciate dai rivali, e quel rispetto aveva un prezzo molto alto che spesso finiva in quel luogo dove siamo tutti uguali.

Inoltre, Zazà voleva fare i soldi, purtroppo gli mancava la voglia di lavorare che avrebbe garantito uno stipendio. Era giovane, bello e furbo, ma la sua furbizia era pericolosa perché non aveva intelligenza pari ai suoi sogni.


 Zazà e il suo amico Ciccio cercavano sempre quella mossa tattica che avrebbe portato i soldi senza dover sudare dalla fatica, le hanno provate tutte per trovarla. Disgraziatamente le loro avventure finivano sempre allo stesso modo, con le risate di noi amici.

 Una sera al bar ho trovato Zazà e Ciccio che facevano il giro dei tavoli scegliendo solo quelli dove c’erano le ragazze carine. Tra una battuta e un tentativo di rimorchiare vendevano anche biglietti della lotteria, e ho notato che i biglietti erano falsi. Ho chiesto a un nostro amico in comune per cosa erano i biglietti e mi ha detto che erano per una scuola. Non volevo dire niente, almeno non subito, ma alla vendita di biglietti a una ragazza che conoscevo sapevo che dovevo intervenire. Non potevo farlo pubblicamente, dovevo farlo lo stesso.

 Un’oretta dopo sono andato al club italiano vicino, dove andavano a giocare a briscola, e al primo cambio di coppie li ho portati fuori per fare due chiacchiere. Al mio tentativo di persuaderli a restituire i soldi hanno rifiutato, dicendo che i biglietti erano veri. Alla mia insistenza Zazà finalmente ha ammesso “E allora? Se sono così sceme da comprare biglietti falsi, meglio i soldi in tasca nostra che nel loro portafoglio”. “Avete venduto biglietti ad Anna, vero?” gli ho detto. “Mbeh? Anche lei è scema,” ha risposto Zazà con un tono ironico. “Sai dove lavora?” gli ho chiesto immediatamente. “Che ce ne f….?” ha risposto Ciccio con il primo segno di impazienza. “All’ufficio del Procuratore Generale. Secondo voi, cosa succederebbe se dovesse mostrare quei biglietti a qualcuno nell’ufficio?”

 Finalmente hanno capito il messaggio e sono tornati immediatamente al bar per restituire i soldi con la scusa che volevano solo i numeri di telefono delle ragazze. Era solo un caso fra tanti.

Un’altra volta Zazà ha deciso di vendere oro rubato e nemmeno qui si è mostrato furbo. Non lo vendeva lontano da dove era conosciuto, ma al solito bar alle ragazze che cercava di rimorchiare. Come quasi sempre, anche qui gli è finita male. Peggio ancora, eravamo presenti per vedere l’esito.

 In quegli anni ci andava una ragazza greca con il soprannome Bubù. Una sera Zazà e lei si sono messi a parlare della prossima partita tra la squadra italiana della città e quella greca, per motivi di orgoglio nazionale una partita sentita dalle rispettive tifoserie. Allora gli italiani erano in testa alla classifica e i greci a rischio retrocessione. Alla battuta di lui che gli italiani avrebbero vinto “cento a uno” lei si è offesa, rispondendo con un dollaro, “Accettata, cento a uno”. Lui ha preso subito i soldi, anche se pochi in fondo per lui erano soldi sicuri. Naturalmente hanno vinto i greci.

 Il giorno dopo la partita quando si è presentato all’appuntamento con lei, avendo dimenticato la scommessa è stato colto da sorpresa quando lei gli ha chiesto subito “Dove sono i miei soldi?”. “Quali soldi?” le ha risposto. “Quelli della scommessa,” ha spiegato lei.  Zazà non sapeva come rispondere.

 Sfortunatamente per lui noi amici eravamo al tavolo accanto e ci divertivamo al suo sconforto. Non ridevamo apertamente, ma non dubito che i nostri visi tradissero il nostro stato d’animo. Peggio ancora quando lei ha detto alla fine con calma, “Allora, se non paghi la scommessa, non ti pago l’oro”. Ovviamente l’appuntamento era per pagare l’oro che lei aveva fatto controllare prima di comprarlo. Il valore dell’oro era molto superiore al valore della scommessa e lo sapevamo tutti.

 Lui non riusciva a nascondere il suo stupore e ancora di più il suo fastidio ad aver sottovalutato una ragazza che di solito era timidissima. Siamo rimasti a guardare come il pubblico di una farsa napoletana, non potevamo ridere, ma ci divertivamo ancora di più.

 La contesa è durata due settimane e in quel periodo abbiamo visto Zazà diventare sempre più cupo. Non voleva ammettere d’aver perso la scommessa, ma non voleva nemmeno perdere la vendita. Alla fine un amico comune ha fatto da negoziatore tra di loro. Zazà è stato costretto a pagare la scommessa, ma con un gesto che abbiamo capito benissimo lei ha rifiutato di comprare l’oro. Sarebbe quasi superfluo dire che quella è stata la fine della sua avventura dell’oro rubato.

 Nel corso degli anni Zazà e Ciccio non sono stati gli unici italiani che ho conosciuto che volevano fare soldi senza dover lavorare. C’è stata la truffa dei “marinai” italiani che vendevano argenteria che risultava placcata sottilmente. Come anche i soliti tentativi di truffare assicurazioni per incidenti sul luogo di lavoro, oppure in seguito a banali incidenti stradali. Ho visto persino un amico di Zazà inscenare il furto e l’incendio della propria macchina per motivi di assicurazione. Molti casi sono finiti male, ma nel corso degli anni alcuni ci sono riusciti a fare qualche soldo, però mai ai livelli che pensavano di poter fare.

 Per quanto le sventure di Zazà possono far ridere, in fondo si tratta di comportamento criminale, anche se maldestro. Purtroppo, questi casi non fanno altro che perpetuare i luoghi comuni che accompagnano gli italiani all’estero. Nei paesi con immigrazione inevitabilmente eventuali arresti diventano notizie di primordine per il solo fatto d’avere immigrati come protagonisti. Infatti, lo vediamo ogni giorno in Italia nei giornali e i notiziari televisivi e dimentichiamo che i criminali sono una piccola minoranza della loro nazionalità. Di conseguenza tutti gli immigrati di determinati paesi vengono timbrati come criminali, proprio come fanno all’estero con noi italiani.

 L’Italia è un paese meraviglioso e solo negli ultimi decenni ha visto nascere Vittorio Gassman, Umberto Eco, Rita Levi Montalcini, Sophia Loren e Gino Strada che sono solo una piccola parte dei personaggi che hanno portato molto onore al nostro paese. Però, allo stesso tempo sono nati nel nostro paese Totò Riina, Tano Badalamenti, Giovanni Brusca e altri che hanno commesso orrori inimmaginabili nelle loro carriere criminali, che hanno lasciato un segno terribile sulla nostra immagine internazionale più grande dei loro numeri.

 Quando andiamo all’estero dà fastidio a noi italiani quando siamo trattati come facessimo parte del secondo gruppo invece che del primo. È un fastidio che lascia l’amaro in bocca perché non facciamo parte di quella minoranza criminale.

 Allora, se questi luoghi comuni ci fanno sentire male perché lo facciamo agli altri?

di emigrazione e di matrimoni

The Smart Move

In countries of immigration any arrests become high profile news for the simple fact of having migrants as protagonists.

For the friends in the Italian bar in the city in Australia it was all the fault of the film I Guappi (Blood Brothers in English) with Franco Nero and Fabio Testi and the opening scene of the town where nobody moved early in the morning for fear of waking ‘O Guappo (the town’s Boss). He did not understand that this respect was based on fear and strength that were always under threat from rivals and that the respect had a very high price that often ended in the place where we are all equal.

Furthermore Zazà wanted to make money, unfortunately he lacked the desire to work which would have guaranteed him a wage. He was young, handsome and sly but his slyness was dangerous because his intelligence was not on a par with his dreams.

Zazà and his friend Ciccio were always looking for that smart move that would have brought them money without having to sweat for it and they tried everything to find it. Regrettably their adventures always ended the same way, with the laughter of us friends.

One evening I found Zazà and Ciccio doing the rounds of the bar’s tables choosing only those with attractive girls. Between a joke and an attempt to pick them up they also sold lottery tickets and I noticed that the tickets were fake. I asked a mutual friend what the tickets were for and he told me they were for a school. I did not want to say anything, at least not immediately but on the sale of tickets to a girl I knew I knew I had to intervene. I could not do it publicly, but I had to do it in any case.   

About an hour later I went to an Italian club nearby where they usually went to play cards and at the first change of pairs I took them outside for a chat. At my first try at persuading them to give back the money they refused saying that the tickets were real. When I insisted Zazà finally admitted “So what? If they are so stupid as to buy fake tickets better the money in our pockets than in their purse”. “You sold Anna tickets, didn’t you?” I answered. “Well, she’s stupid too”, Zazà said ironically. “Do you know where she works?” I asked him immediately. “What do we care?” asked Ciccio with the first signs of impatience. “At the Attorney General’s office, what do you think would happen if she showed those tickets to someone in the office?”

They finally understood the message and returned immediately to the bar to give back the money with the excuse they only wanted the girls’ telephone numbers. This was only one of many examples.

Another time Zazà decided to sell stolen gold and here too he showed he wasn’t smart. He did not sell it far from where he was known but at the usual bar to the girls he tried to pick up. As almost always, this too ended badly. Worse still, we were there to see the outcome.

In those years a young Greek girl nicknamed Bubù used to go the bar. One evening Zazà and she started to talk about the upcoming football game between the city’s Italian team and the local Greek team which, for reasons of national pride, was a game that was much felt amongst the respective fans. At the time the Italian team was at the top of the ladder and the Greek team risked demotion. At his crack that the Italians would have won “one hundred to one” she felt offended and answered with a dollar. “Done, one hundred to one” He took the money straight away even if the sum was small, basically because he was certain of the money. Of course the Greeks won.

The day after the game he kept his appointment with her, he had forgotten the bet and was taken by surprise when she quickly asked, “Where’s my money?” “What money?” he answered. “The money of the bet,” she explained. Zazà did not know what to say.

Unfortunately for him we friends were seated at the next table and we enjoyed his discomfort. We did not laugh openly but I have no doubt our expressions betrayed our mood. It became even worse when she finally said in a calm voice “So, if you don’t pay the bet, I won’t pay you for the gold” Obviously the appointment was to pay the gold she had checked before buying. The value of the gold was much higher than the value of the bet and we all knew this.

He could not hide his amazement and even more his annoyance at having underestimated a girl who was usually very shy. We were left watching like an audience at a Neapolitan farce, we could not laugh but we enjoyed ourselves even more.

The dispute lasted two weeks and during the time we saw Zazà become more and more sullen. He did not want to admit having lost the bet but he did not want to lose the sale either. In the end a mutual friend negotiated between them. Zazà was forced to pay the bet but with a gesture that we understood perfectly she refused to buy the gold. It would be almost unnecessary to say that this was the end of his adventure with the stolen gold.

Over the years Zazà and Ciccio were not the only Italians I met who wanted to make money without working. There was the scam of the Italian “sailors” who sold silverware which ended up being thinly plated. There were also the usual attempts at defrauding insurance companies with workplace accidents or following trivial traffic accidents. I even saw one of Zazà’s friends make up the theft and arson of his own car for insurance purposes. Many cases ended badly but over the years some managed to make some money but never at the level they thought they could achieve,

As much as Zazà’s misadventures can make people laugh, this was after all criminal behaviour, even if clumsy. Unfortunately, these cases only perpetuate the clichés that accompany Italians overseas. In countries of immigration any arrests become high profile news for the simple fact of having migrants as protagonists. In fact, we see this every day in Italy in the newspapers and TV news and we forget that the criminals are a small minority of their nationalities. Subsequently all migrants from certain countries are branded as criminals, just as was done overseas with we Italians.

Italy is a wonderful country where only in recent decades Vittorio Gassman, Umberto Eco, Rita Levi Montalcini, Sophia Loren and Gina Strada were born and these are only a small sample of people who have brought honour to our country. However, at the same time Totò Riina, Tano Badalamenti, Giovanni Brusca and others were born in our country who committed unimaginable horrors during their criminal careers which left a terrible mark on our image around the world which is larger than their numbers.

When we go overseas it annoys us Italians when we are treated as if we were part of the second group instead of the first. It is an annoyance that leaves a bitter tease because we are not part of the criminal minority.

So, if these clichés make us feel bad, why do we do it to the others?


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