Diritti umani

La Lidu si rinnova, è Antonio Stango il nuovo presidente

By 7 Novembre 2016 No Comments

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Intervista al neoeletto presidente della Lega italiana dei Diritti dell’Uomo: doveri, responsabilità e senso civico sono i percorsi per realizzare diritti umani uguali per tutti

di Tiziana Primozich

 


 

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E’ Antonio Stango il nuovo presidente della Lega Italiana Diritti dell’Uomo. L’assemblea del trentacinquesimo congresso riunitosi a Roma lo scorso 29 e 30 ottobre, ha eletto Stango per acclamazione trovando in pieno accordo tutti i presenti a partire dal presidente uscente, Alfredo Arpaia, nominato nell’occasione presidente onorario della Lidu, che tanto si è prodigato negli ultimi mesi per arrivare ad una decisione unanime sulla nuova nomina presidenziale. Del resto Alfredo Arpaia, già deputato repubblicano, dal 2002, anno in cui sostituisce il compianto Paolo Ungari alla guida della Lidu, è riuscito nel corso dei suoi mandati a mantenere vivo l’impegno dell’organizzazione in campo internazionale ed in Italia istituendo anche il Premio Ungari che viene annualmente assegnato ad una personalità che si è distinta in campo internazionale e nazionale per la difesa dei diritti e della dignità dell’uomo. Antonio Stango con questa elezione raccoglie un testimone che ha radici storiche profonde e dense di significato, la Lidu infatti fu fondata nel 1919 da Ernesto Nathan sindaco di Roma ispiratosi al pensiero mazziniano. Al neoeletto Stango l’oneroso compito di rilanciarne il ruolo in un momento storico in cui è più che mai pressante alimentare la cultura italiana con  un dibattito che restituisca centralità ai diritti civili dell’uomo senza dimenticarne i doveri, in un’ottica di vita che rende ancora oggi attuale il pensiero mazziniano ‘ il combattere l’ ingiustizia e l’errore a beneficio dei loro fratelli, e dovunque si trova, è non solamente diritto, ma dovere: dovere da non negligersi senza colpa – dovere di tutta la vita’.

Che significato ha per Antonio Stango questa elezione alla massima carica dell’organizzazione più antica d’Italia, la Lidu?

Sono 35 anni che mi occupo di diritti umani e l’ho fatto in diverse organizzazioni a livello nazionale ed internazionale, in Europa, in centro Africa, in Asia centrale, nei territori dell’ex Unione Sovietica.  Con la Lidu ho una lunga frequentazione, anche se iscritto da pochi anni, da almeno 30 anni ne ho seguito le attività avendo fondato con Paolo Ungari il comitato italiano di Helsinki, realtà che spesso mi ha trovato al fianco della Lidu in azioni comuni. Con Pasquale Bandiera e Alfredo Arpaia ci siamo ritrovati spesso insieme in analisi, conferenze, firme congiunte su appelli formulati a favore dei diritti umani. Io sono un uomo di formazione laico liberale, essere oggi presidente della Lidu fondata da Ernesto Nathan è per me motivo di stima ed  identificazione. Sono onorato e contento di potermi collocare nel solco di una tradizione così importante. Mi sento in una casa ideale e ringrazio i congressisti per l’affetto e la stima che mi hanno dimostrato, accogliendomi come nuovo presidente.

Presidente Stango, lei dagli anni Ottanta si occupa di diritti umani a livello internazionale, ma nel suo percorso formativo sono presenti,  prima ancora delle lauree in Scienze Politiche e Storia Moderna, una maturità classica conseguita presso la Scuola Militare ‘Nunziatella’ di Napoli. Cosa le ha lasciato in eredità il percorso militare?

Io amo spesso ricordare che la Lidu nasce da un filone di pensiero illuminista e mazziniano, e Giuseppe Mazzini fu autore dell’opera ‘Dei doveri dell’uomo’. A parità di diritti esistono doveri e responsabilità, che sono i princìpi su cui fonda la nostra Repubblica ma anche i princìpi di pace istituiti al termine del secondo conflitto mondiale. Doveri, responsabilità, senso civico. La formazione militare, essere militare in uniforme per 5 anni e mezzo e poi subito dopo il ‘militare’ per i princìpi della democrazia  per me è la stessa cosa. In Italia c’è grave carenza di rispetto per le istituzioni a causa anche a volte di inadeguati comportamenti di chi doveva rappresentare l ‘istituzione perché non all’altezza del ruolo.

Si potrebbe dire che la radice della cattiva politica è la corruzione?

Secondo parametri noti a livello internazionale l’Italia sta nella seconda metà verso il basso, anche se non proprio in fondo, nella classifica degli stati a livello mondiale dove la corruzione è più diffusa. Le cause sono da individuare in una giustizia che lavora lentamente, cui si aggiunge una magistratura politicizzata contro la corruzione. Tutto questo non giustifica i media pronti ad accusare in prima pagina qualcuno non appena emergano accuse.  Spesso risulta che gli indagati sono innocenti, ma la condanna mediatica arriva alla popolazione prima di una sentenza di tribunale. La lentezza della giustizia fa sì che i processi durino decenni, nel frattempo i media fomentano una rabbia diffusa non contro la corruzione, ma contro un sistema politico, e di conseguenza contro  lo Stato, innescando un atteggiamento di deresponsabilizzazione, che fa dimenticare che  per esserci corrotti ci vogliono corruttori. Assistiamo ormai da anni ad un degrado di alcuni cardini della società civile che andrebbero rivisitati.


Quali le azioni della Lidu per realizzare una inversione di rotta?

La Lidu ha già avviato da molto tempo un progetto per le scuole, rafforzeremo la nostra presenza nelle scuole di ogni grado, università, luoghi in cui con il tempo si è creata una grave carenza di educazione civica, e ai diritti umani. Partire dalle scuole è il primo obiettivo da realizzare in ogni regione o territorio dove la Lidu è presente. Inoltre vorrei portare sin dai prossimi mesi alla Lidu un corso superiore per i diritti umani e per la gestione di progetti per 20 laureati, basato su una serie di documenti, analisi e metodologie che ho elaborato nel corso degli anni, che darà la possibilità a molti giovani anche su piano lavorativo. Da gennaio avremo anche il supporto di due giovani laureate nell’ambito del diritto civile. La Lega italiana dei Diritti dell’Uomo ha un grande potenziale da sviluppare a vantaggio di tutti. Tra le prime incombenze organizzative intendo rilanciare i comitati locali esistenti e dare appoggio a quelli in nascita. Già dal primo incontro in Comitato centrale si darà slancio al lavoro delle commissioni tematiche che da quanto emerso nel Congresso potrebbero aumentare di numero con le nuove proposte legate ai problemi dell’ambiente. Dobbiamo ridefinire le nostre forme di comunicazione adeguandole ai nuovi media e ci sarà una grande campagna di iscrizione alla Lidu, tenuto conto che il tesseramento rappresenta la nostra autonomia gestionale nel rispetto delle idee politiche di tutti

Quale il futuro ruolo della Lidu su piano internazionale?

La Lidu fa parte della ‘Federation Internationale des Ligues des Droits de l’Homme’, FIDH, che aggrega molti dei più importanti soggetti operanti nel settore. Dal canto mio metterò a disposizione tutte le competenze acquisite in anni di lavoro come consulente per la Commissione europea, ma anche come membro del direttivo di ‘Nessuno tocchi Caino’ e come coordinatore  del Congresso mondiale contro la pena di morte di Oslo  che si è svolto a giugno. Già in questa settimana sarò in  viaggio in quattro Paesi africani, Kenia, Zambia, Malawi e Swaziland in delegazione per ‘Nessuno Tocchi Caino’, per un progetto finanziato dal ministero degli esteri. Si tratta di far aumentare il sostegno di altri Stati alla Risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali di nuovo al voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In questo senso la Lidu può fare molto realizzando adeguate azioni di monitoraggio, denuncia o appello, contribuendo al sostegno dei diritti umani insieme alle altre organizzazioni in paesi dove c’è ancora una forte repressione.

 

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