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La futura scuola in tempo di covid, fra dubbi e speranze in vista di settembre


 

Tre giorni fa la Ministra Lucia Azzolina ha finalmente reso nota la bozza con tutti i provvedimenti e i dettagli per la prossima apertura delle scuole, prevista per il 14 settembre.

Tre giorni fa la Ministra Lucia Azzolina ha finalmente reso nota la bozza con tutti i provvedimenti e i dettagli per la prossima apertura delle scuole, prevista per il 14 settembre. Tale bozza, concordata con le Regioni, prevede quindi che gli ingressi in aula saranno scaglionati per gli studenti delle Superiori fino alle 10 con file ordinate e distanziate, mentre dai 6 anni in su saranno necessarie mascherine e i banchi saranno singoli.
Nonostante i dubbi, le proteste e le obiezioni su un periodo del quale è ancora impossibile prevedere la situazione a livello sanitario, il capo della task force del Miur Patrizio Bianchi ha espresso la propria soddisfazione parlando di bozza “ispirata ai principi di autonomia, flessibilità e semplificazione”.
Saranno i presidi a decidere come pianificare il lavoro e a cercare di garantire un valido ritorno allo studio, pianificando lezioni in aula, online e persino negli spazi esterni alle classi, il tutto sulla base di turni che dipenderanno esclusivamente dalla struttura delle scuole e degli ambienti insiti in esse.

I problemi di sempre amplificati dal covid

Tali ambienti, soprattutto per quanto riguarda gli istituti comprensivi pubblici, sono spesso fatiscenti e bisognosi di lavori di mantenimento che i molteplici tagli all’istruzione hanno reso impossibili in troppe realtà già da parecchi anni. Spetterà agli enti di volontariato e alle associazioni che già lavorano con i ragazzi mettere a disposizione spazi nuovi, in attesa (si spera, a questo punto), di farli rientrare in delle scuole finalmente degne di accoglierli prima di tutto sotto un profilo numerico.
In modo particolare quest’ultimo aspetto, che introduce nuovamente la drammatica realtà delle “classi-pollaio”, è senza dubbio una delle conseguenze più vergognose della tragica situazione economica in cui è relegata la scuola italiana: nell’impossibilità di assumere nuovi docenti (i quali per altro non mancherebbero di certo), visto il basso numero di strutture e spesso anche di sezioni in esse, i ragazzi di qualsiasi grado scolastico sono assembrati (è proprio il caso di dirlo) in numeri complessi da gestire per qualsiasi insegnante, trattandosi spesso di non meno di 27 alunni per classe.
Più che mai in contesti simili è impensabile mantenere l’ormai famigerato distanziamento sociale di un metro, così che una riconfigurazione del gruppo classe in più gruppi di apprendimento potrebbe finalmente far riflettere le istituzioni sull’importanza di una nuova, radicale politica in ambito scolastico, che metta al primo posto l’esigenza dell’apprendimento in un contesto numericamente più gestibile perché più ordinato, contenuto e attento alle necessità umane, esistenziali e cognitive di ciascuno studente.


Le principali novità di settembre

Nel testo si parla anche di “un’aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari”, quindi materie (anche) laboratoriali come la musica e l’inglese o come l’arte e la letteratura potrebbero essere unite in interessanti progetti di apprendimento su un tema specifico, coinvolgendo ancora di più il gruppo classe. A fronte di ciò è prevista l’apertura straordinaria di molte scuole il sabato, su delibera degli Organi collegiali competenti.
Infine, sarà contemplata la frequenza scolastica in turni differenziati “variando l’applicazione delle soluzioni in relazione alle fasce di età degli alunni e degli studenti nei diversi gradi scolastici”, mentre “per le scuole secondarie di II grado verrà prevista una fruizione per gli studenti opportunamente pianificata di attività didattica in presenza e didattica digitale integrata, ove le opportunità tecnologiche, l’età e le competenze degli studenti lo consentano”.
Ancor più interessante poi l’opportunità, dall’1 settembre, di coinvolgere in percorsi di valorizzazione e potenziamento gli alunni che, pur non essendo stati rimandati, “siano positivamente orientati al consolidamento dei contenuti didattici e delle competenze maturate nel corso dell’a.s. 2019-2020”.

Una scuola per un futuro migliore?

La nuova scuola, così presentata e almeno per il momento, si preannuncia ricca di proposte (anzi, oserei dire di “sogni”) che potrebbero anche sancire l’inizio di un futuro migliore per studenti e docenti, all’insegna dei progressi auspicati da anni.
Vedremo dunque se tutto questo sarà concretizzato in una realtà (magari in parte) permanente o se la sua applicazione si realizzerà parzialmente e solo per un breve periodo di tempo, mantenendo intatte le gravi problematiche di un settore che dovrebbe essere prioritario per il futuro di ogni paese.


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