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La crisi del Tigrai

By 15 Novembre 2020 No Comments

Lo studio condotto da Awate Birhane, Vincenzo Palmieri, Nicola Pedde e Luca Puddu per comprendere dinamiche e ragioni del conflitto in atto che coinvolge anche le vicine regioni a cominciare dall’Eritrea

Con le elezioni del 2018 in Etiopia e la nomina alla carica di primo ministro di Abiy Ahmed sembrò potersi delineare un nuovo periodo di stabilità regionale e pacificazione con l’Eritrea. Abiy Ahmed, cui venne tributato il premio Nobel per la pace del 2019, ha tuttavia avviato un processo di crisi costruito sulla lotta al federalismo etnico e sull’affermazione del proprio ruolo politico. Questa politica ha ben presto determinato l’opposizione tanto della comunità tigrina – che ha di fatto governato il paese per oltre un quarto di secolo – quanto di quella oromo – di cui il primo ministro è peraltro espressione – innescando un meccanismo di crisi regionale che ha finito per interessare anche il vicino Sudan e l’Eritrea.
La sospensione delle elezioni politiche nazionali in conseguenza del Covid-19 ha ulteriormente esacerbato gli animi del già infuocato clima politico, mentre le autorità del Tigrai hanno arbitrariamente deciso di condurre proprie elezioni in aperta sfida al diniego imposto dalle autorità di Addis Abeba. Ne è conseguita un’escalation che ha portato al rapido irrigidimento delle posizioni di entrambi gli attori e, sfortunatamente, all’emergere di un conflitto armato che, allo stato attuale, potrebbe deflagrare su scala nazionale interessando anche altre regioni della federazione etiopica.
Lo studio condotto da Awate Birhane, Vincenzo Palmieri, Nicola Pedde e Luca Puddu intende offrire una dettagliata e aggiornata panoramica della crisi e uno spunto per comprender le variabili di interesse per l’evoluzione delle operazioni militari nel Tigrai, permettendo di comprendere le ragioni del conflitto in atto, l’insieme delle dinamiche nazionali e regionali di interesse e la possibile evoluzione nel breve e medio periodo.

Si può scaricare gratuitamente la versione italiana del Report seguendo questo link


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