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La Cina non è un altro pianeta, parte VII — China is not another planet, part VII

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di emigrazione e di matrimoni

La Cina non è un altro pianeta, parte VII

di Marco Andreozzi

Alcuni eventi e fatti gravi emersi questa settimana confermano che la Cina si avvia verso il sesto anno consecutivo di recessione. E’ un Paese tanto enorme – nella confusione delle povere remote campagne e gigantesche sovraffollate città – quanto chiuso e secretivo, ricordiamolo. Intanto, si è svolto l’incontro del centenario Kissinger con il capo della Commissione Affari Esteri del partito, quel Wang Yi appena tornato ministro dopo i due mandati precedenti, e dopo che il nuovo (ormai ex) ministro degli esteri, Qin Gang – un protetto di Xi – è introvabile da un mese. Durante questa riunione la fragilità socio-economica cinese è stata sottoscritta e firmata da Wang con le affermazioni riportate sul Paese che è “impossibile accerchiare o contenere”, laddove “lo sviluppo della Cina ha una forte dinamica endogena e una logica storica inevitabile”.

Per confermare che il nuovo vecchio ministro degli esteri dice la verità, ripartiamo dalla scorsa puntata del presente excursus sulla situazione economica del Paese. Alla fine del 2017 si registra in decrescita anche la quota delle esportazioni, dal 13,9% a meno del 13% (FMI, Oxford Economics, CEIC). Il Paese è sempre meno competitivo, anche a causa dei precedenti forzati aumenti salariali volti ad incrementare i consumi interni (parte importante del PIL). Il debito totale si era attestato al 260% del PIL ufficiale, raddoppiato in una decade con quella che può chiamarsi “trasferimento di filiera del debito” verso molti altri Paesi emergenti in Africa e in Asia, alcuni dei quali cominciavano ad avere problemi di restituzione dei prestiti, di fatto leva ricattatoria cinese.

Nella prima metà del 2018 il Paese registra quasi un miliardo e mezzo di dollari di insolvenza dei debiti obbligazionari, cifra comparabile agli anni 2016 e 2017 per le stesse insolvenze. In crescita importante è invece il Vietnam, che con cento milioni di abitanti nel 2017 esporta per già quasi il 4% (e con numero di robot impiegati che quell’anno supera l’Italia), insieme al recupero di quote di mercato di Giappone, Corea del Sud e Taiwan. Quindi, è chiaro che nessuno intenda accerchiare o contenere un Paese in decrescita ormai da anni.

Altrettanto vera è l’affermazione sulla dinamica endogena dello sviluppo cinese, per quasi la metà generato infatti da oltre cinquemila miliardi di dollari di settore immobiliare, quasi collassato soprattutto tra le sue maggiori imprese. Su tutte la Evergrande di Guangzhou, ancora alle prese con i suoi 305 miliardi di dollari di debiti, visto che salda le cedole ma genera passivi degli stessi ordini di grandezza (e tuttavia insiste nello sviluppare una divisione produttrice di vetture elettriche). Il dato ufficiale è che tra gennaio e maggio 2023 gli investimenti immobiliari sono scesi del 7,2% rispetto allo scorso anno dei lunghi confinamenti. Insomma, Wang ha diplomaticamente omesso di aggiungere “negativo” alla parola “sviluppo”, mentre altrettanto vera è la logica storica di quelle terre: un susseguirsi di diverse entità esogene imperiali assolutiste in un mondo arcaico.

E tra le notizie degli ultimi giorni, importante ed indicativa è la sostituzione del governatore della banca centrale. Inoltre, Politico riferisce di importazioni russe dalla Cina di giubbotti antiproiettile, ceramica (componente dei giubbotti) in quantità crescenti, e droni per oltre 100 milioni di dollari. L’accordo via-della-seta ha senso per l’Italia? Si noti che lo sbilancio commerciale a favore della Cina è passato da 20 a 41 miliardi di euro tra 2020 e 2022. Segue

La Cina non è un altro pianeta – Marco Andreozzi – Libro – Mondadori Store

di emigrazione e di matrimoni

China is not another planet, part VII

by Marco Andreozzi

Some serious events and facts that emerged this week confirm that China is heading towards the sixth consecutive year of recession. Memento, it is a country as enormous – in the confusion of poor remote countryside and gigantic overcrowded cities – as it is closed and secretive. Meanwhile, the meeting of the centenary Mr. Kissinger took place with the head of the Foreign Affairs Commission of the party, Wang Yi, who has just returned as minister after the two previous terms, and after the new (now ex) foreign minister, Qin Gang – part of Xi’s clan – has been untraceable for a month. During this meeting, China’s socio-economic fragility was endorsed and signed off by Mr. Wang with the statements reported on the country that it is “impossible to encircle or contain”, where “China’s development has a strong endogenous dynamic and an inevitable historical logic”.

To confirm that the new old foreign minister is telling the truth, let’s start again from the last part of this excursus on the country’s economic situation. At the end of 2017, the share of exports also decreased, from 13.9% to less than 13% (IMF, Oxford Economics, CEIC). The country is increasingly less competitive, also due to the previous forced wage growth aimed at boosting domestic consumption (an important part of GDP). Total debt had stood at 260% of official GDP, doubling in a decade with what can be called “debt-chain transfer” to many other emerging countries in Africa and Asia, some of which were starting to have loan repayment problems, effectively a Chinese blackmail leverage.

In the first half of 2018, the country recorded almost one and a half billion dollars of bond defaults, a figure comparable to the years 2016 and 2017 for the same defaults. Vietnam, on the other hand, was growing significantly, with one hundred million inhabitants exporting a share of almost 4% in 2017 (and with the number of robots employed that year surpassing Italy), together with the recovery of market shares by Japan, South Korea and Taiwan. Therefore, it is clear that no one intends to encircle or contain a country that has been in decline for years now.

Equally true is the mention of the endogenous dynamics of Chinese development, almost half generated, in-fact, by over five trillion dollars in the real estate sector, which has almost collapsed especially among its major companies. Above all, Evergrande of Guangzhou, still grappling with its 305 billion dollars debt, given that it pays the coupons but generates liabilities of the same orders of magnitude (and yet insists on developing an electric car manufacturing division). The official data is that between January and May 2023 real estate investments fell by 7.2% compared to last year (with very long lockdowns). In short, Wang diplomatically omitted to add “negative” to the word “development”, while the historical logic of those lands is equally true: a succession of various exogenous absolutist imperial entities in an archaic world.

And among the news of the last few days, the replacement of the governor of the central bank is important and indicative. In addition, Politico reports Russian imports of bulletproof vests, ceramics (a component of vests) in increasing quantities, and drones from China worth more than 100 million dollars. Does the “belt-and-road” agreement make sense for Italy? Nota bene that the trade imbalance in favor of China has increased from 20 to 41 billion euros between 2020 and 2022. To be continued

 

La Cina non è un altro pianeta – Marco Andreozzi – Libro – Mondadori Store

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino), tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale; nomade digitale dal 2004, e sinologo, parla correttamente il mandarino.
Marco Andreozzi, is Doctor of mechanical engineering (polytechnic of Turin – Italy), industrial technologist and energy sector specialist, comes from professional experiences in five global corporates in Italy and extra-European countries, and as business leader; digital nomad since 2004, and China-hand, he is fluent in Mandarin.

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