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Italiani nel Mondo

Il 25 Aprile: La riva bianca la riva nera- April 25: The White Bank, the Black Bank

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Tempo di lettura: 8 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Il 25 Aprile: La riva bianca la riva nera

Vogliamo iniziare la nostra considerazione sulla commemorazione del 25 Aprile con una canzone tanto bella quanto tragica, “La Riva bianca, la riva nera” cantata da Iva Zanicchi, che narra la storia degli ultimi minuti di due soldati nemici morenti, di cui uno cieco. Il fatto che i due si parlano nella stessa lingua dimostra che la loro non era una guerra “semplice” ma la più crudele delle guerre, una guerra civile.

Infatti, fin troppo spesso quando si fanno discorsi per commemorare il 25 Aprile si dimentica, spesso intenzionalmente, che quel giorno anche soldati italiani combattevano al fianco dei soldati tedeschi cacciati dalle città italiane liberate.

Allo stesso modo dimentichiamo che il 20 giugno 1940, l’Italia ha dichiarato guerra per la terza volta in dieci anni, sempre come aggressore. Poi, il 25 luglio 1943, quando Mussolini è stato cacciato dal governo e arrestato, l’Italia era già stata invasa dagli Alleati e soldati italiani la difendevano insieme ai soldati tedeschi ed hanno continuato a farlo per circa dieci settimane dopo. Paradossalmente, contro quelle stesse forze alleate che eventualmente ci hanno aiutato a cacciare quegli stessi tedeschi dalle nostre città nei due anni successivi.

Dimentichiamo che dopo l’8 settembre 1943, fino a dopo il 25 aprile esistevano due governi italiani. Quello ufficiale a Roma sotto il re, ed il governo fantoccio appoggiato dai tedeschi, la Repubblica Sociale Italiana (RSI) a Salò capeggiata da Mussolini e formata dai fascisti italiani ancora fedeli all’ormai ex Duce, tenuto insieme dalle forze tedesche sotto ordine di Hitler. Infine dimentichiamo che moltissime stragi dei nostri civili da parte dei tedeschi hanno visto il ruolo attivo di unità e altri appartenenti della RSI nelle morti di moltissimi nostri connazionali.

Ma, come dice il titolo della canzone, c’era non solo una parte nera, c’era anche una parte bianca.

Dimentichiamo che le morti di appartenenti fascisti non sono finite con la fine ufficiale delle ostilità, perché, tragicamente, le rappresaglie contro i fascisti sono continuate anche dopo l’armistizio, in modo particolare nella zona chiamata “il Triangolo della Morte” dell’Emilia.

Inoltre, nel timbrare i partigiani come “rossi”, come fanno certi gruppi politici d’oggi, dimentichiamo che tra gli antifascisti dell’epoca c’erano personaggi come Alcide de Gasperi, Giulio Andreotti e don Luigi Sturzo che politicamente non erano affatto “rossi”.

Vogliamo anche nominare un altro noto anti-fascista non rosso, l’autore/giornalista Giovanni Guareschi, il cui personaggio letterario più celebre, il parroco don Camillo, era apertamente e orgogliosamente partigiano antifascista come vediamo in questa scena del film “Il Ritorno di don Camillo” del 1953, che mostra perfettamente il ritorno di un ex federale fascista al paese Brescello nell’Emilia.

E nel dimenticare queste circostanze rischiamo di rendere vani i troppi morti di una guerra che molti non hanno voluto riconoscere come guerra civile per troppi anni.

Peggio ancora, ci sono quelli che cercano di utilizzare queste dimenticanze per motivi di politica moderna, ed invece di trovare il modo di affrontare ed infine riconoscere gli orrori compiuti non in nome della Patria, ma nel nome di due Patrie diverse, cercano di sviare ogni tentativo di affrontare e riconoscere episodi chiave del nostro passato. E questo vale per tutte le forze politiche e non solo una parte particolare.

Tutto questo è stato reso possibile da una decisione del governo post bellico nelle vesti dell’allora Guardasigilli Palmiro Togliatti che il 20 giugno 1946 ha promulgato un’amnistia per i reati di guerra di entrambe le parti, un’amnistia allargata negli anni seguenti per cui pochissimi dei responsabili di delitti comuni hanno dovuto rispondere alle accuse in tribunale. Questa decisione è stata presa con l’intenzione pubblica di pacificare il paese, ma ha avuto ben altre conseguenze.

L’effetto è stato che personaggi, alcuni celebri e di altissimo profilo, accusati anche di reati contro l’umanità, persino durante le guerre di colonizzazione, hanno potuto continuare le loro attività pubbliche come niente fosse.

L’effetto sulla politica moderna italiana è che ogni anno in occasione di commemorazioni di avvenimenti tragici sentiamo gli stessi scambi di accuse di reati reciproci che dovrebbero essere stati risolti decenni fa, in moltissimi casi con il castigo più alto disponibile al paese.

Qualcuno dirà che il passato è passato e bisogna metterci una pietra sopra, ma chi dice così fa orecchie da mercante alle voci delle famiglie delle vittime che ancora non hanno avuto risposte alle domande del perché i loro cari siano stati uccisi.

Riteniamo di vivere in uno stato di diritto, ma questo vuol dire che reati/delitti dovrebbero essere puniti ed invece, come paese abbiamo chiuso gli occhi ad incidenti che turbano la nostra coscienza nazionale, non solo in guerra ma anche e vergognosamente nei decenni seguenti compreso un incidente unico nel mondo, la strage di Ustica del 27 giugno 1980 con la morte di tutte le 87 persone a bordo.

Se davvero vogliamo onorare e commemorare la nostra liberazione da una dittatura, dobbiamo finalmente aprire tutti gli archivi di Stato ora chiusi a chiave per riconoscere finalmente quelle realtà scomode che troppi fanno finta di ignorare, spesso per proteggere colleghi di governo che non sempre hanno agito in modo leale agli ideali espressi nella Costituzione, che dovrebbero riflettere lo spirito di Giustizia senza il quale non esiste libertà vera.

Allora diamo finalmente un senso al 25 Aprile leale allo spirito di Liberazione e Democrazia che sarebbe lo scopo vero della giornata, ma che neghiamo con il nostro silenzio verso questi episodi che non facevano parte dei sogni di chi aveva combattuto così tanto contro una dittatura che ha lasciato il paese devastato e diviso, e che 76 anni dopo non siamo ancora riusciti a mettere insieme con un unico senso di stato italiano.

 

April 25: The White Bank, the Black Bank 

 

di emigrazione e di matrimoni

We want to start our consideration on the commemoration of April 25, Liberation Day in Italy, with a song that is as beautiful as it is tragic. “La Riva bianca, la riva nera” (The white bank, the black bank) sung by Iva Zanicchi tells the story of the last minutes of two dying enemy soldiers, one of whom is blind. The fact that the two speak in the same language shows that theirs was not a “simple” war but the cruellest of wars, a civil war. For those who do not understand Italian the English translation can be found on the link:

In fact, all too often in Italy when speeches are made to commemorate April 25 people forget, often intentionally, that on that day Italians soldiers were also fighting alongside the German soldiers being driven out of the liberated Italian cities.

Similarly we forget than on June 20, 1940 Italy declared war for the third time in ten years, always as the aggressor. And then on July 25, 1943, when Mussolini was removed from government and arrested, Italy had already been invaded by the Allies and Italian soldiers were defending the country alongside German soldiers and continued to do so for about ten weeks after. Paradoxically, against the same Allied forces that eventually helped us to drive the same Germans out of our cities in the two years after.

We forget that after September 8, 1943, when Italy sided with the Allies, until after April 25, 1945 there were two Italian governments. The official one in Rome under the king and the puppet government supported by the Germans, the Italian Social Republic (ISR) in Salò headed by Mussolini and formed by the Italian fascists still faithful to the former Duce held together by the German Forces at Hitler’s orders. Finally we forget that many of the massacres of our civilians by the Germans saw the active involvement of units and soldiers of the ISR in the deaths of many of our countrymen and women.

But, as the title of the song says, there was not only the black part, there was also the white part.

We forget that the deaths of members of the fascist party did not end with the official end of hostilities because, tragically, the reprisals against the fascist members continued after the armistice, especially in the area of the Emilia called the “Triangle of Death”.

Furthermore, in labelling the partisans as “reds”, as certain political groups do today, we also forget that amongst the antifascists of the time there were people like Alcide de Gasperi, Giulio Andreotti and donLuigi Sturzo, all three Christian Democrats, who were not at all “reds”.

We also want to mention another famous non-red antifascist, author/journalist Giovanni Guareschi, whose most famous character, the parish priest Don Camillo, was openly and proudly an antifascist partisan as we can see in this scene from the 1953 film “Il Ritorno di don Camillo” (The return of Don Camillo) which shows perfectly the return of a former high fascist official to the town of Brescello in Emilia.

And in forgetting these circumstances we risk making vain the too many dead of a war that many people did not want to recognize as a civil war for too many years.

Worse still, there are those who try to use this forgetfulness for reasons tied to modern politics and instead of finding a way to confront and finally recognize the horrors committed in the name of not one Patria (Homeland) but in the name of two different Patrie, they try to divert every attempt to deal with and recognize key episodes of our past. And this applies to all the political forces and not just one specific part.

And all this was made possible by a decision by the post-war government in the guise of then Attorney General Palmiro Togliatti who on June 20, 1946 promulgated an amnesty for war crimes on both sides, an amnesty that was then extended in the following years for which very few of those responsible for the crimes had to answer the accusations in court. This decision was made with the public intention of pacifying the country but it had other consequences.

The effect was that people, some famous and very high profile, also accused of crimes against humanity, even during the Colonial wars, could continue their public activity as if nothing had happened.

The effect on modern politics in Italy today is that on the occasion of the commemoration of tragic events we hear the same exchanges of accusations of reciprocal crimes which should have been resolved decades ago, in many cases with the highest punishment available to the country.

Some will say that the past is passed and that we need to turn the page but those who say so turn a deaf ear to the voices of the families of the victims who have not yet had answers to the questions of why their loved ones were killed.

We believe we live in a state of law but this means crimes/murders should be punished and instead as a country we have closed our eyes to incidents that have disturbed our national conscience, not only in war but also and shamefully in the following decades, including an incident that is unique in the world, the Ustica Massacre of June 27, 1980 with the death of all 87 people aboard a civilian airplane.

If we really want to honour and commemorate our liberation from a dictatorship we must finally open all the State’s archives that are now locked to finally recognize those uncomfortable realities that too many pretend to forget, often to protect government colleagues who have not always acted in ways that are loyal to the ideals expressed in our Constitution which should reflect the spirit of Justice without which there is no true freedom.

So, let us finally give a meaning to April 25 that is faithful to the spirit of Liberation and Democracy that should be the true purpose of the day but which we deny with our silence towards those episodes that were not part of the dreams of those who had fought so hard against a dictatorship that left the country devastated and divided and which, 76 years later, we have not yet managed to put back together with a single sense of Italian state.