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Arte & Cultura

I SIKH a Faenza – The SIKHS in Faenza

Gianni Pezzano

Pubblicato

il

di emigrazione e di matrimoni

I SIKH a Faenza

Oggi torniamo a Faenza per guardare un episodio della seconda guerra mondiale che ha anche effetti sorprendenti nell’Italia d’oggi.

Conosciamo tutti i soldati Sikh con i loro turbanti, ma pochi sanno che i reparti dall’India, che all’epoca non era un paese indipendente ma un Dominion dell’allora Impero Britannico, ha fornito il maggior numero di soldati volontari da parte degli Alleati, oltre 2.3 milioni di militari, da soldati semplice a piloti di caccia e di bombardieri.

L’Italia ha visto molti reparti indiani in azione, ma vogliamo concentraci sui Sikh perché oggi nel paese, ed in modo particolare attorno Modena, Parma e Reggio Emilia, le comunità Sikh locali stanno svolgendo un ruolo importante per l’economia della regione e del paese, che deve farci molto pensare sugli eterni dibattiti sull’emigrazione e l’immigrazione che si vedono sia nei giornali che nei salotti televisivi.

E di nuovo ringraziamo Miro Gamberini, il direttore del sito http://www.historiafaentina.it/ per la generosità di concederci l’uso degli articoli e gli storici locali Enzo Casadio e Massimo Valli per l’articolo da loro scritto che ci da una veduta interessante del nostro passato e presente.

I SIKH A FAENZA

Enzo Casadio – Massimo Valli

L’Ottava Armata britannica comprendeva reparti che provenivano da tutti i continenti, c’erano: inglesi, canadesi, sudafricani, neozelandesi, australiani e indiani, solo per citare le principali nazionalità. Alle operazioni militari in Italia tra il 1943 e il 1945 presero parte tre divisioni indiane, la Quarta, l’Ottava e la Decima. A quei: tempi l’India era ancora un dominion Inglese che comprendeva oltre all’India attuale, anche il Pakistan e il Bangladesh. All’interno del paese convivevano popolazioni di etnie e religioni diverse, spesso in contrasto tra di loro.

Uno dei principali gruppi era composto dalla comunità dei Sikh, che vivevano nel Punjab, una regione dell’India settentrionale ai confini col Pakistan. Erano uniti dalla comune fede nella religione Sikh, una religione monoteista affermatasi sul finire del XV secolo, che non prevedeva la distinzione in caste. I Sikh erano considerati degli ottimi combattenti, e anche durante la Seconda Guerra Mondiale dimostrarono di essere una delle colonne portanti dell’esercito indiano. In Romagna operarono l’Ottava e la Decima divisione poiché la Quarta nel novembre 1944, dopo avere passato uno dei suoi battaglioni Sikh alla Decima, era stata trasferita in Grecia per collaborare con l’esercito inglese nel sedare la guerra civile che era scoppiata tra le due fazioni della resistenza locale.

La Decima divisione nell’autunno del 1944 fu coinvolta nelle operazioni per la liberazione di Faenza. A fine novembre una brigata Indiana prese il posto di una inglese nell’area a valle della via Emilia, nei pressi di Albereto combattendo fino a raggiungere il fiume Lamone. Nei giorni successivi finse dei preparativi per un attacco oltre il Lamone per distogliere l’attenzione dei tedeschi dal punto dove sarebbe stato effettivamente attraversato il fiume, cioè nella zona di Quartolo.

L’attraversamento iniziò il 3 dicembre, da parte della 46ª divisione inglese, che dopo pochi giorni fu rilevata dalla Decima indiana, alla quale fu affidato il difficile compito di salire sulle colline in direzione di Pideura per poi dirigersi verso il fiume Senio per tagliare la ritirata alla 26ª divisione corazzata tedesca che si trovava ancora a Faenza. Il comando tedesco si rese subito conto delle intenzioni degli alleati, cercò quindi di impedire con tutti i mezzi possibili la manovra. Le alture che vanno da Pideura fino a Celle furono difese strenuamente, in quanto, se fossero state perdute, gli alleati avrebbero avuto via libera nella pianura, e avrebbero potuto controllare dall’alto tutti i movimenti dei tedeschi. Il comando germanico per cercare di arginare l’avanzata, richiamò in linea la 90ª divisione granatieri che si trovava a riposo nell’area di Bologna.

II contrattacco, iniziato la mattina dell’8 dicembre nella zona di Celle, ebbe un successo limitato, i tedeschi riuscirono a riconquistare solo poche centinaia di metri di terreno bloccando per alcuni giorni l’avanzata dei neozelandesi e degli indiani. Si combattè aspramente casa per casa, con grande perdite di vite umane da entrambe le parti  e coinvolgendo negli scontri anche quei pochi civili che non avevano voluto abbandonare le proprie case. La natura collinosa del terreno rendeva molto difficile l’impiego dei mezzi corazzati, lasciando il peso dei combattimenti alla fanteria.

Negli scontri si misero in evidenza i reparti Sikh e i Gurkha che erano addestrati per il combattimento in terreno montagnoso. Alcuni soldati Sikh si distinsero per il coraggio,  in particolare il caporale Sohan Sing; del 3° battaglione del 1° reggimento Punjab, che aveva ricevuto il compito di catturare con il suo plotone Casa Pozzo nei pressi di Pergola, nella notte tra l’8 e il 9 dicembre. I Sikh si avvicinarono, confidando nell’effetto sorpresa, ma dalla casa, presidiata dalla fanteria tedesca, partì un intenso fuoco di mitragliatrici e fucileria. Il caporale decise quindi di attaccare frontalmente, portando i suoi uomini all’assalto sul terreno fangoso, incurante del fuoco nemico. L’azione ebbe successo e Sohan Sing, nonostante fosse stato ferito, riuscì a consolidare in breve tempo la posizione, riuscendo così a respingere un contrattacco tedesco. Per questa azione fu decorate con la Military Medal, una delle massime decorazioni inglesi al valore militare.

II battaglione a cui apparteneva Sohan Sing perse, nell’area di Pgola-Pideura, in sole 48 ore, 88 uomini tra morti e feriti. I successi degli alleati sulle colline sopra Faenza obbligarono i tedeschi ad abbandonare la città ripiegando oltre la linea del Senio, dove il fronte rimase fermo per tutto l’inverno e le operazioni militari si limitarono ad azioni di pattuglie. La Decima divisione Indiana rimase in posizione sul Senio fino a metà febbraio del ’45, quando venne rilevata dal II Corpo polacco. Durante i turni di riposo molti militari indiani venivano a Faenza, e alloggiavano nelle case abbandonate. I pochi civili che vivevano ancora in città erano impressionati sia dal loro aspetto che da alcune loro abitudini, come il pettinarsi i lunghi capelli che non tagliavano mai e che raccoglievano sotto il turbante, o fare il bagno all’aperto anche se la temperatura era sotto lo zero. In quel periodo a Faenza funzionò anche una tipografia dove si stampava il giornale della divisione “The Diagonal”. Successivamente la divisione fu sdoppiata: una parte fu dislocata nella zona di Monte Grande sopra Castel San Pietro, l’altra sul Senio a valle di Faenza, e prese parte all’offensiva finale del 9 aprile 1945.

Dopo molti anni dalla fine della guerra, c’è stata una emigrazione di Sikh verso il nostro paese, essi sono presenti in particolare in alcune zone dell’Emilia dove si occupano principalmente dell’allevamento dei bovini ed in questo modo la comunità Sikh sta svolgendo un ruolo fondamentale nella produzione di uno dei nostri prodotti più riconosciuti nel mondo, il Parmigiano reggiano.

Nel corso del processo di integrazione nel nostro paese, i Sikh stanno riscoprendo la storia dei loro antenati che 77 anni fa sono venuti a combattere per la libertà dell’Italia. Molti dei caduti durante i combattimenti in Romagna sono sepolti nel cimitero militare indiano di Forlì, che si trova di fronte al cimitero comunale che contiene le tombe di 493 caduti e un crematorio con le ceneri di circa 800 soldati Indù e Sikh. Nell’area prospiciente l’ingresso del cimitero alcuni anni fa è stato realizzato, da parte della comunità Sikh, un monumento in bronzo a ricordo dei caduti.

 

The SIKHS in Faenza

 

di emigrazione e di matrimoni

Today we go back to Faenza to look at an episode during the Second World War that also has surprising effects in today’s Italy.

We all know the Sikh soldiers with their turbans but few people know that units from India, at the time a Dominion of the British Empire, supplied the largest numbers of volunteer soldiers for the Allies, more than 2.3 million military from simple soldiers to fighter and bomber pilots.

Italy saw many Indian units in action but we want to concentrate on the Sikhs because today in the country, and especially around Modena, Parma and Reggio Emilia, the local Sikh communities play a major role for the economy of the region and the country that must make us think a lot about the eternal debates on emigration and immigration that we see in both the newspapers and the TV talk shows.

And once again we thank Miro Gamberini, the director of the site http://www.historiafaentina.it/ for generously allowing us the use of the articles and the local historians Enzo Casadio and Massimo Valli for the article written by them that gives us an interesting view on our past and present.

THE SIKHS IN FAENZA

Enzo Casadio – Massimo Valli

The British Eight Army was composed of units that came from all the continents. There were English, Canadians, South Africans, New Zealanders, Australians and Indians on to name the major nationalities. Three Indian Divisions, the Fourth, Eighth and the Tenth took part in the military operations in Italy between 1943 and 1945. At the time India was still a British Dominion that, in addition to the current India, also included what is now Pakistan and Bangladesh. Within the country populations of different ethnicities and religions coexisted, often in conflict with each other.

One of the main groups was made up of the Sikh community that lived in the Punjab, a region of western India bordering with Pakistan. They were united by a common belief in the Sikh religion, a monotheistic religion established in the 15th century that did not require division into castes. The Sikhs were considered excellent fighters and even during the Second World War they showed they were one of the mainstays of the Indian Army. The Eighth and the Tenth Divisions operated in the Romagna since, in November 1944 after having transferred one of the Sikh Battalions to the Tenth, the Fourth Division had been moved to Greece to cooperate with the English Army in quelling the Civil War that had broken out between the two factions of the local resistance.

In the autumn of 1944 the Tenth Division was involved in the operations for the liberation of Faenza. At the end of November an Indian Brigade took the place of an English Brigade in the area below the Via Emilia near Albereto fighting until it reached the Lamone River. In the following days it feigned preparing for an attack beyond the Lamone to draw the attention of the Germans from the point where the river would actually be crossed in the area of Quartolo. 

The crossing began on December 3 by the English 46th Division which, after a few days, was relieved by the Indian Tenth which was entrusted with the difficult task of climbing the hills in the direction of Piduera to the move towards the Senio River to cut off the retreat of the Germans’ Fourth Armoured Division which was still in Faenza. The German command immediately realized the intentions of the Allies and therefore tried to prevent the manoeuvre by every means possible. The heights that go from Piduera to Celle were heavily defended since if they were to be lost the Allies would have had a free road to the plains and they would have been able to control all the movements of the Germans from above. In order to try and block the advance the German command recalled the 90th Grenadier Division which had been resting in Bologna.

The counter attack which began on the morning of December 6 in the area of Celle had limited success. The Germans managed to take back only a few hundred metres of land, blocking the advance of the New Zealanders and the Indians for some days. They fought savagely from house to house with great loss of human lives on both sides and the clashes even involved the few civilians who had not wanted to leave their homes. The hilly nature of the land made the use of armoured means very difficult which left the bulk of the fighting to the infantry.

In these clashes the Sikh and Ghurkha units that had been trained to fight in mountainous terrain were in the spotlight. Some Sikh soldiers distinguished themselves for their bravery, in particular Corporal Sohan Singh of the 3rd Battalion of the 1st Punjabi Regiment, who had received the task of capturing Casa Pozzo close to Pergola with his platoon on the night between December 8 and 9. The Sikhs approached, trusting the factor of surprise but heavy machineguns and rifles began to fire from the house held by the German infantry. The corporal therefore decided for attack from the front, leading his men to storm the muddy terrain, heedless of the enemy fire. The action was successful and despite being wounded Sohan Singh managed to consolidate the position in a short time, thus managing to repel a German counterattack. For this action he was awarded the Military Medal, one of the highest British decorations for valour in battle.

In only 48 hours the battalion to which Sohan Singh belonged lost 88 men between dead and wounded in the area of Pergola-Piduera. The success of the Allies in the hills above Faenza obliged the Germans to abandon the city by retreating to the line beyond the Senio River where the front remained stationary for all the winter and the military operations were limited to patrols.

The Tenth Indian Division remained in position on the Senio River until mid February 1945 when it was relieved by the II Polish Corps. During the rest periods many Indian soldiers went to Faenza and stayed in the abandoned houses. The few civilians who still lived in the city were impressed by both their appearance and by some of their habits, such as combing their long hair that they never cut and they gathered under their turbans or by bathing in the open even if the temperature was below zero.

At the time a printing shop also operated in Faenza where the Division’s “The Diagonal” newspaper was printed. Subsequently the division was split; one part was deployed to the area of Monte Grande above Castel San Pietro and the other to the Senio River downstream from Faenza and took part in the final offensive of April 9, 1945.

Many years after the end of the war there was a migration of Sikhs to our country and they are present particularly in some areas of Emilia where they are involved in cattle breeding and in this way the Sikh community is carrying out an fundamental role in the production of one of our most recognized products around the world, Parmigiano Reggiano.

Over the process of integration in our country the Sikhs have been rediscovering the history of their forebears who 77 years ago came to fight for Italy’s freedom. Many of those killed during the fighting in the Romagna are buried in the Indian Cemetery in Forlì located in front of the Council cemetery which has the graves of 493 fallen and a crematorium with the ashes of about 800 Hindu and Sikh soldiers. A few years ago in the area facing the entry of the cemetery a bronze statue was erected by the Sikh community in memory of the fallen.

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