Elezioni in Guatemala. Tra siccità e ‘mazzette’


Il Paese centroamericano e tra i più esposti al fenomeno del riscaldamento globale. L’agricoltura è in ginocchio insieme alla popolazione che grida “no” alla corruzione dilagante. Ma i  candidati alla presidenza non ne parlano.

Domenica scorsa i guatemaltechi si sono recati alle urne per eleggere il prossimo presidente della nazione. La rosa dei candidati era ampia, ben 19, ma l’elettorato Guatemalteco ha scelto senza lasciarsi prendere dall’imbarazzo. Nel Paese centroamericano, da sempre connotato dalla frammentazione politica, sono i candidati con il cognome più noto ad essere premiati dai votanti. Ecco perché, dopo l’appuntamento elettorale, sono rimasti in due a correre per la presidenza: Sandra Torres e Alejandro Giammattei, che si affronteranno nel ballottaggio previsto per il prossimo 11 agosto. La prima è la moglie dell’ex presidente del Guatemala,  Álvaro Colom; l’altro il direttore del sistema penitenziario statale. “Pezzi grossi” insomma. Ma per suscitare entusiasmo nel popolo, occorrono un passato privo di ombre e un’agenda elettorale credibile. Requisiti che neppure i più acuti osservatori sono riusciti ad intravedere nei due politici. Sandra Torres è sospettata d’ aver finanziato la sua campagna elettorale con fondi illeciti mentre su Giammattei pesa un episodio di cronaca nera rimasto irrisolto. Quando il candidato era ancora direttore del sistema penitenziario statale, un commando di agenti è entrato in alcune carceri facendo strage di detenuti. Si tratta però solo di “ombre”, perché su Torres e Giammattei non pende nessuna accusa. Per vincere lo scetticismo dell’elettorato, ai due non resta che puntare sul programma politico. Ma cosa propongono? Soluzioni ad annosi problemi: alcune misure per rendere più efficace la gestione dei penitenziari ed il sistema sanitario nazionale. Poi c’è la lotta alla disoccupazione, un tema trasversale così come il sostegno all’agricoltura.

Ma nessuno affronta il problema più grave, che più di tutti tormenta la popolazione guatemalteca: la corruzione dilagante, un fenomeno che è costato la vita a moltissime persone. Un caso emblematico è quello dell’acquisto, da parte dello Stato, di macchine per dialisi difettose. Il malfunzionamento delle apparecchiature ha causato la morte dei pazienti. Per decenni, ingiustizie del genere sono rimaste senza un colpevole, ma ora nel Paese centroamericano la situazione sta cambiando. Dodici anni fa il Guatemala, con l’aiuto delle Nazioni Unite, ha istituito la “Commissione Internazionale Contro l’Impunità in Guatemala” (CICIG). L’organo è composto da esperti provenienti da vari Paesi e, dal giorno della sua fondazione, ha indagato oltre 700 persone per corruzione e portato in carcere numerosi politici ed imprenditori coinvolti in giri di mazzette. Inoltre ha smantellato 60 organizzazioni criminali colluse con le istituzioni. Si tratta di risultati senza precedenti nella storia dell’America Latina. Ma la strada verso la legalità è ancora lunga per il Guatemala. Il Paese latino è tra i più corrotti del mondo e gli ultimi governi hanno fatto di tutto per eliminare la CICIG, che ha indagato per corruzione oltre il 20% dei membri del Congresso. L’organo anti-corruzione sarebbe stato abolito, se la popolazione non fosse scesa in piazza per difenderlo. Secondo gli ultimi sondaggi, il 70% dei guatemaltechi è soddisfatto della CICIG, l’unico argine contro la gestione arbitraria dei fondi pubblici ad opera della classe dirigente. Le casse dello Stato sono in rosso, quando ci sarebbe bisogno di un massiccio piano economico per sostenere l’agricoltura, che, per migliaia di famiglie, rappresenta l’unica fonte di sostentamento.

Il Paese centroamericano è tra i più esposti al fenomeno del riscaldamento globale e l’assenza di piogge degli ultimi mesi ha visto andare in rovina circa il 50% dei campi coltivati. Tale perdita ha significato per la popolazione un aumento esponenziale della povertà estrema. Flagellati dalla siccità ed ignorati dallo Stato, i membri delle comunità rurali decidono di partire per gli Stati Uniti. A migliaia si incamminano verso gli USA. Sanno che  è inevitabile attraversare il Messico, dove ad attenderli ci sono  trafficanti di esseri umani pronti a lucrare sulla disperazione di chi, dopo aver perso tutto, cerca di inseguire il “sogno americano”. Molti muoiono nel tentativo. La Federazione Internazionale dei Diritti Umani  (FIDH) ha rivolto un appello al futuro presidente del Guatemala affinché sostenga la CICIG nella lotta alla corruzione e al malgoverno.

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