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Arte & Cultura

E’ morto Franco Battiato. Come i suoi “Dervisci” il mondo della musica china il capo.

Titty Marzano

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Eclettico come pochi, cantautore, compositore, musicista, regista e pittore, ha saputo trasferire in ogni cosa macro e microcosmo

Ci ha lasciato oggi Franco Battiato, un uomo ed un artista completo, un musicista che ha saputo trasfondere nella sua arte esoterismo, filosofia e mistica.

Dopo gli inizi che lo vedono lavorare per cover di artisti famosi, viene introdotto nei circuiti musicali da Giorgio Gaber, che conosce aprendo alcune sue serate nel locali milanesi, e propone i suoi primi brani per Ricordi ed in seguito per Jolly. Essi vengono inseriti nel filone del cantautorato di protesta e appare per la prima volta in tv nel programma “Diamoci del tu” condotto da Giorgio Gaber e Caterina Caselli. Siamo nel 1967 e Battiato si confronterà con un altro nuovo esordiente, Francesco Guccini. Dal 1968 al 1971 per Philips si dedica al genere romantico ed alcuni dei suoi brani saranno cantati da altri artisti.

La vera svolta avviene nel 1971 quando l’artista decide di dedicarsi alla musica sperimentale pubblicando per Bla Bla. Insieme al viaggio che effettua nei suoi dischi inizia un suo approfondito viaggio interiore. In questo lungo viaggio, progressivamente, vengono sostituiti gli strumenti che lo accompagnano, così come le sonorità sperimentali vengono sostituite dall’avanguardia contemporanea.

Nel 1978 il ritorno alla musica pop, ma mai si sopirà il suo interesse per la musica orientale che lo porterà ad iscriversi all’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente e ad apprendere la lingua araba. Negli anni 80-90 lo stile e la poetica di Battiato si definiscono e tornano gli esotismi, i riferimenti letterari, Prospettiva Nevski e Frammenti ne sono in lampante esempio, e i giochi linguistici in cui le parole vengono spiegate dalla musica.

In merito a ciò ebbe a dire “Quando si intende adattare un testo alla musica si scopre che non è sempre possibile. Finché non si fa ricorso a quel genere di frasi che hanno solo una funzione sonora. Se si prova allora ad ascoltare e non a leggere, perché il testo di una canzone non va mai letto ma ascoltato, diventa chiaro il senso di quella parola, il perché di quella e non di un’altra. Per capire bisogna ascoltare, serve animo sgombro: abbandonarsi, immergersi. E chi pretende di sapere già rimane sordo.»

E mentre arriva, proprio in quegli anni, il pieno successo l’artista continua a scavare in se, sostenuto dal pensiero del filosofo Gurdjieff, alla ricerca del proprio centro interiore, “Centro di gravità permanente”.

Dal 1984 le sue apparizioni pubbliche diminuiscono per sua scelta, ma la sua ricerca musicale ed armonica prosegue e in alcuni brani troveremo suoni computerizzati e melodie classiche a tenersi per mano, il macrocosmo ed il microcosmo armonizzati.

Questa armonia tra opposti si rivela nella mescolanza di progettualità che vede Battiato lavorare contemporaneamente ai brani che ben conosciamo, ad alcune opere sacre e a musica per il cinema. Nel 1989, sarà il primo cantante di musica leggera ad esibirsi in Vaticano per volere di papa Giovanni Paolo II.

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Dal 91 le sue sonorità si spostano definitivamente verso le sonorità religiose e spirituali e si avvicina alla sinfonia classica e le tematiche abbracciano la teologia. In questo periodo di fondamentale importanza per l’artista sarà la collaborazione con l’amico filosofo Manlio Sgalambro, con il quale nasce “La Cura”, uno dei brani sicuramente più apprezzato tanto da essere premiato con il disco di platino.

Nella ricerca degli anni successivi ritroviamo sempre presente la “Legge dell’Ottava” di Gurdjieff ed il tema della reincarnazione.

Nel nuovo millennio Battiato è sempre accompagnato da Sgalambro, ma nei suoi brani troviamo anche Plutarco e suoni da campionatura.

Riceve nel 2003 dal Presidente della Repubblica, Carlo Azaglio Ciampi, la Medaglia ai benemeriti della cultura e dell’arte.

Di questo periodo il ritorno alla canzone di protesta, ed in un’intervista sostenne che non sopportava più i soprusi, la corruzione ma soprattutto la disinformazione.

Un nuovo album, ma anche una intera opera lirica, nascono dalla stupefacente mente di Battiato, incentrato sul filosofo Bernardino Telesio ed al Rendano di Cosenza si assisterà alla prima pièce olografica a livello mondiale ed all’ultima opera colta scritta da Battiato. Opere colte che dal 1986 integrano l’opera di questo “essere speciale”, la “Genesi”, “Gilgamesh”, “Messa Arcaica” e “Il cavaliere dell’intelletto”. Splendidi i lungometraggi con la sua regia tra cui spicca per delicatezza “La sua figura” dedicata all’amica Giuni Russo.

La stessa delicatezza che trasfonde anche nelle sue figure iconiche, dai colori tipicamente bizantini. Le sue opere, come del resto tutto ciò che attiene la sua vita, profumano di profondità e di aldilà.

Ad ottobre 2019 l’annuncio del ritiro dalle scene, la sua salute non gli permette di proseguire.

Oggi è andato via e non possiamo che salutarlo con le sue parole, tratte  da “Del suo veloce volo”

“E così oggi, dalla mia memoria,
Scelgo il meglio della vita
E del suo veloce volo
Che finisce come, sempre accade,
Troppo presto”

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