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Due australiani condannati a morte in Indonesia e Malesia

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L’ Australia si oppone alla pena di morte per i suoi cittadini ma Malesia ed Indonesia non intendono ‘graziare’ nessuno che abbia commesso reati gravi nei loro territori

drogaMelbourne, 25 gennaio –  Il mese scorso, l’Australia si è opposta  alla pena di morte per i suoi cittadini – sia in patria che all’estero – in un momento in cui due australiani sono stati condannati in Indonesia ed in Malesia, per aver commesso il reato di traffico di droga. Tentativo inutile quello australiano in quanto la Malesia non ha nessuna  intenzione di recedere dall’uso della pena di morte. Allo stesso modo a nulla è valso il pubblico appello del  primo ministro Tony Abbott che aveva chiesto pietà per due australiani, Andrew Chan e Myuran Sukumaran, condannati alla fucilazione in Indonesia. Nel mese di dicembre un altro arresto nei pressi dell’aeroporto internazionale della Malesia a Sepang, ai danni di Maria Elvira Pinto Exposto, cittadina australiana,  accusata di traffico di droga. Si tratta di una madre di quattro figli, tratta in inganno da un falso innamorato conosciuto on line, che era convinta di trasportare farmaci e non droga , come spiega il suo avvocato. Maria Elvira Pinto Exposto, 52 anni, è stato arrestata il 7 dicembre dopo il suo arrivo all’International Airport di Kuala Lumpur in viaggio da Shanghai verso Melbourne. Un controllo di routine alla dogana ha fatto trovare un vano nascosto in una borsa che la donna portava, che conteneva 1,5 kg di metanfetamine o cristallo o di ghiaccio. Lei è stato accusata di trasporto di droga il 19 dicembre. La donna si dichiara del tutto estranea al reato ascrittole, e spiega di essersi recata  a Shanghai per ritirare alcuni documenti del suo compagno on line, in servizio nell’esercito degli Stati Uniti, per tornare poi a Melbourne via Kuala Lumpur. A quanto riferisce all’ultimo minuto le è stato consegnato uno zaino che, questa la spiegazione di chi le avrebbe effettuato la consegna, conteneva abiti e  dei farmaci. In realtà l’uomo americano non esiste e sembra, da indagini difensive condotte dall’avvocato della donna, che si tratta di un furto d’identità di un uomo dell’esercito americano. La difesa ha detto che le possibilità di assoluzione è “oltre il 50 per cento” a causa della forte evidenza che la Exposto non era a conoscenza dell’esistenza dei farmaci. La causa è stata rinviata al mese prossimo, quando il tribunale riceverà un rapporto chimico, nella speranza di riuscire ad evitare almeno in questo caso la condanna a morte.

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