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Dentro il Pentagono- viaggio nel centro nevralgico della difesa degli Stati Uniti

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La storia di questa fortezza ha inizio nel 1941, quando gli Stati Uniti si preparavano a entrare nella Seconda guerra mondiale.

di Laura Marà

Nel linguaggio della diplomazia internazionale, il termine Pentagono non identifica soltanto un edificio, ma l’intero Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Situato ad Arlington, in Virginia, e separato dalla capitale Washington dal fiume Potomac, questo complesso rappresenta il baricentro della strategia militare americana. Fin dalla sua origine, fu progettato per trovarsi a ridosso del potere politico senza esserne inglobato, ponendosi come una cittadella autonoma capace di operare ininterrottamente anche nelle fasi più critiche della sicurezza nazionale.

Una corsa contro il tempo: la genesi nel 1941

La storia di questa fortezza ha inizio nel 1941, quando gli Stati Uniti si preparavano a entrare nella Seconda guerra mondiale. All’epoca, la frammentazione degli uffici della difesa in decine di edifici sparsi rendeva il coordinamento delle attività estremamente complesso. Nacque così l’esigenza di una struttura unica capace di riunire l’intero apparato bellico. I lavori iniziarono l’11 settembre 1941 e procedettero a ritmi serrati: in appena sedici mesi fu completato quello che sarebbe diventato il più grande complesso di uffici del mondo.

L’enigma della forma: geometria e necessità

La celebre forma pentagonale non risponde a simbologie esoteriche, ma fu un compromesso tra architettura e geografia. Il progetto originario era destinato a un’area chiamata Arlington Farms, un lotto di terreno delimitato da cinque strade preesistenti. Quando il sito fu spostato per non ostruire la visuale monumentale di Washington, la pianta venne mantenuta per non rallentare i lavori. Ne risultò un’opera composta da cinque anelli concentrici (denominati da “A” a “E”) collegati tra loro e organizzati attorno a un ampio cortile centrale di circa due ettari.

Una metropoli autosufficiente: vita nei corridoi

Vivere e lavorare nel Pentagono significa abitare un organismo vivente e autosufficiente. Ogni giorno, circa 26.000 persone, tra militari, analisti, tecnici e diplomatici, animano i suoi spazi. L’edificio è talmente vasto da ospitare oltre 28 chilometri di corridoi, un labirinto logistico dove i nuovi arrivati impiegano settimane per orientarsi. Per sostenere questa vita lavorativa continua, la struttura ospita una vera e propria rete commerciale interna:

  • Servizi e cura della persona: Sono presenti uffici postali, istituti bancari, barbieri, parrucchieri e lavanderie.
  • Ristoro e logistica: Numerose caffetterie, mense e piccoli market permettono al personale di rimanere nell’edificio per l’intera giornata, o anche più a lungo in caso di crisi internazionale.
  • Efficienza negli spostamenti: Nonostante le dimensioni monumentali, la configurazione a raggiera consente di raggiungere qualunque ufficio in meno di sette minuti. Storicamente, durante la guerra, i messaggeri utilizzavano biciclette o pattini a rotelle per consegnare i dispacci, sostituiti oggi da piccoli veicoli elettrici.

Il mistero del “Cafe Ground Zero”

Al centro del grande prato interno si colloca uno degli aneddoti più curiosi della Guerra Fredda: il chiosco degli hot-dog noto come “Cafe Ground Zero”. Si racconta che l’intelligence sovietica, osservando dai satelliti l’andirivieni costante di ufficiali verso quella piccola struttura, si fosse convinta che fosse l’ingresso di un bunker segreto. La leggenda vuole che almeno due missili nucleari russi fossero permanentemente puntati su quel modesto chiosco, rendendolo involontariamente il bersaglio più sorvegliato del pianeta.

La memoria dell’11 settembre

La storia recente dell’edificio è segnata dagli attentati dell’11 settembre 2001. Quel giorno, il volo American Airlines 77 colpì il lato ovest della struttura, causando la perdita di molte vite e gravi danni materiali. La ricostruzione che seguì, denominata Phoenix Project, non si limitò al ripristino degli uffici: fu l’occasione per rinforzare ulteriormente l’edificio e istituire un memoriale permanente. Oggi, quel settore ospita una cappella e uno spazio di riflessione dedicato alle vittime, integrando il ricordo del sacrificio umano nella vita quotidiana delle istituzioni.

Oltre il visibile: le “arterie” nel sottosuolo e i centri operativi

Accanto alla dimensione quotidiana, esiste un’anima molto più riservata. Nei livelli più protetti si trovano i centri operativi dove vengono analizzate le informazioni sensibili provenienti dall’intelligence mondiale. È in questo sottosuolo che si snodano tunnel sotterranei e sale di comando d’emergenza che collegano l’edificio direttamente ai bunker governativi di Washington, garantendo la continuità operativa anche in caso di attacco nucleare o crisi su larga scala. Molti di questi dettagli restano naturalmente riservati, confermando la natura di fortezza inaccessibile.

Oggi, il Pentagono rimane lì, immobile e vigile, come un prisma che riflette le luci e le ombre della geopolitica mondiale. È un luogo dove la normalità di una divisa stirata si scontra con il peso di decisioni invisibili, un gigante che continua a sorvegliare l’orizzonte, custode di segreti sepolti nel cemento e di una stabilità che, per quanto fragile, continua a gravitare attorno ai suoi cinque, immutabili lati.

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