Connect with us
Azzera la bolletta

Arte & Cultura

Conversazione con Levan Tsuladze

Published

on

Tempo di lettura: 3 minuti

[AdSense-A]

 

senza-titolo-32

Dopo la felice esperienza di Memorie di un pazzo in cui ha messo in scena uno dei massimi autori russi, Gogol, lei torna a lavorare in Italia e conferma la sua collaborazione con ERT. Può dirci da dove nasce l’idea di accostarsi al maggiore drammaturgo italiano del Novecento?

È stato il direttore di ERT, Pietro Valenti, che ha mi ha proposto di lavorare su questo autore. Ho subito aderito con entusiasmo perché considero Pirandello il drammaturgo italiano più interessante.

Cosa l’ha spinta a entrare nel mondo teatrale di Pirandello attraverso una novella?

Non conoscendo l’italiano, per me sarebbe stato molto complicato mettere in scena un testo scritto per il teatro, denso di sfumature linguistiche. Scegliendo invece una novella, mi sono potuto basare solo su quanto ‘accade’ nel testo.

Perché proprio La tartaruga?

Può sembrare strano ma ho letto questo racconto da bambino quando andavo a scuola. Devo averci fantasticato sopra perché mi è rimasto più impresso di altri. “La tartaruga” contiene poche cose ‘dette’ e quindi sono stato libero di lavorare sulla drammaturgia con grande libertà.

Sono stati forse anche gli aspetti umoristici della novella ad attrarla?

È interessante vedere come all’inizio il racconto è umoristico ma a leggerlo in profondità è drammatico per le sofferenze vissute dai protagonisti. In questo senso assomiglia molto a certi racconti di Anton Cechov in cui con tenera e leggera ironia l’autore raccontava storie molto drammatiche.

Il tema della superstizione è tra i temi principali de “La tartaruga” ma forse è un tema di superficie… Quali sono i temi che ha sviluppato nella messinscena?

Credo che questa novella parli dell’amore infelice e della solitudine.

Nel testo di Pirandello ci sono tre personaggi: la signora Myshkow, il signor Myshkow e un amico di questi, convinto che le tartarughe portino fortuna e che per questo dona u esemplare di animale allo stesso signor Myshkow. La storia si svolge a New York.

Sì l’ambientazione rimane newyorkese, negli anni Trenta e tutto accade nell’atrio della casa dei signori Myshkow. Oltre all’amico di Myshkow, transitano in questo luogo altri personaggi che abbiamo creato per raccontare la ‘nostra’ storia: due domestici e una persona che viene da fuori, un macellaio. All’inizio avevo addirittura pensato di non mettere in scena i signori Myshkow ma raccontare tutto attraverso gli altri personaggi. Come accade spesso in posti come questo atrio: la gente si incontra, fa pettegolezzi, racconta cosa è successo in città o in casa di qualcuno. Facendo le audizioni però ho incontrato due splendidi attori e ho deciso di fare diversamente. Sei attori, sei personaggi… e la tartaruga. Sarà in una scatola però come la pecora del “Piccolo principe” di Saint-Exupéry: immaginiamo che ci sia.

Qual è la funzione dei nuovi personaggi?

Questo trio eccentrico, i due domestici e il macellaio, amano la vita, sono pieni di allegria e fanno da contrappunto ai personaggi principali della storia. Lo scopo è mettere ancora più in luce, per contrasto, la triste storia del signore e della signora Myshkow, del loro rapporto vuoto, senza intensità, privo di senso. I tre personaggi assomigliano un po’ ai servitori goldoniani, anzi una scena risulta una citazione del Servitore dei due padroni, è un vero e proprio omaggio a Goldoni.

Ci può raccontare qualcosa su questa sua esperienza come regista con un cast totalmente italiano?

Dialoghiamo in inglese e tedesco, non ci sono difficoltà, siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Con alcuni di questi attori ho già lavorato in Memorie di un pazzo in cui il cast era misto, italiano e georgiano, uno spettacolo in occasione del quale è nato un bellissimo rapporto di amicizia tra due enti teatrali: Emilia Romagna Teatro Fondazione e il Marjanishvili Kote State Drama Theatre di Tbilisi. Qui gli attori sono tutti italiani ma in compenso ci sono dei collaboratori georgiani: costumista, coreografo, musicista.

Lei è direttore artistico di una struttura molto importante nel suo paese, il Kote Marjanishvili State Drama Theatre. Qual è la situazione teatrale della Repubblica della Georgia?

Tradizionalmente Tbilisi è una città piena di eventi teatrali, molto movimentata. Nell’ex Unione Sovietica il teatro georgiano era molto importante. Logicamente la fase di passaggio seguita al fallimento dell’URSS è stata molto dolorosa, molto complicata. E non parlerò della mancanza di denaro, questione molto triste, molto banale. Negli ultimi 10-15 anni per fortuna la situazione si sta risollevando, nascono nuove compagnie teatrali, giovani attori e registi sono molto attivi e la cosa più importante è che il pubblico va a vedere gli spettacoli.

Print Friendly, PDF & Email
Apollo Mini Fotovoltaico
Serratore Caffè