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Contrasto alla pesca illegale: operazione della Guardia Costiera a largo delle isole Eolie

By 25 Maggio 2020 No Comments

A sud delle isole di Alicudi e Filicudi, un peschereccio è stato sorpreso da nave Corsi CP906 della Guardia Costiera nella fase di recupero di una rete da posta illegale di circa 7.500 mt di lunghezza. La rete – al termine delle operazioni – è stata posta sotto sequestro, e il comandante del peschereccio sanzionato secondo i termini di legge.

Si è conclusa nella notte una vasta operazione della Guardia Costiera nel bacino del Tirreno meridionale che ha visto l’impiego di due pattugliatori d’altura, un elicottero ed altri mezzi navali della Guardia Costiera assegnati ai Comandi dell’arcipelago eoliano, volta a contrastare il fenomeno della pesca illegale. Nel dettaglio, a sud delle isole di Alicudi e Filicudi, un peschereccio è stato sorpreso da nave Corsi CP906 della Guardia Costiera nella fase di recupero di una rete da posta illegale di circa 7.500 mt di lunghezza. La rete – al termine delle operazioni – è stata posta sotto sequestro, e il comandante del peschereccio sanzionato secondo i termini di legge.
In quelle stesse ore, ma a Nord delle isole Eolie, Nave Diciotti CP941, impegnata in attività operativa in quell’area, ha rinvenuto un’ulteriore rete da pesca illegale lunga diversi chilometri ed ha proceduto al recupero della rete con l’ausilio di Nave Magliano CP404, unità del Corpo specializzata in questo tipo di attività in mare. Le operazioni sono tuttora in corso.
Le reti da posta illegali, che non rispettano lunghezza prevista dalla norma (dimensioni uguali o inferiori ai 2,5 km) o le dimensioni previste per la maglia della rete, vengono calate in mare e lasciate alla deriva per la cattura di grossi pesci pelagici, come i tonni ed i pesci spada. Una tipologia di rete vietata dalla normativa, in quanto strumento di pesca non selettivo che costituisce un vero e proprio muro galleggiante, determinando la cattura anche di specie protette come delfini e tartarughe, che rimangono spesso impigliati in tali attrezzi di pesca illegali.
Negli ultimi anni molti sforzi sono stati profusi in termini di impiego di mezzi aeronavali e uomini per combattere questa pratica di pesca che non solo è illegale, ma è anche dannosa per l’intero ecosistema marino. Nei soli mesi di aprile e maggio, diverse sono state le missioni svolte dai pattugliatori d’altura, finalizzate al contrasto di questa pratica di pesca. Nella pianificazione di attività che interessano un’area marittima di circa 500 mila km2 e richiedono l’impiego di diversi mezzi aeronavali, risultano particolarmente importanti le informazioni acquisite anche tramite le organizzazioni/associazioni ambientaliste, che completano il quadro informativo sulle attività illecite in mare, e consentono di pianificare in modo efficace le operazioni di contrasto.
Il dispositivo operativo, messo in piedi dalla Guardia costiera, ha permesso, nel corso del 2019 e nei primi mesi del 2020 (incluso il periodo emergenziale COVID19), di verificare la correttezza delle attività di pesca in mare e degli esercizi commerciali che operano all’ingrosso e al dettaglio, al fine di tutelare il prodotto ittico nazionale, come pure il consumatore finale, attraverso l’immissione sul mercato di un pescato conforme ai requisiti di legge, sia per quanto attiene alla tracciabilità che all’etichettatura. 
Questi, a titolo di esempio, alcuni dei dati più significativi dal 2019 ad oggi:
oltre 145mila verifiche effettuate;
sequestrati circa 700mila kg di prodotto ittico non conforme;
eseguiti oltre 5000 sequestri (8173 attrezzi da pesca illegali); 
elevate sanzioni per un importo di quasi 13 milioni di euro.
Un’attività svolta quotidianamente a garanzia della conservazione e dello sfruttamento delle risorse ittiche in condizioni di piena sostenibilità ambientale, sociale ed economica.​


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