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Gli altri campi di battaglia – Other Fields of Battle

By 25 Maggio 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Gli altri campi di battaglia

I tifosi di solito non si rendono conto che il campo di calcio è diventato il nuovo campo di battaglia di lotte interne che spesso durano da secoli, non solo in Italia, ma anche in tutta Europa

Mentre aspettiamo il ritorno del campionato di calcio di Serie A in Italia facciamo due riflessioni sulle tifoserie. Il calcio è senza dubbio lo sport più popolare non solo in Italia ma anche nel mondo e quindi le tifoserie hanno un ruolo importante nello sport, sia come spettacolo che come appoggio.

Purtroppo, le tifoserie hanno anche creato problemi per le grandi società ed è giusto che diamo un’occhiata anche a questi aspetti che non raramente si trovano non solo nelle pagine sportive dei giornali, ma anche nelle pagine politiche e persino quelle di cronaca nera.


Un giorno Marco, un amico perugino, mi disse che quando era giovane il padre gli proibiva di seguire il suo Perugia nella trasferta di Arezzo. “Troppe baruffe in quella partita”, era la spiegazione del padre al figlio tifoso. “Guelfi contro Ghibellini?” gli ho chiesto tra il serio e il faceto. “Certo,” mi ha detto Marco con un sorriso prima di dire orgogliosamente, “E noi perugini eravamo Guelfi!”.

Penso spesso a quelle parole quando si parla del tifo calcistico perché i tifosi di solito non si rendono conto che il campo di calcio è diventato il nuovo campo di battaglia di lotte interne che spesso durano da secoli, non solo in Italia, ma anche in tutta Europa.

Nel suo libro “La Tribù del calcio”, il celebre antropologo Desmond Morris descrive le tifoserie di vari paesi. In questo libro Morris dimostra come le tifoserie si comportano come tribù primitive dove gli allenatori sono gli sciamani, i calciatori sono i guerrieri e i cori dei tifosi sono come canti di battaglia delle tribù.

Eppure, quando parliamo di tifo calcistico ci vengono in mente i colori delle squadre e non pensiamo alle lotte, in tutti i sensi, e che i vari derby come Juventus-Torino, Roma-Lazio, Inter-Milan per ricordare i più celebri, riflettono le differenze nelle città. Il caso classico è a Roma dove fino a poco tempo fa le tifoserie erano divise da idee politiche, oltre che dall’antagonismo sportivo.

Nel vedere le cronache degli scontri tra tifoserie spesso non ci rendiamo conto che queste contese sportive, non sono solo un luogo per prendere in giro e beffare i tifosi dell’altra squadra, ma presentano anche l’opportunità di esprimere dissenso politico, o sociale.

Il calcio spagnolo ci fornisce un esempio classico della contrapposizione tra Storia e sport dove il fulcro della situazione è il Real Madrid, non solo la squadra più famosa e titolata del paese, ma anche il simbolo della Castiglia che domina il paese ed era la squadra del Caudillo durante la dittatura franchista.

In questo paese due tifoserie vedono le partite con il Real Madrid come l’opportunità di esprimere le loro ambizioni di indipendenza. Ci vuole poco per capire che queste squadre sono il Barcellona per la Catalogna e l’Athletic Bilbao per i Baschi. Durante la dittatura queste tifoserie non potevano nemmeno parlare le proprie lingue, ma solo la lingua nazionale, il castigliano di Madrid. Per chi si sia mai chiesto perché l’Athletic ha un nome inglese, il motivo è semplice. Questo era l’unico modo di giocare senza utilizzare una parola spagnola, dunque evitando il divieto franchista della lingua basca.

Con la richiesta sempre più insistente di questi due gruppi di avere stati indipendenti, il campo di calcio è diventato il teatro delle espressioni sempre più entusiaste delle proprie origini. Ora le partite non solo incitano i giocatori, ma con il ritorno della democrazia i tifosi hanno finalmente l’opportunità di sventolare apertamente le loro bandiere e di mostrare tutto il loro orgoglio delle loro origini.

C’è stata una dimostrazione divertente di queste ambizioni nazionalistiche catalane durante Argillà, la manifestazione della ceramica a Faenza in settembre due anni fa, dove quasi tutti gli espositori spagnoli hanno cancellato la parola “Spagna” dalle tende, rimpiazzandola a mano con “Catalunya”.

Ma le tracce più sorprendenti di rivalità storiche si trovano nel paese di nascita del “fair play”, il Regno Unito.

I più importanti derby scozzesi Celtic-Rangers a Glasgow e Hearts-Hibernian a Edimburgo sono partite tra tifoserie cattoliche e protestanti, e riflettono le guerre secolari tra l’Inghilterra e la Scozia. Infatti, la rivalità tra le due società di Glasgow sono cosí intense che ci sono stati morti nel passato. Una volta l’inglese Paul Gascoigne, l’ex giocatore della Lazio, si trovò implicato in una controversia dopo aver segnato per il Rangers protestante contro il Celtic cattolico. Gascoigne festeggiò la rete facendo il gesto del pifferaio, un gesto apertamente protestante e di gran significato storico destinato a infuriare i tifosi rivali cattolici. Il giorno dopo fu costretto a chiederne scusa.

Ma queste differenze religiose non esistono solo in Scozia. In Inghilterra il Manchester United e il Liverpool hanno in comune non solo il rosso delle casacche, ma anche la religione cattolica. Invece il blu dei loro rivali cittadini il Manchester City e l’Everton riflette il loro protestantesimo. Queste rivalità sportive di base storica si riflettono in altri paesi, come tra i francofoni Valloni contri i Fiamminghi che parlano l’olandese in Belgio, oppure il sud cattolico della Germania, rappresentato dal Bayern Monaco, contro il nord Protestante.   

Naturalmente la Storia fornisce altre rivalità, come le partite in campo Europeo tra squadre greche e le squadre del paese che per secoli ne era il padrone, in tutti i sensi, la Turchia. Come non ci vuole molto per capire che partite tra paesi che facevano parte dell’ex Jugoslavia, come le cattoliche Croazia e Slovenia, l’ortodossa Serbia, il Kosovo musulmano siano ad alto rischio di violenza.

In alcuni paesi, l’Italia compresa, le tifoserie sono state coinvolte in vicende non legate solo al passato remoto del paese, bensì a fenomeni anche attuali di politica ed altre facce della nostra società. Per questi motivi alcuni gruppi di tifosi di grandi società italiane, che non nominiamo, si sono allineati con forze politiche, sia all’estrema destra dello spettro politico che quella di sinistra. Proprio questo è il motivo per cui gli incidenti di razzismo negli stadi sono visti con un occhio particolare sia dalle società stesse, alcune delle quali hanno subito punizioni dalle autorità sportive, sia dalle forze dell’ordine.

Tristemente, alcune tifoserie hanno attirato l’attenzione delle forze dell’ordine anche per altri motivi, come la vendita di stupefacenti, con gli ovvi legami con la criminalità organizzata, bagarinaggio di biglietti e alcuni capi dei gruppi hanno minacciato le loro società per avere un ruolo attivo minacciando azioni che potevano nuocere all’immagine delle società. Infatti, non tanto tempo fa una delle società, la Juventus, ha denunciato i responsabili tra i tifosi alla Questura e ne sono seguiti arresti. Siamo in attesa dell’esito di questi processi. Perciò possiamo veramente dire che i campi di calcio sono veri campi di battaglia, sportive, politiche e, come negli ultimi casi citati, anche criminali.

Allo stesso tempo possiamo anche dire che il calcio non è l’unico sport a scaldare gli animi dei tifosi e sappiamo che avvenimenti sportivi come le Olimpiadi siano luoghi di orgoglio nazionale, soprattutto in periodi di tensioni internazionali come la Guerra Fredda. Ma il calcio ha un ruolo particolarmente significativo perché è senza dubbio lo sport più esteso, il più amato e con maggiore possibilità di dare un palco internazionale per gli attivisti.

Però lo sport è anche capace di offrire il modo di porre fine a conflitti storici. Abbiamo visto come il famoso “ping pong diplomacy”, illustrato in modo divertente nel film “Forrest Gump”, aprì la porta alla visita del presidente americano Richard Nixon nella Cina di Mao e segnò l’inizio dei rapporti internazionali tra gli U.S.A. e la Cina.

Sarebbe bello vedere un mondo dove lo sport, e non solo il calcio, fosse soltanto un divertimento, o un modo sano di passare il tempo, ma sarebbe altrettanto ingenuo pensare che non succederà più, almeno a breve termine.

La prossima volta che sentiamo di scontri ad una partita di calcio non pensiamo soltanto che siano rivolti solo a fatti svolti sul campo, ma che i tifosi inconsciamente continuano lotte che hanno segnato secoli della nostra Storia. Questa realtà non giustifica la violenza dei tifosi, ma potrebbe essere proprio la Storia a fornire gli esempi per eliminarla. 

di emigrazione e di matrimoni

Other Fields of Battle

The fans usually do not realize that the football field has become a new field of battle for internal struggles that have often lasted for centuries, not only in Italy but in all of Europe.

As we await the return of Italy’s Serie A football championship let us reflect on the role of the fans. Football (soccer in some countries) is undoubtedly the most popular sport not only in Italy but also the world and therefore the fans have an important role to play in the sport, both as a spectacle and as support.

Unfortunately the fans have also created problems for the big clubs and it is right that we also take a look at issues that are often found not only in the sports pages of the newspapers but also in the political pages and even the crime pages.

One day Marco, a friend from Perugia, told me that his father forbade him from following his team Perugia in the away matches in Arezzo. “Too many scuffles in that match” was the explanation the father gave his fan son. “Guelphs against the Ghibellines?” I asked him a little seriously and a little facetiously. “Of course,” Marco told me with a smile before saying proudly, “And we of Perugia were Guelphs!”

I often think about these words when we talk about football fans because the fans usually do not realize that the football field has become a new field of battle for internal struggles that have often lasted for centuries, not only in Italy but in all of Europe.

In his book “The Football Tribe” famous anthropologist Desmond Morris described football fans in various countries. This book shows how the fans behave like primitive tribes in which the coaches are the shamans, the footballers are the warriors and the chants of the fans are the tribe’s battle songs.

And yet when we talk about football fans the colours of the teams come to mind and we do not think about the struggles, in every sense, and that the various derbies (games between teams from the same city) such as Juventus-Torino, Roma-Lazio and AC Milan-Inter Milan which are the most famous, reflect differences within the cities. The classic case is Rome where until recently the fans were divided by political ideas, as well as by sporting antagonism.

When we read the news of the clashes between the fans we do not realize that these sporting contests are places not only to make fun and mock the fans of the other team but also the opportunity to express political or social dissent.

Spanish football gives us a classic example of the contrast between history and sport in which the fulcrum is Real Madrid, not only the country’s most famous and successful team but also a symbol of Castile which dominates the country and was the team of the Caudillo during Franco’s dictatorship.

In that country two groups of fans see the games with Real Madrid as the chance to express their ambitions for independence. It takes little to understand that these teams are Barcelona for Catalonia and Athletic Bilbao for the Basques. During the dictatorship these fans could not even speak their languages but only the national language, the Castilian of Madrid. For those who ever asked themselves why Athletic has an English name, the reason is simple. This was the only way to play without using a Spanish word, therefore avoiding Francoist ban on the Basque language.

With the increasingly insistent requests by these two groups to have independent states the football field has become the stage for more and more enthusiastic expressions of their origins. Now the games not only encourage the players but with the return of democracy the fans finally have the opportunity to openly wave their flags and to show all their pride in their origins.

There was an enjoyable demonstration of Catalonia’s nationalistic ambitions during Argillà, the ceramics event in Faenza two years ago, when almost all the Spanish exhibitors cancelled the word “Spain” from their tents and replaced it with a hand written “Catalunya”.

But the most surprising traces of historical rivalries are found in the country of birth of “Fair Play”, the United Kingdom.

The most important Scottish derbies, Celtic-Rangers in Glasgow and Hearts-Hibernian in Edinburgh, are games between Catholic and Protestant fans that reflect the centuries of wars between England and Scotland. In fact, the rivalry between the two Glasgow clubs is so intense that fans have died in the past. One time, Englishman and former Lazio player Paul Gascoigne found himself involved in a controversy after having scored a goal for the Protestant Rangers against the Catholic Celtic. Gascoigne celebrated the goal by pretending to play a fife, a gesture that was openly Protestant and of great historical significance that was destined to infuriate the rival Catholic fans. A day later he was forced to apologize.

But these religious differences do not exist only in Scotland. In England Manchester United and Liverpool have in common not only the red of their shirts but also the Catholic religion. Instead, the blue shorts of their city rivals Manchester City and Everton reflects their Protestantism. These historically based football rivalries are reflected in other countries such as between the French speaking Walloons against the Dutch speaking Flemish in Belgium or the Catholic south of Germany, represented by Bayern Munich, against the Protestant north.

Naturally history provides other rivalries, such as games in European competitions between Greek teams and the teams from the country that for centuries was once its master, in every sense, Turkey. Just as it takes little to understand that games between countries that were once part of the former Yugoslavia, such as the Catholic Croatia and Slovenia, the Orthodox Serbia and Moslem Kosovo have a high risk of violence.

In some countries, including Italy, fans have been involved in matters tied only to the country’s remote past but to current political phenomena and other facets of our society. For these reasons some groups of fans of major Italian clubs, which we shall not name, have aligned themselves with political forces, both of the extreme right of the political spectrum and those of the left. This is precisely why racist incidents in the stadiums are seen with a particular eye by the clubs themselves, some of which have been punished by the sporting authorities, and by the Police.

Sadly, some groups of fans have drawn the attention of the Police for other reasons, such as drug peddling, with obvious links to organized crime, ticket scalping and some leaders of the fans have threatened their clubs in order to have an active role by threatening to harm the image of the clubs. In fact, not so long ago one of the clubs, Juventus, reported those responsible amongst the fans to the Police and arrests followed. We are still awaiting the outcome of these trials. Therefore we can truly say the football fields are real fields of sporting, political and also criminal battles, like the recent cases mentioned.

At the same time we can also say that football is not the only sport to warm the hearts of fans and we know that sporting events such as the Olympic Games are places of national pride, especially during periods of international tension such as the Cold War. But football plays an especially significant role because it is without doubt the most widespread and the most loved sport and with the greatest probability of giving an international stage for activists looking for occasions to put hot issues on display.

However, sport is also capable of offering a way of ending historic conflicts. We saw how the famous “ping pong diplomacy”, illustrated amusingly in the film “Forrest Gump”, opened the door to the visit by American President Richard Nixon to Mao’s China and marked the start of international relations between the U.S.A. and China.

It would be nice to see a world where sport, and not only football, were only fun or a healthy way of passing the time but it would be just as naive to think that it will not happen again, at least in the short term.

The next time we hear about clashes at a football game let us not think that they are only aimed at matters that happened on the field but that the fans unconsciously continue struggles that marked centuries of our history. This reality does not justify the fans’ violence but it could be history that provides the examples for eliminating the violence.


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