Commemorazione strage di Capaci, ricordo e polemiche


Questa mattina si è svolta nell’Aula Bunker di Palermo la 27° commemorazione della strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti della scorta. Sono giunti con la Nave della Legalità 1500 studenti unitisi a quelli Palermo che oggi sfileranno nei due cortei di #PalermoChiamaItalia.

Era il 23 maggio del 1992, i giornali con i loro titoli annunciano la scomparsa di un uomo che credeva nel bene e che la giustizia potesse sconfiggere il male di una terra. Consapevole dei pericoli non smise mai di credere nella causa. Il giorno arrivò, 1000kg di tritolo, lo schianto contro un muro di cemento e detriti, una voragine in strada, la stessa che si aprì nei cuori di chi credeva in lui. «È morto! Orrore! Ucciso Falcone!» urlarono. Dopo anni dalla tragedia in cui persero la vita il giudice, la moglie e tre agenti della scorta, secondo quanto riportato da La Repubblica, il pentito catanese Maurizio Avola, sicario di Cosa nostra si è autoaccusato di avere avuto un ruolo nella fase preparatoria dell’attentato. Insieme al boss Marcello D’Agata, avrebbe trasportato detonatori e tritolo a Termini Imerese, mettendoli a disposizione di Cosa nostra di Palermo. Ai magistrati della Procura distrettuale di Caltanissetta, guidati dal procuratore Amedeo Bertone, avrebbe in particolare rivelato di un ruolo della mafia americana nell’attentato: agli inizi del 1992 avrebbe conosciuto un artificiere statunitense esperto in esplosivi inviato in Sicilia dal boss John Gotti. Dopo diversi interrogatori, Avola avrebbe prima parlato in maniera non precisa dell’«inviato» Usa, poi lo avrebbe fornito un identikit.

Oggi le commemorazioni per il 27° anniversario nell’Aula Bunker del carcere dell’Ucciardone (luogo simbolo del maxiprocesso), momento solenne alla presenza di 1500 studenti, partiti da Civitavecchia e giunti con la Nave della Legalità a Palermo, salutati dal capo dello Stato Sergio Mattarella, i quali si sono uniti a quelli del capoluogo siciliano. Una giornata, da una vigilia contrassegnata da polemiche. Il presidente della Regione Nello Musumeci, il quale non ha partecipato per la presenza di «veleno e troppo odio» ha dichiarato: «Tutto questo non suona al rispetto della memoria del giudice Falcone e dei poveri agenti della scorta». Assente anche Claudio Fava, presidente della Commissione Antimafia dell’Ars: «…Credo che Salvini debba essere presente, perché gli compete ed è un suo dovere dal punto di vista del decoro istituzionale, ma credo che domani dovrebbe ascoltare. Lui, come gli altri ministri, molti dei quali per la prima volta si affacciano al tema della lotta alla mafia. Più che una lieta passerella in diretta televisiva occorreva l’umiltà dell’ascolto. E invece domani andrà come è stato previsto nelle scalette fatte in via Teulada. Ecco, tutto questo ahimè mi fa pensare al festino di Santa Rosalia e preferisco andare a Capaci».

Assenza delle associazioni: Anpi, Arci, Libera, Addiopizzo, centro Impastato, Fondazione La Torre il sindaco di Palermo. Anche Leoluca Orlando ha deciso di disertare la cerimonia, nonostante avesse garantito la sua presenza nei giorni scorsi augurandosi che nessuno venisse a fare comizi elettorali. Lo ha annunciato questa mattina, dopo aver accolto all’ingresso dell’Aula Bunker il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte giunto nel luogo della strage di Capaci dove ha deposto una corona d’alloro sotto la stele dedicata a Falcone e gli agenti della scorta.


Non si è fatta attendere la replica del ministro Matteo Salvini a Claudio Fava ed alle polemiche: «Chi si divide sulla lotta alla mafia sbaglia, chi usa una giornata di memoria e di futuro per fare la sua piccola battaglia politica sbaglia e fa un torto a Falcone”. Io faccio il ministro dell’Interno – ha aggiunto – e con tutto il rispetto per il signor Fava, noi la mafia la combattiamo assumendo poliziotti, confiscando beni e riconsegnandoli ai cittadini».

Questa mattina alle 8.35 Maria Falcone, ha aperto la giornata del ricordo e ha voluto porre fine alle affermazioni fatte in questi giorni «Le polemiche oggi sono inutili, proprio in quest’aula che rappresenta la prima vittoria dello Stato». Mentre il ministro dell’interno ha ribadito i dati relativi ai beni sottratti alla mafia «Sono più di 15.000 gli immobili sequestrati alle mafie e restituiti a cittadini, più di 3.000 le aziende confiscate, ripulite ed in gestione pubblica, migliaia le nuove telecamere accese in tutta Italia, quasi 3.000 le donne e uomini della Polizia assunti negli ultimi mesi» e sulla strage di Capaci ha dichiarato «Dopo quella bomba nulla è stato come prima, quel sacrificio è valso al risveglio del popolo…Quella bomba ha portato dolore, ma ha portato speranza. Grazie a chi si è sacrificato in quegli anni».

Presenti anche: il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti; il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede; il procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho; il presidente dell’associazione nazionale magistrati Pasquale Grasso e il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra; in collegamento da Vienna il segretario dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, Yuri Fedotov.

Polemiche a parte, oggi si celebra il ricordo di un uomo simbolo della lotta alla mafia. Il suo corpo, il suo spirito combattivo non esisteranno più, ma di una cosa possiamo essere certi, il suo lavoro ed il suo ricordo vivranno in eterno e saranno da esempio per le giovani generazioni che nel pomeriggio sfileranno nelle strade del capoluogo in due tradizionali cortei di #PalermoChiamaItalia, manifestazione promossa dal 2002 dal Miur e dalla fondazione Falcone, per incoraggiare nelle scuole attività didattiche mirate alla cultura del rispetto e della legalità e per una cittadinanza attiva e responsabile.

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