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Calabria nel caos sanitario, il caso emblematico dell’ospedale di Praia a Mare

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Viaggio alle radici dell’impoverimento della sanità calabrese.

di Cristina Mantis

Condivido il concetto ben espresso da qualcuno di un sud divenuto “Colonia Interna”. Ricordo che feci una breve intervista a Pino Aprile dove sviscerava bene questo concetto e credo che le cose non siano molto cambiate dall’epoca a cui si riferisce lo scrittore di Terroni e di Giù al sud.
Per migliaia d’anni nel florido e ambìto nostro sud,  e quindi anche in quella terra che poi si sarebbe chiamata Calabria, sono venute genti di tutti i popoli, nessuno se n’è mai andato: è con l’Unità d’Italia che è cominciata la nostra imponente migrazione. Al di là delle mistificazioni scritte nei libri di storia, c’è da chiedersi il perché di questa emorragia da cui di fatto questa terra stenta a riprendersi? Quale fu la reale intenzione dietro l’Unità d’Italia, se dopo quest’accadimento il Regno delle Due Sicilie, attivo e pieno di risorse, precipita in un impoverimento tale, da cui non è mai più riuscito a riprendersi? A chi servivano quelle ricchezze? Non è difficile la risposta se ci si attiene semplicemente alla constatazione dei fatti per cui quell’Unità d’Italia portò al nord, in particolare a Piemonte e Toscana, la ricchezza che non avevano mai avuto, dando il via ad una strategia di sviluppo che gli consentì, nel giro di pochi anni, di pagarsi tutti i debiti contratti, con i soldi del sud.

Quando sento quei politici scellerati che più o meno volutamente saltano questo importantissimo capitolo di storia, parlando di un sud “peso morto” da cui vorrebbero prendere le distanze, li invito ad un serio esame di coscienza. E agli altri che questo non l’ignorano vorrei chiedere perché non intraprendere un percorso di coscientizzazione a partire dal promuovere una contro narrazione nelle scuole primarie di tutt’Italia, mettendo nelle pagine dei libri la verità dei fatti storici, e cioè che una fascia della popolazione italiana fu colonizzata, magari inserendo qualche pagina del libro di Nicola Zitara “L’invenzione del Mezzogiorno – Una storia finanziaria”, che spiega bene tutto il dolore e tutto l’incredibile che accadde al sud.

I governi di Roma che da allora si sono succeduti, non hanno mai posto in essere un processo di effettivo risarcimento del sud, né mai lo hanno davvero sostenuto nella sua ricostruzione o per portarlo al livello del resto d’Italia. In particolare, per arrivare subito ai giorni nostri con l’argomento del giorno concernente la disastrosa sanità in Calabria, basti pensare alla decisione di commissariare la regione e di averla lasciata così nella totale noncuranza, per oltre 10 anni, in cui non sono mai stati rispettati i livelli essenziali di assistenza… Vogliamo ancora dare tutta la colpa alle mafie? Al malaffare locale? Facciamolo! Ma non c’è innocenza nella politica nazionale che, per convenienza, tutto questo lo ha nei fatti sempre consentito e avallato, così come per convenienza ha consentito il perdurare della mistificazione della storia, mantenendo nelle segrete degli archivi di stato, la verità di un sud che venne massacrato, depredato e dove in novant’anni più di 15 milioni di persone per sopravvivere furono costrette alla fuga.
Un sud di cui la Calabria fu capofila per numero di gente che prese quelle navi per le Americhe.

Io mi occupo da anni di diritti umani attraverso i documentari che realizzo. E posso dire con una certa sicurezza, che preferirei non avere affatto, che se c’è una terra in Europa dove tutto questo è accaduto e in modo palese perdura la sistematica violazione dei diritti umani, quella è proprio la Calabria.
Tempo fa sono andata a Sibari a visitare la clinica dove sono nata, e vederla in disuso, con le ortiche che mangiavano la porta d’entrata è stata una fitta al cuore.

L’elenco sarebbe lungo da fare… Ma se c’è una situazione emblematica delle condizioni in cui versa la sanità in Calabria, che ne inquadra tutta l’assurdità, l’inciviltà e il degrado, è l’ospedale di Praia a Mare.
Come ben mi rinfresca la memoria Angelo De Presbiteris, un assessore del comune dell’amata cittadina in cui sono cresciuta, la chiusura dell’ospedale di Praia a Mare risale al Piano di Rientro del 2010, quando per i troppi debiti della sanità calabrese si è deciso di chiudere 18 ospedali, tra cui quello di Praia a Mare.
L’ospedale serviva un territorio di circa 35 km, che vanno da Tortora a Belvedere Marittimo e che riguarda d’inverno circa 50.000 abitanti che diventano oltre 500.000 d’estate, con l’enorme afflusso di turisti che da sempre giungono nell’alta fascia tirrenica durante la bella stagione. I collegamenti con l’interno non sono ottimali data la carenza di infrastrutture adeguate, per cui pur essendoci l’ospedale non è stato comunque mai facile per i nostri genitori e per i nostri anziani raggiungere l’ospedale, ma comunque è stato a ragione considerato un punto di salvezza per la cura più o meno immediata dei pazienti della zona e dei turisti. Dopo anni di terrore per essere privi di una struttura sanitaria che aveva all’interno solo un punto di primo intervento, nel 2014 l’amministrazione comunale decide d’intraprendere un ricorso al Consiglio di Stato per la riapertura dell’ospedale. Il ricorso è stato vinto e le due sentenze di ottemperanza sono passate ingiudicato. Ad oggi, degli 86 posti letto disponibili, precedenti alla chiusura, solo il 30% è stato riattivato. Da tre anni è stato attivato solo un pronto soccorso con OBI, ma non essendoci la chirurgia se arriva un caso grave bisogna comunque inviarlo da un’altra parte, e l’ambulanza, dopo il tempo già impiegato nel primo soccorso deve ripartire per un altro ospedale e coprire un’altra distanza di non meno di 50 minuti!

I fatti parlano ed hanno una forte connotazione culturale che impone un cambio di mentalità. Proprio come in rapporto a chi ci arriva sulle coste da altri lidi, dovremmo attuare una de-colonizzazione dello sguardo e leggere in quella migrazione dolorosa e luttuosa i nostri errori che ci tornano indietro come lettere recapitate e ritornate al mittente, così bisognerebbe che la politica tutta rinvenisse gli errori commessi negli ultimi 160 anni, se è vero come è vero che una situazione estrema determinato dal covid 19 ha squarciato il velo su una verità che era già lì da decenni. Allora la speranza è che il fuoco sotto la cenere, com’è il cuore dei calabresi, possa accendersi e incendiare tutte le bugie in circolazione, e creare le basi per una nuova ripartenza per la regione, che onori la sua gente e la sua storia.
Questo è possibile uscendo dalle polemiche e dandoci tutti la mano tra noi e mostrando buona volontà di accogliere le collaborazioni che ci arrivano dall’esterno, quando dentro hanno del buono, quando soprattutto non si propongono come progetti calati dall’alto, proprio come accade con molti “aiuti umanitari” nelle regioni della terra considerate luoghi di sottosviluppo. Il valore di ogni progetto di cooperazione risiede innanzitutto nella sua capacità di essere fatto “con” la gente del luogo e non “per” la gente del luogo. Un grande senegalese come Cheick Anta Diop scriveva molto tempo fa, che “nessuno si può sviluppare con la cultura dell’altro”. Le cose si fanno insieme, tenendo conto delle reali esigenze di un territorio, altrimenti è offesa che si aggiunge al danno. In questo caso è meglio tenere la testa alta e declinare, confidando che anni di lotte per i diritti forse hanno portato a comprendere che oggi chi si oppone all’invasore non verrà chiamato brigante.
Pollice in basso ad ogni virus, pollice in alto alla Calabria che resiste e desidera reinventare se stessa, proprio in questa maledetta epidemia, che apre ad un’occasione di riscatto da non mancare.

Cristina Mantis: Attrice e regista di teatro e cinema. Diplomata alla Scuola Internazionale di Teatro diretta da Emmanuel Gallot Lavallée e alla Fattoria dello Spettacolo, inizia la carriera teatrale nel C.T.M.(Centro Teatrale Meridionale), con Gente in Aspromonte di Corrado Alvaro. Nel 2002 si avvicina alla regia in un viaggio tra i senza dimora della capitale durato diversi anni e realizzando “Il carnevale di Dolores”, vincitore del Tekfestival 2008 come miglior documentario italiano. Collabora con il teatro Ateneo dell’Università La Sapienza di Roma, creando per gli studenti il laboratorio di recitazione “Il personaggio come Persona” concernente una rivisitazione personale del “metodo, e mettendo poi in scena “Infrarossi”, in occasione dei festeggiamenti dei 700 anni dell’Università La Sapienza. Ha girato alcuni video-clip e il corto “Stadio Filadelfia” tra i corti vincitori del progetto “I luoghi del cuore” del FAI, Fondo Ambiente Italiano. Nel 2010 gira il docufilm “Magna Istria”, un viaggio in Istria alla ricerca di una ricetta introvabile, che diventa un “giro” nella sua storia controversa, segnata irrimediabilmente dai dolorosi accadimenti dell’esodo e delle foibe. Nel 2015 realizza il documentario sull’immigrazione Redemption Song, vincitore del premio Rai Cinema, al Festival Visioni dal Mondo.

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Italia

Arleo su Legge di bilancio: bene le misure per il decollo delle zes e aumento dei beneficiari di Resto al Sud

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Il responsabile dell’Osservatorio sulla ricostruzione economica post COVID-19 di Competere.eu commenta alcune novità della Legge di Bilancio finalizzate a rilanciare l’economia nel Mezzogiorno

“Ben vengano le misure relative alle zone economiche speciali e all’ampliamento della platea dei beneficiari di Resto al Sud al fine di aiutare le start up nelle Regioni meridionali”. 

Lo dichiara Giuseppe Arleo, responsabile dell’Osservatorio sulla ricostruzione economica post COVID-19 di Competere.eu.
“Con i commi 173-176 e 170 della Legge di Bilancio – spiega Arleo – si definiscono misure molto importanti al fine di aiutare in maniera concreta coloro che intendano avviare un’attività imprenditoriale al Sud.  Nel primo caso è prevista una rilevante agevolazione fiscale per chi avvia un’attività d’impresa nelle zone economiche speciali istituite nel Mezzogiorno d’Italia, pari al 50% a decorrere dal periodo d’imposta nel corso del quale è stata intrapresa l’attività e per i 6 periodi d’imposta successivi. Con il comma 170, invece, si amplia la platea dei beneficiari delle agevolazioni di Resto al Sud, portando da 45 a 55 il limite d’età per poter accedere alle incentivazioni stabilite.

Sono due azioni diverse in tema di politiche agevolative, una fiscale l’altra finanziaria, ma entrambe sicuramente destinate a produrre risultati positivi, se saranno attuate in maniera rapida e veloce, pertanto riducendo al minimo il periodo di attesa dei passaggi burocratici necessari in modo da renderle immediatamente operative”.

Per il responsabile dell’Osservatorio sulla ricostruzione economica post COVID-19 di Competere.eu, i commi da 173 a 176 possono rappresentare finalmente l’auspicata svolta per le Zes. “Potrà essere finalmente valorizzata l’istituzione di questo nuovo strumento, la cui messa in pratica è stata di fatto rimandata per diversi anni. Con l’incentivo fiscale le Zes diventano concretamente attrattive per un sistema impresa che voglia tornare a essere protagonista, superando il periodo drammatico che ancora stiamo tutti vivendo”.

Giudizio positivo anche per le modifiche di Resto al Sud, incentivo gestito da Invitalia e che agevola l’avvio di attività nelle Regioni del Mezzogiorno e nelle aree del Centro colpite dal sisma nel 2016 e 2017. “L’innalzamento dell’età a 55 anni”, sottolinea Arleo, “consente a coloro che, per via della crisi generata dalla pandemia, non abbiano più un contratto di lavoro o vogliano riconvertire la propria attività, di avere una possibilità concreta di avviare una nuova iniziativa imprenditoriale, con un incentivo che copre l’intero investimento da realizzare. Resta purtroppo ancora escluso dalle agevolazioni il settore commerciale”.

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Crotone, episodio di violenza tra due giovani. Pestaggio ripreso con un telefonino

Benedetta Parretta

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Ripreso con uno smartphone il pestaggio di un adolescente, il filmato fa il giro del web. L’aggressore del coetaneo è figlio del pugile crotonese Tobia Giuseppe Loriga.

Nei giorni scorsi è stato diffuso in rete un video ripreso a Crotone nel quale si vedono due giovani ragazzi litigare violentemente tra di loro. In particolare uno di essi viene ripreso mentre con calci e pugni colpisce l’altro ragazzo inerme a terra, intimandogli di non reagire sennò continuerà a picchiarlo fino ad ucciderlo, mentre il povero malcapitato tenta di coprirsi il volto con le mani.

Altri ragazzi riprendono la macabra scena che si tinge del color rosso del sangue della vittima, che inorridito non reagisce più.

Alcune grida di altri coetanei suggeriscono l’utilizzo di alcune mattonelle per continuare a colpire il ragazzo, e negli occhi del ragazzino è palese la paura di morire, quando viene colpito da più testate violente restando visibilmente stordito.

I poliziotti della squadra mobile della Questura hanno in breve tempo identificato aggressori e complici protagonisti della vicenda, avvenuta a Crotone nello scorso mese di dicembre in un magazzino abbandonato della città a quanto pare per futili motivi, i partecipanti sono tutti minorenni.

Non si sa ancora quali sono i motivi della lite, ma si conosce il nome dell’aggressore che riempie di botte l’altro ragazzo nel video. Si tratta del figlio del pugile crotonese Tobia Giuseppe Loriga.

Per questo la Procura della Repubblica di Crotone ha trasmesso gli atti alla Procura per i minori di Catanzaro che sta valutando le responsabilità di ognuno dei protagonisti e le relative ipotesi di reato. “Quanto accaduto – si legge in una nota della Questura di Crotone – deve essere sicuramente stigmatizzato e pertanto si invita la cittadinanza a denunciare alle forze di polizia eventuali analoghe situazioni, al fine di prevenire il compimento di gesti emulativi”.

La Crotone degli adulti dovrebbe dimostrare in modo chiaro e tangibile che è contro la violenza, contro il bullismo. Un gesto concreto verso chi è vittima di pestaggi brutali è il minimo. Anche perché quando un minore si macchia di episodi di grave violenza i veri responsabili sono gli adulti, siamo noi che non sappiamo infondere i giusti messaggi e la morale, siamo sempre noi gli adulti che diamo l’esempio e dobbiamo preservare e riempire di contenuti il futuro dei nostri figli.

Qui di seguito il messaggio su FB del campione di pugilato Tobia Giuseppe Loriga in risposta a quanti lo hanno attaccato dopo l’episodio di violenza perpetrato dal figlio ai danni di un coetaneo. E anche se Facebook è una sorta di Agorà anche del mondo degli adulti, forse qualcosa di più poteva essere fatto per essere esempio costruttivo e non solo…’personaggi in cerca d’autore’!

Non posso che condannare, come padre, come atleta e come cittadino, il gesto fatto da mio figlio, divenuto in queste ore di dominio pubblico. Occorre però effettuare, sin da subito, alcune importanti precisazioni. Preliminarmente, i fatti sono stati commessi nel mese di dicembre, prima della celebrazione del Natale. Preso coscienza dei fatti – come mia abitudine e costume – ho incontrato immediatamente i genitori del ragazzo dove, a colloquio, alla presenza anche di Pierfrancesco, abbiamo voluto capire cosa fosse successo. Sempre in quella occasione, poi – come mia abitudine e costume – ho chiesto scusa al ragazzo ed alla famiglia. Sempre durante il privato colloquio, i ragazzi,oltre a chiarirsi e stringersi la mano in segno di pace, non riferivano di quanto si vede nel video, da me appreso, con forte rammarico, solo in queste ore. Ulteriore colloquio privato poi è stato tenuto, nuovamente con i genitori del minore, alla presenza delle Forze dell’Ordine DA ME PERSONALMENTE PORTATE! Anche in quella occasione ho chiesto umilmente scusa, l’ho invitato a venire in palestra gratuitamente – con la felicità e complicità del padre che mi rassicurava che lo avrebbe portato lui personalmente – e per sempre, nonostante porto ancora in cuore il rammarico e la delusione per quanto accaduto. E’ inutile dire che con il padre del ragazzo ci siamo pacificamente chiariti. Ancora, sempre successivamente al predetto incontro, il ragazzo commentava alcuni miei post con dei cuori. Ora, chi ha imparato a conoscermi, sia come uomo che come atleta, sa quanto sia contrario alla violenza, in qualsiasi forma essa si presenti. Chi mi conosce sa bene che insegno ai miei allievi la non violenza ed anzi, utilizzare la nobile arte fuori dalla palestra – qualunque sia il motivo – vuol dire essere immediatamente espulsi. Cresco ed accudisco i miei allievi come figli, cercando di non far loro compiere gli stessi miei errori commessi in gioventù. Sfido qualsiasi padre a dire diversamente. Chi non ha mai commesso errori in gioventù? E chi vorrebbe che i figli commettano gli stessi errori dei padri? Sono però rammaricato anche per le aspre e gratuite critiche che mi vengono mosse come padre e genitore. Ho dato a Pier tutta l’educazione possibile. Gli ho dato i migliori consigli che un padre possa dare. Gli ho insegnato che si è forti se si è buoni nell’animo e non violento nella mani. Ma a quanto pare l’opinione pubblica dimentica come alle volte sia difficile essere genitore ma si vuole, a tutti costi, colpevolizzare, puntare il dito e denigrare. Lo ripeto, più volte sono stato a colloquio con la famiglia del ragazzo e con lo stesso ragazzo e, per quanto nelle mie facoltà, ho fatto ciò che potevo fare. Mi spiace leggere commenti ed incitamenti a chiedere pubblicamente scusa – come se l’averlo fatto in privata sede e non averlo reso pubblico non abbia la stessa valenza. Sono stato messo in queste ore alla gogna perchè sarei “un genitore che insegna la violenza”. AVETE OGGETTIVATO UNA IMMAGINE DISTORTA DELLA MIA PERSONA, FORSE COMPRENSIBILE COME ATLETA, MA NON COME PADRE E PER QUESTO NON ACCETTO DA NESSUNO CRITICHE ASSOLUTAMENTE GRATUITE E FUORI LUOGO. Per il resto, aspettiamo che la Magistratura faccia il suo corso. Come disse Gesù, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Tobia Giuseppe Loriga

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Cisl Medici Lazio: campagna vaccinale anti COVID-19 non è una gara a chi vaccina di più

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La Cisl Medici Lazio ha pubblicamente apprezzato la campagna vaccinale anti COVID-19 portata avanti dalla Regione Lazio ma ammonisce ‘non è una gara a chi vaccina di più. Assessore alla Sanità sia rigoroso e vigile nel far somministrare seconda dose a 21 giorni di distanza’

di Vanessa Seffer

 

Sarebbe estremamente grave – evidenzia la Cisl Medici Lazio in un comunicato – se gli operatori sanitari che si sono sottoposti alla prima iniezione del vaccino anti COVID dovessero rimanere senza la seconda dose di vaccino da somministrare a 21 giorni di distanza. 

Sarebbe grave perché non verrebbe rispettata la esatta sequenza temporale dettata dalla azienda produttrice del vaccino, e confermata dalla comunità scientifica, e non ci sarebbe alcuna certezza sulla possibilità di mettere in sicurezza gli operatori sanitari.

Sarebbe grave perché nessuno sa cosa accade a chi si è vaccinato la prima volta ed ora rischia di vedere slittare la seconda dose di vaccino. E certo non potremmo accontentarci delle eventuali rassicurazioni che qualche presenzialista televisivo finirà per emettere per accontentare magari chi avrebbe dovuto garantire una adeguata programmazione vaccinale.

Sarebbe grave perché aumenterebbero i numerosi dubbi sulla campagna vaccinale che non può essere fatta nelle Asl del Lazio con accelerazioni dettate dalla voglia di primeggiare nei numeri per vincere la gara a chi vaccina di più.

Sarebbe grave a fronte della risonanza mediatica che si è data alla necessità di vaccinare le categorie più fragili e gli anziani ultraottantenni.

E come Cisl Medici Lazio avevamo visto giusto considerato che pochi giorni fa, in un precedente comunicato, scrivevamo che occorreva evitare quella che sembrava già una gara al primato di chi vaccina di più.

La Cisl Medici Lazio ha pubblicamente apprezzato la campagna vaccinale anti COVID-19 portata avanti dalla Regione Lazio, per i medici e il personale sanitario, sulla base di una adesione  “libera e volontaria” e quindi senza alcuna obbligatorietà. Oggi invitiamo l’Assessore alla Sanità a non attardarsi sul tema del certificato vaccinale da rilasciare a partire da febbraio, dopo la somministrazione della seconda dose, bensì a garantire la somministrazione stessa della seconda dose facendo la voce grossa a tutti i livelli istituzionali per mettere in sicurezza gli ospedali e gli operatori sanitari e di conseguenza mettere in sicurezza i pazienti e i cittadini.

E invitiamo fermamente l’Assessore alla Sanità del Lazio a fare la voce grossa anche con le direzioni strategiche delle Asl e delle Aziende ospedaliere affinché accelerino con le assunzioni di personale necessarie a dare stabilità e continuità alla lotta contro le altre malattie acute e croniche trascurate a causa della pandemia – conclude il comunicato della Cisl Medici Lazio.

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