Il Bel Paese che ancora troppi non conoscono

By 30 giugno 2017Ambiente & Turismo

L’Italia è un paese ricco di cultura e di storia che va svelato a tutto il pubblico internazionale. Troppo spesso però i turisti finiscono con il visitare solo Roma, Firenze e Venezia

Non dovrebbe succedere a qualcuno che è nato e cresciuto all’estero, ma sin dalla prima volta che ho sentito il rullo dei tamburi durante un’esibizione di sbandieratori italiani in tournée in Australia, ho sentito scattare dentro di me qualcosa che ancora tutt’oggi non riesco a indentificare. Per me quella musica è il mio passato.


Ora abito a Faenza, una citta storica della Romagna celebre per le sue ceramiche, che ogni anno coinvolge una grande parte della sua popolazione in un Palio tra i cinque rioni, anzi tra i 4 rioni della citta medioevale all’epoca della Signoria dei Manfredi, e il Borgo i cui abitanti non si riconoscono con i loro cittadini, comincio a credere a coloro che dicono che abbiamo tutti vissuto più vite e che siamo destinati a tornare ai luoghi del nostro passato.

Ogni volta che sento i suoni dei tamburi e le chiarine dei rioni faentini, ogni volta che vedo le sfilate storiche dove molti in costumi d’epoca sembrano essere appena usciti da quadri del nostro Medioevo e Rinascimento, mi rendo conto non solo di quanto siamo legati al nostro passato, ma ancora di più che vedo una faccia del nostro paese che troppi non conoscono, in Patria e soprattutto all’estero.

Mentre il mio piede si muove al ritmo dei tamburini, spesso e orgogliosamente giovanissimi, penso al mio passato in Australia e quel che noi oriundi crediamo sia l’immagine vera del paese dei nostri genitori e nonni, ma ora che abito proprio nel loro paese capisco che il concetto di Cultura che abbiamo sparso nel mondo sia molto più limitato della realtà disponibile in ogni regione del paese.

Mentre guardo i post sul social media e soprattutto sulle pagine dall’estero dedicate all’identità italiana vedo fin troppo spesso le immagini di tre città, guarda caso, proprio quelle città che più pubblicizziamo e che sono le mete di gran parte dei turisti internazionali: Roma, Firenze e Venezia.


Non critico queste città perché tutte e tre hanno avuto ruoli fondamenti nella Storia d’Italia, dell’Uomo e della Cultura di tutto il mondo, ma perché effettivamente limitiamo la nostra visione delle bellezza del Bel Paese solo a queste città?

In ogni regione ci sono luoghi che meriterebbero più attenzione da parte del pubblico internazionale e nazionale. Mantova, Urbino, Gerace in Calabria per nominarne solo tre, hanno il potenziale di attirare turisti e quindi di dare lavoro a centinaia di milioni di turisti in cerca di posti nuovi e affascinanti da visitare ma che magari non vorrebbero fare le ore di file che sono costretti a fare a Roma, Firenze e Venezia.

Benché alcune zone abbiano cominciato a farsi conoscere di più, Matera per citarne una, che ha saputo sfruttare la sue caratteristiche come luogo di film celebri, purtroppo. molte altre ancora non sono state in grado di preparare programmi efficaci di promozione, soprattutto all’estero.

Il bellissimo film “Racconto dei racconti” del regista Matteo Garrone ha utilizzato tre castelli stupendi come palchi del film. Molti conoscevano già Castel del Monte in Puglia, ma Roccasalegna in Abbruzzo e il Castello di Donnafugata in Sicilia sono state sicuramente sorprese bellissime per il pubblico al cinema, ma chissà quanti  hanno capito che sono luoghi veri e non creati dalla magia degli effetti speciali?

I nostri parenti e amici all’estero hanno bisogno di poter mostrare tutto il loro orgoglio per il loro passato, ma lo possono fare solo conoscendo veramente il Bel Paese e non semplicemente i luoghi che dominano le immagini internazionali.

Città come Ravenna, Chieti, Ferrara, Salerno e Viterbo meritano ben più che essere nominate tra le note dei libri di Storia, ma devono essere riconosciute per il loro contributo alla Storia d’Italia e dunque del mondo.

Come per i luoghi di Storia e Cultura, dobbiamo fare conoscere tutti i gioielli che compongono il Patrimonio culturale più grande del mondo. Questo patrimonio non vale niente se lo teniamo nascosto e, peggio ancora, non riusciamo a trovare i soldi e altri mezzi di promuovere i nostri artisti, musicisti, partendo da coloro che se ne sono andati.

Quanti dei giovani d’oggi riconoscono davvero autori del ventesimo secolo come Alberto Moravia, Dino Buzzati, Curzia Malaparte e Guido Piovene? Eppure non sono morti poi così tanti anni fa.

Se non fosse stato per il film “Amadeus” del regista ceco Milos Forman, quanti saprebbero chi era il musicista Antonio Salieri? Abbiamo scordato troppi nostri artisti, autori, ecc., ed è ora che cominciamo a riconoscerli di nuovo e ad assicurarci che non saranno più dimenticati.

Pali come quello di Faenza sono manifestazioni che potrebbero e dovrebbero essere pubblicizzate in Italia e all’estero e queste manifestazioni devono essere per tutti i gusti. Non dobbiamo più pensare a programmi di promozione di mostre e manifestazioni importanti in termini di pochi mesi, ma in termini di tre, quattro e cinque anni in anticipo e pubblicizzarli al pubblico internazionale per permettere a coloro interessati di programmare le loro vacanze in Italia in quelle occasioni.

Manifestazioni come gli Stati Generali della lingua italiana non dovrebbero essere limitate a una citta, come hanno fatto fino ad ora a Firenze, ma anche in altre città. Suggerirei che nel caso degli Stati Generali del 2016 sarebbe stato più che giusto tenerli a Ferrara in occasione del seicentesimo anniversario della “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso, un’opera fondamentale per la letterature europea, e quindi da fare conoscere ai partecipanti internazionali la città e la Signoria, quella dei D’Este, che l’hanno ispirata.

Non scordiamoci che l’Italia ha un altro patrimonio enorme, oltre novanta milioni di emigrati italiani e i loro discendenti in tutto il mondo, una volta e mezzo la nostra popolazione attuale, che vuole conoscere il proprio paese d’origine, in entrambi i sensi della parola paese, e perciò dobbiamo cominciare a fornire loro il materiale per conoscere e voler visitare il loro passato e probabilmente per molti di questi, come il sottoscritto, anche il loro futuro.

Ma non  possiamo farlo se ci ostiniamo a fare riconoscere le nostre mete turistiche e culturali principalmente in tre città. Non importa quanto siano importanti Roma, Firenze e Venezia, e sono importantissime, ma l’Italia ha molto, ma molto di più di offrire, ma solo se facciamo conoscere al mondo la vera grandezza e estensione della nostra Cultura.

 

 

 

 

 

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