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Bangkok, l’aeroporto costruito sopra un cimitero? Perché il Suvarnabhumi è considerato uno degli aeroporti più infestati del mondo
Costruito su terreni associati ad antiche sepolture e benedetto da 99 monaci buddhisti prima dell’inaugurazione, il Suvarnabhumi Airport di Bangkok è da anni al centro di storie, testimonianze e presunti fenomeni soprannaturali. Tra apparizioni, rituali religiosi e credenze popolari, la sua vicenda continua ad alimentare uno dei misteri più discussi della Thailandia.
di Laura Marà
Per la maggior parte dei viaggiatori è semplicemente il principale aeroporto internazionale di Bangkok, una gigantesca porta d’accesso alla Thailandia attraverso la quale transitano ogni anno decine di milioni di persone.
Per molti thailandesi, però, il Suvarnabhumi Airport è qualcosa di più.
Dietro le sue moderne strutture in vetro e acciaio si nasconde infatti una delle storie più affascinanti e controverse dell’Asia contemporanea: quella di un aeroporto che, secondo numerose leggende popolari, sarebbe stato costruito sopra un antico luogo di sepoltura e che ancora oggi sarebbe abitato da spiriti inquieti.
È una storia che mescola fatti documentati, tradizioni religiose e racconti tramandati oralmente per anni da operai, addetti aeroportuali e residenti della zona.
La Palude dei Cobra e il terreno delle antiche sepolture
Prima che sorgesse il grande aeroporto, l’area era conosciuta come Nong Ngu Hao, un nome che può essere tradotto come “Palude dei Cobra”.
Per secoli si trattò di una vasta zona acquitrinosa situata alla periferia di Bangkok.
Quando iniziarono i lavori di costruzione, emersero racconti secondo cui parte del terreno fosse stata utilizzata in passato come luogo di sepoltura.
Da qui nacque una delle convinzioni più diffuse: quella secondo cui il Suvarnabhumi Airport sarebbe stato costruito sopra un antico cimitero.
Gli storici sottolineano che non esistono prove dell’esistenza di un enorme camposanto paragonabile ai cimiteri occidentali. Tuttavia, è plausibile che nell’area fossero presenti vecchie sepolture locali, una circostanza sufficiente ad alimentare le credenze popolari.
In un Paese dove il rispetto per gli antenati e per gli spiriti occupa ancora oggi un ruolo centrale nella cultura, la notizia suscitò immediatamente inquietudine.
Le apparizioni durante la costruzione

Fu proprio durante i lavori che iniziarono a diffondersi i racconti più inquietanti.
Alcuni operai sostennero di aver visto figure umane aggirarsi nel cantiere durante la notte.
Altri riferirono di aver udito voci provenire da aree completamente deserte.
Secondo alcune testimonianze, gruppi di lavoratori si sarebbero rifiutati di continuare determinate attività dopo aver assistito a fenomeni che ritenevano soprannaturali. Naturalmente nessuno di questi episodi è mai stato verificato, ma il numero crescente di racconti contribuì rapidamente a creare un clima di forte suggestione.
La voce si diffuse ben oltre il cantiere e raggiunse i media thailandesi.
La leggenda della donna che non avrebbe mai lasciato l’aeroporto
Tra tutte le storie che circolano sul Suvarnabhumi, una delle più famose riguarda una misteriosa donna vestita con abiti tradizionali thailandesi.
Secondo numerosi racconti, la figura apparirebbe improvvisamente nei terminal dell’aeroporto, soprattutto durante le ore notturne.
Alcuni sostengono di averla vista passeggiare lungo i corridoi per poi svanire nel nulla.
Altri raccontano che comparirebbe nei filmati delle telecamere di sorveglianza senza lasciare alcuna traccia pochi istanti dopo.
Come accade per tutte le leggende metropolitane, le versioni della storia sono numerose e spesso contraddittorie.
Ciò che conta non è tanto la veridicità del racconto, quanto il suo impatto sull’immaginario collettivo.
Ancora oggi questa figura è considerata una delle presenze più celebri associate all’aeroporto.
La presunta operaia morta durante la costruzione

Un’altra leggenda particolarmente nota racconta di una lavoratrice immigrata che avrebbe perso la vita durante la costruzione dell’aeroporto.
Secondo la tradizione popolare, il suo spirito continuerebbe a manifestarsi nei pressi di una delle colonne dell’edificio principale.
Non esistono prove che confermino questa storia e gli stessi ricercatori che si occupano del folklore thailandese la classificano come una leggenda urbana.
Eppure il racconto ha continuato a circolare negli anni, contribuendo ad accrescere la fama dell’aeroporto come luogo misterioso e inquietante.
Il caso di Poo Ming: lo spirito custode del terreno
La leggenda più famosa è però quella di Poo Ming.
Secondo il racconto popolare, durante una cerimonia religiosa organizzata per benedire l’aeroporto, un addetto ai bagagli sarebbe improvvisamente entrato in trance.
Davanti ai presenti avrebbe iniziato a parlare con una voce diversa, dichiarando di essere lo spirito custode delle antiche sepolture presenti nell’area.
L’entità avrebbe chiesto rispetto per il luogo e per coloro che vi erano stati sepolti in passato.
La storia fece rapidamente il giro del Paese.
Ancora oggi il nome di Poo Ming è inseparabile dalle leggende del Suvarnabhumi.
I 99 monaci chiamati per placare gli spiriti

Se molte delle storie legate all’aeroporto appartengono al folklore, un episodio è invece perfettamente documentato.
Prima dell’inaugurazione ufficiale, le autorità thailandesi organizzarono una grande cerimonia religiosa alla quale parteciparono 99 monaci buddhisti.
L’obiettivo era benedire il terreno e placare eventuali spiriti associati all’area.
Per un osservatore occidentale può sembrare una misura straordinaria.
In Thailandia, invece, si trattò di un gesto perfettamente coerente con le tradizioni culturali e religiose del Paese.
Proprio questo evento contribuì ulteriormente ad alimentare l’interesse internazionale verso le presunte infestazioni dell’aeroporto.
I templi costruiti per gli spiriti
Una delle domande più frequenti riguarda la presenza di templi all’interno dell’aeroporto.
La risposta è sì, ma con una precisazione importante.
Non si tratta di edifici costruiti per “scacciare” i fantasmi.
La tradizione thailandese prevede spesso la presenza delle cosiddette Spirit Houses, piccole strutture votive destinate ad accogliere gli spiriti protettori del luogo.
Questi santuari possono essere trovati davanti a case private, hotel, uffici, centri commerciali e perfino aeroporti.
Lo scopo non è combattere le presenze soprannaturali, bensì convivere armoniosamente con esse.
È una differenza culturale fondamentale che aiuta a comprendere il modo in cui molti thailandesi interpretano il rapporto tra il mondo materiale e quello spirituale.
Folklore o realtà?

Oggi il Suvarnabhumi Airport compare regolarmente nelle classifiche degli aeroporti più infestati del mondo. Le presunte apparizioni della donna in abiti tradizionali, la leggenda della lavoratrice morta durante la costruzione, il misterioso spirito Poo Ming, i racconti di possessioni e le testimonianze degli operai sono ormai parte integrante del patrimonio folkloristico thailandese.
Dal punto di vista scientifico non esiste alcuna prova che l’aeroporto sia realmente abitato da presenze soprannaturali. Eppure, al di là della veridicità delle leggende, il Suvarnabhumi racconta qualcosa di altrettanto affascinante: l’incontro tra una delle infrastrutture più moderne dell’Asia e un sistema di credenze che affonda le proprie radici in secoli di storia, spiritualità e tradizioni popolari.
Forse è proprio questo il vero mistero dell‘aeroporto di Bangkok. Non i fantasmi che qualcuno sostiene di aver visto aggirarsi tra i terminal o sulle piste, ma la sorprendente capacità di un luogo simbolo della globalizzazione di conservare un legame così profondo con il mondo invisibile. Perché, nell’era dei voli intercontinentali, dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie più avanzate, continuano a esistere storie che alimentano domande a cui la ragione, da sola, non riesce sempre a dare una risposta definitiva.
