Arabia Saudita, Mohammed bin Salman approva legge che concede il passaporto alle donne


Concesso alle donne dell’Arabia Saudita di circolare liberamente con un proprio passaporto. Fino ad ora non era loro consentito di uscire dal Paese senza l’autorizzazione del marito o del padre

Nei giorni scorsi il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman  ha approvato una legge che consente alle donne di ottenere il passaporto per un espatrio. Prima alle donne dell’Arabia Saudita non era permesso di uscire dallo Stato senza l’autorizzazione del marito, se sposate, e del padre se nubili. Si tratta di una prima importante concessione di libertà per le “suddite” in un Paese governato in una delle forme più autoritarie e conservatrici del mondo. Basti pensare che fino al 2015 alle donne non era consentito neppure lavorare negli spazi pubblici. Un’emarginazione non soltanto legale ma fisica. Poi, per ordine di Bin Salman, questo divieto è stato abolito ed ora è possibile vedere cittadine saudite lavorare come cassiere  nei supermercati o commesse nei  negozi. Ieri poi, una nuova svolta. Il principe ereditario ha concesso  alle donne del regno la possibilità di richiedere autonomamente il passaporto e scegliere liberamente le loro destinazioni di viaggio, senza alcuna autorizzazione dei mariti o dei genitori se minori. Inoltre le suddite saranno libere, cosa inimmaginabile fino a due giorni fa, di recarsi da sole negli appositi uffici per registrare nascite, matrimoni e divorzi.

Se per una donna occidentale tali novità potrebbero sembrare sensazionali, per moltissime abitanti dell’Arabia Saudita si tratta di cambiamenti epocali, di una vittoria sulla segregazione e dell’indebolimento del cosiddetto “sistema dei guardiani”. È un insieme di leggi che, per secoli, ha condannato le saudite ad una subordinazione totale ai loro parenti maschi (padri, fratelli e mariti), “i guardiani” delle donne della famiglia. Fino a ieri, era impossibile immaginare che una donna del Paese islamico potesse uscire di casa da sola e senza il permesso del padre, del marito o del fratello. E lo stesso valeva per i documenti ed altre pratiche burocratiche. Negli uffici pubblici non si batteva timbro, se accanto alla donna non c’era il suo “guardiano” pronto a dare al funzionario l’autorizzazione a procedere. E secondo le vecchie leggi, le aziende private non potevano assumere una donna saudita senza il consenso di un suo parente maschio. Poi, immaginare che una suddita del regno potesse lavorare per lo Stato rasentava la fantasia. La nuova concessione del principe  Mohammed bin Salman ridimensiona il “sistema dei guardiani” e rende più libera e agevole la vita delle donne saudite.

A lasciare perplessi, invece, è la politica ambigua di bin Salman sul fronte dei diritti civili. Ma tutte le recenti concessioni del principe certamente sono avvenute grazie alle numerose attiviste che hanno dedicato la vita a manifestare per quelle libertà, molte delle quali sono ancora oggi in carcere per il loro impegno civile. Il timore delle associazioni per i diritti umani è che subiscano anche torture e violenze sessuali.  Il pugno duro del principe saudita contro la dissidenza è stato uno  dei suoi biglietti da visita fin da quando ha preso in mano il potere. È lui il principale sospettato per l’omicidio del giornalista del Washington Post, il saudita Jamal Khashoggi, uno dei critici più feroci del governo del suo Paese. Secondo le indagini condotte sul caso, pare che il reporter sia stato ucciso e fatto a pezzi da agenti speciali sauditi mandati da   Mohammed bin Salman. Per la monarchia araba, la strada verso la modernizzazione dello Stato è ancora tutta da percorrere.

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