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Cinema & Teatro

Al cinema “Una scomoda circostanza – Caught Stealing” di Darren Aronofsky

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Il regista Darren Aronofsky (Il cigno nero, The Wrestler, Requiem for a Dream) torna al cinema con Caught Stealing, uno schizzato, folle e sbilanciato crime movie dalle tinte pulp e pieno di strani personaggi.

di Marvyn Mura

Il regista Darren Aronofsky (Il cigno nero, The Wrestler, Requiem for a Dream) torna al cinema con Caught Stealing, uno schizzato, folle e sbilanciato crime movie dalle tinte pulp e pieno di personaggi strambi; un film che risulta un’anomalia nella filmografia del regista. Per una volta Aronofsky mette da parte l’autorialità per un film molto più fracassone e mainstream.

Caught Stealing (adattato in italiano con il titolo “Una scomoda circostanza”) è ambientato a New York verso la fine degli anni novanta e racconta di Hank (Austin Butler), una promessa fallita del baseball con questioni irrisolte e dipendente dall’alcol, che rimane coinvolto in un pericoloso affare di droga causato dal suo amico punkettaro Russ (Matt Smith); tra cinici poliziotti corrotti, violenti mafiosi russi e minacciosi affaristi ebrei, Hank si ritrova quindi suo malgrado coinvolto in una pericolosa spirale e escalation di violenza e situazioni negative e in un folle incubo interminabile.

Una scomoda circostanza è un film caustico e caotico, in parte divertente e con un ritmo spesso quasi dissennato, ma non è un film totalmente riuscito, infatti il tono della pellicola è un po’ sbilanciato (troppo serio e drammatico per essere considerato una dark comedy, troppo sgangherato per essere un classico crime movie) e ci sono diversi ed importanti buchi di trama nella sceneggiatura scritta da Charlie Huston (al suo debutto alla sceneggiatura di un film dopo aver lavorato per anni su fumetti e romanzi thriller), che in parte ne compromettono il totale coinvolgimento e la totale riuscita; la sceneggiatura di Huston necessitava più cura e revisioni.

Darren Aronofsky riesce a ricostruire piuttosto bene una New York a metà tra degrado e rinnovamento del periodo di Rudolph Giuliani; la fotografia del solito Matthew Libatique (direttore della fotografia di fiducia di Aronofsky) è buona e riesce a dare il giusto risalto alla sporcizia newyorkese, la direzione artistica e i costumi sono altrettanto convincenti, discreta anche la colonna sonora curata dalla band punk rock “Idles”.

Austin Butler è molto bravo nel ruolo del protagonista, la sua prova è efficace ed impeccabile, bravi anche Matt Smith e Zoe Kravitz (nel ruolo della compagnia di Hank), bene anche Regina Hall, Vincent D’Onofrio e un irriconoscibile Liev Schreiber; meno convincente invece Bad Bunny nel ruolo di Colorado, mentre Laura Dern fa un inaspettato cameo.

Si nota comunque che Aronofsky, il cast e la crew si sono divertiti a girare questo film, dopo il dramma depressivo e opprimente The Whale con un ottimo Brendan Fraser, molto probabilmente Aronofsky ha sentito il bisogno di cambiare totalmente genere, per un lavoro più scorrevole, leggero (anche se la storia ha dei toni drammatici e violenti) e più rivolto a un pubblico giovane.

La regia di Aronofsky rimane per gran parte di alto livello, ci sono anche un paio di interessanti quanto inaspettate scene d’azione girate con ottima mano da Aronofsky. Probabilmente però se Caught Stealing (che avrei visto altrettanto bene nelle mani di un Edgar Wright) fosse stato diretto da qualsiasi altro mestierante, il film avrebbe avuto ben poco da dire e sarebbe passato totalmente in sordina; Aronofsky, grazie alla sua regia sempre interessante, invece riesce con moderato successo ad esaltare una sceneggiatura non sempre all’altezza, realizzando un interessante crime movie.

In ogni caso Caught Stealing resta a metà nella filmografia di Aronofsky, nonostante sia un discreto pulp thriller che riesce ad intrattenere, non riesce però a raggiungere i livelli dei migliori lavori del regista.

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