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Cinema & Teatro

Al Belli di Roma ho incontrato Achab e vissuto la sfida a Moby Dick

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Al Belli di Roma ho incontrato Achab e vissuto la sfida a Moby Dick

Al teatro Belli l’Achab dell’opera teatrale del compianto Massimo Vincenzi è animato in scena da Edoardo Siravo, per la regia di Emilio Lerici

di Isabel Russinova 

Ho avuto il privilegio di ascoltare dalle parole di Achab in persona il racconto della sua lotta con Moby Dich, la balena bianca, la più grande, la più astuta, la più potente di tutti i tempi, una sfida all’ultimo respiro contro un essere inafferrabile. La voce, i gesti, la rabbia, il respiro, la malinconia, la fragilità, la nostalgia delle piccole cose della vita, il tempo che passa inesorabile lasciando aperte sempre tante domande, e poi il mare, troppo grande e misterioso come il vento che non puoi governare e  la tempesta che è sempre difficile da domare, tutto questo ho sentito e vissuto insieme ad Achab.  E’ accaduto al teatro Belli che ha proposto l’opera di Massimo Vincenzi ispirata al romanzo di Herman Melville (1851).  

Massimo Vincenzi (“Gli occhi al cielo”, “Il sogno di Ipazia”) autore contemporaneo, purtroppo troppo prematuramente scomparso, fortunatamente ci ha lasciato molti testi intensi ed originali che continueranno a far vivere la sua energia e talento.   In scena solo lui, Achab, pronto a sfidare il mare, i suoi uomini, la vita per cercare lei, Moby Dick.   

Achab è animato in scena da Edoardo Siravo, grandissimo attore italiano che attraverso la sua sensibilità e il suo carisma ha offerto ai   privilegiati in platea, il racconto straordinario di un uomo che sfida e combatte la mitica creatura divina per cercare e capire l’immensità misteriosa di Dio. L’attenta regia di Emilio Lerici, la felice scelta scenografica e musicale, hanno sostenuto uno spettacolo perfetto, come del resto tradizione per lo storico teatro romano, che piange la recentissima scomparsa di Antonio Salines, immenso attore che è stato artefice della lunga e brillante storia di uno dei teatri più interessanti della capitale per scelte e contenuti dei suoi programmi.  

In platea un pubblico molto interessante, anche giovane, che ha apprezzato e richiamato più volte a sé con applausi ripetuti e calorosi Edoardo Siravo, tra cui Blas Roca Rei, Monica Rogledi, Ruben Rigillo con l’inseparabile compagna e come consuetudine in platea anche Francesca Bianco, sensibile artista e moglie di Salines che con lui ha diviso anche la vita del teatro.  Naturalmente, il tutto in perfetto rispetto delle regole imposte dalla pandemia: misurazione della febbre, esibizione del green pass, compilazione dell’informativa, lavaggio delle mani, distanziamento sociale in sala con posti dimezzati e mascherine per tutta la durata dello spettacolo.  

All’uscita,  i fortunati presenti che hanno aspettato  gli artisti per i complimenti  di rito, dal momento che non è più permesso farlo ai camerini, si sono scontrati con l’atmosfera di un sabato sera, fortunatamente gremito di persone, senza distanziamento, senza mascherine, forse senza green pass, molti giovani, bello vederli fuori, finalmente la meravigliosa socialità,  ma sarebbe stato molto bello se qualcuno di loro avesse scelto uno spettacolo come Il Moby Dick di Vincenzi; si sarebbe appassionato alla storia, avrebbe tante cose di cui parlare con gli amici, sicuramente  sarebbe  più ricco  di quella bellezza interiore che si trasforma in forza e che solo il teatro sa dare, da quando esiste il tempo.