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Arte & Cultura

ABRUZZO – Giulianova accoglie Rabarama: arte che parla al cuore e alla mente

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“Anima Mundi: l’arte che parla al cuore e alla mente approda a Giulianova. Con grande orgoglio accogliamo la mostra personale di Paola Epifani, in arte Rabarama, artista di fama internazionale, la cui presenza rappresenta per la nostra città un evento culturale di altissimo profilo.” Nausicaa Cameli, Assessore con delega alla Cultura

Giulianova Lido (TE), 24 luglio 2025

di Laura Marà

Si è tenuto lo scorso 24 luglio presso il Circolo Nautico di Giulianova, l’incontro pubblico “Visioni condivise”, che ha visto protagonista  il dott. Alberto Lenzi, amministratore della società Philart, promotrice della mostra Anima Mundi di Rabarama, allestita nel loggiato “Riccardo Cerulli” fino al 31 agosto.

Oltre a essere un evento espositivo, la mostra rappresenta un’occasione di confronto e riflessione che va ben oltre l’arte. “Averla a Giulianova, con una selezione delle sue opere più iconiche, significa aprire la città a un pubblico nazionale e internazionale — ha continuato l’assessore — rafforzando il nostro impegno per una cultura accessibile, ambiziosa e contemporanea.

Durante l’incontro ha preso la parola anche l’assessore al turismo Marco Di Carlo, che ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa nel più ampio progetto di valorizzazione del territorio:

“Questo è un appuntamento importante, fortemente voluto dalla nostra amministrazione. Ringraziamo l’associazione Philart, il presidente Alberto Lenzi e tutte le realtà associative presenti oggi. Quando parliamo di turismo, parliamo di un insieme di elementi: cultura, storia, identità. E non possiamo dimenticare l’arte, che resta per noi un linguaggio universale, accessibile e capace di ispirare e creare legami. Da qui siamo partiti e da qui ci siamo incontrati. Il 28 giugno, durante la visita dell’artista a Giulianova, abbiamo compreso come l’arte possa andare oltre la superficie, anche quella fisica delle sue sculture, per trasmettere significati profondi e suscitare emozioni. Questo incontro, per noi, è anche un punto di partenza per immaginare un futuro fatto di arte di qualità nella nostra città. È un onore ospitare a Giulianova opere esposte anche a Milano Marittima e Positano: ci riempie di orgoglio.”

È intervenuta anche l’assessore alle politiche sociali Lidia Albani, che ha posto l’accento sul ruolo terapeutico e comunitario dell’arte:

“Ringrazio le associazioni presenti, che rappresentano il cuore pulsante della nostra città. Molte di loro praticano l’arte anche come forma di terapia, e credo che questa occasione possa essere arricchente, anche per condividere esperienze e magari apprendere qualcosa di nuovo da portare nelle proprie attività.”

Durante l’incontro, il dott. Alberto Lenzi, presidente di Philart, ha condiviso con il pubblico la genesi della sua visione e del progetto culturale che oggi porta avanti insieme a Rabarama:

“Il fatto che abbiate organizzato un incontro come questo, invece della classica inaugurazione con buffet e taglio del nastro, mi ha profondamente colpito. Perché è raro trovare momenti in cui si va oltre l’apparenza dell’evento artistico, per provare davvero a entrare nel senso più profondo del lavoro che c’è dietro.”

Lenzi ha raccontato come, a un certo punto della vita, il bisogno di dare un significato più alto alla propria attività lo abbia portato a unire due strade: l’amore per l’arte e l’impegno sociale.

“A volte la vita ci mette di fronte a delle verità scomode: capisci che non tutto è rose e fiori, e che forse è arrivato il momento di restituire qualcosa a chi è meno fortunato. Tutti lo dicono, pochi lo fanno. Io ho provato a coniugare due passioni: da un lato l’arte, dall’altro il desiderio di lasciare un segno, di fare qualcosa di buono, di giusto.”

Partendo da una riflessione quasi esistenziale sull’essenza stessa del gesto artistico, Lenzi ha evidenziato il ruolo dell’arte come cifra distintiva dell’essere umano:

“Le termiti costruiscono strutture straordinarie, quasi quanto un edificio di Renzo Piano. Ma la vera differenza tra noi e ogni altra specie vivente sta nella capacità di pensare l’impensabile, di creare qualcosa che non serve per nutrirsi o proteggersi. A cosa serve l’arte? Apparentemente a nulla. Ma proprio per questo è ciò che ci rende veramente umani. L’arte parla il linguaggio delle emozioni, l’unico che possiamo davvero condividere tutti, senza barriere.”

Nasce così Philart, società fondata con l’intento di utilizzare l’arte come veicolo per trasmettere valori, creare legami e avviare processi di inclusione sociale.

“Ho conosciuto Rabarama e ne ho sempre apprezzato l’immediatezza espressiva. Le sue opere arrivano dritte al cuore, sono comprensibili da chiunque. Piacciono, parlano, comunicano. E allora ci siamo detti: perché non costruire qualcosa di più grande insieme a lei? Abbiamo avviato un progetto congiunto, dove non solo esponiamo, ma ideiamo, produciamo, realizziamo nuove opere e nuovi percorsi.”

Il dott. Lenzi ha voluto poi soffermarsi sul valore collettivo del lavoro scultoreo, dove ogni opera è il frutto del contributo corale di tanti professionisti:

“La scultura è forse l’unica forma d’arte dove l’opera finale è il risultato del lavoro condiviso tra artista e tecnici altamente specializzati. Quando l’artista finisce il modello in creta, inizia il lavoro dei fonditori, dei rifinitori, degli ingranditori, dei pittori. Una sola opera come quella in mostra può richiedere anche sei mesi di lavorazione. C’è un aspetto artigianale, ma anche industriale e tecnologico: lavoriamo con materiali come il bronzo, che comportano costi elevati, processi complessi e strumenti di alta precisione.”

Un intervento denso di passione e visione, che ha mostrato chiaramente quanto Philart non sia solo un’impresa culturale, ma un laboratorio di idee, dove l’arte diventa mezzo per produrre cambiamento sociale, accessibilità e bellezza condivisa.

L’impegno culturale di Philart

Durante l’incontro, il dott. Alberto Lenzi ha illustrato i valori fondanti di Philart, realtà emiliana nata da una visione precisa: considerare l’arte non solo come forma di bellezza e nutrimento dell’anima, ma soprattutto come motore di crescita culturale e strumento concreto di inclusione sociale.

Philart lavora per rendere l’arte accessibile, diffusa, integrata nel tessuto della società. La sua azione si articola in due direzioni principali: da un lato la promozione artistica di progetti espositivi di alta qualità, come nel caso della mostra di Rabarama; dall’altro l’impegno nel sociale ed educativo, con percorsi specifici nelle scuole e laboratori artistici dedicati a ragazze e ragazzi con difficoltà cognitive e relazionali.

“L’arte oltrepassa le infrastrutture mentali — ha sottolineato Lenzi — e per questo è lo strumento perfetto per permettere a chi non possiede pienamente queste strutture di esprimersi, comunicare, relazionarsi e trovare un proprio posto nel mondo.”

L’approccio di Philart è profondamente inclusivo e umanistico: considera l’opera d’arte come un mezzo, non un fine, capace di scardinare barriere, stimolare dialoghi, accendere pensieri. Le iniziative promosse coinvolgono anche famiglie, operatori scolastici e realtà associative, favorendo una rete partecipata dove l’arte agisce come leva trasversale di trasformazione individuale e collettiva.

Chi è Rabarama

Rabarama, nome d’arte di Paola Epifani, è nata a Roma nel 1969 e oggi vive e lavora a Padova. Figlia d’arte, fin da giovanissima ha mostrato una vocazione naturale per la scultura, iniziando il suo percorso formativo alla Scuola d’Arte di Treviso e proseguendo all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove si laurea nel 1991 con il massimo dei voti. Da quel momento la sua carriera artistica prende slancio: partecipa a numerosi concorsi internazionali, ottiene premi e consensi, e le sue opere iniziano a girare il mondo.

Lo stile di Rabarama è inconfondibile: sculture e dipinti che rappresentano corpi umani o creature ibride, decorati con simboli, lettere, codici e texture che evocano mappe genetiche, labirinti interiori e metamorfosi dell’anima. Le sue figure sembrano attraversate da un processo di risveglio e trasformazione, e diventano simboli viventi dell’identità fluida, del cambiamento, dell’interconnessione tra corpo, mente e spirito.

Il mantello che riveste questi corpi, descritto dall’artista come una “membrana”, è un alfabeto simbolico in continua evoluzione. Come spiegano i critici, i segni che lo compongono rappresentano la multiforme complessità dell’essere umano, in linea con il pensiero del filosofo Jean-Luc Nancy, secondo cui siamo entità “singolari-plurali”.

L’opera di Rabarama è stata definita “suggestiva ed emozionante” da George S. Bolge, direttore del Museum of Art di Boca Raton (USA), sottolineando anche quanto sia “aggressiva”, non solo per chi guarda ma anche per chi crea: un’arte che mette a nudo la condizione umana, tra schiavitù e libertà, dolore e rinascita.

Nel corso della sua carriera, Rabarama ha esposto in città come Parigi, Firenze, Cannes, Miami, Shanghai e partecipato a manifestazioni prestigiose come la Biennale di Venezia (2011) con l’opera monumentale Abbandono. Le sue sculture sono presenti nelle collezioni di musei pubblici e privati, tra cui il Museo della Biennale di Pechino, lo Sculpture Space di Shanghai, il Copelouzos Museum di Atene, e il Comune di Reggio Calabria, che ospita tre sue opere sul lungomare Falcomatà.

Attraverso uno stile simbolico e visionario, Rabarama ci interroga su chi siamo, cosa ci definisce, e come possiamo trasformarci.

Come ha concluso l’assessore Cameli:

“Questa esposizione è molto più di un evento artistico: è un segnale forte di crescita e visione… Un’occasione unica per lasciarsi ispirare, emozionare, riflettere. Perché l’arte, quando è autentica, apre strade nuove e ci trasforma.”

 Quando l’arte accarezza le fragilità: il sogno di uno spazio sospeso dove i giovani possono ritrovarsi

A rendere l’incontro ancora più significativo è stata la partecipazione di diverse realtà associative del territorio, a testimonianza di quanto l’arte possa diventare strumento di ascolto e dialogo autentico con la cittadinanza. Tra queste la testimonianza di una mamma che si è prodigata nella divulgazione a Giulianova e in Abruzzo della sindrome PANS PANDAS.

Attraverso la lettura di una lettera molto toccante, ha dato voce alla condizione ancora troppo poco conosciuta dei bambini e ragazzi affetti da sindrome PANS-PANDAS e delle loro famiglie spesso lasciate sole a fronteggiarne le difficoltà.

Questi giovani sono invisibili alle istituzioni, poiché la loro condizione non è ancora formalmente riconosciuta. Sarebbe importante creare un centro aggregativo pensato per loro e per altri con fragilità simili, un luogo dove possano esprimersi e trovare uno spazio protetto.

Sarebbeinoltre  auspicabile che il progetto di Philart possa entrare nelle scuole, promuovendo attraverso l’arte la divulgazione e la conoscenza di questa sindrome avvalendosi di percorsi formativi rivolti agli insegnanti affinché essi siano in grado di individuare e riconoscere i sintomi, in sinergia con le famiglie e con chi di competenza, cosicché la diagnosi e la cura tempestiva conducano ad una remissione completa della sindrome stessa.

In tal senso, questa proposta rappresenta un ulteriore tassello di un più ampio mosaico che trova già un’importante realizzazione nel primo centro diagnostico multidisciplinare per la PANS-PANDAS del Centro Italia, realizzato grazie alla collaborazione con il dott. Claudio D’Archivio. Il centro, attivo a Giulianova presso il Poliambulatorio del Gruppo Medico D’Archivio, rappresenta oggi un punto di riferimento per diagnosi, cura e supporto alle famiglie, offrendo un’assistenza strutturata e specialistica a chi da troppo tempo restava inascoltato.

L’incontro si è concluso con un sentito ringraziamento corale a tutte le realtà intervenute. Ancora una volta, l’arte si è rivelata un ponte, capace di unire mondi diversi sotto il segno dell’ascolto, della consapevolezza e della speranza.

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