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Cinema & Teatro

Premio Flaiano 52esima edizione, brillano le Star sotto il cielo di Pescara

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Il premio intende onorare la memoria di Ennio Flaiano, pescarese DOC, che ha riempito di gloria il panorama culturale del mondo del Cinema, della Letteratura, del Teatro e della allora neonata Televisione, scomparso nel 1972 lasciando un vuoto nel mondo della cultura italiana del dopoguerra.

di Angela Celesti

La città di Pescara ha un patrimonio prezioso per la cultura italiana: Il Premio Flaiano, dal nome del grande intellettuale, drammaturgo, narratore, autore cinematografico tra i più originali, Ennio Flaiano. Un pescarese DOC, che ha saputo cogliere “gli aspetti paradossali della realtà contemporanea“, scomparso nel 1972 lasciando un vuoto nel mondo della cultura italiana del dopoguerra, che per il fervore intellettuale ha riempito di gloria il panorama culturale del mondo del Cinema, della Letteratura, del Teatro e della allora neonata Televisione. A onorare questa memoria ci ha pensato, a un anno dalla morte di Ennio Flaiano, un suo carissimo amico: Edoardo Tiboni, giornalista e fondatore della casa editrice Ediars e co-fondatore, insieme a Ennio, della Società del Teatro e della Musica, con il ruolo di vicepresidente. Un connubio tra due pescaresi che condividevano un’intesa non soltanto intellettuale ma anche quella cultura radicata nel territorio che ispira e commuove, affratella senza quel bisogno di spiegarsi tanto.

I Premi Flaiano sono arrivati alla 52esima edizione; simbolo del premio il Pegaso d’oro. Domenica 6 luglio in piazza Salotto a Pescara, affollata di artisti, giurie e tanto pubblico (5000 persone) attratto dalla kermesse internazionale che apre con il Teatro, un punto fermo della manifestazione, ”la forma d’arte che trova spazio in ogni tempo”. Protagonista del premio, Peter Stein, annunciato dalla presentatrice giornalista Martina Riva, premiato per la regia della performance teatrale “Crisi di nervi”, tre atti unici di Čechov. A Franco Branciaroli, il premio alla carriera e a Sara Bertelà quello di migliore attrice per lo spettacolo “Sei personaggi in cerca di autore” di Pirandello.

Altro nome illustre Ferzan Özpetek, per il commovente film Diamanti, che torna al Flaiano per il secondo anno consecutivo. Per la televisione spicca il nome del divulgatore “più amato dagli italiani”, Alberto Angela, per il miglior programma culturale: “Ulisse, la Sicilia di Montalbano”, un omaggio ad Andrea Camilleri. Pegaso d’oro alla carriera va a Gianni Amelio, uno dei simboli del cinema Italiano, che ha affrontato sempre con sensibilità e coraggio i temi sociali.  Il regista in “Campo di Battaglia”, ultimo film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, descrive la Prima guerra mondiale, dalla prospettiva di chi, come la Croce Rossa, opera in prima linea. Seguono i nomi noti e meno noti del panorama culturale italiano, da Francesca Comencini (figlia del regista Luigi) come migliore sceneggiatura per il film “Il tempo che ci vuole”, Edoardo Leo migliore interprete nel film “Follemente”.

Filippo Timi migliore interprete della miniserie televisiva “Dostoevskij” per la regia di Damiano e Fabio D’Innocenzo, Vanessa Scalera per la serie Netflix “La storia della mia famiglia”, Lino Guanciale per “Ho paura Torero”, il regista Silvio Soldini per il film “Le assaggiatrici”, tratto dall’omonimo romanzo di Rossella Pastorino, Sergio Rubini per la regia della miniserie “Leopardi. Il poeta dell’Infinito”. Nella sezione Cinema internazionale per la migliore regia il premio va allo svedese Edward Berger per il film “Conclave”. Nella sezione giornalismo il Pegaso d’ oro è stato assegnato a Massimo Giannini, opinionista televisivo e saggista premiato da due componenti della giuria: Gabriella Simoni e Giovanna Botteri. Premio Internazionale speciale a Caterina D’Amico e Francesco Piccolo per l’opera “Suso Cecchi D’Amico”, primo presidente della giuria Cinema dei Premi Flaiano e amica personale di Ennio Flaiano.

Quando la Cultura fa festa, e un esempio sono i riconoscimenti del Premio Flaiano, nel mondo si spera ancora. Carla Tiboni, che ha preso le redini del premio, nel 2017, alla scomparsa dell’ideatore, suo padre Edoardo, afferma: “La politica dei Premi Flaiano è la cultura e la cultura è popolare perché di tutti. Il Flaiano Film Festival tiene sempre d’occhio i temi sociali, grazie anche al direttore artistico Riccardo Milani che ha fatto crescere molto il Festival negli ultimi sette anni e per questo lo ringrazio molto”.

Sono più di dieci anni che seguo i Premi Flaiano, dove ho assistito al  susseguirsi della migliore televisione, cinema, giornalismo e teatro italiano, attori tra i più noti degli ultimi vent’anni, registi esordienti e quelli premiati alla carriera, star internazionali come Helen Mirrer, Jude Law o Mariska Hargitay, Ian McEwan, ma devo ammettere che ciò che impressiona e cattura la mia attenzione è da sempre quella meravigliosa sequenza di immagini, raccolta nella sigla iniziale, che si proietta nel silenzio della piazza gremita, accompagnata dalla musica extradiegetica alla Hollywood. Su quel palco, per pochi interminabili minuti, sfilano i volti della storia del premio e della cultura italiana: Alberto Sordi, Giulietta Masina, Vittorio Gassmann, Giorgio Albertazzi, Lina Wertmuller, Monica Vitti, Anton Giulio Majano, Franca Valeri, Nino Manfredi, Irene Papas, Alberto Lattuada, Susan Strasberg, Ben Gazzara, Giancarlo Giannini, Piero Angela, Jean Jacques Annaud, Ermanno Olmi, Dacia Maraini, Mariangela Melato fino a Carlo Verdone, Fabrizio Gifuni, Mario Martone e… potrei continuare e continuare.

Quanta storia sul quel palco, quella bella Italia che ora è solo un ricordo per chi come me, per generazione, ha visto, nella loro maturità artistica e creativa, attori, registi, giornalisti, divulgatori che, come giganti-guardiani, sorreggono il concetto, spesso disatteso, della parola “CULTURA”.

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