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Cieco campione di arti marziali insegna a non vedenti a combattere sul ring e difendersi da aggressioni
Il maestro, in coma dopo un incontro, ha perso la vista e prosegue l’attività in Sud Africa dove è conosciuto col nome di un serpente velenoso “The Black Mamba”.
di Vito Nicola Lacerenza

L’ex campione sudafricano di arti marziali miste (MMA) Ronald Diamini dal 2012 combatte contro la cecità e lo fa insegnando tecniche di difesa ad altri non vedenti come lui. Sul ring sono in pochi a conoscerlo col suo vero nome, perché fans e avversari lo chiamano “The Black Mamba”, dal nome di un serpente velenosissimo di colore nero che si trova in Sud Africa. Anche Ronald è nero e sa essere letale in combattimento grazie alla velocità con cui sferra i sui attacchi. Colpo su colpo, round dopo round, è riuscito ad aggiudicarsi nel 2009 il titolo di campione nazionale di arti marziali miste. Nessun uomo di colore, dopo di lui, è mai riuscito a raggiungere un risultato simile in Sud Africa. Ma diventare il primo campione di lotta nero del suo Paese non è stato l’unico primato del cieco Ronad Diamini;tre anni dopo la conquista del titolo di campione di arti marziali miste è stato colpito da un forte mal di testa ed è svenuto. Al suo risveglio, dopo dieci giorni di coma, si è accorto di essere diventato totalmente cieco.
La sua cecità ha fatto di lui il primo atleta cieco nella storia delle arti marziali. «In quel momento mi sono detto: “proviamo a lottare senza vedere”. All’inizio è stata dura, ma poi ho capito che dovevo fare affidamento sugli altri sensi- ha raccontato “The Black Mamba”- ho imparato a localizzare il mio avversario dal rumore dei suoi passi sul pavimento. Ascoltando il suo respiro capisco se è vulnerabile o se è stanco. Dal contatto col suo corpo capisco come tiene la guardia- ha continuato il campione- ho perso la vista ma non ho perso la mia personalità. Sì, sono cieco ma quando cammino per strada mi sento forte». La stessa forza Ronald cerca di trasmetterla ai suoi allievi non vedenti come lui, per “cambiarli incoraggiarli motivarli” come dichiara il “serpente velenoso”.
