Diritti umani
Al via la prima giornata nazionale contro il bodyshaming: Montecitorio e Comuni illuminati di fucsia
Prima campagna nazionale contro il bodyshaming, promossa da Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e promotrice della legge del 3 ottobre 2025 n. 150, che ha istituito il 16 maggio come Giornata nazionale contro la denigrazione dell’aspetto fisico delle persone.
di Francesca Fontana
La vergogna non è di chi subisce, ma di chi ferisce con le parole. È questo il messaggio al centro della prima campagna nazionale contro il bodyshaming, promossa da Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e promotrice della legge del 3 ottobre 2025 n. 150, che ha istituito il 16 maggio come Giornata nazionale contro la denigrazione dell’aspetto fisico delle persone.
Per bodyshaming si intende qualsiasi forma di derisione o discriminazione legata all’aspetto fisico. Un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto tra i giovani e sui social network, che può lasciare segni profondi sul piano psicologico, emotivo e relazionale.
Lo slogan scelto per la campagna è chiaro: “La vergogna è negli occhi di chi offende”. Un invito a spostare l’attenzione da chi subisce agli autori degli insulti e delle umiliazioni.
Per l’occasione Montecitorio si è illuminato di fucsia dal tramonto di sabato fino all’una di notte di domenica. All’iniziativa hanno aderito 16 Regioni e migliaia di Comuni italiani, invitati a colorare di fucsia monumenti e palazzi simbolici delle città. Anche le scuole sono state protagoniste della giornata, con laboratori, incontri e attività di sensibilizzazione dedicate agli studenti di ogni età
“Vogliamo promuovere una vera cultura del rispetto”, ha spiegato Semenzato durante un incontro a Mestre. “Il bodyshaming è diventato una distorsione sociale che va contrastata partendo dall’educazione e dal linguaggio. È un percorso che deve coinvolgere istituzioni, famiglie, scuole e società civile”.
La deputata ha sottolineato anche l’importanza di non restare in silenzio davanti agli episodi di bullismo e violenza verbale, online e offline: “Chi assiste deve avere il coraggio di alzare la mano, parlarne con insegnanti, genitori o forze dell’ordine”.
Un messaggio condiviso anche dalla ministra della Famiglia Eugenia Roccella, intervenuta con un videomessaggio. “La dignità della persona non va messa in discussione da modelli imposti”, ha dichiarato. “Le donne sono particolarmente esposte a forme di insicurezza legate al proprio estetico”.
Roccella ha poi evidenziato come le ferite provocate dalle parole sono spesso invisibili, ma incidono profondamente sull’autostima e sulla costruzione dell’identità, soprattutto nei più giovani.
Da qui il ruolo centrale della famiglia e dell’educazione: aiutare i ragazzi a costruire sicurezza in sé stessi, senza legare il proprio valore all’aspetto fisico o al numero di consensi ricevuti online.
Una giornata simbolica, dunque, ma con un obiettivo preciso: trasformare la sensibilizzazione in un cambiamento culturale concreto, dove il rispetto delle persone venga prima di ogni giudizio estetico.
