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Ambiente & Turismo

Abruzzo, il Cammino dei Briganti

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Tempo di lettura: 6 minuti

Cammino dei Briganti: un itinerario escursionistico di 7 tappe tra Abruzzo e Lazio, sulle tracce del passato

di Laura Marà

Centootto chilometri, sette tappe, diciotto borghi. Numeri che raccontano solo in parte l’anima del Cammino dei Briganti, uno degli itinerari più affascinanti del Centro Italia. Ma cosa rende davvero speciale questo percorso? È solo un trekking… o è qualcosa di più?

Molto più di un semplice itinerario escursionistico

Il Cammino dei Briganti è un itinerario escursionistico ad anello di 108 km che si snoda tra Abruzzo e Lazio, attraversando territori di confine ricchi di storia e natura incontaminata.

Si parte e si arriva a Sante Marie, nei pressi di Tagliacozzo, e si cammina lungo sentieri che toccano la Val de Varri, la Valle del Salto e le pendici del Monte Velino.

Le altitudini sono generalmente comprese tra gli 800 e i 1300 metri, il che rende il cammino accessibile a molti, senza rinunciare a panorami spettacolari. L’unica vera eccezione è rappresentata dall’anello (facoltativo) verso il Lago della Duchessa, che sfiora i 1900 metri.

Chi erano i briganti?

Per comprendere davvero il Cammino dei Briganti, bisogna entrare nel cuore di una delle pagine più controverse della storia italiana: il brigantaggio postunitario.

Siamo negli anni successivi al 1861, quando nasce il Regno d’Italia. Ma l’unificazione, spesso raccontata come un processo lineare, fu tutt’altro che pacifica, soprattutto nelle aree interne del Centro-Sud. Le terre tra Abruzzo e Lazio,  oggi così silenziose, erano allora un crocevia di tensioni, paura e ribellione.

Qui passava un confine strategico: da una parte lo Stato Pontificio, dall’altra il Regno delle Due Sicilie appena conquistato dai Savoia. Un territorio ideale per chi voleva sfuggire ai controlli, muoversi nell’ombra, resistere.

E allora, chi erano davvero i briganti?

Erano uomini (e talvolta donne) molto diversi tra loro:

  • ex soldati borbonici rimasti fedeli al vecchio re
  • contadini costretti alla leva obbligatoria
  • pastori e popolani colpiti da nuove tasse e povertà
  • ma anche fuorilegge che approfittavano del caos

Non esiste una sola verità. Per il nuovo Stato erano criminali da eliminare. Per molti abitanti locali, invece, erano ribelli, se non addirittura difensori della propria terra.

Tra i nomi più noti c’è quello di Carmine Crocco, uno dei capibanda più temuti del Sud Italia, e di José Borjes, ufficiale spagnolo inviato per organizzare una resistenza filo-borbonica. La sua storia si intreccia direttamente con questi luoghi: catturato nei pressi di Sante Marie, fu condotto a Tagliacozzo e giustiziato insieme ai suoi uomini.

In queste montagne operavano anche bande locali, come quella guidata da Berardino Viola, attiva nell’area di Cartòre. I borghi, oggi silenziosi e accoglienti, erano allora rifugi e basi operative.

La vita dei briganti era dura, fatta di fughe continue, nascondigli tra boschi e grotte, scontri con l’esercito. Ma anche di episodi violenti: assalti, rapimenti, riscatti. Una realtà complessa, lontana sia dalla romantica leggenda sia dalla semplice criminalità.

Lo Stato rispose con forza: migliaia di soldati furono inviati in queste zone, dando vita a una vera e propria guerra interna, spesso dimenticata nei libri di scuola.

Ed è proprio questo che rende il Cammino dei Briganti qualcosa di unico: non è solo un itinerario nella natura, ma un percorso dentro una memoria viva.

Camminando lungo questi sentieri, viene quasi spontaneo chiedersi:
stiamo seguendo le tracce di banditi… o di uomini che cercavano, nel loro modo, libertà?

Paesaggi e borghi: il fascino dell’Italia nascosta

Uno degli aspetti più sorprendenti del Cammino dei Briganti è la varietà e l’autenticità dei paesaggi. La Marsica e il Cicolano sono territori che sembrano essersi sottratti al tempo, dove la presenza umana è discreta e la natura conserva una forza quasi primitiva.

Si attraversano boschi fitti di faggi e castagni, si cammina lungo vallate silenziose e si incontrano pascoli aperti che si perdono all’orizzonte. Ma sono soprattutto i borghi a lasciare il segno. Diciotto piccoli centri, spesso costruiti in pietra, che raccontano storie di vita semplice e resiliente. Alcuni sono ancora abitati e accoglienti, altri sembrano sospesi, testimoni silenziosi di un passato che non si è mai del tutto spento.

È qui che si comprende davvero cosa significhi allontanarsi dal turismo di massa: non si ha mai la sensazione di attraversare un luogo costruito per il visitatore, ma di entrare in territori che continuano semplicemente a vivere secondo i propri ritmi.

Le tappe: un viaggio che cambia ogni giorno

Il cammino è suddiviso in sette tappe, pensate per essere affrontate con gradualità e per permettere a chiunque, con un minimo di allenamento, di vivere l’esperienza. Ogni giornata ha un carattere diverso: si parte tra boschi ombrosi, si attraversano crinali da cui si aprono panorami vastissimi, si scende in vallate isolate e si arriva in borghi dove il tempo sembra essersi fermato.

Alcuni momenti restano impressi più di altri, come l’arrivo a Nesce o il passaggio a Cartòre, uno dei luoghi simbolo del brigantaggio. E poi c’è la possibilità di deviare verso il Lago della Duchessa, un’escursione più impegnativa ma capace di regalare uno degli scenari più suggestivi dell’intero percorso.

Si può scegliere di percorrerlo in sette giorni, oppure accorciare le tappe e renderlo più intenso. In ogni caso, è un viaggio che non segue solo una linea geografica, ma anche un’evoluzione interiore.

Organizzazione e difficoltà: un cammino accessibile ma autentico

Il Cammino dei Briganti è stato ideato da Luca Gianotti – camminatore, scrittore e organizzatore di trekking, noto soprattutto in Italia per il suo lavoro legato ai cammini a piedi e al turismo lento – e inaugurato ufficialmente nel 2016 dopo una fase di tracciamento iniziata nel 2015. È ben segnalato con segnavia bianco-rossi e supportato da tracce GPS e guide cartacee.

Pur non presentando difficoltà tecniche elevate, il percorso richiede una buona preparazione di base. Il dislivello complessivo non è trascurabile e alcune tappe attraversano zone isolate, dove è importante organizzarsi in autonomia.

Una caratteristica distintiva è il cosiddetto “salvacondotto”, una credenziale che si può timbrare lungo il cammino, che richiama simbolicamente i grandi pellegrinaggi escursionistici europei.

Dove dormire lungo il Cammino dei Briganti

Lungo il percorso è possibile trovare diverse soluzioni di ospitalità, dai B&B alle strutture rurali, fino a rifugi e alloggi diffusi nei borghi attraversati. Per chi sceglie l’esperienza in tenda, è necessario rispettare alcune regole di buon senso: distanza dai centri abitati, attenzione alla fauna selvatica e massimo rispetto dell’ambiente naturale.

Acqua, cibo e accoglienza locale

Uno degli aspetti più rassicuranti del cammino è la presenza costante di fonti d’acqua e punti di ristoro nei borghi. Le strutture sono segnalate e facilmente individuabili, ma è sempre consigliato partire con una buona scorta personale.

Il cibo rappresenta un altro elemento centrale dell’esperienza: la cucina locale è semplice, abbondante e profondamente legata alla tradizione appenninica. Ogni borgo diventa anche un’occasione di incontro con la popolazione, che spesso offre indicazioni, consigli e ospitalità spontanea.

Quando percorrere il Cammino dei Briganti

Il percorso è percorribile durante gran parte dell’anno. La primavera offre paesaggi verdi e temperature ideali, mentre l’autunno regala colori intensi e maggiore tranquillità. L’estate è fattibile ma più impegnativa per il caldo, mentre l’inverno richiede esperienza e attenzione alle condizioni meteorologiche, soprattutto nelle zone più elevate.

Come arrivare al punto di partenza

Il borgo di Sante Marie è facilmente raggiungibile da Roma con treno fino a Tagliacozzo e successivo collegamento autobus. In auto, sono disponibili parcheggi anche presso le aree limitrofe, come la Riserva delle Grotte di Luppa, punto utile per l’inizio del cammino.

Sulle orme dei briganti: storia, terra e identità

Il Cammino dei Briganti è un percorso che mette insieme paesaggi e memoria, ma soprattutto storie: quelle di un territorio di confine, di comunità abituate all’isolamento e al cambiamento, di vite vissute in equilibrio costante tra sopravvivenza e trasformazione.

Al termine del viaggio resta soprattutto la consapevolezza di aver percorso un territorio autentico, dove la dimensione storica e quella naturale si intrecciano in modo costante, offrendo un’esperienza di viaggio semplice ma intensa, lontana dai percorsi turistici più affollati.

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