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Diritti umani

Caso Balistreri, Pellegrino (FdI): con domiciliari all’ex giustizia cieca

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L’atto di denuncia della sen. Cinzia Pellegrino (FdI) sul caso giuridicamente controverso della condanna di Gabriel Costantin per maltrattamenti e lesioni personali contro la ex compagna Chiara Balistreri, fuori dal carcere per uno sconto di pena. Una circostanza che desta preoccupazione per l’incolumità della vittima.

“Gabriel Costantin era stato condannato in Appello a 5 anni e 9 mesi per maltrattamenti e lesioni, con un ulteriore procedimento per stalking. Non si tratta quindi di un episodio isolato, ma di un quadro di violenza reiterata. Secondo quanto emerso dopo, anche durante la detenzione avrebbe mantenuto una condotta aggressiva, arrivando a colpire un altro detenuto e rompendogli la mascella. In passato, inoltre, aveva già violato misure cautelari evadendo dai domiciliari. Eppure, nonostante questa sequenza di segnali inequivocabili, oggi gli vengono concessi nuovamente i domiciliari, sia pure con braccialetto elettronico.

È qui che si apre una frattura profonda nella percezione della giustizia.” così Cinzia Pellegrino su scarcerazione  Gabriel Costantin reo di stalking e maltrattementi e lesioni personali ai danni della ex  Chiara Balistreri.

“Perché il punto non è solo la decisione in sé, ma il messaggio che essa trasmette: una donna denuncia, resiste, espone pubblicamente la propria vicenda, vive sotto pressione e paura. – continua pellegrino – “Dall’altra parte c’è un soggetto che accumula precedenti, viola prescrizioni, manifesta una pericolosità concreta. E alla fine lui esce dal carcere e torna a casa”.

“Ancora più sconcertante è il fatto che questa decisione sia stata presa da tre giudici donna. Non per evocare una contrapposizione di genere, che sarebbe superficiale e fuorviante, ma perché rende ancora più evidente quanto il problema non sia ideologico, bensì sistemico. Non basta appartenere allo stesso universo esperienziale per comprendere fino in fondo la gravità di certe situazioni. Qui emerge un approccio che appare distaccato dalla realtà concreta della violenza domestica, dai suoi meccanismi, dalla sua escalation”.

“Le parole di Chiara Balistreri – “se mi succede qualcosa mi devono avere sulla coscienza” – sono il segnale di una fiducia incrinata, di una percezione di abbandono che nessuna Istituzione può permettersi di ignorare.

Il problema, a questo punto, non è l’assenza di strumenti normativi. Gli strumenti esistono. Il problema è come vengono utilizzati, con quale prudenza, con quale capacità di valutare il rischio reale. Perché quando una serie di elementi così chiari viene di fatto relativizzata, si crea un cortocircuito: lo Stato appare severo dove potrebbe essere equilibrato, e sorprendentemente indulgente dove dovrebbe essere inflessibile.

E ogni volta che una decisione del genere espone una vittima al rischio concreto di ritrovarsi di nuovo davanti al proprio aggressore, quella responsabilità non può essere nascosta dietro formule giuridiche o automatismi procedurali. Diventa una scelta. E chi sceglie, deve mettere in conto le conseguenze – a volte fatali – che quella scelta porta con sé.”

Di sicuro è la paura che parla nelle parole di Chiara Balistreri, quella paura troppe volte sottovalutata nel nostro Paese e che invece deve essere un segnale di allarme per le istituzioni preposte, certamente per salvare una vita innocente, come anche per non incorrere più in una grave sanzione come quella dettata dalla sentenza Talpis del 2 marzo 2017, che condannò lo Stato italiano per non aver protetto adeguatamente una vittima di violenza domestica. La Corte EDU a quel tempo stabilì che la mancata tempestività delle autorità nel rispondere alle denunce aveva violato il diritto alla vita (Art. 2) e il divieto di trattamenti inumani e degradanti (Art. 3).

Eppure le Leggi ci sono….basterebbe applicarle!

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