Diritti umani
Diritti Umani, il monito di Human Rights Watch: in Europa sempre meno protezioni nel 2026
Human Rights Watch lancia un avvertimento chiaro: in Europa i diritti umani non sono spariti, ma sono diventati più fragili.
di Francesca Fontana
Nel World Report 2026, Human Rights Watch lancia un avvertimento chiaro: in Europa i diritti umani non sono spariti, ma sono diventati più fragili. Le leggi, le Costituzioni e i trattati restano tra i più avanzati al mondo, ma secondo l’organizzazione il problema oggi è un altro. Non è cambiato ciò che è scritto sulla carta, è cambiato il modo in cui quelle regole vengono applicate. Sempre più spesso sicurezza, controllo delle frontiere e stabilità politica pesano più della tutela delle libertà individuali. Il risultato è un equilibrio che si sta spostando lentamente, quasi senza rumore.
Il rapporto descrive una situazione in cui lo stato di diritto è sotto pressione in diversi Paesi dell’Unione. L’indipendenza della magistratura, la libertà dei media e lo spazio per le associazioni civiche restano temi delicati. Alcune leggi nate per combattere la disinformazione o per difendere la sicurezza nazionale, spiega HRW, sono state utilizzate in modo da limitare la libertà di espressione e il diritto di protesta. Non si tratta solo di casi isolati nell’Europa centro-orientale. Anche in altri Stati membri si registrano segnali simili, con attivisti ambientali o movimenti sociali trattati come questioni di ordine pubblico più che come espressione del pluralismo democratico.

Il capitolo più critico riguarda però migrazione e asilo. Negli ultimi anni è aumentato il ricorso alla detenzione amministrativa per migranti e richiedenti asilo. Alle frontiere si moltiplicano procedure accelerate che riducono tempi e garanzie. Cresce inoltre la tendenza a trasferire la gestione delle domande di protezione verso Paesi terzi. Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo viene descritto come un compromesso che punta soprattutto a gestire e contenere i flussi. Le organizzazioni per i diritti umani temono che le procedure rapide possano limitare il diritto a un esame individuale approfondito e a una difesa legale effettiva. In altre parole, la velocità rischia di prendere il posto dell’attenzione ai singoli casi.
Sul fronte sociale, inflazione, crisi energetica e tensioni geopolitiche hanno messo sotto pressione i sistemi di welfare. Le persone a basso reddito, le minoranze etniche, le persone con disabilità, i migranti e i rifugiati sono le più esposte. Diritti come casa, salute e assistenza restano formalmente garantiti, ma diventano più difficili da esercitare nella vita quotidiana. Il rischio, secondo il report, è che le disuguaglianze crescano proprio mentre le tutele si indeboliscono.

Un altro tema centrale è quello della tecnologia. L’uso di strumenti digitali per la sicurezza e la gestione dei dati è in forte espansione. Sistemi di analisi predittiva e riconoscimento biometrico vengono impiegati sempre più spesso anche nel settore pubblico. Senza regole chiare e controlli indipendenti, avverte HRW, queste tecnologie possono incidere su privacy, libertà di espressione e diritto alla protesta. La raccolta massiccia di dati personali e l’uso di algoritmi nelle decisioni amministrative sollevano dubbi su trasparenza e possibilità di ricorso per i cittadini. L’Unione Europea ha avviato nuove norme su intelligenza artificiale e protezione dei dati, ma sarà decisiva la loro applicazione concreta.

Il quadro che emerge non parla di un crollo delle democrazie europee, ma di un logoramento lento e progressivo. Le garanzie restano scritte nelle leggi, ma la loro applicazione appare più incerta. In diversi Paesi non mancano sentenze e mobilitazioni a difesa dei diritti, segno che gli anticorpi democratici sono ancora presenti. Tuttavia la tendenza generale, conclude Human Rights Watch, è chiara: l’Europa si trova davanti a una scelta. Rafforzare il proprio modello di tutela dei diritti fondamentali oppure accettare, passo dopo passo, un loro graduale ridimensionamento.
