Attualità
DDL immigrazione: rimpatri più rapidi, ma è scontro con le Ong
Da una parte il Governo, che rivendica la linea dura su frontiere e rimpatri. Secondo le Ong, le nuove norme non servono a gestire meglio i flussi, ma a ridurre la presenza delle navi umanitarie e quindi le possibilità di salvataggio.
di Francesca Fontana
Scontro aperto sul nuovo disegno di legge sull’immigrazione. Da una parte il Governo, che rivendica la linea dura su frontiere e rimpatri. Dall’altra le organizzazioni umanitarie impegnate nel Mediterraneo centrale, come Medici Senza Frontiere, Emergency, Sea-Watch e Open Arms, che parlano senza mezzi termini di un tentativo di metterle fuori gioco. “Ci vogliono estromettere dal soccorso in mare”, è l’accusa. Secondo le Ong, le nuove norme non servono a gestire meglio i flussi, ma a ridurre la presenza delle navi umanitarie e quindi le possibilità di salvataggio.
Il ddl prevede procedure di frontiera più rapide, rimpatri accelerati e un ampliamento della lista dei cosiddetti “Paesi sicuri”, che comprende anche Egitto e Tunisia. Inoltre, si apre alla possibilità di trasferire richiedenti asilo in Stati terzi anche senza legami diretti con quei Paesi. Per le organizzazioni umanitarie questo significa comprimere il diritto d’asilo e aumentare il rischio di respingimenti verso contesti dove le garanzie sui diritti umani non sono sempre assicurate. Nel mirino c’è anche la sospensione fino a sei mesi delle navi che non rispettano le nuove disposizioni: una misura che, secondo le Ong, riduce le imbarcazioni operative e lascia più spazio ai naufragi invisibili. Il messaggio è chiaro: meno navi umanitarie in mare equivale, potenzialmente, a più morti.
Ma il Governo respinge le critiche e difende il provvedimento. La linea dell’esecutivo è netta: servono regole certe, tempi rapidi e un controllo più stretto per evitare che il sistema venga travolto dagli arrivi. Le procedure accelerate, spiegano fonti di maggioranza, servono a distinguere velocemente chi ha diritto alla protezione da chi non ne ha titolo. L’allargamento dei “Paesi sicuri” punta a velocizzare le pratiche e ridurre i tempi di permanenza nei centri di accoglienza. Quanto alle Ong, l’esecutivo sostiene che il coordinamento dei soccorsi deve restare sotto una regia pubblica e che occorre evitare sovrapposizioni o interventi che possano, anche indirettamente, favorire le reti dei trafficanti. La deterrenza, nella visione del Governo, non è una chiusura ideologica ma uno strumento per scoraggiare partenze rischiose e spezzare il business dei viaggi della disperazione.
Il confronto è acceso e divide l’opinione pubblica. Le Ong parlano di un’Europa che rischia di allontanarsi dai suoi valori di solidarietà. Il Governo replica che sicurezza e legalità sono condizioni indispensabili per garantire accoglienza vera a chi ne ha diritto. In mezzo, come sempre, ci sono le persone che attraversano il Mediterraneo su barconi fragili, sospese tra speranza e paura. La domanda resta aperta: come coniugare il dovere di salvare vite con la necessità di governare i confini? È su questo equilibrio, delicatissimo, che si gioca la partita politica e morale delle prossime settimane.
